Così B-XVI difende il vescovo conservatore che ha fatto infuriare il clero spagnolo
dic 25, 2009 IL FOGLIO
San Sebastián è una città di oltre 180 mila abitanti della Spagna nord orientale. E’ capoluogo della provincia di Guipúzcoa, nella comunità autonoma dei Paesi Baschi. La diocesi di riferimento però è più ampia: ne fanno parte circa 600 mila battezzati. Qui lo scorso 21 novembre Benedetto XVI ha nominato vescovo monsignor José Ignacio Munilla Aguirre. Una nomina in linea con quella parte dell’episcopato spagnolo definita “conservatrice”, in sintonia con l’attuale pontificato e le sue linee magisteriali. Una nomina, anche per questo motivo, contestata dalla base, dai fedeli e dal clero, un po’ come avvenne lo scorso inverno con un’altra nomina di eguale fattura, quella di monsignor Gerhard Wagner a vescovo ausiliare dell’austriaca diocesi di Linz. Anche allora Wagner, come oggi Munilla Aguirre, subì una violenta contestazione, per settimane alimentata dai giornali e dai media locali nel generalizzato e imbarazzato silenzio dell’episcopato austriaco. Allora, era il 2 marzo, il Papa fu costretto a dimettere Wagner e, dunque, a tornare clamorosamente sui propri passi. Oggi, invece, Munilla Aguirre ancora non è stato dimesso e in molti, soprattutto tra l’episcopato spagnolo fedele al Papa, sperano che non si arrivi a tanto. Ma la situazione non è facile.
La rivolta della base spagnola vede in prima linea 85 dei 110 parroci in attività. Insieme hanno firmato un documento nel quale si dissociano dalla nomina di Munilla Aguirre. I motivi di questa presa di distanza però non sono semplicemente per la linea magisteriale del presule. Ma anche, c’è chi dice principalmente, per le sue idee politiche ben esplicitate in una recente dichiarazione rilasciata nel corso di un’intervista: “La priorità del mio ministero è quella di depoliticizzare la chiesa basca”. In una delle diocesi più politicizzate di tutto il paese dove anche i preti non sono lontani dalle aspirazioni irredentiste del popolo, le dichiarazioni del neo vescovo sono suonate come una sorta di attacco preventivo al quale, il clero, ha voluto prontamente controbattere. Non solo, contro il neo vescovo e le sue dichiarazioni è arrivata subito anche la protesta di parte del Partito nazionalista basco che ha denunciato un nuovo tentativo di “spagnolizzazione forzata” dell’identità basca.
E’ vero: Munilla Aguirre non se l’è presa più di tanto. Nato nel 1961 proprio a San Sebastián, conosce bene la sua gente. Sa che lo considerano contrario alla vena autonomista e alle simpatie nazionaliste locali. E sa che principalmente per questo motivo non può che essere criticato. Ciò che però non gli va giù sono le ostilità mostrate per il suo essere, come scriveva qualche giorno fa El Mundo, “militante fino al midollo, uno che non si arrende davanti a nulla e nessuno”. In sostanza, gli contestano anche d’essere troppo “ratzingeriano” come gli interventi tenuti periodicamente su Radio Maria España e sul quotidiano Abc dimostrerebbero.
A differenza del caso austriaco, in Spagna l’episcopato sembra essere compatto e unito in difesa del Papa e della congregazione dei vescovi che lo scorso novembre ha portato avanti la candidatura del vescovo. E, dunque, non si dovrebbero verificare dietro front. Anche perché un conto è contestare un vescovo perché troppo conservatore, come era il caso riguardante Wagner, un altro è contestarlo principalmente perché intenzionato a depoliticizzare la chiesa locale, come sta avvenendo a San Sebastián. Se di colpe si tratta, la prima colpa, quella di Wagner, sembra più grave della seconda: Wagner è stato dimesso, Munilla Aguirre ancora no.
Pubblicato sul Foglio mercoledì 23 dicembre 2009




















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dicembre 25th, 2009 at 2:36 pm
Mons. Munilla è un vescovo basco, nato proprio a San Sebastian, parla la lingua basca, lo Euskera, ha le sue radici familiari tutte basche, apartiene interamente alla cultura e al popolo basco, ma non è “nazionalista”, non condivide l’ideologìa nazionalista di taluni partiti politici, non strumentalizza il Vangelo al servizio ideologico e politico di organizzazioni “comprensive” col fenomeno terroristico, non è “equidistante” tra le vittime del terrorismo e i terroristi. Per ciò è contestato sia dai politici nazionalisti che dal clero ideologizzato che diffendono un opzioni politica como opzione religiosa, che identificano il Vangelo con la “causa politica”. Ma la sua elezione dimostra per primo que non tutti nel mondo basco la pensano uguale, e secondo che religione e politica debono essere separate e non confusse. Per ciò Munilla si siederà nella sede vescovile di San Sebastian il prossimo 9 genaio con la legitimità che proviene dal Papa e con presenza clamorosa di tutti i vescovi spagnoli e dunque anche dei vescobi basqui.
dicembre 25th, 2009 at 9:33 pm
San Tommaso Becket, di cui il papa credo sia devoto (ricordo un meteeng di Rimini di alcuni anni fa in cui ne parlò) diceva che “la libertà è l’anima della Chiesa”. Ecco ,credo che il papa attraverso queste nomine “sgradite e contestate”, attraverso la firma del decreto sulle virtù eroiche di Pio XII, voglia rivendicare questa,nota, chiamamola così della Chiesa: la libertas …. Molti auguri Paolo a lei e alla sua famiglia!
dicembre 25th, 2009 at 9:43 pm
spero che Il Santo Padre vada avanti sorretto da tutti i cattolici fedeli al Soglio pontificio e che Monsignor Munilla raggiunga la cattedra episcopale di San Sebastian ….cedere a pretonzoli che non hanno pudore sarebbe sbagliato sotto tutti i punti di vista…i preti di san sebastian preghino di piu’in ginocchio davanti il Santissimo e facciano meno politica politicante…eppoi che significa “spirito del Concilio ?”
dicembre 25th, 2009 at 10:03 pm
invito il clero protestatario,a farla meno lunga,pensano che non si troveranno bene con il nuovo vescovo?bene!la mia diocesi cerca sacerdoti per un territorio vastissimo in tanzania,dove c’è bisogno di celebranti per i sacramenti,di buone braccia per i progetti di scolarizzazione e agricoltura,nei due ospedali per malattie infettive……
sappiano i pretini baschi che da quelle parti i capovillaggio sono i catechisti,e preti,diaconi,suore e catechisti si prendono la briga di difendere e guidare le comunità fino al costo della propia vita,contro predoni,briganti e militari…..se vogliono essere obbedienti a cristo fino alla croce fatemi un fischio…….
dicembre 26th, 2009 at 11:34 am
Come spagnolo vorrei dire qualcosa al riguardo: Il nazionalismo è la “vera religione” del così detto “paese basco” e ad un posto molto lontano si trova la Religione ma anche questa proprio infettata dal nazionalismo e quest’è stata la linea pastorale del clero basco, guidata dai vescovi Setien e Uriarte. Che cosa ne è stata raggiunta?: la divisione tra il popolo fedele e il vuoto dei seminari.
La nuova nomina vescovile è un chiaro contrasto con tutto ciò. Ecco là la “paura” del clero.
Cosa hanno fatta i due vescovi menzionati “ut supra” riguardo alla protesta dei preti baschi?. Invece di “coprire” al suo compagno nel vecovado: tacere( caso di Setien)o parlare con lingua velenosa(caso di Uriarte).
Dio protegga Munilla!!!!.
dicembre 26th, 2009 at 12:54 pm
bravissimo papa Ratzinger a prendersi la libertà di essere libero e di esercitare in pieno il servizio petrino.
Cristo è stato obbediente fino alla morte e alla morte di croce,una cosa assurda agli occhi del”mondo”.
lo scandalo della croce………
questi preti baschi se vogliono essere veramente cristiani e preti dovrebbero cominciare a chiedersi se conoscono l’obbedienza come l’ha esercitata Cristo di cui celebrano il mistero e dispensano la grazia.
povera chiesa con questi preti.
dicembre 26th, 2009 at 4:05 pm
Vada il Papa ad insediare questo vescovo in diocesi !
E secondo me si sarebbe dovuto sostenere di più anche l’ausiliare di Linz, è vero che Schoenborn su certe posizioni è poco coraggioso…
dicembre 27th, 2009 at 8:17 pm
che questi preti badino a lavorare e a obbedire.l’obbedienza è uno dei cardini della chiesa oltre che una virtù,disobbedire è peccato,peccare è male.
non il contrario come in questi trenta anni han cercato di insegnarci i cattivi maestri.