Vaticano S.p.A. La nuova fabbrica di San Pietro sforna best-seller
11 giugno 2009 -
Non c’è niente da fare. Sia che se ne parli bene, sia che se ne parli male, sia che se ne scriva con intenti apologetici piuttosto che denigratori, il marchio tira. Eccome se tira. Un marchio di antica data ma di sicuro e immediato impatto: il Vaticano. È come una «fabbrica di San Pietro» all’incontrario, dove a guadagnarci, fama e soprattutto soldi, sono quegli autori anche “esterni” alla Santa Sede che fanno della Santa Sede l’oggetto dei propri scritti.
Proprio così. E una delle ultime fatiche dedicata a ciò che avviene all’interno delle sacre mura – Vaticano S.p.A., Chiarelettere editore, 280 pagine, 15 euro – è lì a dimostrarlo. Il libro inchiesta, scritto dall’inviato di Panorama Gianluigi Nuzzi, vola nelle librerie. Anche se gran parte della stampa italiana non ne parla. Anche se la tv, più o meno, lo ignora, Vaticano S.p.A. è oggi tra i grandi della saggistica: suo il terzo posto in classifica (in due settimane ha già bruciato 15 mila copie).
È vero: il libro, dedicato ai segreti delle finanze d’Oltre il Tevere degli anni ’90, è naturale che attiri: il dopo Paul Casimir Marcinkus, gli anni turbolenti d’una Tangentopoli arrivata fino in Vaticano, la direzione della banca vaticana, lo Ior, diretta da Angelo Caloja con operazioni finanziarie che Nuzzi definisce «spericolate», sono tutti argomenti che stimolano la curiosità dei lettori. Eppure, occorre dirlo, se l’archivio inedito di monsignor Renato Dardozzi sul quale il volume di Nuzzi si basa non fosse stato inerente gli affari della Santa Sede, meno, molto meno lo stesso libro avrebbe venduto.
Il caso più eclatante degli ultimi anni è Dan Brown. Il Codice da Vinci e prima Angeli e Demoni debbono la loro fortuna alle sacre mura. I suoi sono romanzi, thriller, conditi di molta fantasia e poca, molto poca, verità storica. Eppure, appena uscito, il Codice da Vinci, con tutte quelle accuse lanciate contro l’Opus Dei, divenne un bestseller: 70 milioni di copie vendute. Mica briciole. Un successo che trainò anche i tre romanzi precedenti dell’autore. Un successo che permise allo stesso Opus di mettere in campo un’“operazione verità” sulla stessa prelatura anch’essa degna di nota. Il Cammino – ovvero l’opera più importante di Josemaría Escrivá de Balaguer – che già prima dell’arrivo nelle librerie di Dan Brown aveva venduto parecchio, ha impennato ulteriormente la propria diffusione in ogni parte del mondo.
Il thriller vaticano – o comunque il romanzo ambientato dentro le sacre mura – è un genere di indubbio successo. Non c’è solo Dan Brown, ovviamente: nel 1975 ci fu Mario Pomilio: Il quinto evangelio pubblicato per Rusconi fu un successo. E indietro nel tempo vi sono anche quel I sotterranei del Vaticano di André Gide, certi racconti di Stendhal e poi Morris West: L’avvocato del diavolo, uscito nel 1959, vinse il James Tait Black Memorial Prize. In tempi più recenti, altri thriller. Per Piemme scrive l’americano Joseph Thornborn: nato a Denver, Colorado, nel 1969, ha esordito con Il quarto segreto, divenuto un bestseller internazionale. Quindi L’ultima rivelazione.
Il quarto segreto, ovvero l’ipotesi che le apparizioni della Madonna a Fatima nascondano un ulteriore segreto custodito chissà dove, ha affascinato diversi autori. Tra questi Antonio Socci: il suo saggio Il quarto segreto di Fatima (Rizzoli, 2006) ha fatto il giro del mondo “costringendo” addirittura il segretario di Stato Tarcisio Bertone a una replica anch’essa libraria: L’ultima veggente di Fatima. I miei colloqui con suor Lucia (Edizioni Rai-Eri e Rizzoli, 2007). Una replica che valse a Bertone anche un’intera puntata di Porta a Porta: Non esiste il quarto segreto di Fatima intitolò Bruno Vespa la trasmissione alla quale, tuttavia, Socci non venne invitato.
Inutile dire come tra gli autori di cose vaticane siano innanzitutto i Pontefici a vendere. Il Gesù di Nazaret di Joseph Ratzinger ha venduto molte copie in tutto il mondo. E la seconda parte, ancora non ultimata, promette di vendere altrettanto. Vendono talmente bene, i Papi, che la Libreria Editrice Vaticana (Lev) dal 2005 ha assunto ufficialmente – non senza polemiche – i diritti d’autore su ogni scritto del Magistero del Papa e della Santa Sede. Insomma: chiunque voglia citare stralci d’un testo pontificio è alla Lev che deve rivolgersi. E che i Papi vendano bene lo dimostra anche una polemica che scoppiò proprio pochi giorni dopo l’uscita di Gesù di Nazaret nelle librerie: la Lev si disse stupita che il libro non rientrasse nelle top ten delle principali classifiche.
Un capitolo a parte lo meritano i “diari vaticani”. Scritti principalmente da vaticanisti, subiscono un fenomeno particolare: vendono cifre discrete ma in modo costante, ovvero senza particolari picchi ma nemmeno senza flessioni. Ne sono una dimostrazione i diari scritti da Benny Lay negli anni Sessanta. Sono stati tutti da poco rieditati. E i titoli di diari vaticani continuano a sprecarsi ancora oggi: Santità e potere. Dal Concilio a Benedetto XVIdi Giancarlo Zizola (Sperling & Kupfer, 2009) vende e attira con quel suo sottotitolo significativo: Il Vaticano visto dall’interno.
Un discorso a parte lo meriterebbero anche quegli autori che più che di Vaticano scrivono di cose religiose, di Chiesa, svolgono inchieste contro o pro la religione cattolica e la sua storia. È da notare come l’ultima fatica di Corrado Augias e Vito Mancuso – Disputa su Dio -, nonostante il famoso “copia e incolla” di alcuni passaggi, voli in classifica. Qui a tirare più che il Vaticano è la fede soft, la teologia low profile dei due. Ma questa è un’altra storia.
La fortuna degli autori di cose vaticane, dunque, resta il Vaticano stesso. Se non fosse chiuso, inaccessibile ai più, se non avesse in sé quel misto unico al mondo di mistero e arte disponibile per tutti ma non sempre accessibile da tutti, tirerebbe molto meno. In questo senso ha ragione John Wauck, professore di letteratura e comunicazione della fede all’Università Pontificia dell’Opus Dei: «Il fascino – racconta – viene dal fatto che in Vaticano si può trovare quello che non si trova facilmente altrove: grandi tradizioni della storia, dell’arte, della religione. Quando ci si trova in piazza San Pietro, si hanno davanti un obelisco egizio, una necropoli romana, la basilica più famosa del mondo, la Cappella Sistina, la Pietà, la tomba di san Pietro, gli appartamenti del Papa, il posto dove Giovanni Paolo II subì un attentato, le stanze di Raffaello, il colonnato del Bernini… Sono tutte cose che non ci sono altrove. Sono cose che messe assieme formano un cocktail perfetto per un romanzo. Perciò non mi sorprende che l’effetto principale del Codice Da Vinci non sia stato un calo nella pratica religiosa, ma piuttosto un aumento nel turismo a Roma e al Louvre».
| Tratto da: |
LASCIA UN COMMENTO... SEGNALA...










Il libro di Nuzzi ha il limite di molti dello stesso genere.
E’ un ginepraio di dati, carte, conti correnti, cifrati, episodi, in mezzo al quale si fa fatica a ritrovare un disegno complessivo.
Mi ha ricordato un pò i diversi libri su Calvi e l’Ambrosiano: tanti elementi, ma difficile trovare un quadro coerente e persuasivo.
Del tutto diverso il libro di Giancarlo Zizola, che a mio giudizio resta il maestro del giornalismo d’analisi di cose vaticane.
Lo dico da una posizione politico/ecclesiale diversa: Zizola è un maestro e auguro di cuore a Rodari di diventare come lui.
Guardi che il libro di Nuzzi è stato presentato ad un Tg de la7 e in un programma di rai3; più di 5 milioni di telespetattori avranno sicuramente visto la recensione.
quanto male fanno questi libri alle anime..il bello che tanta gente li legge e ci crede pure!!
si sente in giro di tutto,non esiste + un discernimento su quello che viene letto,fosse un romanzo o un giornale,è la stessa cosa..
PAOLO RODARI CI SEI ?
SENTI FACCIAMO UN PATTO IO STO LIBRO NON LO LEGGO,LEGGI TU,E CI FAI SU DUE TUE RIFLESSIONI.INSOMMA CI DICI SE C’è QUALCOSA DI RILEVANTE.
INTANTO IO MI LEGGO: “il capitale.una critica cristiana alle ragioni del mercato” di Reinhard Marx …… tanto per prepararmi alla lettura dell’enciclica sociale del papa.
poi sto finendo “l’elogio della coscienza” di Ratzinger
BELLISSIMO LO CONSIGLIO A TUTTI IN PARTICOLARE: AI CATTOLICI “MATURI” E AGLI ADORATORI DEL LIBERO ARBITRIO.C’è CASO CHE RISCHINO DI TORNARE COME FANCIULLI………E DI COMINCIARE A ESSER LIBERI………..
Ho letto il libro di Zizola, a parte alcune pagine che sono pura esaltazione, a volte, sembra un martire del giornalismo con mezza curia contro di lui, ma sopratutto a differenza dei rodari e tornielli, mi sembra uno che ha una sua concezione tutta originale della Chiesa, diciamo molto, ma molto progressista, che svuota l’ufficio primaziale e il ruolo della curia della sua sostanza come se la Chiesa comettesse un peccato nel non voler abbracciare le ideologie e i metri del mondo. Il papato sarebbe troppo ingombrante per una persona (ne sarebbe morto “Albino il breve”), bisogna allegerirlo, cosi ci apriamo al mondo (democrazia) e ad un certo ecumenismo. Se questo è un maestro!
Ho letto il libro di Zizola, a parte alcune pagine che sono pura esaltazione, a volte, sembra un martire del giornalismo con mezza curia contro di lui, ma sopratutto a differenza dei rodari e tornielli, mi sembra uno che ha una sua concezione tutta originale della Chiesa, diciamo molto, ma molto progressista, che svuota l’ufficio primaziale e il ruolo della curia della sua sostanza come se la Chiesa comettesse un peccato nel non voler abbracciare le ideologie e i metri del mondo. Il papato sarebbe troppo ingombrante per una persona (ne sarebbe morto “Albino il breve”), bisogna allegerirlo, cosi ci apriamo al mondo (democrazia) e ad un certo ecumenismo. Se questo è un maestro!!
E’ un maestro nel senso del giornalismo di analisi, non nel senso delle soluzioni proposte.
L’ho detto sopra, io il più delle volte non le condivido.
Ma ciò non mi impedisce di farmi interrogare, ovviamente anche a me secondo gusto e inclinazione.
Mi capita di riconoscere il valore anche quando non sono d’accordo.
E considero il vaticanismo una cosa molto diversa dall’apologetica, merce peraltro rara in senso proprio, spesso contrabbandata con il soffietto e il leccaculismo.