Ecco quanto è compatta l’offensiva cattolica contro Obama
nov 25, 2009 IL FOGLIO
Tutti contro Barack Obama i vescovi statunitensi? A prima vista sembrerebbe di sì. Le ultime notizie dicono che dopo le lodi dei presuli per l’approvazione in Congresso di disposizioni che impediscono l’uso di qualsiasi fondo pubblico per finanziare l’aborto, è stata vergata una lettera – reca la firma del cardinale Daniel N. DiNardo, presidente della Commissione episcopale per le attività pro vita, e dei vescovi William Murphy e John Wester, presidenti delle commissioni pace, giustizia e sviluppo umano, e migrazioni – molto critica per la messa in esame in Senato di un disegno di legge che consentirebbe sia il finanziamento pubblico dell’aborto sia la sua copertura assicurativa.
Non solo, è sempre sul fronte delle gerarchie cattoliche, ma anche evangeliche e ortodosse, che si registra un altro documento, la Manhattan Declaration: qui, citando Martin Luther King e la sua rivendicazione alla disobbedienza civile, personalità religiose americane lanciano un pubblico “richiamo alla coscienza cristiana”, per invitare i fedeli a non seguire le proposte dell’attuale Amministrazione americana in tema di aborto, matrimoni gay, ricerca sulle cellule staminali. Insomma un fronte compatto. Ma quanto compatto?
E’ vero, gli anti Obama tra le gerarchie sono parecchi. E’ il fronte dei duri che ben prima dell’arrivo del presidente statunitense in Vaticano riteneva la visita uno sforzo inutile: con uno come lui serve poco dialogare. Ma, accanto a questo fronte, c’è quello di coloro che, invece, ritengono che prima di chiudere occorra aprire e successivamente valutare come comportarsi. Il primo fronte è formato principalmente dai vescovi americani in servizio oltre il Tevere.
La loro guida, ovvero colui al quale si riferiscono quando debbono prendere decisioni rilevanti, è il settantaquattrenne arcivescovo di Philadelphia, il cardinale Francis Rigali. E’ lui a dettare la linea. E’ lui che, non a caso, ha firmato tra i primi la Manhattan Declaration. Già segretario della congregazione dei Vescovi, da quando risiede a Philadelphia prende spesso l’aereo per Roma. Della congregazione dei Vescovi, infatti, è membro influente tanto che si dice che la maggior parte delle nomine per il mondo anglo-americano passi il vaglio suo e dei suoi aficionados: il penitenziere maggiore della Penitenzieria Apostolica, il cardinale James Francis Stafford, il prefetto della congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale William Joseph Levada (che deve a Rigali l’arrivo a Roma da San Francisco) e l’arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore il cardinale Bernard Francis Law.
E’ questo fronte che è sceso in campo con forza giusto pochi giorni fa. Prima criticando, per voce di Raymond Burke, prefetto del tribunale della Signatura apostolica vaticana, la scelta del cardinale arcivescovo di Boston, Sean O’Malley, di concedere i funerali al pro coiche Ted Kennedy. Poi, tramite il vescovo Thomas Tobin, negando la comunione a Patrick Kennedy a motivo delle sue posizioni politiche a favore dell’aborto. Una presa di posizione, quest’ultima, legittima, ai sensi del diritto canonico ma che suona come un avvertimento nel caso la politica di Obama dovesse continuare su una linea ambigua quanto a tematiche eticamente sensibili.
Il secondo fronte trova spago nella politica messa in campo dal nunzio vaticano negli Stati Uniti Pietro Sambi. Questi lavora alacremente per sanare gli attriti tra l’Amministrazione americana e la Santa Sede. E, in questo senso, si è adoperato per far sì che il nome del successore di Mary Ann Glendon (ex ambasciatrice degli Stati Uniti presso la Santa Sede) trovasse l’agreement vaticano. Con lui diversi presuli. Su tutti l’arcivescovo di Atlanta ed ex presidente della conferenza episcopale americana, Wilton Daniel Gregory.
Pubblicato sul Foglio mercoledì 25 novembrer 2009




















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novembre 25th, 2009 at 8:28 pm
In realtà, il vescovo Tobin non è “sceso in campo” negando la comunione a Kennedy. Tobin ha semplicemente risposto a
delle critiche infondate mosse da Kennedy contro la posizione della Chiesa sulla riforma sanitaria. E’ stato poi Kennedy ad annunciare alla stampa che l’arcivescovo Tobin gli aveva scritto per chiedergli di non presentarsi per la comunione. La lettera, scritta in confidenza, risale a febbraio 2007….
novembre 26th, 2009 at 4:34 pm
Mi chiedo dove eran questi palladini dell’ortodossia quando Bush padre poi figlio precipitavano l’America e mezzo occidente in guerre che ancora oggi continuano a fare vittime sia in Irak sia in America. But sorry, quelli eran reppubblicani! L’unico che alzo la voce fu Papa Giovanni Paolo II. Mi stupisce questa alzata di scudi contro Obama che iniziò già prima della sua elezione. Ricordo tale cardinale che parlo niente meno che di purgatorio! Sarà solo perché è democratico?Bisogna giudicarlo sui fatti ma non su posizioni ideologiche. In questo senso, ammiro la realpolitik della nostra CEI che denuncia governi di sinistra quando sono in giocco temi attinenti alla vita, alla morale, e fa lo stesso per i governi di destra quando si tratta di immigrazione, politiche sociale che avvantaggiano solo i ricchi ecc…Sambi e O’Maley hanno ragione. Ultima considerazione: si chiedessero i vescovi Usa come mai le loro indicazioni di voto non sono state seguite dai loro fedeli? Forse più Vangelo, piu coerenza e meno scandali basterrebe come testimonianza di fronte alla cultura della morte.
novembre 29th, 2009 at 9:58 pm
sui temi molto sensibili,come quelli della bioetica,l’insegnamento della Chiesa cattolica è unanime,come pure il diritto canonico circa i sacramenti. Contro le guerre si erano espressi anche vescovi americani e di altre parti del mondo. Non mi sembra giusto “buttare in politica” un tema tremendamente serio,come quello del riconoscimento di pari dignità ad ogni appartenente alla specie umana.Specialmente negli USA,dove è stata combattuta ( e vinta ) una guerra civile per riconocere come “uomini” i neri e,un secolo dopo,per sconfiggere l’apartaid .