La Cei di Bagnasco si fa neutrale e promuove il disarmo politico
10 novembre 2009 -
La prima uscita a freddo – ovvero passata la buriana – del cardinale Angelo Bagnasco dopo il clamore suscitato dal caso Dino Boffo è una prolusione all’insegna del disarmo. E cioè un discorso, tenuto ieri ad Assisi aprendo i lavori dell’assemblea generale dei vescovi italiani, che non riserva alcuna critica diretta o indiretta all’attuale governo, al premier e al suo operato e che, insieme, non dà alcuna suggestione intorno a quelle pulsioni centriste che, in qualche modo, il suo predecessore in Cei, il cardinale Camillo Ruini, aveva prospettato settimana scorsa laddove dichiarava: se i cattolici constatano che in un certo partito non c’è più spazio per il loro lavoro in difesa dei valori umani essenziali, “per coerenza dovrebbero rinunciare a quella collocazione politica”. Parole significative se legate a quanto potrebbero andare a fare quei firmatari del manifesto rutelliano fuoriusciti dal Pd. Parole alle quali, tuttavia, ieri Bagnasco non ha dato alcun seguito.
Non è di questi tramestii di centro che ha parlato ieri il cardinale Bagnasco. E, anzi, la linea soft scelta intorno all’operato del governo è un segnale che dice come, a oggi, è la prudenza che i vescovi italiani e la loro leadership intendono fare propria circa la politica: anche perché Berlusconi è saldamente al suo posto e, con lui, è direttamente il segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone, complice il gentiluomo di Sua Santità Gianni Letta, ad avere ottimi rapporti. Una prudenza, quella di Bagnasco, che risulta ancora più significativa se si pensa che, nelle prolusioni passate, qualche parola rispetto all’operato del governo c’era, nel bene o nel male, sempre stata.
Certo, ha ragione Beppe Fioroni quando, commentando la prolusione di ieri, evidenzia il passaggio in cui il porporato ricorda i tagli alle scuole non statali sostenendo in sostanza che, su questo punto, il governo non è stato di parola. Ma la critica di Bagnasco appare più come un auspicio: perché di qui in avanti il governo possa fare di più.
Dunque l’attesa, in vista di sviluppi futuri. E’ di fatto sempre più evidentemente questa la linea della chiesa italiana rispetto alla politica. Un’attesa che – se lo augurano i vescovi – si vuole meno avvelenata. All’attuale clima di “odio pericoloso” occorre contrapporre “una sorta di disarmo”. Occorre “svelenire il clima generale, perché da una conflittualità sistematica, perseguita con ogni mezzo e a qualunque costo, si passi subito a un confronto leale per il bene dei cittadini e del paese intero”.
Nei giorni precedenti l’assemblea di Assisi Bagnasco si è visto con Benedetto XVI e, come sovente accade, con Tarcisio Bertone. Senz’altro in entrambe le sedi ha comunicato i temi principali della prolusione di ieri e, insieme, i temi della stessa assemblea. Tra questi, l’argomento dei media. I vescovi parleranno dell’immagine della chiesa “nella sua proiezione mediatica”. Che la cosa c’entri in qualche modo con Boffo e col nome del suo successore ad Avvenire può essere soltanto supposto. Anche perché pare che una decisione definitiva in merito debba ancora essere presa.
Che Bagnasco si sia confrontato con il Papa e Bertone è logico ma non significa che la sua Cei sia del tutto suddita dei dettami vaticani. Senz’altro Bagnasco è con estremo rispetto e attenzione che ascolta le parole del Pontefice e del suo primo collaboratore, ma è anche evidente che, soprattutto dal caso Boffo in poi, è una maggiore autonomia decisionale che egli intende mettere in campo. Paradossalmente è la stessa prolusione di ieri a dimostrarlo: non vi è più la puntigliosa insistenza su ogni tematica scottante l’agenda politica italiana tipica dell’ultimo Ruini e, anche per questo, vi è autonomia di giudizio e di scelta. Tantissimi, comunque i temi toccati: dalla crisi economica agli immigrati; dall’Africa ai martiri del Sudan; dalla sentenza sul crocefisso al Muro di Berlino fino all’islam, all’ora di religione e alla Ru486.
Pubblicato sul Foglio martedì 10 novembre 2009
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CROCIFISSO:CECCANTI, GOVERNO PRIMA SMENTISCE CORTE E POI CHIEDE A STRASBURGO DI RISPETTARLA
“Dopo l’infelice memoria alla Corte di Strasburgo il Governo commette un secondo grave errore nell’impostare il ricorso, affermando una tesi solennemente smentita dalla nostra Corte costituzionale. La cosa paradossale è che il Governo, in questo modo, sostiene la tesi risultata soccombente di fronte alla Corte degli avvocati della famiglia Lautsi, che ha poi ricorso a Strasburgo”. Lo dichiara il senatore del Pd Stefano Ceccanti che spiega: “Nella newsletter di Palazzo Chigi, la numero 41 diffusa oggi, il Governo afferma solennemente che ‘Nell’ordinamento italiano l’esposizione del crocefisso è regolamentata dal decreto legislativo 297/1994 (Testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado)’. Invece – spiega Ceccanti -, com’è noto, tale tesi è stata confutata puntualmente dall’ordinanza della Corte costituzionale n. 389/2004, nella quale si sostiene che ‘gli articoli 159 e 190 del testo unico si limitano a disporre l’obbligo a carico dei Comuni di fornire gli arredi scolastici, attenendo dunque il loro oggetto e il loro contenuto solo all’onere della spesa per gli arredi’ e che, ‘per quanto riguarda l’art. 676 del d.lgs. n. 297 del 1994, non può ricondursi ad esso l’affermata perdurante vigenza delle norme regolamentari richiamate, poiché la eventuale salvezza di norme non incluse nel testo unico(…) può concernere solo disposizioni legislative’”.
“Se la tesi del Governo fosse stata accolta – continua il senatore del Pd – la Corte avrebbe dovuto decidere con sentenza sulla costituzionalità di quella fonte primaria e non stabilire con ordinanza la propria incompetenza giacché si tratta di sole fonti secondarie”.
“Se iniziamo così, ricostruendo male le caratteristiche del nostro ordinamento interno, c’è poco da sperare nell’esito del ricorso giacché – conclude Ceccanti – Un Paese il cui Governo ricorre smentendo un’ordinanza importante della propria giurisprudenza costituzionale non può allo stesso tempo dire alla Corte di Strasburgo di rispettare la specificità del principio di laicità in Italia enucleato in altre sentenze della stessa Corte”.
Dr. Paolo Rodari, mi charisca il titolo del suo post:
“LA CEI DI BAGNASCO SI FA NEUTRALE E PROMUOVE IL DISARMO POLITICO”,
Il cardinale Bagnasco si fà pure NEUTRALE nella nostra Chiesa Cattolica Romana Apostolica e finalmente permette di applicare il Motu proprio Summorum Pontificum?
Sarà così volenteroso e solerte nel liberalizzare e proteggere moltissimi vescovi che si trovano di fatto in condizione COATTA di un piccolo gruppo di colleghi legati a poteri ESTERNI alla nostra Chiesa?
Potranno questi santi Vescovi e Sacerdoti celebrare liberamente e in santa pace le due forme dello stesso Rito Romano, che hanno ambedue la stessa dignità e come dice il Santo Padre Benedetto XVI si arricchiscono a vicenda?
Possiamo noi fedeli legati alla Tradizione bimillenaria che ci hanno tramandato i nostri padri, santificare le nostre anime e celebrare il Sacrificio di Cristo nella forma che ci è più consona?
PaoloD
Per PaoloD: le domande che lei pone sono serie. E di certo non è con un post che si risolve la cosa. Credo che davvero la Cei tutta assieme dovrebbe fare qualcosa per sollecitare appieno l’applicazione del Summorum Pontificum.
A me piacerebbe che la CEI si facesse carico di promuovere, nel medio-lungo periodo, una tempo di formazione e crescita per una nuova classe dirigente cattolica, che possa poi spendersi sul piano sociale, economico e politico.
In forme e modi ovviamente adatti al tempo che viviamo.
Questa mi pare una priorità maggiore di molte altre.
Come può lasciare indifferenti, visti anche gli appelli del Papa all’impegno diretto e motivato dei cristiani?