Oscar Mariadiaga non parla di Golpe ma si fa capire
19 luglio 2009 -
Il cardinale Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, 66 anni, arcivescovo di Tegucicalpa e presidente della Conferenza Episcopale dell’Honduras è fatto così. Quello che deve dire dice. Perché la verità vale più delle mezze parole. E, soprattutto, la verità spazza via le etichette che, sovente, media e intellighenzia appiccicano addosso alle persone.
Così si è comportato Mariadaga pochi giorni fa quando, intervistato dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz), ha detto la sua sul golpe honduregno dicendo, in sostanza, che di golpe non si tratta: «È assurdo paragonare la deposizione di Zelaya con i tanti colpi di Stato nella storia dell’America Latina che hanno portato i militari al potere – ha detto -. Qui non c’è alcun appartenente alle forze armate che in qualche modo sia nel Governo».
Maradiaga ha ribadito d’essere contrario al rientro in patria di Manuel Zelaya e, per la prima volta, ha spiegato la sua ostilità nei confronti del presidente spodestato. A suo avviso, infatti, Zelaya ha perso il potere perché si è dimostrato incapace di governare nel quadro della Costituzione del paese: fomentava tensioni sociali e mirava a instaurare in Honduras un regime “bolivariano” sul modello del Venezuela, Ecuador e Bolivia. «Occorre sapere – ha detto – che noi da molto tempo lottiamo contro una potente campagna che viene finanziata con molto denaro dal presidente venezuelano Hugo Chavez. Siamo al punto che agenti del servizio segreto venezuelano operano nel nostro paese e organizzano le presunte proteste popolari contro la deposizione di Zelaya. Sono state portate nel paese anche armi. Grazie a Dio finora non c’è stato un grande spargimento di sangue. Ma non passa giorno senza che io riceva minacce di morte».
La situazione in Honduras non è facile. Il presunto golpe è stato prontamente condannato dalla maggioranza delle democrazie occidentali. Ma nessuno, tranne la Chiesa, ha avuto finora il coraggio di dire le cose come stanno: la mossa del presidente deposto d’indire un referendum popolare era di fatto un attentato contro la Costituzione tanto che gli premetteva di ripresentarsi alle elezioni del prossimo novembre. Un giochetto, insomma, benedetto anche da altri “despota” sudamericani, a cominciare da Hugo Chavez.
La posizione della Chiesa in Honduras, insomma, è realista. Tanto che è l’unica ad aver registrato che attualmente nel Paese «i tre poteri dello Stato, esecutivo, legislativo e giudiziario agiscono in senso legale e democratico e in accordo con la Costituzione della Repubblica dell’Honduras». Insieme, ci sono le parole del Papa. Il richiamo lanciato due domeniche fa da Benedetto XVI al dialogo e alla riconciliazione è stato molto ascoltato in Honduras. E ha colpito il fatto che il Papa non abbia parlato di golpe e non abbia citato Zelayya.
Mariadaga, dicevamo, è fatto così. Va sempre al nocciolo delle cose, anche se andarci può significare remare contro corrente. Salesiano, docente di teologia, conosce cinque lingue. In Sud America è popolarissimo e infatti, nell’ultimo conclave, è anche a lui che i cardinali del suo continente pensavano qualora avessero dovuto sostenere un nome per l’elezione.
La vicenda di Zelaya di queste ore dimostra quanto egli sia un porporato fuori dagli schemi. Ci avevano provato a definirlo come vicino alla istanze della cosiddetta teologia della liberazione. Ma lui è riuscito sempre ad andare oltre. Fino, appunto, al nocciolo delle cose. E a dimostrare che, anzitutto, egli è un vescovo vicino alla sua gente. Il popolo honduregno, che da sempre si caratterizza per un profondo spirito religioso, lo ama. E, a conti fatti, resta ancora lui una delle promesse della Chiesa del Sud America.
In Honduras ci sono otto diocesi, undici vescovi, 191 parrocchie, 438 sacerdoti (diocesani e religiosi), 800 religiose e 148 seminaristi. Un popolo, dunque, piccolo ma particolarmente vivo. Un popolo che vede in Mariadga il proprio pastore e, assieme, una mente lucida quanto ad analisi politica.
Qualche anno fa fece scalpore la pubblicazione in Francia di un suo libro-intervista. S’intitolava “De la difficulté d’évoquer Dieu dans un monde qui pense ne pas en avoir besoin”. Venne considerato da Le Figaro come un’autocandidatura al papato. In realtà l’autocandidatura non c’era. Ma un qualche fraintendimento non era del tutto fuori luogo. Nel senso che Mariadaga fa così: parla direttamente, a volte troppo, e per questo motivo c’è chi lo fraintende e lo riduce a qualche suo piccolo schema.
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Sig. Rodari le esternazioni sono del card. Maradiaga . Il deposto presidente ha dato grossi fastidi alla chiesa cattolica. Pochi gli analisti politici che sposano le sue tesi in Honduras. Con affetto doverosamente la smentisco.
grazie paolo per l’articolo,finalmente un giornalista che non sposa le analisi di moda,ma propone un analisi scomoda,sei tra i pochi giornalisti alternativi che non si conformano alle cicale antilcericali ma cerca più a fondo ……….
Sono Honduregno, medico e cattolico.
Vivo in Tegucigalpa. La card Maradiaga è un uomo coraggioso
e un servo genuino di Dio.
L’ha parlato con la verità, e la verità non fa trattamenti, con nessun.
Zelaya si sbagliò, la card si lo fece vedere, ma il non volle entrare in ragione.
Quello è tutti, altri sono bugie.
Grazie
( chiedo scuse dalla traduzione allora non parlo italliano)
Soy Hondureño, médico y católico.
Vivo en Tegucigalpa. El cardenal Maradiaga es un hombre valiente
y un siervo auténtico de Dios.
El ha hablado con la verdad, y la verdad no hace tratos, con nadie.
Zelaya se equivocó, el Cardenal se lo hizo ver, pero el no quiso entrar en razón.
Eso es todo, lo demás son mentiras.
Gracias (chiedo scuse allora non parlo italiano)
il cardinale in questione ha difeso la sua nazione da una botta di populismo e di socialismo deleteri,l’america latina non ha bisogno di questi martirii,ne ha subiti già troppi,questo cardinale si comporta come i vescovi dell’antichità europea,si propone come defensor civitas(si dice così?)coem ambrogio di milano e leone magno che difesero le loro città dalla barbarie.
è il cristinesimo incarnato e visibile della chiesa.
è una costante della storia,se veramente non la leggiamo solo con le lenti e i libri dell’ideologia,che la chiesa cattolica sia stata vicina alla gente,a volte con scelte difficili,temo per la vita di questo vescovo,Chavez è un tiranno senza scrupoli.
INTERVISTA AL CARDINALE MARIADIAGA
Patricia Ynestroza ha chiesto una riflessione all’arcivescovo di Tegucigalpa, il cardinale Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga:
R. – Hemos sentido una gran alegria…
Abbiamo provato una grande gioia: il Santo Padre ci ha dato tanta forza con quelle parole così piene di saggezza. Logicamente la comunità cattolica lo ringrazia ed è molto contenta. Tra i seguaci del regime precedente ci sono anche molti cattolici che agiscono con buona coscienza, perché non hanno tutte le informazioni. La Chiesa non può schierarsi da nessuna parte. La Chiesa cerca la riconciliazione, la pace, e cerca soprattutto l’intesa attraverso il dialogo.
D. – Questa intervista sarà ascoltata attraverso le radio locali cattoliche del suo Paese. Desidera lanciare un messaggio al popolo honduregno?
R. – Precisamente que en el momento…
Proprio in questo momento in cui dobbiamo seguire il Vangelo, la Parola di Dio ci dice chiaramente che chi esercita la violenza perirà nella violenza e che un regno diviso non può andare avanti. Dobbiamo cercare l’unità in ciò che è essenziale. I partiti politici possono essere legittimi, possono avere un diverso modo di pensare, però questo non giustifica affatto la violazione della legge. A questo punto, volendo tornare indietro scopriremmo che nessuna legge è stata rispettata anche perché per primo l’ha violata la massima autorità. Credo che sia molto importante che si torni a Dio, che si esamini il nostro cuore, per svuotarlo dall’odio e dalla violenza, e che come fratelli honduregni cerchiamo delle vie migliori per il futuro di questo Paese. Approfitto per chiedere le preghiere di tutti gli amici degli honduregni, perché nel momento in cui le cose sembrano impossibili, Dio le rende possibili.
CENNI BIOGRAFICI DEL CARDINALE
Entrato nella Congregazione Salesiana nel 1961, ricevette l’ordine sacro il 28 giugno 1970. È laureato in filosofia, in teologia e in teologia morale (ottenuti al Pontificio Ateneo Salesiano di Roma), ha il diploma in psicologia clinica e in psicoterapia (ottenuti a Innsbruck, in Austria) e ha condotto gli studi di pianoforte, armonia e composizione e sassofono.
Dal 1963 al 1975 è stato insegnante elementare, poi professore di chimica, di fisica, di musica sacra ed infine di teologia morale ed ecclesiologia.
Nominato vescovo titolare di Pudenziana e Ausiliare di Tegucigalpa il 28 ottobre 1978, ha ricevuto l’ordinazione episcopale a Tegucigalpa l’8 dicembre 1978, ed è divenuto arcivescovo di Tegucicalpa l’8 gennaio 1993.
È famoso per le sue battaglie contro la droga e la corruzione, che lo hanno costretto a girare con la scorta. Nella chiesa latino-americana gli è stata riconosciuta la dote di saper unire modernità e tradizione.
Nei giorni successivi all’attacco all’Iraq, alla fine di marzo del 2003, ha dichiarato che le vere armi distruttive di massa che stanno minando l’umanità sono la povertà e l’ingiustizia, che bisogna ripensare il diritto internazionale e i Paesi più piccoli, per esempio dell’America Latina non possono negoziare come i vassalli di un impero
il vescovo non che fare il vescovo,difende il suo popolo,come nell’antichità i papi e vescovi difendevano il loro popolo dai barbari.
Signor Dante,
e se al posto del presidente dell’Honduras si fosse stato Berlusconi a voler cambiare la costituzione a colpi di referendum andando contro i principi della costituzione?
P.S. a scanso d’equivoci: il sig. Berlusconi suscita in me solo sentimenti negativi.
bravo jacu,
ma sai dante registra qui gli slogan delle sue ideologie,fiato alle trombe,poi scappano…….
Grazie caro Rodari per questo pezzo, probabilmente uno dei pochi in Italia
della vicenda dell’Honduras si parla – proprio come riorta Rodari – anche qui: http://shaphiro.splinder.com/post/20872557/Golpista+sarà+lei%21
e nei post seguenti
(Il sig. Dante potrebbe approfittarne)