B-XVI ricorda che alla natura si comanda obbedendole, non divinizzandola
16 dicembre 2009 -
Mentre alla conferenza mondiale di Copenaghen i capi di stato e di governo faticano ad accordarsi su impegni certi che mirino a rafforzare il Protocollo di Kyoto in scadenza nel 2012, Benedetto XVI usa del messaggio per la prossima giornata mondiale della pace in programma il primo gennaio 2010 per richiamare alla responsabilità di ogni uomo verso il creato. E, dunque, per entrare nel cuore della visione cristiana del mondo e del suo rapporto con l’uomo.
Ratzinger cita Eraclito e si appella alla saggezza antica per spiegare che vi sono due approcci opposti tramite i quali l’uomo guarda la natura. Vi è l’approccio di coloro che riconoscono che la natura è “affidata da Dio all’uomo con l’incarico sì di dominarla ma anche di custodirla”: come diceva Eraclito la natura “è a nostra disposizione ma non come un mucchio di rifiuti sparsi a caso”. E quello di coloro che eliminando la superiorità dell’uomo sugli altri esseri viventi fanno derivare dalla sola natura la salvezza per l’umanità. E’ questa posizione che il Papa, riprendendo contenuti già espressi da Wojtyla, definisce come “un nuovo panteismo con accenti neopagani”. La chiesa invita ad impostare la questione in modo equilibrato: vuole affidare all’uomo “il ruolo di custode e di amministratore del creato”, ha detto sempre ieri il Papa. Un ruolo di cui l’uomo non deve abusare “ma da cui non può nemmeno abdicare”.
Assieme al discorso che all’inizio di ogni anno il Papa fa al corpo diplomatico, è il messaggio per la giornata mondiale della pace che, da quando nel 1968 Paolo VI l’ha istituito, ha spesso una valenza politica. Perché il Papa si rivolge a coloro che nel mondo ricoprono incarichi di responsabilità: i capi di stato e di governo anzitutto. E infatti, non a caso, oggi l’Osservatore Romano in prima pagina lega l’articolo dedicato al messaggio per la pace a un secondo pezzo dedicato ai lavori di Copenaghen dove “le distanze di posizioni sembrano cristallizzate”. Non a caso, sempre ieri, il Papa si è rivolto ai paesi industrializzati: ammettano, ha detto, “le loro responsabilità nella crisi ecologica” e virino “verso stili di vita più sobri”.
Anche quando parla di ambiente, Ratzinger offre la sostanza della visione cristiana entrando, insieme, nei particolari. Come ha fatto una settimana fa per la festa dell’Immacolata. Qui il Papa ha parlato di ambiente. In particolare di inquinamento: c’è un inquinamento dell’aria “che in certi luoghi della città è irrespirabile”, ha detto. Non ovunque, dunque, ma soltanto “in certo luoghi”. E c’è un inquinamento dello spirito, anch’esso nocivo.
Per Carlo Ripa di Meana “fa bene il Papa e fa bene la chiesa a mantenere sull’ambiente una visione moderata e tradizionale”. A suo dire, “parlare di un nuovo panteismo con accenti neopagani è corretto: sono visioni prometeiche del creato che ciclicamente ritornano”.
Alain de Benoist, filosofo francese e capofila della paganeggiante Nouvelle Droite, si dice “non in fondamentale disaccordo con il Papa”. Ma, insieme, spiega di trovare “piuttosto spiazzante la sua assimilazione dell’‘ecocentrismo’ (o del ‘biocentrismo’) a un ‘nuovo panteismo dagli accenti neopagani’”. La conversione della chiesa al rispetto della natura “non può far dimenticare che, nel corso dei secoli, la cristianità ha letto in modo letterale la minacciosa ingiunzione del Genesi: ‘Popolate la terra e sottometterla’. E’ ciò che ha portato Cartesio a proporre all’uomo di farsi ‘signore e padrone della natura’. E’ ciò che ha legittimato lo scatenamento della tecnica di cui oggi il Papa deplora le conseguenze. Ed è anche ciò che, non senza ragione, ha condotto Heidegger a definire la tecnica moderna come ‘metafisica realizzata’”.
Pubblicato sul Foglio mercoledì 16 dicembre 2009
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