Barack Obama arriva in Vaticano. Due fazioni lo attendono.
giu 25, 2009 IL RIFORMISTA (OLD)
Due anime, due fronti, due pensieri distinti guarderanno il prossimo 10 luglio, dall’interno del Vaticano, Benedetto XVI ricevere Barack Obama: la notizia della visita di Barack, confermata dal portavoce vaticano padre Federico Lombardi, era stata data ieri dal Catholic News Service, l’agenzia di stampa dei vescovi americani.
C’è il fronte dei duri che ritiene che l’arrivo di Obama serva a poco se non a nulla. Le scelte di Barack – soprattutto quelle «pro choice» prese nei primi mesi di mandato alla casa Bianca -, infatti, direbbero tutto di lui e a poco servirebbe dialogare. E, per questo, il 10 luglio altro non sarebbe se non una bella ma inutile photo-opportunity.
E c’è il fronte di coloro che, all’opposto, ritengono che prima di chiudere occorra aprire e dopo valutare come comportarsi. Prima di giudicare occorra mettere in campo ogni tentativo per comprendere e, insieme, cercare di mediare laddove le differenze sono acute.
Il primo fronte è formato principalmente dai vescovi americani in servizio oltre il Tevere. Questi sono legati a doppio filo con quella parte, non esigua, dell’episcopato statunitense che criticò la scelta della Notre Dame University d’invitare Obama per il “commencement speech” del 17 maggio scorso e per offrirgli un laurea ad honorem. Il loro guru, ovvero colui al quale si riferiscono quando debbono prendere decisioni rilevanti, è il 74enne arcivescovo di Philadelphia, il cardinale Francis Rigali. È lui a dettare la linea. In passato segretario della congregazione dei Vescovi, da quando risiede a Philadelphia prende spesso l’aereo per Roma. Della congregazione dei Vescovi, infatti, è ancora membro influente tanto che si dice che la maggior parte delle nomine di vescovi per il mondo anglo-americano passino il vaglio suo e dei suoi aficionados: il penitenziere maggiore della Penitenzieria Apostolica il cardinale James Francis Stafford, il prefetto della congregazione per la Dottrina della Fede il cardinale William Joseph Levada (che deve a Rigali l’arrivo a Roma da San Francisco) e l’arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore il cardinale Bernard Francis Law. Rigali ha “dettato” come comportarsi già dal marzo scorso. Fu lui a definire «una triste vittoria della politica sulla scienza e l’etica» la decisione di Obama di firmare l’ordine esecutivo che revoca i limiti sui finanziamenti per la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Parole fatte proprie anche dal presidente della conferenza episcopale Francis Eugene George.
Il secondo fronte, trova spago nella politica messa in campo dal nunzio vaticano negli Stati Uniti Piero Sambi. Questi – come è logico che sia visto il ruolo che ricopre -, lavora per sanare gli attriti tra l’amministrazione Usa e la Santa Sede. E, in questo senso, si è adoperato per far sì che il nome del successore di Mary Ann Glendon (ex ambasciatrice Usa presso la Santa Sede) trovasse l’agreement vaticano. È stato infatti lui a definire, a dispetto di quanto non hanno fatto la maggior parte dei suoi confratelli americani, la scelta del successore della Glendon, Miguel Diaz, come «eccellente».
È tra coloro che fanno parte di questo secondo fronte che l’arrivo di Obama alla Notre Dame venne letto non negativamente soprattutto alla luce di quel lampo nel discorso nel quale lo stesso Barack tracciò i confini di un dialogo necessario per aiutare le donne a non abortire. Una lettura, quest’ultima, che in qualche modo sembra essere stata fatta propria anche dall’Osservatore Romano che, nonostante le critiche dei principali promulgatori del pensiero cattolico neoconservatore americano, promosse nero su bianco i primi cento giorni alla casa Bianca di Obama.
Più defilati restano altri due americani in curia: l’arcivescovo James Harvey, prefetto della Casa pontificia e Raymond Leo Burke, prefetto del supremo tribunale della segnatura apostolica. Quest’ultimo è tenuto in disparte dal gruppetto capitanato da Rigali, nonostante il suo pensiero su Obama sia critico e lo sia da tempi non sospetti. Quanto ad Harvey, è difficile decifrare il suo pensiero. Si sa che è molto influente e che, vista la frequentazione che per il ruolo che ricopre ha con l’appartamento papale, possa favorire o sfavorire agli occhi del Pontefice l’immagine del successore de George W. Bush. Harvey ha dato una dimostrazione della sua influenza con la recente nomina di Timothy Dolan ad arcivescovo di New York. L’ascesa di Dolan, infatti, si deve principalmente ad Harvey il quale, non per niente, è nato a Milwaukee, appunto la città dove Dolan era arcivescovo prima dell’arrivo a New York.
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giugno 25th, 2009 at 4:06 pm
Questi giorni vicini alla festa di San Giovanni Battista vengono bene per raccontare una specie di barzelletta che circola a casa mia.
Un giovane corre a perdifiato dietro a Barack Obama. Quando lo raggiunge gli chiede: “Sei tu l’anticristo o dobbiamo aspettare un altro?” (cfr Mt 11, 3).
Scherzi a parte, credo che Papa Benedetto XVI accoglierà Obama con disposizioni molto positive, ma al tempo stesso gli chiederà cose concrete. E, successivamente, osserverà se le ha messe in pratica o se lo ha preso in giro.
giugno 25th, 2009 at 4:40 pm
I cattolici americani seri considerano Obama un bugiardo, uno che nelle interviste prima dice di essere cristiano e poi dice di essere musulmano. C’è poi da noi una sostanziale incomprensione del modo di vita americano: ad esempio, è normale per gli americani ostentare cordialità quando incontrano uno, ma questo non vuol dire che lo onsiderino chissà chi (questa osservazione è dedicata a tutti i politici italiani che credono che farsi salutare da Clinton o Obama equivalga a chissà che considerazione). A questo aggiungiamo la mania “liberal” americana di “dialogare” su tutto, ossia di non ammettere che su certe cose si debba scegliere per forza tra due opposti. Speriamo che quest’ultima mania non piaccia a Vittorio Messori, il quale continua a ripetere – sbagliando – che il Cattolicesimo non è aut-aut bensì et-et…! Tornando a Obama, in realtà in America i cattolici seri (ossia quelli veramente credenti e praticanti) hanno le idee chiare su di lui: è qui da noi che i “cattolici adulti” (e dunque anche un po’ di prelati) si sono fissati, credendo che Obama sia una specie di Veltroni (il che peraltro farebbe raccapricciare ugualmente).
La vera posta in gioco è il mantenimento, anzi il rifacimento di una vera identità cattolica, oppure l’ennesimo sbracamento di fronte alla moda del momento. In poche parole: scegliere di essere “profetici” (cantandole chiare a Obama e soci) oppure no.
giugno 25th, 2009 at 8:50 pm
I cattolici seri americani hanno ragione: quanto era meglio Bush che ha sciolto bambini, donne e uomini di Falluja con il fosforo bianco…
giugno 25th, 2009 at 11:56 pm
Mi associo a quanto scrive Socrate e, quanto a Luca, lo sfido a produrre una prova che Obama abbia mai dichiarato di essere musulmano.
Obama ha dichiarato di RISPETTARE i musulmani, che è cosa ben diversa e purtroppo sconosciuta ad alcuni cattolici.
giugno 26th, 2009 at 10:43 am
Date a Cesare quel ch’è di Cesare, e a Dio quel ch’è di Dio!
Se Bush ha sciolto gli abitanti di Falluja col fosforo bianco, ciò non fa di Obama un politico migliore: vedi apertura all’aborto e alla ricerca con cellule staminali da embrioni.
Ma evidentemente sono troppo retrogado e la vita non ancora nata non vale quanto quella di chi ha avuto la fortuna di nascere!
giugno 26th, 2009 at 3:01 pm
cori socrate e tito,quanto sarà grande questo obama che sotto il giogo e il condizionamento delle sovvenzioni elettorali sta ,liberalizzando e diffondendo di nuovo l’aborto come mezzo di contracezzione nei paesi poveri,in modo che le multinazionali possano possano contare sulla loro permanenza al lavoro,nell’ignoranza.
obama se volesse essere qulacuno potrebbe promuoovere l’istruzione,l’autodeterminazione delle economie africane,e così contribuire alla loro autonomia e alla loro libertà.
come ha detto il papa nel viaggio recente in africa,come è scritto nell’istrumentum laboris consegnato ai vescovi africani.
ma voi invece pensavate a srotolare preservativi vero ?
giugno 26th, 2009 at 6:02 pm
Quella di ignorare le critiche attaccando è una vecchia manovra. Non capisco che c’entri Bush, e soprattutto diffido di chi s’inventa fatti di cronaca, come questa roba del fosforo in Iraq, essa sì senza alcuna prova, addirittura attribuita a Bush in persona!
Preciso, inoltre, che io NON ho detto che Obama sia musulmano. Ho detto che molti americani (e non solo) lo percepiscono come un opportunista, che fa il cristiano coi cristiani e l’ammiratore dell’Islam coi musulmani. Forse qualcuno reputa ciò una maniera geniale di fare politica, ma in realtà è semplicemente da irresponsabili (oltre che da relativisti).
Per quanto poi riguarda quello ce avevo scritto, da gente che si fa chiamare Socrate e Tito, mi aspetterei una comprensione lessicale e sintattica migliore.
giugno 26th, 2009 at 7:50 pm
Luca ha scritto:
giugno 25th, 2009 at 4:40 pm
I cattolici americani seri considerano Obama un bugiardo, uno che nelle interviste prima dice di essere cristiano e poi dice di essere musulmano.
Se ora si smentisce da se, prendiamone atto.
Come prendiamo atto della sua aggressività.
giugno 27th, 2009 at 8:22 am
Qui nessuno ti sta attaccando Luca, quella di ignorare gli argomenti facendo le vittime è una vecchia manovra.
La mia argomentazione, ad esempio, non si riferiva a te, ma a Socrate, il quale sottintendeva che Bush fosse più accetto ai cattolici di Obama. Queste considerazioni sono erronee, data l’aperta opposizione della Chiesa Cattolica contro la guerra in Iraq: mi ricordo ancora le parole di condanna del Papa allora: non ho perso la memoria. Inoltre vorrei fare presente che i cattolici hanno votato tendenzialmente per Obama.
E inoltre intendevo: Bush avrà certamente molte vite sulla coscienza, ma anche Obama!! Quindi ai miei occhi Obama non è certo migliore.
Che Obama abbia fatto scelte che molti cattolici non condividono è un dato di fatto. Inoltre Obama non ha mantenuto la maggior parte delle sue mirabolanti promesse elettorali.
Io non sono contro Obama, lo giudicherò dalle sua azioni (finora pochine in verità): non mi basta per esaltarmi il fatto che sia nero e del partito avverso a quello di Bush.
giugno 27th, 2009 at 5:26 pm
Non ho affermato che Obama sia meglio di Bush. Critico la convinzione dei cattolici “seri” americani che sostengono che Obama sia peggio dell’illuminato Bush.
Per Luca: non volevo assolutamente sviare la questione, comunque su Internet sono presenti numerosi articoli riguardo l’argomento sia in italiano che in inglese.
Le giustificazioni dei pro-choice, visto che mi si accusa di sviare la questione sono le seguenti:
- In medicina si dichiara una persona morta alla morte delle sue cellule cerebrali con perdita delle facoltà intellettive e vegetative. L’ embrione è privo di qualunque abbozzo di sistema nervoso fino alla quarta settimana.
- Dal punto di vista etico una legge è valida finche non viola la dichiarazione dei diritti dell’uomo che tutti gli stati appartenenti all’Onu hanno sottoscritto. In essa non si parla di difesa della vita prima della nascita, mentre la vita di un uomo è ritenuta inviolabile.
A livello personale sono assolutamente antiabortista, tuttavia le richieste degli abortisti dal punto di vista giuridico-formale trovano piena legittimità.
Mi auguro un futuro dove anche l’uccisione di un embrione sia deprecata universalmente, ma questo si può ottenere solo cambiando il tessuto sociale e non a colpi di leggi che sono tuttora facilmente violate anche in Italia.
Mi scuso per la prolissità, un saluto cordiale.
giugno 27th, 2009 at 5:33 pm
Certo: essere accusati di aggressività da uno che si chiama Tito, è come essere accusati di cattiveria da uno che si chiama Hitler. O, se preferisci, dato che forse non hai capito il riferimento storico: grazie per averci dato un grande esempio della verità del detto: il bue che dice cornuto all’asino. Se rileggi ancora una volta quello che ho scritto, vedrai che ho detto: i cattolici americani dicono che Obama prima dice una cosa e poi dice un’altra. Non ho detto che Obama è musulmano.
Il guaio dei blog è che quasi nessuno si prende la briga di leggere bene prima di commentare quanto detto da altri: uno dei tanti frutti della scuola italiana.