Il cantautore convertito e la gente che corre ad ascoltare quattro preti
ago 26, 2009 IL RIFORMISTA (OLD)
Rimini. Come sia possibile non lo si può spiegare. Eppure a fine agosto, con un caldo che manco in Africa, i padiglioni tutto cemento armato e finestroni di vetro della Fiera di Rimini sono non pieni, bensì strapieni. Di cose da raccontare, in effetti, ce ne sono tante: anzitutto la notizia battuta a fine serata dalle agenzie di un’intervista esclusiva che il cantautore milanese Enzo Jannacci – atteso oggi a Rimini – ha rilasciato ad Avvenire: «Credo in Dio e non sono ateo» – ha detto -. E oggi, senz’altro, dirà meglio i particolari di questa clamorosa conversione. Ma ieri erano anche altre le cose per le quali valeva la bene stare al meeting. Perché, un po’ a sorpresa, star di quella che a tutti gli effetti può essere definita una vera e propria Festa dell’Unità di stampo cattolico, sono stati dei preti. Proprio così: a fine estate, nonostante la canicola bestiale, quattro sacerdoti hanno rubato la scena. Ad ascoltarli migliaia di persone. Uno ha parlato di San paolo. Un altro dell’«esperienza cristiana». Un terzo di missione in quell’America Latina dove per anni ha imperversato la cosiddetta teologia della liberazione. E, infine, l’ultimo, di don Giussani e della formazione sacerdotale.
Don Julian Carron, successore di Giussani alla guida di Cl, è entrato nell’auditorium della Fiera dove in migliaia lo hanno accolto applaudendolo così, a priori, per il sol fatto d’essere arrivato. La sua lezione su San Paolo è stata seguita, invece, in un silenzio surreale. A poche settimane dalla chiusura dell’anno che la Chiesa ha dedicato al santo di Tarso, tantissimi giovani hanno sentito Carron parlare del fariseo «molto zelante» Paolo, per anni fedele alla legge del suo popolo e un giorno, «sulla via di Damasco, colpito da un avvenimento che gli ha cambiato la vita». Quale avvenimento? «La rivelazione del Figlio di Dio». “La conoscenza è sempre un avvenimento”, recita il titolo del Meeting, e san Paolo è grazie «all’avvenimento che lo ha colto sulla via di Damasco che ha potuto finalmente conoscere Cristo». E, dunque, annunciarlo. Quell’avvenimento, dice Carron, è possibile che coinvolga ancora oggi tutti gli uomini. Occorre «togliere il velo» della vita passata, della vita rattrappita attorno a certezze antiche, e muoversi verso Dio. «Paolo fece così: tant’è che per lui tutto l’Antico testamento poteva essere letto senza veli soltanto alla luce della venuta di Cristo». Ti guardi in giro, mentre Carron parla, e pensi: questi sono tutti matti. Con mogli e figli a carico, sono parecchi coloro che hanno deciso di rinunciare a qualche giorno di mare per palesarsi in Fiera. Eppure le cose stano così: il Meeting del persone del Meeting attirano tantissima gente. E ogni anno è così.
A Rimini è arrivato anche un cardinale, l’arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra. Questi, davanti alla platea, si è commosso. È successo andando con la memoria alla precedente esperienza di presule di Ferrara, quando due giovani chiamati al matrimonio gli chiesero: «Come può un amore durare per sempre?». «Il più grande desiderio dell’uomo – dice Caffarra piangendo – è amare ed essere amato». «Quando non sei più capace di trattenere le emozioni vuol dire che sei diventato vecchio – si è come giustificato il porporato -. Caffrara è un porporato importante nel panorama italiano della Chiesa, quella cattolica, che oggi come sempre è assieme terra e cielo, peccato e santità. Ma – spiega il porporato – «l’uomo senza la Chiesa non incontrerà mai Cristo, ma l’idea che si è fatto di Lui. La Chiesa è la presenza di Cristo vivo in mezzo a noi. Un giorno – racconta – un bambino mi chiese: “Cardinale, come posso essere amico di uno che è morto?”. Le rispose una bambina: “No è vivo, è risorto, è lì nel tabernacolo”». E ancora: «L’Occidente secolarizzato per la prima volta nella storia sta tentando di edificare la sua umanità come se Dio non esistesse, riponendo la sua salvezza solo in sé stesso. Questo è l’evento più drammatico della storia dell’umanità, che conduce l’uomo alla “disperazione per ostinazione”, come diceva Kierkegaard».
Da venticinque anni in Brasile, da cinque vescovo di Petropolis nello Stato di Rio de Janeiro, don Filippo Santoro racconta che tutto accadde un giorno di tanti anni fa. «Don Giussani mi disse: “Tu andresti volentieri in Brasile?”. Stavo facendo altre cose. Ma accettai perché compresi la ragionevolezza di quella proposta. A Rio Santoro si trovò a insegnare teologia all’Università Cattolica di Rio al posto di Clodovis Boff, fratello del più noto Leonardo, ma anch’egli esponente di spicco della Teologia della liberazione che allora era quasi egemone in tutta l’America Latina. «Mi accorsi – dice – che a quei ragazzi non serviva rispondere contrapponendo teologia a teologia, ma guardarli con lo stesso sguardo con quale Giussani aveva guardato me».
Cl forma anche dei preti. Tra questi, quelli di don Massimo Camisasca, superiore generale della Fraternità San Carlo, una compagnia di preti missionari formati secondo il carisma di Giussani. Camisasca, per anni portavoce di Cl in Vaticano, a Rimini, ha presentato il suo ultimo lavoro: “Don Giussani. La sua esperienza di Dio e dell’uomo”. Ma è pronto per dare alle stampe un altro libro tutto dedicato ai sacerdoti. Si chiamerà “Padre” e uscirà per San Paolo. «Essere preti oggi – spiega al Riformista – non è facile. La solitudine è un problema non secondario per i sacerdoti. Ma i problemi più gravi vengono dal di dentro, non dal di fuori della vita sacerdotale: i preti devono cioè coniugare al meglio vita attiva e vita contemplativa, vita di preghiera, e la cosa non è facile. Sono quattro le caratteristiche che credo un sacerdote non debba mai disattendere nella propria vita. Il silenzio: non è assenza di parole, fuga dal mondo, ma è dialogo con Dio. La celebrazione della Messa e la confessione: sono i due sacramenti che sostengono la vita del prete perché lo portano a incontrare la misericordia di Dio. La disponibilità alle persone: ascoltare la gente senza pretendere di avere sempre la risposta a tutto è fondamentale; occorre ascoltare la gente trovando le risposte ai problemi al’interno della tradizione della Chiesa. Lo studio: senza studio le parole dei preti divengono vuote e insignificanti». Non c’è vita sacerdotale senza vita liturgica, dunque. Una vita liturgica che nella Chiesa, negli ultimi decenni, ha subìto diversi smottamenti: «Giussani – dice Camisasca – ci ha insegnato la via mediana della liturgia: il protagonista della liturgia è Dio che crea il suo popolo, non il sacerdote. Una liturgia in cui hanno spazio la discrezione, la dignità, la bellezza e il canto, soprattutto il Gregoriano. È la stessa liturgia della Chiesa a essere così. È la liturgia che vuole Benedetto XVI e che volle Montini: questi, come l’ultimo lavoro su Paolo VI di Andrea Tornielli testimonia, intervenne minuziosamente sui testi della Chiesa per mostrare come la riforma prospettata dal Vaticano II fosse in continuità con la tradizione passata.
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agosto 26th, 2009 at 10:49 am
Bravo Jannacci!!! Hai fatto bene a non rimandare la conversione alla fine della tua vita; se l’avessi fatto avresti imitato colui che perde volontariamente nel gioco i suoi beni, sperando di rifarsi all’ultima partita.
Il consiglio che dò a tutti è di non abusare del tempo, perchè nel giorno del giudizio non sia contro di te. Non aspettare il tempo, poichè il tempo non aspetta te. Coloro che Dio attende con pazienza, più rigorosamente saranno puniti, se non si convertiranno. Per questo, mentre hai tempo convertiti a Dio che ti chiama ed è pronto ad accoglierti. Se hai peccato correggiti oggi, non attendere domani (Sir 5,7).
Non disperare per il passato, fanne tesoro. Dio vuole fare di te una nuova creazione con materiale vecchio. Con pietre scartate e inutile vuole ricostruire il tempio nuovo della tua vita.
Ave Maria!
agosto 26th, 2009 at 6:38 pm
Bell’articolo Rodari. Complimenti!
Sono particolarmente felice per la conversione Jannacci che stimo come medico e come artista. Mi auguro riesca ad assaporare fino in fondo l’emozione e la gioia profonda che dà l’abbraccio di Cristo Gesù.