Come (la Cei) sta cambiando la galassia dei mass media dei vescovi
17 dicembre 2009 -
Con la nomina di Marco Tarquinio a direttore di Avvenire (24 novembre) e quella di Stefano De Martis alla guida delle testate giornalistiche di Tv2000 e Radio InBlu (5 dicembre), la ristrutturazione dei media della Conferenza episcopale italiana a seguito delle dimissioni di Dino Boffo è completata soltanto a metà. De Martis, infatti, dirige il settore informazione della tv e della radio mentre è scoperto il doppio incarico di direttore di rete. Un incarico che sarà affidato a una sola persona il cui nome è oggetto di riflessione da parte della dirigenza della Cei.
Tarquinio e De Martis sono due nomine nel segno della continuità con la gestione precedente. Formatisi entrambi, il primo come capo del politico, il secondo come retroscenista di punta, nel Tempo precedente il traumatico tracollo di vendite avvenuto tra il ’93 e il ’94 in seguito a un lungo braccio di ferro tra la proprietà e i giornalisti, sono stati chiamati nei media della Cei da Dino Boffo. E dalla linea editoriale di Boffo non si discostano oggi seppure abbiano sensibilità e talenti diversi da mettere in campo. Uno di questi talenti Tarquinio l’ha mostrato da subito: a differenza di Boffo sembra più propenso a intervenire sulle tv e le radio nazionali (già è andato a Radio anch’io a parlare d’immigrazione), cosa che Boffo non faceva mai.
Se fino al 28 agosto, il giorno in cui Vittorio Feltri faceva scoppiare il “caso Boffo”, la Cei aveva nell’ex direttore di Avvenire, Tv2000 e Radio InBlu l’unico anello di congiunzione tra sé e i suoi media, oggi i punti di riferimento sono diversi. E, in futuro, pare che le cose siano destinate a rimanere siffatte. La lettera con la quale Feltri chiude il “caso Boffo” comunicando di aver accertato la falsità delle accuse portate contro l’ex direttore di Avvenire, infatti, non dovrebbe avere come immediata conseguenza il ritorno di Boffo all’interno del sistema mediatico della chiesa italiana. Per il momento, insomma, Boffo continua a lavorare nel doppio ruolo di membro del comitato per il progetto culturale della Cei guidato dal cardinale Camillo Ruini (non a caso Boffo è stato spettatore attento di tutte le sessioni del recente convegno su Dio svoltosi a Roma) e, insieme, del comitato permanente dell’Istituto Giuseppe Toniolo, l’ente fondatore dell’Università Cattolica.
Dice al Foglio il portavoce della Cei, don Domenico Pompili, che la linea che seguono i media dei vescovi è quella che già il Papa aveva indicato nella Caritas in veritate: “Il senso e la finalizzazione dei media vanno ricercati nel fondamento antropologico”, ha scritto Ratzinger. Ovvero, i media possono divenire occasione di umanizzazione quando sono organizzati alla luce di “un’immagine della persona che ne rispecchi le valenze universali”. Un concetto che forse oggi il cardinale Angelo Bagnasco riprenderà quando si troverà davanti la redazione di Tv2000 e di Radio InBlu per lo scambio degli auguri natalizi. Del resto, già ieri nella messa di Natale per i parlamentari, ha chiesto che tutti “depongano le parole violente”, sopratutto quei “nuovi maestri del sospetto e del risentimento che risuscitano ombre e mostri passati”. E ancora, sempre ieri, ci sono altre parole da annotare, questa volta del Papa: dopo aver parlato di quella “dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”, ha auspicato che i media comunichino “messaggi dotati di sapienza”.
Un richiamo alla responsabilità che Tarquinio ha fatto proprio nel suo primo editoriale da direttore dove ha scritto di voler “continuare ad ascoltare la foresta che cresce”. E cioè la chiesa e tutto ciò che le sta attorno. Un richiamo che si traduce anche nell’approccio al lavoro di tutti i giorni: i responsabili dei tre media (giornale, tv e radio) quotidianamente fanno una riunione di redazione comunitaria dove le notizie vengono scambiate e implementate. Una riunione più lunga di quella che teneva Boffo, segno, si dice, di una maggiore partecipazione di tutti i quadri.
Da quando Boffo si è dimesso è stato Bagnasco a gestire la ristrutturazione. L’ha fatto autonomamente seppure non ha agito senza un contatto con il Vaticano. E il contatto c’è anche oggi. Lo dimostra un fatto mai verificatosi prima: il segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone ha recentemente citato un editoriale di Avvenire nel quale si difendeva il cardinale Dionigi Tettamanzi dagli attacchi della Lega. Un segnale, si dice, che oggi alcuni contenuti che escono su Avvenire non sono preventivamente sconosciuti in Vaticano. Per il resto, l’ossatura dei media resta nella mani di Bagnasco: il nome del futuro direttore di rete della tv e della radio anzitutto. E quei progetti che la gestione Boffo aveva previsto. Tra questi un programma televisivo che doveva lanciare lo sbarco di Tv2000 sul digitale terrestre. Un programma che secondo alcuni – ma la notizia non è mai stata confermata a livello ufficiale – avrebbe dovuto prendere le sembianze di un reality ambientato in Kenya con protagonisti dei volontari.
Pubblicato sul Foglio giovedì 17 dicembre 2009
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Nonostante l’impegno profuso la Chiesa e i mass media (quelli importanti, RAI, Mediaset, e i 3 o 4 quotidiani più venduti) sono distanti anni luce.
Il convegno “Dio oggi”, un evento epocale visto l’argomento e i relatori, ottimamente organizzato, è passato come un soffio di vento non guadagnandosi non solo la prima pagina ma nemmeno una pagina! I Tiggì hanno trattato di tutto pur di dimenticarsi Dio. Pensavo ci fosse distanza tra Dio e mass media ma non così tanta.