Dino Boffo, il direttore di talento che cammina piano e va lontano

Dino Boffo (da Asolo, provincia di Treviso), 57 anni, è un direttore capace. Guida da quindici anni Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, riuscendo a navigare con scioltezza nelle intemperie che periodicamente accompagnano la vita della Chiesa. Del resto, da buon figlio di camionista, ha imparato bene che è la velocità regolare e poco sostenuta, piuttosto che gli allunghi improvvisi, che alla lunga fa la differenza.
Vicinissimo al cardinal Camillo Ruini fin da prima che questi presiedette la Cei (anche se, a onor del vero, anche Boffo è stato capace di fare molto per il porporato di Sassuolo), è diventato negli ultimi mesi un confidente fidato e importante del nuovo presidente dei vescovi italiani, il cardinale Angelo Bagnasco. Non c’è uscita di Bagnasco, non c’è discorso o dichiarazione del numero uno dei presuli del nostro Paese, che non venga in qualche modo anticipata, confrontata, e discussa con Boffo.
Navigare le intemperie della Chiesa senza farsi da queste travolgere è difficile ma non impossibile. Molto più pericoloso, invece, è tenere il timone dritto quando le onde sbattono direttamente contro la propria persona. È quanto sta accadendo in queste ore. Boffo, ieri mattina, ha letto con immenso stupore l’uscita del Giornale diretto da Vittorio Feltri che riportava la condanna con sentenza definitiva comminatagli con patteggiamento a una ammenda per molestie. Addolorato e incredulo, Boffo, dopo un’iniziale incertezza sul da farsi, ha presto deciso una difesa decisa, in perfetto stile ecclesiale: negare tutto e poi lasciare che sia il silenzio a parlare. Dalla sua parte, ovviamente, la Chiesa, a cominciare da uno stringato comunicato della conferenza episcopale italiana: «In merito alle accuse sollevate oggi da un quotidiano, si intende confermare piena fiducia al dott. Dino Boffo, direttore di Avvenire, giornale da lui guidato con indiscussa capacità professionale, equilibrio e prudenza». Significative anche le parole del Comitato di Redazione di Avvenire che bolla l’attacco del Giornale come «plateale e ripugnante».
Occorre dirlo subìto. Se Boffo riuscirà – come pare – a uscire indenne da questo attacco, significa che coloro che, anni addietro, hanno visto in lui capacità manageriali fuori dal comune non hanno sbagliato. Tutto iniziò in Azione Cattolica. Boffo, neo laureato in lettere classiche, dal ’77 all’80 diventa segretario generale dell’Azione cattolica. Qui coltiva i rapporti con le gerarchie della Chiesa italiana anche nelle vesti di dirigente dei settimanali cattolici e, in particolare, si lega alla linea proposta in Cei dal cardinale Camillo Ruini. Ne segue le parabole e le evoluzioni. Il congresso ecclesiale di Loreto, soprattutto, e quindi la svolta circa la presenza dei cattolici in politica. Non più la rappresentanza in un unico partito, ma la presenza a destra come a sinistra, per essere sempre visibili e incisivi.
La svolta, questa grande svolta tutt’ora viva, si riflette quotidianamente ancora oggi sulle pagine di Avvenire e, per certi versi, anche negli altri organi d’informazione affidati dalla Chiesa a Boffo: oltre che direttore di Avvenire, infatti, Boffo è direttore e responsabile dei servizi giornalistici di Sat2000, Radio inBlu e Telelazio, un network radio-televisivo via satellite da lui creato per i cattolici italiani nel mondo, nonché membro del comitato permanente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, che detta le linee guida delle Università Cattolica del Sacro Cuore.
Il peso di Boffo, grazie anche a Ruini, non è secondario anche in Vaticano, ovvero lì dove non sempre le posizioni prese dai vescovi italiani vengono condivise e accettate da tutti. In particolare, oltre il Tevere, la politica dell’attacco a testa bassa contro il Governo portata avanti in questi mesi da alcuni presuli italiani non era completamente condivisa e, anzi, la mano tesa che ieri sera il cardinale Tarcisio Bertone avrebbe voluto offrire al premier ne era un segnale preciso. Poi, Vittorio Feltri, ha fatto quello che ha fatto. E Bertone, tramite uno stringato comunicato della Sala Stampa della Santa Sede in cui annunciava che Berlusconi non sarebbe stato presente a L’Aquila, manifestava di fatto la sua piena solidarietà al direttore di Avvenire. Un’uscita, quella di Bertone, apprezzata da Boffo e che, insieme, portava (e porta) il Governo italiano – in particolare Berlusconi -, a una distanza dal Vaticano grandissima, un solco che ventiquattro ore fa (complice anche l’intervista di Bertone sull’Osservatore Romano) non era nemmeno ipotizzabile. È vero: Berlusconi si è poi dissociato dal Giornale. Ma il solco che lo divide dal Vaticano, è oggi (e per la prima vola da quando è premier) enorme.

Tratto da:

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  1. Vivien ha scritto il 29 agosto 2009 alle 9:13 am:

    E’ chiaro che fra giornalisti ci si difende, ma difendere l’indifendibile ce ne vuole, quando ci sono carte processuali e un patteggiamento che parlano chiari ed è ormai da anni che se ne parla di questa storia e delle presunte tendenze dell’esimio direttore. Si faccia un giro in Veneto e specialmente a Treviso e poi si renderà conto. Ma è strano che quando il diritto alla privacy riguarda il Cavaliere tutti affermano che non esiste diritto, quando invece ci si riferisce a direttori di giornali, allora la privacy è sacra. Bel modo di intendere la vita, anche da parte di certi prelati e da una certa stampa… di sinistra, compreso Avvenire. Distinti saluti


  2. Agostino ha scritto il 29 agosto 2009 alle 9:56 am:

    Come fanno a non capire i cattolici italiani che ora tocca a loro? Delle tre grandi culture che hanno costruito l’identità italiana due sono state spazzate via: la cultura “mazziniana” liberale e repubblicana (per intenderci, Spadolini) e la cultura socialista e popolare. Ora a chi tocca? Il mondo cattolico si è illuso di essere alleato con la Videocrazia, ma la Videocrazia è un potere giovane, intollerante che non ha bisogno di amici ma vuole solo sottoposti (e state ben attenti, la Videocrazia ormai prescinde da Berlusconi). Ora tocca a noi, e l’appoggio dato a Berlusconi da semplici fedeli e gerarchie apparirà per quello che è: un abbraccio mortale! Altro che eutanausia o coppie di fatto, non sapete quello che ci aspetta! Ora tocca a noi, e non si fermeranno (certo, la chiesa vincerà per la forza della sua fede, ma la prova sarà durissima e molti saranno quelli che si perderanno).


  3. anonimo ha scritto il 29 agosto 2009 alle 3:31 pm:

    agostino,interessante quello che dici,ma spiegati meglio e approfondisci,dicci tutto cioè……..
    ciao e grazie luca.


  4. raffaele savigni ha scritto il 29 agosto 2009 alle 3:45 pm:

    Non mi risiulta che “Avvenire” sia mai stato “di sinistra”.O forse basta criticare anchje timidamente il Cavaliere per diventarlo? Condivido in parte l’osservazione di Agostino:guardiamoci dalla videocrazia ed andiamo alla sostanza dei problemi (che sono quelli dell’eutanasia, degli immigrati, della crisi economica, della partecipazione dei cittadini alla vita politica DA PROTAGONISTI e non da sudditi o consumatori). L’era del sultano di Arcore finirà: dobbiamo preparacui ad una nuova stagione.


  5. Paolo Rodari ha scritto il 29 agosto 2009 alle 3:50 pm:

    PEr Vivien: pr me la privacy di Berlusocni è sacra come quella di tutti. Io comnque non ho difeso nessuno. Ho soltanto fatto il profilo di una persona che resta un grande direttore


  6. Gianfranco ha scritto il 29 agosto 2009 alle 3:51 pm:

    non ho capito se Boffo ha negato o …? poiché i fatti sono innegabili al suo posto avrei ribattuto: “se ho sbagliato una volta non posso più parlare?” i cattolici dovrebbero avere un approccio diverso ai problemi.
    p. s. non mi pare esista il segretario generale dell’AC bensì il Presidente: Boffo negli anni ’70-’80 si oppose alla linea Monticone ma ne uscì sempre sconfitto come nel 1984 quando finì in netta minoranza rispetto a Monticone (o Cananzi?)


  7. Fiorellino Blu ha scritto il 29 agosto 2009 alle 3:52 pm:

    Le dissociazioni del premier dal contenuto delle “rivelazioni” del “Giornale” sono ridicole e risibili, come lo furono quelle successive alla pubblicazione su “Libero” da parte dello stesso Feltri alcuni mesi fa di una foto discinta di molti anni fa della moglie del premier. Un direttore di giornale non colpisce cosí in alto senza il permesso dell’editore. Se le dissociazioni di Berlusconi sono veritiere, allora faccia licenziare Feltri, e le sue parole saranno credibili. Ma non accadrà. Evidentemente il messaggio indirizzato ai vescovi è il seguente:”Chi tocca i fili muore”, cioè non cercate di danneggiarmi altrimenti tireró fuori i vostri scheletri dagli armadi.


  8. Paolo Rodari ha scritto il 29 agosto 2009 alle 3:55 pm:

    Per Fiorellino Blu: ottima analisi


  9. Francesco73 ha scritto il 29 agosto 2009 alle 4:32 pm:

    Mi spiace molto per Boffo.
    Ma siamo in un tempo difficile, dove non si fanno prigionieri.
    Un Paese la cui stampa da mesi si è di fatto trasferita nella stanza da letto del suo premier non avrà d’ora innanzi alcuna remora ad assistere al fango messo nel ventilatore, su chiunque.
    Meglio ancora, con più gusto, sui cattolici, laici o consacrati che siano.
    Nel piccolo comune marchigiano dove trascorro qualche giorno di vacanza, oggi alle 11.00 il Giornale era finito in tutte e tre le edicole.
    Occorre attrezzarsi, amici miei.
    E stare attenti.


  10. marco ha scritto il 29 agosto 2009 alle 4:44 pm:

    non capisco se le notizie di Feltri sono verosimili o false. La gerarchia ecclessiastica paga l’ abbraccio mortale con Berlusconi. Poi penso che alla segreteria di stato vi sia un cardinale incompetente. troppi errori di valutazioni in questi 3 anni.


  11. Elia ha scritto il 29 agosto 2009 alle 5:26 pm:

    Condivido pienamente l’analisi di Fiorello Blu: Feltri rappresenta l’avanguardia di una certa destra che, giunti dove siamo giunti, non risparmierà nulla alla Chiesa a meno che questa non faccia retromarcia su alcuni giudizi espressi nei confronti di Berlusconi e dia qualche garanzia di una futura “collaborazione” con il governo.
    Ma oramai. come ha detto raffaele l’era di Berlusconi sta finendo: non credo che la Chiesa farà alcuna retromarcia (cosa che condividerei) ma, questa faccenda di Boffo, dovrebbe far riflettere la Curia Vaticana su chi puntare in futuro, ovvero persone sulla cui morigeratezza non vi sia alcun ombra di dubbio.


  12. Luca ha scritto il 29 agosto 2009 alle 8:28 pm:

    Al di là delle solite savignate di chi ancora crede che gente come Prodi rappresenti un modello (forse non sanno che Prodi all’estero veniva abbondantemente preso in giro, anche se non platealmente) e ciarla di Forze Oscure della Destra in Agguato, nessuno dice qual è il vero problema di questa vicenda: i preti sono bravissimi a mettere le persone sbagliate nel posto giuso. Il fatto che Boffo fosse “intellettualmente” vicino a cardinali vari, non cambia di una virgola il fatto che la sua condotta “privata” non lo rendeva degno di tanta importanza. Se invece sta bene dove sta, allora non ha senso nemmeno criticare Berlusconi per la sua vita privata. Sarebbe ora che la Chiesa italiana la smettesse coi detriti della cosiddetta Azione Cattolica e cercasse altrove laici veramente degni, anziché coltivare opportunisti e mediocri, come del resto avviene in troppi ambienti clericali (vedi certe università pontificie, certe congregazioni religiose, ecc.). Invece di mortificare i talenti, li promuovano, si aprano allo Spirito Santo, non allo spirito del tempo. E la finiscano con la “sindrome della pecorella smarrita” che li porta a giustificare l’ingiustificabile.
    Vi ricordate delle critiche contro i politici divorziati e risposati che dicevano di difendere la famiglia? Non è che poi la posizione di Boffo sia diversa, anzi…
    Comunque, grazie a Rodari per questo articolo e auguri per il suo nuovo lavoro al Foglio.


  13. massimo ha scritto il 29 agosto 2009 alle 9:22 pm:

    sono disgustato dalla classe giornalistica che ci foraggia,anzitutto da reppubblica che ha iniziato da tantissimo tempo e ha formato largamente la formazione delle opinioni e degli stili,loro i vecchi baurattinai e i cattivi maestri del suo ghota i reponsabili di questa deriva etica,ricordo lucidamnete (forse la mattina del 10 febbraio?)quando il riformista è uscito con il titolo: deriva etica.
    IL RELATIVISMO E IL NICHILISMO LOGORA CHI LO PRODUCE E LO SVILUPPA,le prime vittime dei cattivi maestri saranno i loro figli.
    concordo pienamente con i post di fiorellino a cui applaudo di raffaele savigni e di francesco73.
    A PAOLO RODARI: tantissimi auguri,
    ti seguirò,già comperavo il foglio che ritengo un ottimo giornale.
    hai ragione io ti leggo sempre pur postando pochissimo,e con me ti leggono altre persone con cui discuto e parlo,carissimo Paolo nel panorama del giornalismo di oggi,che mi fà parecchio schifo, tu sei tra i migliori.
    grazie del buon lavoro,dei contenuti,delle rifelssioni sopratutto del dono del buon uso dell’intelligenza unita all’etica professionale,che ci hai dato.
    pur non essendo un fan di Boffo vorrei fargli sapere che mi dispiace,che lo stimo molto e che lo difendo.sei un grande giornalista,un uomo buono,un ottimo direttore.
    ciao a tutti massimo


  14. Dante ha scritto il 29 agosto 2009 alle 10:21 pm:

    A mio avviso la questione è molto semplice: se i fatti riferiti dal Giornale sono falsi Boffo avrebbe dovuto querelare Feltri per diffamazione a mezzo stampa già nella giornata di ieri. Non mi risulta che la cosa sia avvenuta, d’altra parte nè l’interessato (Boffo) nè Bagnasco sono entrati nel merito delle affermazioni di Feltri ma si sono limitati a generiche rampogne circa la “gravità” dell’attacco.
    Ora, è del tutto evidente che questa faccenda è di grave scandalo alla fede dei semplici.
    E d’altra parte, al di là della “ripicca” di Feltri, avere come direttore del quotidiano dei cattolici italiani un soggetto (se le affermazioni di Feltri, come pare, son vere) “noto omosessule attenzionato alla Polizia di Stato per molestie”, non è cosa di cui andar fieri, per questo la presa di posizione di Bagnasco mi pare quantomeno incauta.


  15. luigi culmone ha scritto il 30 agosto 2009 alle 9:08 am:

    boffo e’ un grande giornalista e ha fatto di avvenire uno splendido giornale ma in chi ha un ruolo pubblico cosi’ rilevante non ci puoì essere separazione tra vita pubblica e privata …se i fatti riportati dal giornale sono veri Boffo ne deve trarre le conclusioni …povero Papa …preghiamo per Sua Santita’ , per la Chiesa …e per Boffo


  16. Lele ha scritto il 30 agosto 2009 alle 11:21 am:

    Che uomo è Feltri…quando c’è da difendere Silvio. In circostanze simili andò a pescare nel passato del suo DATORE DI LAVORO! Ma nel suo passato quando peschera?.


  17. Vincenzo Raffaelli ha scritto il 30 agosto 2009 alle 12:10 pm:

    La questione mi sembra molto semplice:
    L’articolo di Feltri è una minaccia per chi mette in dubbio la moralità del premier;siccome dovrebbe essere un articolo in soccorso di Berlusconi non credo che Berlusconi fosse non informato e quindi la sua dissociazione è ridicola.
    Come cattolico non posso credere che la CEI sia così disinvolta e superficiale da affidare la sua testata giornalistica ad una persona ,Boffo,con tali trascorsi e con tale vita privata come risulterebbe dall’accusa di Feltri;mi aspetto pertanto che il Cardinale Bagnasco ,magari con l’aiuto di Camillo Ruini, facciano sì che Boffo si attrezzi per documentare anche per vie legali che il fatto non sussiste


  18. guglielmo ha scritto il 30 agosto 2009 alle 2:47 pm:

    mi sembra che piano piano anche la destra stia voltando le spalle alla Chiesa,e di questo poco ce ne deve importare,quando sono debole è allora che sono forte!!!!
    rammentate..?


  19. dariob ha scritto il 31 agosto 2009 alle 7:47 pm:

    Le cose stanno così: la montatura contro Berlusconi è soltanto una montatura della stampa a cui Avvenire ha dato sostegno.
    In fatto e in diritto non esiste alcuna denuncia contro Berlusconi per quanto è stato scritto, né iscrizioni sul libro degli indagati. E si sa che la magistratura non è per nulla tenera con Berlusconi.
    Per Boffo c’è una sentenza passata in giudicato.
    Ma non è questo che mi interessa. Ciò che è rilevante e scandaloso è l’attacco alla Resistenza Italiana praticata a fasi alterne da Avvenire e l’ampio spazio dato a commenti favorevoli a “Pasque di sangue” di Ariel Toaff, fatti che neppure la Chiesa ha mai considerati veri, anche se non era tenera con gli Ebrei.
    Vedo e prevedo: fra non molto, calmate le acque, Boffo se ne andrà, con dimissioni volontarie.
    E’ già arrivato un segnale dal Vaticano, segnale che è un Befehl.
    Resta ciò che la Chiesa dovrà ricucire e non sarà facile.
    Saluti
    Dariob


  20. Saverio ha scritto il 1 settembre 2009 alle 4:36 pm:

    L’analisi di Dario è molto lucida. Le abitudini ed i gusti di Boffo sono noti a tanti e da tanti anni, ma nessuno è tenuto ad entrare in casa Boffo e giudicare. Tuttavia in una fase in cui l’Italia ama sbirciare in casa di tutti, premier in primis, e additandolo ma anche invidiandolo (non si spiegherebbe il successo dei reality più pruriginosi che il popolo del pd conosce a meladito… o mi dite che cambiano canale?), fa specie che il direttore di un giornale presunto cattolico possa permettersi di sferrare attacchi diretti e la stessa cosa non possa essere fatta nei suoi confronti in forza di un diritto di cronaca quanto più legittimo, e senza accuse strampalate bensì riportando la notizia di una sentenza passsata in giudicato.
    Certamente, in maniera strumentale…ma scusate i giornali non sono strumentali per definizione? L’ipocrisia ed il doppiopesismo in questo caso sono piuttosto evidenti, e se ne è accorto anche un esponente del PD come Mario Adinolfi. Cerchiamo allora di leggere tutto in maniera più funzionale, piuttosto che appellarci ad una superficiale ed insulsa libertà di stampa. La libertà c’è, il fatto è che alcune “culture” la garantiscono più di altre.


  21. Centro Studi Teologici ha scritto il 5 settembre 2009 alle 2:27 am:

    EDITORIALE
    di + Giovanni Climaco Mapelli
    Arcivescovo

    I DUE DINO

    LA CHIESA DELLA SOLIDARIETA’ E LA CHIESA DELL’INDIFFERENZA E DEL SILENZIO
    Dino Boffo riceve la solidarietà di tutta la CEI e del Vaticano al completo, l’altro Dino, il gay accoltellato a Roma, solo indifferenza e silenzio

    Una breve riflessione mi ha suscitato tutto il baillame accaduto in questi giorni di fine vacanze in Italia intorno al cosiddetto “caso Boffo”:
    il Direttore di Avvenire, il quotidiano dei Vescovi italiani, si è dimesso dopo le accuse mossegli dal Giornale di Feltri (di proprietà casa Berlusconi) di essere un omosessuale, che nel 2002 aveva molestato pesantemente la moglie di un uomo col quale lui intratteneva una relazione omofila e di essere stato per ciò stesso condannato dal Tribunale di Terni .
    Ebbene, più di tutto il can can mediatico e politico che si è sollevato, con prese di posizione altisonanti, da politica di bettola italiana come di fatto è da tempo, mi ha colpito l’attestato unanime di tutta la Chiesa cattolica romana ai suoi vertici verso un gay tra l’altro processato per un reato di carattere passionale collegato ad una relazione omosessuale o omofila.
    Non può non balzare anche all’occhio del più distratto tra gli spettatori di questa kermesse della solidarietà cattolica una totale disparità di trattamento, un assoluto diverso e ingiusto modo di trattare le persone da parte dei Vescovi e Cardinali.
    Da una parte le solidarietà si sprecavano per Boffo, dall’altra nessuna parola, neanche una, neanche la più timida e semplice per i gay che in questi giorni stessi sono stati presi di mira da una escalation di omofobia e di violenza inaudita.
    A Roma un altro Dino, che non si chiamava Boffo, è stato aggredito e accoltellato e giaceva da giorni in un ospedale della capitale, quasi in fin di vita.
    Era un ragazzo gay che ha pagato un gesto di affetto, un bacio o un abbraccio, al suo compagno, con una coltellata in pancia, perchè non doveva esprimere in pubblico quell’amore, quel suo sentimento di amicizia e amore ad un altro ragazzo, ad un altro uomo.
    Era per difendere la purezza e illibatezza dei sentimenti di due ragazzini quattordicenni presenti alla scena di affetto tra gay, che quell’energumeno gli ha sferrato in pancia la lama di un coltello, dicendo poi di essere stato provocato.
    Oggi leggiamo però di minorenni che in gruppo, o in branco stuprano una ragazzina di sedici anni: le due cose sembrano distanti in realtà hanno qualche collegamento.
    I paladini dell’omofobia, dell’odio verso il gay perchè ama “diversamente”, sono gli stessi che disprezzano la donna, la sua dignità femminile, fino al punto da violentarla in tanti, a turno.
    E’ l’idea maschilista della società e dei rapporti umani: l’altro viene usato e abusato,l’altro non ha una dignità propria, è solo un oggetto che deve soddisfare i miei desideri o le mie pulsioni.
    Nel caso del gay è una persona indegna di vivere, perchè disorienta la mia pulsione eterosessuale di maschio pronto a dominare e a violentare e mette in crisi la mia idea di virilità, dall’altra la donna è l’oggetto da sfruttare e da dominare poichè è lei che suscita gli impulsi che non so dominare, ed è lei che deve pagare per ciò che mi provoca dentro.
    La donna che non si concede, colpevole di provocare le mie pulsioni, è la donna che merita di essere stuprata, poichè è solo col possesso e il soddisfacimento brutale dei miei istinti che io metto a tacere la debolezza che lei stessa mi fa’ provare quando sento il bisogno del suo corpo.
    E’ chiaro che non vi è educazione sentimentale e sessuale qui.
    A qualcuno poi forse potrà sembrare strano o addirittura sconvolgente, ma questo modo di pensare è il modo stesso di una cultura e di una teologia cattolica arcaica.
    Quella che metteva nella pulsione sessuale stessa un’idea originaria di male, una specie di peccato originale,e che poi trovava nella sublimazione della castità il bene supremo: è ovvio che una tale soluzione del problema sessuale non trovava molti adepti e che di fronte a pochi asceti, lunga era anche nella Chiesa la scia di coloro che vivevano nel compromesso.
    Ora, l’idea del sesso come demone da dominare ha prodotto menti giovanili demoniache,poichè di fatto del sesso non conoscono nulla (e non devono conoscere nulla! questo era l’imperativo moralista), e soprattutto non hanno neppure un’idea relazionale e interpersonale della sessualità, come scelta e libertà della persona, abituati come sono da famiglie e genitori sostanzialmente arcaicamente cattolici quand’anche nemmeno più praticanti, a trattare il sesso con disprezzo o sotto l’interdetto del silenzio (il classico tabù ) e come mero impulso: lo stesso impianto arcaico della dottrina sessuale della Chiesa cattolica romana mai del tutto venuto meno.
    E’ per questo che dilagano questi delinquentelli del sesso e dello stupro, poichè a fronte di una dottrina sessuale oppressiva, sono cadute tutte le remore e tutti i divieti antichi, e non si è costituita un’idea e una cultura nuova della sessualità a partire dalla positività della sessualità stessa e del valore della persona che la esprime.
    Si è caduti, nell’assenza di ogni riferimento valoriale, in un mero gioco animale, e si è passati all’istintualità fine a se stessa.
    La televisione e i media con le loro associazioni tra sesso droga e violenza (che sono gli ingredienti orma soliti di ogni fiction ) hanno fatto il resto.
    Oggi scindere il sesso dalla violenza e dall’abuso è ben difficile.
    Tornando – dopo questa digressione sui giovani e il sesso – al ragazzo gay accoltellato a Roma, dobbiamo dire che proprio i gay subiscono doppiamente questa cultura del peccato e della violenza, cioè sono attaccati quasi quotidianamente dalle gerarchie cattoliche perchè ritenuti colpevoli di introdurre un vulnus e un disordine in quella sessualità santa e giusta della famiglia, quella dell’uomo e della donna, (non fa’ nulla se anch’essa inficiata dalla violenza domestica e dal sopruso) e dall’altra vengono aggrediti da quella cultura generazionale giovanile omofoba che vede nel gay il debole e un affronto al proprio sessismo, che va soppresso.
    Omofobia sociale giovanile e condanna della Chiesa vanno di pari passo.
    Sesso unito a violenza sono gli ingredienti stessi anche della dottrina cattolica sulla sessualità, infatti i religiosi e i preti fanno una violenza su se stessi per dominare gli impulsi del sesso (quelli impersonali, in una visione del sesso impersonale e a-personale) mentre gli altri, i giovani non religiosi, non li dominano affatto e anzi li rovesciano violentente sui corpi delle loro vittime.
    Sulla donna con lo stupro e sul gay o la lesbica con le botte.
    Di fatto però è lo stesso impianto strutturale e la stessa visione del sesso che determina l’una e l’altra cosa.
    E il silenzio del cardinal Bagnasco e dei Vescovi, come del Vaticano, di Bertone o del Papa stesso, di fronte ai gay pestati e accoltellati, è il silenzio di coloro che -mentre a Boffo ignaro gay cattolico della moralità e della trasparenza si profondono in solidarietà di maniera più o meno sentite – ai gay che invece stanno nelle strade omofobe di Roma, incarnatori della sessualità non dominata, e colpevoli di essere il corpo stesso del desiderio loro inconscio mai sopito, non degna neanche una parola, neppure quando rischiano di morire o muoiono uccisi, perchè sono l’emblema stesso incarnato del peccato.
    Accadde così anche per gli Ebrei quando morivano deportati e uccisi dai nazisti: era l’antisemitismo arcaico e la percezione dell’ebreo come peccatore irriducibile (che rifiutava la salvezza di Cristo ) come il gay che non si pente oggi, che paralizzava la condanna del Vaticano e della Chiesa dell’antisemitismo stesso di allora, come dell’omofobia oggi!
    DINO BOFFO E DINO di ROMA NON SONO DUE PERSONE UGUALI PER LA CHIESA CATTOLICA ROMANA: UNO E’ DEGNO DI QUALCHE COSA, L’ALTRO NO!