Chiesa Usa: cardinal Daniel DiNardo tiene il sermone alla “red mass” e non tradisce le attese
9 ottobre 2009 -
Il 60enne statunitense Daniel DiNardo, arcivescovo di Galveston-Houston, è stato creato cardinale direttamente da Benedetto XVI il 24 novembre 2007. Prima di lui, mai alla guida della diocesi texana era stato accordato il privilegio della berretta rossa. Segno della stima che il Papa nutre per il porporato. DiNardo, infatti, rappresenta un modello di pastore d’anime affine a quanto il Pontefice vuole dai vescovi della sua chiesa: un presule capace di catturare al cattolicesimo i lontani e coloro che la fede hanno smarrita per strada. Da quando c’è lui, a Galveston-Houston, il numero di cattolici praticanti è aumentato vertiginosamente, e la cosa non è indifferente a chi, come papa Ratzinger, ben comprende le dinamiche del mercato religioso americano. DiNardo è anche un presule che, in scia a molti suoi confratelli americani, difende strenuamente la voce della chiesa nell’agone pubblico. Certo, è il modello di laicità positiva americana ad avvantaggiarlo in questo esercizio. Ma è anche lui che non arretra quando in gioco vi sono princìpi e valori morali sui quali non retrocedere.
Un esempio DiNardo l’ha dato domenica scorsa nell’annuale appuntamento di Washington che prende il nome di red mass. E’ la messa cattolica che alcune delle porpore americane (berrette rosse, di qui “red mass”) celebrano per i giuristi del paese a mo’ d’inaugurazione dell’anno giudiziario. Domenica scorsa, nella cattedrale di San Matteo Apostolo, DiNardo ha tenuto un lungo sermone, parole pregne di significato anche perché pronunciate quattro giorni prima che la corte suprema aprisse il dibattimento nel caso Salazar v. Buono in merito alla legittimità costituzionale dell’esposizione della croce cattolica all’interno della Mojave National Reserve. DiNardo ha dato la linea di ciò che, per le gerarchie della chiesa, il lavoro di coloro che operano nel campo giudiziario non dovrebbe disattendere. Ad ascoltarlo, la crème del paese. Della corte suprema erano presenti Sonia Sotomayor, John Roberts Jr., Antonin Scalia, Anthony Kennedy, Samuel Alito (tutti cattolici) e Stephen Breyer (di religione ebraica). Con loro, assieme a tanti altri professionisti tra giudici e avvocati, il vice presidente Joe Biden, il segretario agli interni Ken Salazar, il segretario del dipartimento dei Trasporti Ray LaHood e il chairman del Comitato nazionale repubblicano Michael Steele.
Sarà che fuori la cattedrale c’erano diversi attivisti prolife a manifestare, sarà che i temi etici da sempre scaldano le passioni degli americani (oggi l’Osservatore Romano cita un sondaggio del Pew Forum secondo cui negli Usa diminuisce il numero di abortisti), fatto sta che DiNardo non ha tradito le attese chiedendo, come prima cosa, che i giudici e gli avvocati nel proprio lavoro tengano conto dei diritti di tutti i loro clienti, anche “di coloro che per colpa dell’aborto potrebbero non venire alla luce”. Sono questi “clienti senza voce” che il porporato ha chiesto vengano non dimenticati. E ancora, si è chiesto: “Come oserete ricevere la Comunione con il sangue dei bambini non nati nelle vostre mani?”.
Quindi il richiamo alla valorizzazione della fede e delle istanze dei credenti della vita pubblica. Un richiamo – l’altro ieri – in qualche modo fatto proprio dalla corte durante il dibattimento Salazar v. Buono. Il giudice Scalia è intervenuto in favore della croce californiana in quanto può rappresentare i caduti di tutte le religioni. La croce venne posta nel parco californiano nel 1934 a perenne memoria dei caduti della Prima guerra mondiale. Frank Buono, un soprintendente del parco, ne ha chiesta la rimozione perché lederebbe il primo emendamento della Costituzione, quello dedicato alla libertà di religione, di stampa e di parola. Gli avvocati di Salazar sostengono il contrario e, l’altro ieri, l’ha sostenuto pure Scalia. E’ ancora presto per dire come andrà a finire: ma è negli Usa più che altrove che le istanze della chiesa rischiano di non restare inascoltate.
Pubblicato sul Foglio venerdì 9 ottobre 2009
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The Mass is called THE RED MASS because it is the Mass of the Holy Spirit [=red vestments] invoking Divine Assistance at the start of the legal term/year.
Curioso che il Cardinale non ha detto la frase conclusiva citata: ““Come oserete ricevere la Comunione con il sangue dei bambini non nati nelle vostre mani?”” Io non riesco a trovare una simile frase nei resoconti sulla stampa USA. Vedi, per esempio: http://blogs.wsj.com/washwire/red-mass-homily/
Mi sorprende perché il Rodari è normalmente molto affidabile.