B-XVI, lezione ai teologi e un enigma
2 dicembre 2009 -
II sito della Santa Sede ha da pochi minuti messo on line l’omelia che martedì primo dicembre Benedetto XVI ha tenuto a braccio davanti ai membri della commissione teologica internazionale.
La sua è stata una vera e propria lezione il cui titolo potrebbe essere: “Come fare bene teologia”. Come aveva fatto nell’introduzione alla prima parte del libro su Gesù di Nazaret pubblicato un paio di anni fa, il Papa ha ricordato come nel fare teologia occorra andare oltre il Gesù storico e immergersi con umiltà in tutto il mistero che è Cristo. Tuttavia, nel testo, c’è un’imprecisione piuttosto enigmatica. Il Papa parla di quei “maestri della fede ” che “non hanno potuto vedere il mistero stesso, il vero nucleo: che Gesù era realmente il Figlio di Dio”. Ma, mi domando, come si fa a essere maestri della fede e a non riconoscere che Gesù è il Figlio di Dio?
La commissione, che si raduna in forma plenaria almeno una volta all’anno, ha il compito di aiutare la Santa Sede – e precipuamente la Congregazione per la Dottrina della Fede – nell’esaminare delle questioni dottrinali di maggior importanza. Presidente è il cardinale William Joseph Levada mentre membri sono teologi di diverse scuole e nazioni, eminenti per scienza e fedeltà al magistero della Chiesa. I membri – non più di 30- sono nominati dal Santo Padre ad quinquennium su proposta del cardinale prefetto della Dottrina della fede.
Leggi QUI il testo integrale dell’omelia.
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Mah, attenzione: nel libro Gesù di Nazareth più che affermare che bisognava andare oltre il Cristo storico mi sembra il Santo Padre fosse preoccupato di affermare il Cristo storico demolito da certa esegesi… Quanto ai maestri della fede mi sebra si possa interpretare cosi: o che “tali” li ha incoronati l’intellighentia culturale ma non la Chiesa, o che ci sono stati dei maestri della fede ma non di fede; la Chiesa infatti non ha pudore di citare nella parte ortodssa un Tertulliano che pure deragliò dalla vera fede…Grazie comunque Paolo per i suoi servizi, lei è sempre puntuale…e “Fedele”
)
Paolo forse i progenitori storici di Gesù? e i patriarchi nella fede di israele?
le frasi precise del papa sono:
“…negli ultimi duecento anni, “ci sono grandi dotti, grandi specialisti, grandi teologici maestri della fede che sono penetrati nei dettagli della Sacra Scrittura, ma non hanno potuto vedere il mistero stesso, il vero nucleo: che questo Gesù era realmente Figlio di Dio, che il Dio trinitario entra nella nostra storia, in un determinato momento storico, in un uomo come noi”. Molti, invece, “i piccoli che hanno conosciuto” Dio, come Bernardette Soubirous, Teresa di Lisieux, suor Bakhita, madre Teresa.”
http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=196&ID_articolo=583&ID_sezione=396&sezione=
Diceva il Papa: “E così anche nel nostro tempo, negli ultimi duecento anni, osserviamo la stessa cosa.” (gli scribi che sanno dove sarà nato il Messia, ma non pensano di andare anche loro a Betlemme…)
Penso che il Santo Padre sta pensando a diversi noti teologi (senza menzionare nomi…!) degli ultimi tempi che, malgrado la loro intelligenza e ‘sapienza’, non riuscivano ad entrare proprio nel mistero di Gesù, Dio e Uomo. Come diciamo in inglese: “they know the price of everything, but the value of nothing”. Sapevano ‘il prezzo’ ma non ‘il valore’.
Nel passato il Papa ha spesso ammonito i teologi ad evitare l’orgoglio e cultivare l’umiltà. Si può essere un ‘dotto’ oppure un ‘specialista’ – anche in teologia – senza aver una fede profunda. Infatti, essendo un specialista in teologia potrebbe essere un ostacolo – se manca l’umiltà.