Latin Mass Appeal

L’articolo è significativo anzitutto perché è uscito sul New York Times.

E poi perché racconta di monsignor Annibale Bugnini, il principale esecutore della riforma liturgica sotto Paolo VI, che nel 1970 “cadde in disgrazia”.

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  1. Cantuale ha scritto il 30 novembre 2009 alle 12:20 pm:

    Solo una precisazione: non 1970, ma 1975: nel 1970 Bugnini era allo zenit della sua attività, solo 5 anni più tardi arrivano le accuse massoniche e l’esilio iraniano all’inizio del 1976.


  2. giorgio ha scritto il 30 novembre 2009 alle 12:58 pm:

    La traduzione in italiano di questo importante articolo è su Messainlatino.

    Penso dovrebbe aggiungere il link al suo post:

    http://blog.messainlatino.it/2009/11/new-york-times-40-anni-di-nuova-messa.html


  3. Mario ha scritto il 30 novembre 2009 alle 1:50 pm:

    L’articolo del NYT ripete i soliti ritornelli e slogans dei tradizionalisti:
    1. “Prima del 1970 nulla era mai cambiato,” e non è vero: l’enciclica di Pio XII dimostra che già nel 1947 si stava cambiando dappertutto, e giustamente voleva che tutto fosse guidato a coordinato dalla S. Sede. Bugnini era uno degli uomini con il compito di aiutare il papa a coordinare una situazione che stava diventando anarcica.
    2. “Bugnini ha fatto tutto da solo”; non è vero, solo che i tradizionalisti non conoscono i nomi degli altri, perché ripetono solo cose dette da altri, non studiano veramente.
    3. “Bugnini non aveva nessuna preparazione”; non è assolutamente vero, ha fatto anni di studi accademici specializzati, e i suoi superiori gli hanno affidato la
    rivista Ephemerides liturgicae – l’articolo del NYT parla invece solo di “di 10 anni di
    parrocchia”.
    4. “Bugnini poteva lavorare solo perché lavorava sotto papi che non sapevano nulla di liturgia”: Pio XII; Giovanni XXIII, Paolo VI… Non commento neanche.
    5. “Benedetto XVI è un fine liturgista”: è aun’esagerazione, basta leggere la sua bibliografia. Si occupa di tutt’altro.


  4. Mario ha scritto il 30 novembre 2009 alle 3:56 pm:

    Aggiungo che l’autore dell’articolo, Kenneth J. Wolfe, non è un giornalista del NYT ma un collaboratore del giornale The Remnant, che mette in dubbio il Concilio Vaticano II e la validità della forma ordinaria della messa, pur dichiarandosi leali a papa Benedetto XVI (?).


  5. Anonimo ha scritto il 30 novembre 2009 alle 4:03 pm:

    Articolo parziale e maleinformato.

    La rinascita dell’interesse per la messa tridentina in alcuni gruppi di cattolici USA è reale, ma la visione divulgata dall’articolista è completamente caricaturale.
    Mi meraviglio che il NYT ospiti una cosa così malfatta. Sono diventati così digiuni di informazioni sul cattolicesimo?


  6. Mario ha scritto il 30 novembre 2009 alle 4:36 pm:

    Forse vogliono far perdere credibilità alla Chiesa cattolica?


  7. Il modernista ha scritto il 1 dicembre 2009 alle 11:04 am:

    A parte piccole imprecisioni l’articolo è nella sostanza corretto.
    Il regnante Pontefice non sarà un grande liturgista, ma certamente la sua attenzione e sensibilità ne fanno un esperto a differenza dei suoi predecessori più recenti che non erano per niente interessati alla questione.


  8. Lorenzo ha scritto il 1 dicembre 2009 alle 2:53 pm:

    Sono sconcertato dal primo intervento di Mario, che mi sembra improntato da una notevole dose di scorrettezza.
    Chiunque abbia una conoscenza sia pure modesta della lingua inglese, infatti, potrà rendersi conto che le citazioni tra virgolette riportate da Mario non corrispondono per niente a quanto scritto nell’articolo de New York Times.
    Al contrario, il lettore digiuno di inglese sarà ingannato dalla volontà di Mario di screditare in ogni modo l’articolo e l’articolista, anche a costo di introdurre una serie di falsità nel testo.

    1. “Prima del 1970 nulla era mai cambiato,” questa frase non esiste nell’articolo, che anzi dà risalto ad una sostanziale revisione (“major revision”) della liturgia effettuata negli anni ’50 sotto il coordinamento di Bugnini, e culminata con le modifiche implementate il Venerdì Santo del 1955.

    2. “Bugnini ha fatto tutto da solo”; anche qesta frase non esiste nell’articolo, che dice esplicitamente che Bugnini fu nominato da Pio XII “segretario della Commissione per la Riforma Liturgica” evidentemente, in quanto “commissione”, organo collettivo.

    3. “Bugnini non aveva nessuna preparazione”; anche questa frase non esiste nell’articolo, che anzi è tutto basato sul presupposto contrario, ovvero che, non avendo i pontefici una particolare preparazione liturgica, gli stessi si sono fatti praticamente imporre le riforme di Bugnini senza essere in grado di fermarle.
    Il riferimento ai “dieci anni scarsi di responsabilità parrocchiale” non si riferisce ai limiti nella preparazione liturgica di Bugnini, ma piuttosto alla scarsa esperienza di vita religiosa maturata prima di ricevere un incarico di Curia così importante.

    4. “Bugnini poteva lavorare solo perché lavorava sotto papi che non sapevano nulla di liturgia”: la traduzione di Mario è falsa. Il testo del NYT dice solo che “nessuno dei papi sotto cui Bugnini ha servito era un liturgista”.

    5. “Benedetto XVI è un fine liturgista”: questa citazione è la meno scorretta, anche se “noted” vuol dire piuttosto “reputato” che “fine”. Comunque su tale punto non posso che associarmi al fine commento del Modernista.


  9. Lorenzo ha scritto il 1 dicembre 2009 alle 2:55 pm:

    Errata corrige:
    1 riga: non “improntato” ma “permeato”;
    ultima riga: non “al fine” ma “all’appropriato”


  10. Mario ha scritto il 1 dicembre 2009 alle 4:37 pm:

    I miei virgolettati non erano citazioni, ma piuttosto miei riassunti delle tesi, che mi è sembrato di ritrovare ripetute nel testo inglese (non ho letto la traduzione italiana). Ribadisco che queste tesi sono chiaramente sottintese anche se non sempre esplicitate.
    Aggiungo che mi sembra difficile dire che i papi “più recenti” prima di Benedetto XVI “non erano per niente interessati alla questione”. Sia Luciani che Wotjyla (ma non Ratzinger, che io sappia) erano coinvolti da cardinali nel lavoro sulla riforma liturgica.


  11. Anonimo ha scritto il 1 dicembre 2009 alle 5:17 pm:

    Non si tratta solo dei punti presi in considerazione da Mario.

    Dire in modo generalizzato che “la nuova generazione di cattolici” – anche statunitensi -sia contro la riforma liturgica è una vera corbelleria. Dipingere la nuova attenzione verso la messa tridentina – che pure è reale, e giustamente da registrare – come una specie di fenomeno di massa mi sembra completamente inesatto.


  12. Mario ha scritto il 2 dicembre 2009 alle 8:52 am:

    Mi permetto di tornare sull’affermazione “nessuno dei papi per i quali lavorava erano liturgisti”. E’ esatto nel senso che non erano specialisti, ma erano coinvolti nel lavoro sulla riforma liturgica. Wojtyla era membro della Congregazione per il Culto Divino creata da Paolo VI nel 1970 per sostituire il “Consilium ad exequendam Constitutionem de Sacra Liturgia” dopo la pubblicazione del nuovo messale; Luciani dal 1973. Entrambi quindi non come cardinali di curia, ma come pastori.


  13. natan ha scritto il 2 dicembre 2009 alle 10:14 am:

    La verità sta nelle parole di Paolo VI, a J Guitton.

    Abdate a vedere quello che il pontefice fece nel 1968.

    IL Credo a conclusione dell’Anno di fede, fu dettato al pontefice da valenti uomini di cultura che già vedevano in rpospettiva quello che sarebbe successo anche in campo liturgico.

    Infatti oggi siamo arrivati al capolinea: dispenser pe le ostie, le persecuzioni interne alla Chiesa per chi vorrebbe celebrare nel vecchio rito, le strampalate liturgie post sessantottine vicine ai girotondi di Nanni Moretti.
    Per Mario:
    è invenzione pure il pianto di Paolo VI? E’ invenzione la sofferenza di Paolo VI?
    E’ invenzione la distruzione di chiese, di altari, di confessionali?
    Si arrivarono a bruciare statue, a coprire affreschi.
    Forse il Sig Mario non ha visto queste cose, ma ne parlo io come diretto testimone.


  14. Mario ha scritto il 2 dicembre 2009 alle 12:35 pm:

    Per chi fosse interessato alle reazioni negli USA all’articolo, segnalo il dibattito e i commenti sul sito della rivista dei gesuiti americani “America” http://www.americamagazine.org/
    Non so se si riesce a incollare il link completo:
    http://www.americamagazine.org/blog/entry.cfm?blog_id=2&id=73796740-3048-741E-3614042828385995


  15. Anonimo ha scritto il 3 dicembre 2009 alle 12:02 pm:

    Gran bell’articolo, quello di America.