Tremano i Legionari. Arriva l’ispezione voluta da Benedetto XVI

È sempre la solita storia. A volte – non capita di rado – le grandi cose nella Chiesa sono opera di grandi peccatori. È questo il caso della congregazione dei Legionari di Cristo e del movimento laicale Regnum Christi, fondati entrambi da Marcial Maciel Degollado, sacerdote che nel 2006 un’indagine vaticana ha condannato per abusi sessuali su numerosi suoi giovani discepoli. Ma non solo. Nel 2008, dopo la morte dello stesso sacerdote, si è scoperto un’altra verità scomoda: Maciel Degollado aveva pure un’amante messicana dalla quale ha avuto una figlia, oggi ventenne e residente in Spagna.
Davvero una grande opera la Legione: secondo l’annuario pontificio nel 2005 contava 125 case, 1960 religiosi di cui 664 sacerdoti. E anche quest’anno (da settembre) pare siano almeno cinquanta i giovani che hanno chiesto di entrare in seminario. Numeri da capogiro, insomma. Numeri importanti per una Chiesa, quella cattolica, che negli ultimi decenni, a parte poche eccezioni, annaspa quanto a vocazioni.
Dicevamo di Maciel Degollado. La sua pratica ancora non è stata archiviata del tutto. La parola fine alle sue malefatte, insomma, il Vaticano non l’ha ancora pronunciata completamente. Già, perché c’è ancora da scoprire una cosa non secondaria: quanto la condotta immorale del suo fondatore stia incidendo sulla vita della congregazione e del movimento laicale da lui fondato. Quanto gli attuali superiori della Legione stessa fossero a suo tempo a conoscenza della condotta del loro fondatore. E quanto questa presunta connivenza infici la vita presente della stessa congregazione.
È un’impresa non facile quella della Santa Sede. Un’impresa che ha avuto ieri il suo inizio. A ben vedere, infatti, è stata ieri la giornata più difficile per la Legione. Ieri: e cioè il giorno in cui i cinque vescovi inviati dal Vaticano (precisamente dal prefetto della Dottrina della Fede William Levada, dal segretario di Stato Tarcisio Bertone e dal prefetto dei Religiosi Franc Rodé) per fare luce sulla vita interna della congregazione e del movimento laicale si sono palesati al portone d’ingresso della sede romana della Legione stessa.
I cinque a cui è stato affidato il compito di portare a termine questa delicata visita apostolica sono Ricardo Watti Urquidi, vescovo di Tepic in Messico. Charles J. Chaput, arcivescovo di Denver. Giuseppe Versaldi, vescovo di Alessandria. Ricardo Ezzati Andrello, arcivescovo di Concepción in Cile. E Ricardo Blázquez Pérez, vescovo di Bilbao. Si tratta di presuli che, nelle rispettive diocesi, hanno avuto contatti con diversi membri della Legione. Vescovi, dunque, che più di altri hanno i requisiti necessari per dire se l’attuale leadership della Legione, dal direttore generale Álvaro Corcuera in giù, hanno le carte in regola per continuare nella loro missione. Oppure se tutto debba cambiare: o soltanto la stessa leadership tramite la convocazione di un nuovo capitolo generale (è questa l’ipotesi più soft e quindi auspicata dalla stessa Legione) oppure se congregazione e movimento laicale debbano segnare in qualche modo la parola fine al proprio esistere (ipotesi temuta ma, probabilmente, non voluta nemmeno dal Vaticano).
La richiesta d’una visita apostolica della Santa Sede è venuta dall’interno della Legione. In particolare da membri residenti negli Stati Uniti. E la cosa non è secondaria: è negli Usa, infatti, che lo scandalo deplorevole dei preti pedofili spinge ecclesiastici e singoli fedeli a chiedere alla Chiesa pulizie interne repentine e definitive. È negli Usa che la Legione trova alcuni membri più convinti di altri circa la necessità di fare chiarezza fino in fondo.
Dove vogliono arrivare? Anzitutto a una cosa: che quella «dimenticanza» che da più parti si dica debba cadere sulla figura del fondatore della Legione, venga attuata fino in fondo. Che davvero, cioè, nel seminario, nelle stanze e nelle case dei Legionari, il fondatore non venga più nominato. Spariscano i suoi ritratti. Non si citino più i suoi testi. Solo così, dicono i più decisi della necessità di una reale pulizia all’interno della Legione, la congregazione e il movimento possono restare in piedi.
Dunque, una «dimenticanza». È meno di una vera propria «damnatio memoriae» – ovvero d’un rigetto completo del fondatore – ma è pur sempre una rivisitazione del proprio carisma parecchio dolorosa.
Tra i cinque vescovi inviati dal Vaticano, quello che più degli altri potrebbe esprimersi per la sopravvivenza della Legione tramite l’attuazione (certificata) d’una reale operazione di «dimenticanza» è Chaput. Questi, infatti, in quanto frate minore cappuccino, sa cosa significhi dimenticare il proprio fondatore. Sono i cappuccini che secoli fa decisero di restare fedeli al proprio carisma pur dimenticando chi li aveva fondati: quel Matteo Da Bascio che nel 1520 si convinse della necessità d’una riforma del francescanesimo più fedele al Santo di Assisi. Di lui, a motivo della sua condotta morale tenuta successivamente alla fondazione, i cappuccini oggi non ricordano mai nulla.
Tra gli altri visitatori inviati dal Vaticano, molto temuto è l’arcivescovo di Alessandria Versaldi. Portato in alto da Bertone anche con lo scopo di spingerlo verso la diocesi di Torino allorquando il cardinale Severino Poletto andrà in pensione, pare abbia già preventivamente maturato un parere negativo sulla Legione.
Comunque sia, una cosa potrebbe aiutare i cinque presuli. Ed è la decisione presa nel 2006 da Benedetto XVI di annullare il voto di carità al quale, per volere di Maciel Degollado, i Legionari erano vincolati. Il voto – in scia al quarto voto dei gesuiti – impegnava i Legionari a non criticare nessuno e in particolare i superiori, perché la maldicenza è quanto di più anticristiano ci sia. Il Papa ha dispensato i Legionari da quest’obbligo ed è anche per questo motivo che, a ben vedere, eventuali ulteriori magagne all’interno della Legione potranno in questa visita apostolica venire fuori in modo naturale. Senza cioè sensi di colpa da parte degli stessi membri. In particolare, oltre a capire quanto e come la figura del fondatore sia presente ancora nella vita della Legione, l’annullamento del voto di carità può aiutare i visitatori vaticani a comprendere se, quanto e soprattutto come i membri siano dipendenti dai loro superiori. Quanto insomma, ciò che di buono il fondatore ha lasciato in eredità viene applicato nella congregazione e nel movimento e quanto invece del marcio, ovvero dell’aspetto meno santo e più terribilmente umano della sua esistenza, sia ancora in qualche misura presente. Un compito davvero difficile, dunque. Ma un compito necessario. Soprattutto in questo pontificato nel quale la pulizia interna – soprattutto la pulizia laddove i sacerdoti si sono macchiati di gravi colpe a sfondo sessuale – è stata messa in pratica senza censure e alcun tipo di connivenza. Del resto, è probabilmente alla necessità di attuare questa pulizia che l’allora cardinale Ratzinger si riferiva quando nella Via Crucis del 2005 disse: «Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui!».

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Un solo commento al post: “Tremano i Legionari. Arriva l’ispezione voluta da Benedetto XVI”

  1. Federico ha scritto:

    Buonasera Paolo.
    Mi permetto di segnalarle un’imprecisione: Maciel Degollado non fu mai condannato per “numerosi abusi sessuali su numerosi suoi giovani discepoli”.

    Come potrà verificare nel comunicato della Santa Sede del 19/05/06, la Congregazione per la Dottrina della Fede decise infatti di “rinunciare ad un processo canonico e di invitare il Padre ad una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando ad ogni ministero pubblico”.

    Cordiali saluti,
    Federico


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