L’affare Noemi entra nell’assemblea della Cei: “Non tirateci per la tonaca”

Vista da fuori, l’assemblea generale dei vescovi che si sta consumando dentro le mura del Vaticano è parecchio strana. Almeno per l’impatto mediatico che prima le parole di Angelo Bagnasco – presidente della Cei e arcivescovo di Genova – sulla crisi economica e la questione immigrazione (lunedì), poi quelle di Mariano Crociata – segretario generale della Cei e vescovo emerito di Noto – sulla questione morale (martedì), e infine quelle di Diego Coletti – presidente della Commissione Cei per la scuola e vescovo di Como – sulla «bellezza» quale criterio non esclusivo (ieri), hanno provocato.
Occorre dirlo subito: le agenzie di stampa incaricate di sintetizzare le parole dei tre monsignori di cui sopra hanno fatto la loro parte evidenziando soltanto alcune sfumature a discapito di altre. E contribuendo, in questo modo, a mostrare una Cei ostile all’attuale Governo. Così, l’equilibrata prolusione di Bagnasco mirante a evidenziare alcune criticità in merito alle soluzioni adottate dalla maggioranza su crisi economica e ddl sicurezza è stata immediatamente letta come un attacco al Governo. La conferenza stampa di Crociata culminata in un «no comment» sul caso “Noemi” e in un richiamo alla libertà di coscienza di ognuno è stata letta come un monito al premier in merito alla questione morale. E, ancora, ieri, la lunga e filosofica conferenza stampa di Coletti è stata sintetizzata come la volontà di ricordare che la scelta di candidate alle elezioni si dovrebbe basare sulla competenza e non sull’aspetto estetico o alla sola notorietà pubblica. Poco spazio, invece, è stato dato al vero affondo che Coletti ha riservato ai politici: la scuola – ha detto – deve essere l’ultimo settore a cui una società deve togliere le proprie risorse. Insieme, sempre di Coletti è il richiamo alla necessità che il Governo applichi, con il dovuto sostegno economico, il «sacrosanto diritto» alla parità tra scuole statali e non statali.
Dunque, sulle tre dichiarazioni dei presuli (Bagnasco, Crociata e Coletti), la Cei è dovuta in qualche modo tornare per ricordare come le parole dei tre fossero all’insegna dell’imparzialità. Perché la Cei non è un soggetto politico e non fa politica. Anche ieri, dopo la traduzione di quanto Coletti ha detto da parte delle agenzie, ecco l’ennesima precisazione (questa volta non ufficiale) per dire che parlando della bellezza come criterio che non deve essere esclusivo, Coletti si riferiva all’atmosfera culturale e non alle elezioni. E per dire che è ora di smetterla di tirare la Cei per la tonaca. Tutto vero. Anche se, forse, Coletti avrebbe dovuto non rispondere se direttamente interpellato, come è accaduto, esplicitamente sulla «scelta di candidate alle elezioni in base non già alla competenza ma al solo aspetto estetico o alla sola notorietà pubblica».
Fatte queste premesse occorre una precisazione. Se è vero che le agenzie di stampa hanno avuto le loro parte nel portare la Cei su posizioni avverse al Governo, è anche vero che da tempo diversi esponenti della stessa Chiesa italiana non lesinano attacchi alla maggioranza soprattutto sulla questione immigrazione. Ed è anche vero che, all’interno degli stessi lavori che si stanno consumando in questi giorni in Vaticano, una parte dell’episcopato ha mostrato perplessità sull’operato della maggioranza. Certo, vi sono state anche critiche più intra-ecclesiali (ad esempio – ancora – sul motu proprio Summorum Pontificum), ma Bagansco ha avuto il suo bel daffare per cercare di richiamare tutti a posizioni di imparzialità. E la stessa imparzialità pare egli voglia richiamare domani, quando sarà chiamato a chiudere i lavori.
Il Governo, intanto, non è stato alla finestra. Gianni Letta, stimato oltre il Tevere e in ottimi rapporti col segretario di Stato Tarcisio Bertone, ha fatto sentire la sua voce soprattutto in merito alle critiche arrivate sul Governo a motivo delle poche misure prese per contrastare la crisi economica. Ed è anche a seguito di questo richiamo che Bagnasco tiene particolarmente a far sì che la Cei non appaia schierata sul fronte politico.

Tratto da:

SEGNALA...