I media del dopo Boffo: tre direttori e la linea di sempre

Roma. A leggere Avvenire di ieri si capisce come il triplice addio di Dino Boffo – al quotidiano della Conferenza episcopale italiana che ha diretto per quindici anni, a Sat 2000 e a Radio InBlu – sia più che altro un arretramento di posizione e non una vera e propria ritirata. Lo si evince dalle parole usate ieri da Boffo per titolare, sulla prima pagina del giornale diretto ad interim da Marco Tarquinio, la lettera con la quale ha rassegnato le dimissioni nelle mani di Bagnasco: “Resto idealmente e moralmente dove sono sempre stato”. “Resto”, ha dunque detto Boffo. E scoprire quale sia il luogo in cui egli ha deciso di “restare” non è cosa difficile. Dino Boffo mantiene gli incarichi già precedentemente ricoperti nel comitato del progetto culturale della Cei presieduto dal cardinale Camillo Ruini e nell’Istituto Toniolo che amministra l’Università Cattolica. E la cosa non è da poco. Ruini, infatti, il porporato che per venti anni ha governato con rigore l’episcopato italiano, non è di Boffo che vuole fare a meno. Del resto, l’aveva fatto capire qualche giorno fa in un’intervista rilasciata al Corriere: “Sono io – ha spiegato il porporato – il primo responsabile della nomina di Boffo ad Avvenire e della cosa di certo non mi pento”.
Dino Boffo, dunque, il “Direttore Galantuomo” come l’hanno definito ieri i suoi ex redattori, continuerà a lavorare a stretto contatto con Ruini. I due non avranno poco da fare. Un progetto culturale importante come è quello della Cei, infatti, non può riuscire senza il supporto di un’adeguata azione informativa e comunicativa. E indispensabili allo scopo restano ancora i tre media diretti fino all’altro ieri da Boffo. Tre media che, come è nella logica delle cose, Bagnasco cercherà di affidare a tre persone (perché di questo si tratta: tre direttori per le tre testate lasciate libere da Boffo) in grado di non sperperare quanto di buono è stato costruito in questi anni. Tre persone gradite al cardinale segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone, senz’altro, ma anche tre uomini che della linea di Ruini messa in pagina da Boffo siano capaci interpreti. Sui tre media, insomma, è la continuità col passato che Bagnasco va cercando.
La nomina dei tre dovrebbe avvenire a breve. Formalmente la decisione spetta al consiglio d’amministrazione di “Avvenire-Nuova Editoriale Italiana”, e cioè al suo presidente, monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano. Ma poi la cosa deve essere accettata dall’editore, ovvero dai responsabili della Conferenza episcopale italiana. Sui tempi la riservatezza è massima. Anche se la data più certa sembra essere il 21 settembre. O comunque i giorni immediatamente successivi al 21, giorni di lavoro per i trenta presuli riuniti in quello che sostanzialmente è l’organo direttivo della Cei. C’è anche chi ipotizza un’accelerazione che porti la nomina a essere annunciata già settimana prossima, ma dopo le pesanti lacerazioni che il “caso Boffo” ha aperto nell’episcopato del paese, sembra da escludere una decisione che non avvenga successivamente a un confronto tra Bagnasco, il segretario della Cei Mariano Crociata e i trenta presuli convocati al consiglio. La nomina più importante è ovviamente quella del direttore di Avvenire. In questi giorni sono uscite sui media parecchie ipotesi ma al momento il nome più accreditato è quello di Mimmo Delle Foglie. Portavoce di Scienza & Vita, coordinatore del Family Day, ex vicedirettore di Avvenire, ha dalla sua un legame di fiducia fortissimo con Ruini. Insomma, per la Cei e per il lavoro che il quotidiano dei vescovi ha svolto finora, sarebbe una garanzia di continuità assoluta.

Tratto da: Il Foglio


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  1. Francesco ha scritto il 5 settembre 2009 alle 4:43 pm:

    Ora basta, basta, basta con questa storia di Boffo e Feltri! Ormai è andata così. Mettiamoci una pietra sopra. O si tirano fuori i documenti per confutare le illazioni oppure finiamola qui.


  2. m ha scritto il 5 settembre 2009 alle 6:24 pm:

    L’intera vicenda ha creato grande sconcerto: la gente ricattabile non può occupare posti di grande visibilità o di responsabilità.

    E più se ne parla, di questa squallida storia, più sconcerto si crea!

    Sarebbe opportuno che il mondo cattolico fosse rappresentato nella politica e nelle varie istituzioni da persone perbene che agiscano e sbaglino nell’onestà morale, intellettuale e materiale.

    E’ bene che la gente sporcacciona rappresenti solo se stessa e che non sia difesa da nessuno.


  3. Dante ha scritto il 6 settembre 2009 alle 7:18 pm:

    Il sostantivo aggettivato “galantuomo” i redattori di Avvenire se lo potevano risparmiare, almeno fino a quando non si saranno chiarite tutte le ombre dell’affaire di Terni. Solidarietà umana a Boffo per il resto, faccenda gestita male dall’interessato e peggio dai vertici della Cei: la chiesa italiana ne esce fortemente indebolita.


  4. rossoporpora ha scritto il 7 settembre 2009 alle 2:44 pm:

    Per “confutare le illazioni” che tali non sono (visto l’esistenza di un decreto penale) chi poteva “tirar fuori i documenti” (cioè il diretto interessato o la magistratura) non lo ha fatto dando luogo a sempre maggiori illazioni. Manco che il “caso Boffo” sia Ustica o la Strage di Bologna è calato il segreto di stato! Mi auguro solo che eventuali ( e speriamo non ce ne siano) situazioni analoghe vengano gestite meglio e con una rapida caduta nell’oblio dei diretti interessati fatti salvi tutti i diritti di eventuali vittime. Della poveretta di Terni nessuno ha preso le difese!


  5. Marta Romano ha scritto il 8 settembre 2009 alle 4:30 pm:

    La battaglia è finita: vinti, vincitori e feriti…

    E’ finita: Boffo si è dimesso. Sembra la fine di una battaglia, e ora non resta che contare vinti, vincitori e feriti.
    Il vincitore sembra Feltri, ma non lo è. Lui è il primo vinto. Ha mostrato agli Italiani il suo modo di fare giornalismo, basato sull’accusa di direttori di altri giornali. E’ vergognoso.
    Il presunto vinto dovrebbe essere Boffo. Lui in realtà è un vincitore, perché si è difeso con la parola, da vero cristiano, senza cadere nella trappola di Feltri, senza attacchi violenti e offensivi.
    Ma il ferito più grave sapete chi è? L’informazione pubblica, che esce con le ossa rotte da questo scontro ad armi impari, che ha subito una perdita importante con le dimissioni di Boffo, che però vanno accettate e comprese.
    Io, da cittadina italiana, lettrice di giornali, e da cattolica, sento il dovere di esprimere verso Boffo piena solidarietà.
    Marta Romano


  6. Ventroni Mattia ha scritto il 8 settembre 2009 alle 7:37 pm:

    Siamo arrivati all’epilogo o meglio alla fine della prima fase di questa guerra. Io credo che la vicenda continuerà ad essere oggetto di qualche editoriale. O di altre prime pagine. Feltri, ha ottenuto una prima vittoria, con le dimissioni del Dott. Boffo, una vittoria “editoriale” non morale. Il vero vinto è Feltri. Una campagna intimidatoria ricca di falsità. Un’azione studiata a tavolino, che potrebbe fare benissimo da sfondo ad una sorta di romanzo giallo moderno, Ma questa è la realtà. Esiste davvero un direttore di un giornale, che grazie ad un coaecervo di menzogne e interpretazioni errate consapevolmente, riescono a far dimettere un “avversario” . Io sostengo che Boffo sia stato usato solo per attaccare la Chiesa. Non importa chi viene attaccato l’importante è che sia qualcosa che riguardi l’ambiente ecclesiastico. Piena solidarietà ad un uomo, un cattolico vero. Un grande risorsa per tutti noi. Mattia Ventroni


  7. Samantha Pinna ha scritto il 9 settembre 2009 alle 12:05 am:

    Vorrei invitare tutti a leggere l’interessantissima intervista dell’Onorevole Pier Ferdinando Casini su http://www.facebook.com/home.php?#/note.php?note_id=134736056329&ref=mf . Credo che il leader dell’UDC non potesse usare parole migliori per parlare dell’attuale situazione. E’ vero che altri rappresentanti politici hanno fatto le proprie riflessioni, approfittando di questa vicenda per criticare per l’ennesima volta Berlusconi sperando di ottenere qualche voto (secondo me ancora senza successo), ma trovo che nessuno di loro possa davvero permettersi di criticare il Premier e il governo in quanto quelle stesse persone hanno sempre beneficiato di quell’omologazione dell’informazione che oggi tanto si critica (non è certamente un mistero che un buon numero di quotidiani sia di sinistra). Questo fa comprendere che ai cattolici politicamente non rimane altro che volgere il proprio sguardo al centro, in quanto i rappresentanti dei due maggiori partiti italiani o in un modo o in un altro non difendono,come a volte fanno credere, quei valori cristiani per noi così tanto importanti. Continui così Presidente Casini… per fortuna c’è ancora qualcuno in Italia che non si vergogna di fare politica in modo serio difendendo la cristianità!


  8. rossoporpora ha scritto il 9 settembre 2009 alle 9:04 am:

    Torno a ripetere che definire “coaecervo di menzogne e interpretazioni errate” un decreto penale mi sembra voler chiudere gli occhi di fronte alla realtà. Il caso è stato gestito male prima, durante e dopo.
    Se ritenesse di aver ragione, Boffo dovrebbe querelare Feltri. Così facendo però Feltri avrebbe accesso alle carte di Terni…