L’AMBROSIANO CACCIARI (E ALTRI) AI LAVORI CULTURALI DEL VATICANO

Massimo Cacciari, sindaco di Venezia nonché filosofo di riferimento della diocesi milanese, dopo un monologo a braccio dedicato a discettare intorno alla “vera forma di ateismo che non c’entra né con Nietzsche né con Heiddeger perché postula che oltre l’essere non ci sia nulla e anzi che Dio è il nulla”, esce dal convegno su Dio organizzato dalla Conferenza episcopale italiana a Roma dicendo che almeno uno scopo è stato raggiunto: “Abbiamo definito chi è il nemico della chiesa, mica poco”.

C’erano tanti volti ieri alla seconda giornata romana su Dio: dal cardinale Camillo Ruini ad Angelo Bagnasco passando anche per l’ex direttore di Avvenire Dino Boffo. La Cei ha pensato la kermesse come segno forte da lanciare dentro, nel cuore, della post modernità. Una cultura in parte atea, e atea di quell’ateismo di cui ha parlato Cacciari e che postula che tutto è nulla, ma in parte no.

E, infatti, spiega al Foglio il patriarca di Venezia Angelo Scola, “questo convegno è importante perché consente di esplicitare ciò che molti uomini sentono in modo implicito dentro di sé”. Cosa? “Che Dio è familiare: è come un’intuizione, a volte un rumore sordo che accompagna la vita dell’uomo contemporaneo, la vita di tanti uomini d’oggi. In questo senso il convegno è un’occasione, una pacca sulla spalla potremmo definirlo, che può aiutare a esplicitare maggiormente la familiarità di Dio alla vita dell’uomo. Questa familiarità va ricordata, va annunciata. E questo annuncio spetta alla chiesa. E’ un compito che la chiesa non può disattendere: la chiesa deve ricordare Dio all’uomo, il Dio che è Gesù Cristo ovviamente”.

Oltre a Scola e Cacciari hanno parlato ieri i filosofi Remì Brague, Emanuele Severino e Roger Scruton. Quindi i vescovi Gianfranco Ravasi e Bruno Forte. Poi Angelo Panebianco, Ernesto Galli della Loggia e altri. Oggi chiudono il matematico Martin Nowak, l’astronomo George Coyne e monsignor Rino Fisichella. Spiega il cardinale Bagnasco, presidente dei vescovi italiani e arcivescovo di Genova, che parlare di Dio all’interno di tutte le dimensioni del sapere “non è un’invasione confessionale”. “Dio, infatti, è nel cuore d’ogni uomo ma è anche nel cuore della storia e della società stessa. Questo convegno prende atto della centralità di Dio all’interno della società e della vita degli uomini. Certo, spetta a ogni credente ricordare questa centralità: il cristiano deve essere tale non solamente in chiesa o in sacrestia, ma per la strada, sul lavoro, nel mondo delle responsabilità, delle professioni e quindi anche del servizio della politica: deve entrarci da cattolico, senza dicotomie, senza schizofrenie. Del resto è questo il mandato che ci ha dato il Papa: la chiesa e ogni cristiano hanno il compito di rendere Dio presente in questo mondo, di cercare di aprire agli uomini l’accesso a Dio”.

Attento ascoltatore di ogni intervento è il cardinale Ruini. Lui, che il convegno l’ha cominciato a pensare e organizzare già due anni fa appena lasciata la guida dei vescovi a Bagnasco, spiega che “il risultato ha superato di molto le aspettative”. In che senso? “La qualità degli interventi è notevole e chi sta seguendo il convegno se ne può rendere conto. Il tema di Dio è centrale e attuale, non è un tema del passato. La gente ha bisogno di Dio e parlarne significa una cosa: andare al centro del problema dell’uomo di oggi”.

Dio è ovunque all’Auditorium Conciliazione che ospita il convegno. Difficile trovare nei libri in vendita all’entrata titoli che non parlino di lui: “Darwin e Dio”, “Silenzio di Dio”, “Dio nella scrittura”, “Quale Dio?”, “Per dire Dio”. Dietro il tavolo dei relatori, un grande manifesto con un cielo stellato.

Dice il portavoce della Cei, don Domenico Pompili: “Il cielo stellato ci ricorda che esiste il mistero, il trascendente sopra di noi. Kant parlava ‘di cielo stellato sopra di me’ e di ‘legge morale dentro di me’. Noi abbiamo trattato del cielo stellato, del mistero che ci circonda. Il nostro è un modo per ripartire. Vogliamo ripartire da Dio. E vogliamo offrire a tutti la possibilità di ripartire. Non a caso tutte le prolusioni di Bagnasco da quando guida i vescovi italiani partono da Dio. Lui è dentro tutte le cose e interagisce con tutte le dimensioni dell’umano”. Anche per Roger Scruton “Dio è questione centrale: senza di lui, infatti, non è possibile parlare e discettare di creazione, destino, fine e scopo della vita”.

Pubblicato sul Foglio sabato 12 dicembre 2009


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  1. Francesco73 ha scritto il 12 dicembre 2009 alle 7:12 pm:

    Evento pregevole, forse per questo se ne è parlato molto poco su stampa e tv, perlomeno durante le giornate dei lavori.


  2. Don Giuseppe Virgilio ha scritto il 12 dicembre 2009 alle 8:47 pm:

    Ben vengano i convegni ma.. come diceva “il pretissimo” don Giuseppe De Luca: fare della cultura religiosa è parlare del pane, fare la dottrina è dare il pane” …e questo, almeno dentro la Chiesa, mi sembra il problema più urgente!


  3. giuseppe ha scritto il 12 dicembre 2009 alle 8:51 pm:

    E chi è il nemico della Chiesa secondo Cacciari che evidentemente se ne ritiene amico?

    Dagli amici mi guardi Iddio, dicevano gli antichi…


  4. De Maistre ha scritto il 13 dicembre 2009 alle 6:12 pm:

    Con tutto il rispetto, ma che ci faceva Severino? Vabbè, so che in un convegno si invitano un pò tutti, ma certi personaggi, molto discutibili, proprio non ce li vedevo. Cacciari è ormai di casa in Vaticano. Ma, non dimentichiamo, è anche il filosofo che con la Chiesa e il suo Magistero c’entra come i cavoli a merenda. E’ vero anche che da tanti anni, da uomini di chiesa, siamo stati costretti, noi cattolici, a mangiare quei cavoli a merenda, ma a tutto c’è un limite. Non mi riferisco tanto a Cacciari, che è stato uno dei pochi a schierarsi contro la sentenza di Strasburgo che decretò la rimozione dei crocefissi dalle sedi pubbliche. Ma Severino proprio mi è indigesto. Sono pronto a mangiare cavoli, ma Severino mi è proprio indigesto. Ratzinger vale cento volte lui. Cacciari non lo vede proprio. Egli è la bella copia di un misto tra Odifreddi e, appunto, Cacciari. Quest’ultimo, poi, è il più fine e rilevante indottrinatore gnostico contemporaneo. basta leggersi i suoi libri per farsi un’idea. Non c’è nulla in Cacciari che può essere utile ad un cattolico. semmai è buono solo per mettere dubbi e sviare dalla vera dottrina cattolica. I cattolici, quelli veri, sanno benissimo chi è Dio. Non fosse altro che lo dicono a parole ogni giorno recitando il Credo. Ricordiamoci le parole di N.S. Gesù: il vostro si sia si e il vostro no sia no; il di più viene dal maligno. Quante parole sprecate! Avessero almeno una valenza. Non può esistere un dialogo tra cattolicesimo e filosofia gnostica o neo-gnostica. Questo è il di più e ho ricordato da dove viene!


  5. De Maistre ha scritto il 13 dicembre 2009 alle 6:23 pm:

    Ah, dimenticavo. Ha ragione giuseppe chiedendosi chi sarebbe per Cacciari il nemico della Chiesa. Certamente, per Cacciari, non è la fonte da dove viene quel di più. Tra l’altro, ricordate? Non fu Cacciari a intimare il Papa a smetterla di fare il katekon? ma erano anni fa. Forse oggi ha cambiato idea. Forse.


  6. Luca G ha scritto il 13 dicembre 2009 alle 10:27 pm:

    A sentire però Massimo Cacciari Dio è in sé bene e male, è se stesso e la propria negazione-svuotamento (kenosis), e quindi il cristianesimo non può che essere al tempo stesso teista (affermando il Dio veterotestamentario, che “è colui che è”) e ateo (affermando il Dio neotestamentario che muore e diviene).
    A essere buoni Cacciari ha usato la communicatio idiomatum. Ma non è così: il suo discorso al grande convegno CEI su “Dio oggi” era improntato alla gnosi più avvilente, secondo la quale il male è immanente all’Essenza perfettissima di Dio. Cosa che del resto non è nuova per chi ha frequentato le opere del Nostro.
    Ovviamente sia l’Avvenire che l’Uaar non hanno capito nulla e hanno inteso il discorso di Cacciari come simpatetico rispetto al cristianesimo (ed in effetti egli così lo ha presentato). Ma chi è leggermente più avveduto non può non accorgersi di quel che c’è sotto: un pensiero radicalamente avverso alla rivelazione cristiana, rispetto al quale l’ateismo ingenuo, deriso dal sindaco di Venezia, risulta assai meno pericoloso.

    Ed ora la domanda angosciosa: quand’è che i cristiani si sveglieranno?
    La risposta, paradossalmente, ci viene dallo stesso convegno romano, a cui ho avuto il piacere di partecipare. Uno degli interventi più belli credo sia stato infatti quello del cardinale Camillo Ruini. Il quale in sostanza ha detto di tornare, senza timori mondani, al pensiero metafisico: parlare di Dio in termini razionali è quantomai indispensabile, per entrare in dialogo con l’uomo di oggi, che, non più cristiano, rifiuta anche di adoperare la ragione.
    Ruini ha riproposto le tradizionali dimostrazioni a posteriori dell’esistenza di Dio, fondandone con semplicità e rigore la perenne validità, a dispetto di qualsiasi scetticismo kantiano e post-kantiano. E’ questa fiducia immensa nella ragione e nelle sue capacità che tanto mi affascina del cristianesimo: Cristo non è venuto per negare o svilire le nostre facoltà naturali (e la ragione è la più importante di esse), ma per valorizzarle e nobilitarle. Forse per questo i veri ragionatori, in questa società post-cristiana, sono rimasti i pochi che ancora non si vergognano di Cristo.
    Kierkegaard diceva di essere un uomo “interamente occupato a pensare che deve essere ben difficile diventare un uomo”; ma, aggiungeva, “è ancor meno di uomo colui che, dopo essere stato cristiano, ha cessato di esserlo per andare più lontano”. Il filosofo danese si riferiva, probabilmente, a Hegel e alla sua scuola. Ma le sue parole descrivono alla perfezione il contrasto che io ho colto in quel grande evento che è stato il convegno “Dio oggi”.


  7. Francesco ha scritto il 14 dicembre 2009 alle 9:48 pm:

    Caro Paolo,

    Quando possiamo aspettare la successione dil cardinale Kasper, di cui hai parlato su Twitter?


  8. Paolo Rodari ha scritto il 14 dicembre 2009 alle 11:17 pm:

    Credo dopo la visita del papa in sinagoga do Roma anche se credo che il nome del successore venga scelto prima


  9. Stefano tassinari ha scritto il 19 dicembre 2009 alle 7:51 pm:

    Mi permetto di non condividere alcuni commenti. Averne di Cacciari e ben hanno fatto gli organizzatori ad invitarlo insieme a Severino al Convegno.
    Se la Chiesa vuole fare un salto in avanti, ma parecchio in avanti, non deve partire dal “pane”, ma da convegni con gente come Scruton e Ferrara, Tanzella-Nitti e Coyne. Se parte dal “pane”, mi spiace Don Giuseppe, non ne viene capo. Deve ripartire da Dio (e l’anima e l’educazione) non da Gesù (e la resurrezione). Da qui Ruini e Scola sono ripartiti e hanno fatto bene. Il problema è la ricaduta. Il problema sono i mass media.