Troppo un budget di 20 milioni di euro all’anno. La radio del Papa passa alla pubblicità ma non è la vera riforma dei media

Fu appena eletto al soglio di Pietro Joseph Ratzinger (era il 19 aprile del 2005) che iniziò a ventilare l’ipotesi d’una ristrutturazione dei media vaticani. Un ristrutturazione dall’alto, ovvero dando al pontificio consiglio per le comunicazioni sociali poteri di supervisor su tutti i media: Centro Televisivo Vaticano, Radio Vaticana, Osservatore Romano e sala stampa della Santa Sede.
Quattro anni sono passati e niente di tutto questo è accaduto. E, anzi, giusto ieri, si è avuta notizia che se una ristrutturazione vi sarà, questa partirà dal basso. Ovvero: i vari media restano così come sono e gli interventi saranno piuttosto sui conti, al momento difficili, d’ogni singolo organo d’informazione. È vero: c’era stato recentemente l’“affaire” Richard Williamson, il vescovo lefebvriano negazionista sulla Shoah al quale Benedetto XVI aveva revocato la scomunica, che aveva fatto ipotizzare da più parti la possibilità che l’attuale e competente direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, lasciasse l’incarico nella stessa sala stampa per dedicarsi esclusivamente alla Radio Vaticana, ma la cosa sembra al momento definitivamente tramontata. Non è questo il tempo, insomma, d’un nuovo portavoce.
A dare il là a questa ristrutturazione dal basso, ovvero intervenendo sulle entrate dei media, è la Radio Vaticana con una svolta destinata a fare epoca: per la prima volta dal giorno della sua fondazione avvenuta settantotto anni fa, la radio del Papa si apre al mondo della pubblicità forte, tra le alte cose, d’una diffusione del proprio segnale sui cinque continenti superata soltanto dal colosso Bbc. Il primo inserzionista è l’Enel che trasmette uno spot in cinque lingue dal 6 luglio al 27 settembre prossimi. E poi, a seguire, entreranno altri inserzionisti, tutti ovviamente coi requisiti minimi del caso. Quali? Difficile rispondere. Anche se, certamente, vi sarà una valutazione “etica” d’ogni spot: spetterà anzitutto all’agenzia esterna che la Santa Sede ha incaricata di raccogliere la pubblicità, la Mab.q, fare una scrematura («mettere dei paletti», hanno detto ieri nella conferenza stampa di presentazione della cosa) di quelle aziende o istituzioni adatte all’uopo. E, una volta che la stessa direzione della Radio Vaticana avrà dato il proprio benestare e all’azienda e allo spot, il contratto verrà stipulato.
«Non abbiamo mai detto che la pubblicità sia cattiva», ha spiegato ieri padre Federico Lombardi, direttore della Radio Vaticana e della sala stampa della Santa Sede. Eppure pare evidente come non sia soltanto per questa valutazione che degli spot potranno trovare spazio sulle frequenze della radio. È anche per un problema di budget: il bilancio annuale della radio è, infatti, di circa 20 milioni di euro. Una cifra enorme che, evidentemente, il Vaticano non riesce più a coprire in toto.
Dopo la discesa del Vaticano su youtube, dopo l’apertura del portale Pope2you, tocca ancora – ironia della sorte – a uno dei pontificati ritenuti (superficialmente) più sulla difensiva degli ultimi 50-60 anni, aprire a una svolta storica nel comparto della comunicazione, appunto la pubblicità in radio. Pubblicità che – ha detto Lombardi – lo stesso Benedetto XVI «ha accolto con disponibilità perché ha fiducia sul nostro senso di responsabilità». Pubblicità che, per dirla tutta, oramai ha invaso anche piazza San Pietro: le impalcature per l’imminente ristrutturazione del colonnato del Bernini saranno anch’esse ricoperte da pubblicità. E, pure qui, l’Enel avrà la sua parte.
Ai tempi di Pio XII e Giovanni XXIII, quando vi erano problemi economici rilevanti, si faceva cassa stampando edizioni limitate di francobolli e puntando sulle offerte dei fedeli. Oggi tutto questo non basta più e, per la prima volta, è la pubblicità a sbarcare all’interno delle sacre mura.

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3 commenti al post: “Troppo un budget di 20 milioni di euro all’anno. La radio del Papa passa alla pubblicità ma non è la vera riforma dei media”

  1. cantuale antonianum ha scritto:

    La pubblicità arriva alla Radio Vaticana, e con questo atto finisce l’indipendenza di un medium. C’è poco da preoccuparsi della moralità delle pubblicità, c’è da chiedersi piuttosto dove finirà la libertà di dire quello che va detto quando i giornalisti del Vaticano dovranno fare lo “slalom tra i paletti della verità” per non inquietare i potenti inserzionisti della loro Radio.
    L’Enel è la prima, ma non sarà l’ultima. Putroppo qui non è in gioco solo un finanziamento in più, ma la credibilità della fonte che, fino ad ora, aveva resistito coraggiosamente e a sue spese al luccichio dei soldi che rischiano, alla lunga, di tappare la bocca a chi deve dire verità scomode.
    Peccato. Capisco le necessità economiche, ma mi pare che qui il padre Lombardi stia giocando un po’ troppo d’azzardo.


  2. Flaviano ha scritto:

    Con tutto il rispetto per la radio vaticana, non mi sembra che eccellesse nel denunciare le verità in un modo diretto. Qui,mi permetto di dire, che se c’è una radio cattolica che ha questo coraggio è radio Maria, che guarda caso non ha bisogno di pubblicità per andare avanti.Perchè chi la ascolta sente risuonare nel suo cuore la verità evangelica,senza giri di parole. La radio vaticana già viveva dei compromessi che ora ha solo ratificato. “La verità vi farà liberi”.


  3. rossoporpora ha scritto:

    Non credo che RV venga influenzata dagli inserzionisti perchè è talmente appetibile fare pubblicità su RV che gli inserzionisti fanno la fila! Per cui se non mi vanni bene semplicemente lo cambio…
    Meglio avere invece una Radio efficiente, grazie anche alla pubblicità, che l’antenna de “l’ultimo dei mohicani”.


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