L’ascesa di Simeon (un trentaduenne che piace a Geronzi e Bertone) tra Mediobanca e Rai non è affare di poteri misteriosi
11 novembre 2009 -
Di lui hanno detto che è targato Opus Dei. Di più, che dell’Opera fondata da san Josemaria Escrivà è addirittura soprannumerario. E, ancora, che si trova dove è oggi grazie all’amicizia incondizionata non soltanto di influenti membri dell’Opera ma anche di colui che ai tempi in cui era arcivescovo di Genova decise di puntare decisamente su di lui – il cardinale segretario di stato Tarcisio Bertone – e poi a quella dell’attuale arcivescovo del capoluogo ligure nonché presidente dei vescovi italiani, ovvero il cardinale Angelo Bagnasco. Insomma, Opus Dei, Bertone, Bagnasco assieme: un mix perfetto in questi tempi di pontificato ratzingeriano. Eppure le cose non stanno proprio così. E anzi, a leggere i profili che gli hanno dedicato in questi giorni alcuni giornali, non sono stati pochi i presuli vaticani ai quali è scappato da ridere. Perché va bene che da Dan Brown in poi dove c’è mistero c’è l’Opus Dei. Va bene che godere della stima del Vaticano oggi può voler dire – ma in realtà non è né necessariamente né matematicamente così – essere nelle grazie del numero due della curia romana e del numero uno dell’episcopato italiano. Va bene che in Italia chi sale, chi fa carriera, deve essere stato per forza di cose aiutato a salire da qualcuno. Ma – dicono oltre Tevere – nel caso del nuovo direttore alle relazioni istituzionali e internazionali della Rai tutto questo è senz’altro troppo. Lui, ovvero il trentaduenne Marco Simeon, ha un curriculum che in Vaticano significa molto altro. Tanto altro: più che Opus Dei è Azione cattolica e parrocchia (tanta parrocchia) insieme. Più che amicizie vaticane altolocate è molto fai da te, studi portati avanti con lavori faticosi, strade percorse e polvere mangiata.
Tutto cominciò anni fa. Marco Simeon nacque e crebbe nella diocesi ligure di Ventimiglia, località Taggia, non lontano da Sanremo: parecchi chilometri distante, dunque, dalla Genova nella quale si dice egli sia cresciuto e si sia formato. La sua è una famiglia povera. Sgobba il padre per mantenere i suoi due figli. E anche lui, appena superata l’adolescenza, si dà da fare con lavoretti di manovalanza, garzone all’occorrenza. Cresce in parrocchia e nell’Azione cattolica. In oratorio è molto intraprendente tanto che è il vescovo di Ventimiglia, monsignor Giacomo Barabino, il primo a credere in lui e a valorizzarlo: se proprio si vuole trovare uno sponsor di Simeon tra le gerarchie, dunque, è il nome di Barabino che bisogna fare, mica quello di Bertone o di Bagnasco. Ma più che di sponsorizzazione bisognerebbe parlare di amicizia: questo è Barabino per Simeon, un amico. E chissà oggi cosa pensa, Barabino, nel vedere uno dei suoi pupilli, uno dei figli dei suoi oratori, in un posto così importante per il mondo dei media e dello spettacolo. Forse, colui che oggi è vescovo emerito sempre a Ventimiglia, pensa a quanto ci ha creduto, Marco Simeon, nel mondo dello spettacolo e dei media: promessa del canto – partecipò a dei concorsi in Liguria – mentre si diplomava in ragioneria e laureava in Legge organizzava gare di canto nelle parrocchie della diocesi. Di concorso in concorso conobbe vari amministratori locali non solo a Sanremo ma in tutta la regione. Tanto che le amicizie, in pochi anni, divennero innumerevoli e soprattutto trasversali: “Un uomo senza targhe e senza etichette, capace di legare con tutti, qualsiasi colore o appartenenza abbiano i suoi interlocutori”, dice di lui chi lo conosce bene. La passione per l’organizzazione, lo spirito manageriale insomma, è sempre stato nel suo Dna. E della cosa se ne sono accorti in molti. Ma prima dello spirito manageriale, c’è ancora qualcosa inerente la chiesa da dire. Dopo Giurisprudenza Simeon studia Diritto canonico. Fa una tesi dedicata al ruolo della segreteria di stato in Vaticano e, insieme, si dedica a tanto volontariato. E’ in questa fase che si fa conoscere in curia, a Genova, tanto che diviene priore del Magistero di Misericordia – istituzione della curia per gli indigenti. La capacità di gestire i rapporti istituzionali è figlia in Simeon anche dell’assidua frequentazione della chiesa, delle opere di volontariato.
Se ne accorgono in Capitalia dove Simeon dal 2005 ha la responsabilità delle relazioni istituzionali, occupandosi anche dei rapporti con la Santa Sede. Lavora sempre ai rapporti istituzionali negli uffici romani di Mediobanca, segno di un legame oramai indissolubile con Cesare Geronzi, il banchiere che più di altri ha colto le qualità manageriali e relazionali di Simeon. Nel nuovo posto in Rai l’ha voluto il direttore generale Mauro Masi col voto contrario di Garimberti e dei consiglieri di opposizione Giorgio Van Straten e Nino Rizzo Nervo. Ma per convincere gli scontenti c’è tempo. Anzi, c’è bisogno di tempo. E di sapersi relazionare.
Pubblicato sul Foglio mercoledì 11 novembre 2009
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Non conosco Simeon, ma hai fatto bene a raccontare queste cose.
E’ insopportabile l’invidia italiota, mista alla chiacchiera sottilmente (si fa per dire) diffamatoria.
Se un giovane è giuggiolone non va bene, se si afferma è in forza di rapporti occulti, se poi ci sono di mezzo i preti allora la galleria dei sospetti e degli inciuci si arricchisce a dismisura…
Ma basta, per favore…