Paolo VI e quel fumo di Satana che entrò nelle fessure del Vaticano

29 giugno 1972. Omelia nella festa dei santi Pietro e Paolo: «Ho la sensazione che da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio. C’è il dubbio, l’incertezza, la problematica, l’inquietudine, l’insoddisfazione, il confronto. Non ci si fida della Chiesa… Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza… Crediamo in qualche cosa di preternaturale (il Diavolo) venuto nel mondo proprio a turbare, per soffocare, i frutti del Concilio Ecumenico e per impedire che la Chiesa prorompesse nell’inno di gioia di aver riavuto in pienezza la coscienza di sé».
15 novembre 1972. Udienza generale: «Uno dei bisogni maggiori della Chiesa è la difesa da quel male che chiamiamo Demonio. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa… Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerla esistente… È il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza. Sappiamo che questo essere oscuro e conturbante esiste davvero e con proditoria astuzia agisce ancora: è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana».
3 febbraio 1977. Udienza generale: «Non è meraviglia se la Scrittura acerbamente ci ammonisce che “tutto il mondo giace sotto il potere del Maligno”».
Siamo agli sgoccioli del pontificato di Paolo VI. Papa Giovanni Battista Montini ripete, quasi ossessivamente, un solo concetto: la Chiesa è sotto l’attacco di Satana, il tentatore, un essere oscuro realmente esistente. Parole, quelle di Montini, ricordate in uno degli ultimi capitoli d’una biografia in uscita per Mondadori (Le Scie) e firmata dal vaticanista del Giornale Andrea Tornielli: Paolo VI. L’audacia di un papa (pp.728, euro 28). Una biografia basata su documenti inediti scovati in archivi ancora non esplorati. Una biografia che in uno dei suoi punti più avvincenti, proprio di Satana tratta. O meglio, del perché il successore del popolarissimo Giovanni XXIII e insieme predecessore del grande Giovanni Paolo II, Paolo VI appunto – «Paolo mesto», «Papa amletico», come lo ribattezzarono – si trovò a parlare più volte del Diavolo, avvertendone la presenza nel marasma post conciliare.
Perché questo continuo riferirsi a Satana? Tutto iniziò il 21 maggio 1972. Un episodio grave: un geologo australiano di origini ungheresi, instabile di mente, Laszlo Toth, dopo aver eluso la sorveglianza si arrampica sulla Pietà di Michelangelo e la sfigura con quindici colpi. La Pietà subisce danni seri ma non irreparabili. Montini, tuttavia, è sconvolto. Percepisce l’attentato come un segno, un presagio. Fu da quel mese di maggio che cominciò a parlare della presenza di Satana nella Chiesa.
Ne parlò anche in colloqui privati. Utili per capire come, al di là dell’episodio della Pietà, quando parlava del demonio Montini pensasse a fatti precisi, a circostanze concrete che la sua Chiesa stava attraversando nel difficilissimo periodo dell’immediato post Concilio.
Anzitutto la crisi dei preti: in molti abbandonavano l’abito: «Satana agisce – disse al vescovo Bernardo Citterio -. Non è possibile arrivare a tanta malvagità senza l’influsso di una forza prenaturale che insidia l’uomo e lo rovina».
Quindi il problema degli abusi liturgici: «Parlando di Satana – rivelò il cardinale Virgilio Noè – Montini pensava a tutti quei preti che della santa messa facevano paglia in nome della creatività»: persone «possedute da vanagloria e dalla superbia del Maligno».
Fu alla fine del 1975 che Paolo VI prese una decisione clamorosa. Rimosse – senza promuoverlo – uno dei protagonisti della riforma liturgica del post Concilio: l’arcivescovo Annibale Bugnini, spostato dalla curia romana direttamente in Iran, come pro nunzio. Allontanato senza preavviso. Bugnini si convinse che venne spostato a motivo di una vera e propria congiura imbastita su documenti che riportavano una sua presunta appartenenza massonica. Era un momento particolare per la curia romana: lotte sotterranee, combattute a suon di dossier, si sprecavano. Ma, a conti fatti, Bugnini non comprese il vero motivo dell’allontanamento: non tanto il contenuto del dossier, quanto, come disse l’allora segretario di Stato Jean-Marie Villot, il fatto «che nella riforma liturgica alcune cose vennero nascoste al Papa».
Erano anni difficili. Il Satana di Montini sembrava davvero presente un po’ ovunque: preti in aperto contrasto con la Chiesa e il Papa. Una riforma liturgica che lo stesso Paolo VI non riuscì a gestire come probabilmente avrebbe voluto. Il referendum abrogativo della legge sul divorzio che lacerò il mondo cattolico: Montini si accorse d’incanto della massiccia secolarizzazione in atto. La rottura con l’arcivescovo tradizionalista Marcel Lefebvre. La sospensione a divinis dell’abate di San Paolo fuori le Mura, Giovanni Franzoni. Le accuse al Papa d’aver avuto una relazione con l’attore teatrale Paolo Carlini mosse dallo scrittore omosessuale francese Roger Peyrefitte. E poi le voci intorno alle possibili dimissioni proprio del Pontefice. Lo stesso Paolo VI, nel 1976, «meditò seriamente di dimettersi», scrive Tornielli. Non lo fece. E chissà se se ne penti quando, poco dopo, nel 1978, a pochi mesi dalla morte, dovette attraversare uno dei casi più devastanti nella storia della Repubblica italiana: il rapimento e la morte di Aldo Moro: «Tra i brigatisti coinvolti nel rapimento – spiega Tornielli – c’era il figlio di un dipendente del Vaticano dal Papa ben conosciuto, del quale aveva celebrato il matrimonio».
Come se non bastasse, un altro pesante macigno sul cuore. In Italia si sta per arrivare all’approvazione della legge sull’aborto. Montini è particolarmente colpito dalle voci di dissenso sull’argomento che si sollevano all’interno della Chiesa: articoli in favore di un ammorbidimento della dottrina cattolica antiabortista vengono pubblicati dalla rivista dei gesuiti francesi Études, mentre in Italia è il gruppo di padre Ernesto Balducci ad affermare che non si può imporre alla donna di generare contro la sua volontà.
Dopo l’introduzione del divorzio in Italia, una scossa che aveva dimostrato come il paese fosse cambiato, la messa in discussione del valore inviolabile della vita nascente amareggia profondamente il Pontefice, le cui condizioni di salute si vanno visibilmente deteriorando. Per Montini è l’inizio della fine. Apparentemente sembra la vittoria del Demonio, di quel Demonio il cui fumo era già precedentemente entrato nel tempio di Dio, attraverso una qualche fessura.

Tratto da:

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  1. kostas ha scritto il 7 giugno 2009 alle 10:12 am:

    Grande articolo, caro Rodari, è un allettante invito a leggersi il libro di Tornielli.


  2. Luca ha scritto il 7 giugno 2009 alle 4:47 pm:

    Mi permetto di segnalare una mia ricerca, sulla crisi del mondo cattolico italiano negli anni Cinquanta, di cui parlai in un convegno all’università Cattolica di Milano (gli atti furono poi pubblicati in “Dal centrismo al Sessantotto”, ediz. Ares, compreso il testo integrale della mia relazione), in cui citai l’accoramento dell’allora arcivescovo Montini verso coloro che si facevano sedurre dal comunismo: ciò mi valse le contumelie di un tale Ghiringhelli, che qualcuno aveva insediato in quella università in veste di presunto “grande storico”, e il rinnegamento da parte di certi sedicenti “cattolici tradizionalisti”. Negli anni seguenti è stato un susseguirsi di studi in cui si evidenziava come Montini non fosse affatto favorevole al centrosinistra. In poche parole, avevo ragione io, solo che, essendo un illustre sconosciuto, era lecito prendermi a pesci in faccia. Ecco qual è la realtà delle università italiane e degli ambienti cosiddetti “cattolici”.


  3. massimo ha scritto il 7 giugno 2009 alle 9:37 pm:

    bravissimo paolo grande articolo.


  4. vittorio ha scritto il 7 giugno 2009 alle 10:25 pm:

    SIG RODARI

    non mi aspettavo questo bell’ articolo su PAOLO VI .

    si d’ accordo ma la democratizzazione della CHIESA l’ ha fatta e voluta lui con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti

    …. il PAPA , NON E’ un presidente della republica ……..

    mi permetto di consigliare di leggere
    MONSIGNOR LE LEFEBVE BERNARD TISSIER DE MARELLAIS ED. TABULA FATI 2005


  5. raffaele savigni ha scritto il 8 giugno 2009 alle 8:54 am:

    Quanto dice Rodari mi sembra una lettura alquanto riduttiva del pontificato di Paolo VI, che fu soprattutto colui che portò a compimento il Concilio, realizzò la riforma liturgica e scrisse la “Populorum progressio”. Sicuramente Paolo VI reagì a certi eccessi, ma non fu quel cupo pessimista che potrebbe sembrare dalle frasi citate, né un conservatore. Fu il papa del dialogo, grande amico di Maritain (al quale affidò il messaggio del concilio agli intellettuali) e di Moro.


  6. vittorio ha scritto il 8 giugno 2009 alle 10:48 am:

    mi permetto di segnalare anche il libro di MONSIGNOR GHERARDINI CONCILIO VATICANO II UN DISCORSO DA FARE . Se ne può fare richiesta tramite email cm.editrice@immacolata.ws su offerta ,


  7. natan ha scritto il 8 giugno 2009 alle 12:41 pm:

    Perchè non scrivere un libro su BUgnini, dott. Rodari?

    Questa figura resta o offuscata ( e divinizzata dai suoi discepoli a partire da Noè e finire al P.Marini) o attaccata , ma senza avere fino ad oggi un quadro esaustivo dei pregi( pochi) e dei danni provocati dentro e fuori la Chiesa.

    E allora qualcuno che metta mano a questa asppassionata ricerca della verità. Ciò darebbe più lustro al pontificato di Paolo VI.


  8. vittorio ha scritto il 8 giugno 2009 alle 1:20 pm:

    mi spiace ma NON ho nessuna stima di PAOLO VI .

    è una figura complessa , enigmatica poco decisa e coraggiosa ad affrontare in un periodo negativo del nostro passato i travagli della CHIESA CATTOLICA , No , non ne sono entusiasta . Ha cercato il dialogo secondo me a senso unico e la riforma liturgica voluta da LUI è stata la causa di tutto lo sfacelo in seno alla CHIESA .

    Padre BUGNINI che se ne venga a raccontare ne era il suo pupillo e l’ artefice all’ epoca della riforma liturgica .


  9. massimo ha scritto il 8 giugno 2009 alle 3:14 pm:

    signor raffaele savigni,la lettura che rodari dà in questo articolo della vicenda umana ed ecclesiale di paolo vi non è riduttiva perchè rodari ha esplorato in questo bellissimo articolo un frammento della vicenda,dell’uomo del papa,nè rodari intende dare nell’articolo una lettura globale ……affronta solo un aspetto …….le cose che lei srive sono giuste,ma mi sembra ingeneroso rimbeccare rodari,sopratutto nel panorama del giornalismo oggi e delle letture che si fanno delle vicende ecclesiali,rodari rimane uno dei pochi giornalisti non suoperficiali e uno dei pochi “obbiettivi” che ci siano.
    massimo.


  10. Francesco73 ha scritto il 8 giugno 2009 alle 4:17 pm:

    E’ impossibile capire Paolo VI senza comprendere Montini, il sacerdote, l’assistente degli studenti, il cordiale antifascista, il dubbioso sui Patti del Laterano, il capacissimo Sostituto e Pro-Segretario di Stato, l’Arcivescovo di Milano, il Cardinale che fa un bellissimo discorso in Campidoglio sulla Questione Romana.
    Montini è una personalità complessissima, di grandissima intelligenza, finezza e sensibilità, il contrario della semplificazione.
    Impossibile leggerlo come santino progressista, ma anche come “pentito” degli anni successivi.
    Basta leggere ciò che scriveva e come lo scriveva per cogliere la profondità di un’anima e lo spessore di un intelletto.
    Molto meno validi i montiniani della Chiesa, ma questo vale per tutti i seguaci: per i morotei rispetto a Moro, per i wojtyliani rispetto a Wojtyla, per gli andreottiani rispetto ad Andreotti, per i giussaniani rispetto a Giussani, per i berlusconiani rispetto a Berlusconi…


  11. giovanni ha scritto il 8 giugno 2009 alle 6:27 pm:

    Vi consiglio la lettura del documentatissimo libro “Montini e l’apertura a sinistra” di Eliana Versace, edito da Guerini e Associati. E’ un libro che mi ha colpito molto e smentisce tanti luoghi comuni sulla base della documentazione personale di papa Montini.


  12. luca ha scritto il 13 dicembre 2009 alle 4:10 pm:

    veramente a me tutta la vicenda sembra più la sconfitta del demonio piuttosto che la sua vittoria.

    a buon intenditor poche parole.