Intervista ad Andrea Riccardi: “I respingimenti? Solo un inutile slogan”
20 maggio 2009 -
C’è un legame profondo tra l’idea d’Europa propria della Comunità di Sant’Egidio e il premio che domani lo stesso fondatore della Comunità, Andrea Riccardi, riceverà in quel di Aquisgrana (Germania): il Carlo Magno, prestigioso premio tedesco conferito, negli anni scorsi, a statisti e grandi europei. «Ricevo il premio come “non politico” – spiega Riccardi al Riformista -. E la cosa è significativa: non è, infatti, con i piccoli passi ai quali la politica spesso è costretta che si costruisce l’Europa».
Come si costruisce l’Europa?
«Di certo non coi dibattiti urlati o gli slogan venduti per nulla. L’Europa si costruisce con un progetto di lungo periodo che sappia riconoscere l’importanza stessa che il concetto d’Europa ha. Sono convinto che in questi dieci-quindici anni d’inizio secolo saremo chiamati a fare le scelte fondamentali per il futuro dell’Europa. E la prima scelta è quella verso una politica di forte integrazione».
Integrazione è una parola difficile di questi tempi, soprattutto in Italia.
«Se non sceglieremo una forte integrazione europea saremo indeboliti perché andremo da soli all’appuntamento col mondo. Vi andremo come tante piccole monadi (Belgio, Olanda, Italia, etc), sconfitte in partenza. Faccio un esempio. Mi trovavo recentemente a New Delhi. All’ambasciata italiana c’era chi mi esaltava il futuro del made in Italy in India. E gli indiani mi chiedevano: “Ma dov’è l´Italia? Quanto è grande? E perché non parlate inglese come gli altri in Europa?”. La domanda è legittima: o abbiamo il coraggio d’essere insieme, d’essere Europa, oppure restiamo tante monadi isolate senza futuro».
Lei è per la politica dell’aprire le frontiere e dentro tutti?
«Non sono per un’Europa che diventi come un grande Libano. Ma sono per il riconoscimento di ciò che l’Europa già è: un mondo dalle mille “heimat”, mille patrie locali: realtà da armonizzare. L’Europa è complessa e con questa complessità occorre fare i conti. E poi noi tutti siamo più europei di quello che pensiamo. Gran parte della nostra vita viene influenzata da quello che capita a Bruxelles».
I cosiddetti «respingimenti» che il governo italiano vuole mettere in pratica nei confronti dei clandestini che bussano alle nostre coste cozzano con questa visione d’Europa?
«Ho molti dubbi sull’opportunità di far fare un lavoro umanitario di comprensione della realtà di persone che fuggono situazioni di guerra alla Libia. Ho molti dubbi su questo modo di operare. Stavo recentemente in Etiopia. Ho parlato con un ragazzo che mi ha raccontato la sua esperienza di immigrato in Libia. L’hanno respinto dopo averlo torturato. Non possiamo illuderci che coi fili spinati o coi centri di permanenza temporanea risolviamo il problema. L’immigrazione è un fenomeno storico di portata epocale e non si può affrontare così. Anzi:l’immigrazione non si ferma proprio. Piuttosto investiamo sull’Africa. Aiutiamo i governi africani a non far scappare i loro cittadini. Facciamo politiche di sviluppo serie. Di questo noi e loro abbiamo bisogno».
Ma gli italiani spesso si sentono soli di fronte al problema di tantissimi stranieri che arrivano nelle nostre città…
«Occorre avere i nervi saldi e guardare i fenomeni sul lungo periodo. Si diceva che l’Italia sarebbe divenuta un paese musulmano. E, invece, non lo siamo. Semmai siamo un paese ortodosso. Abbiamo 1 milione e 200 mila ortodossi nel nostro paese. Abbiamo 800 mila romeni: vogliamo dire che i romeni non sono integrabili? Ripeto: non è come un grande Libano che credo l’Italia debba diventare. Ma un paese capace di guardare ai fenomeni senza politiche urlate e basate sul nulla, questo sì».
Lo spaesamento degli italiani però resta.
«Lo spaesamento è originato da un allarmismo ingiustificato. Prendiamo gli zingari: vogliamo dire che gli zingari sono una minaccia all’identità nazionale? No, piuttosto, anche grazie a certi allarmismi, è un antigitanismo che si sta radicando nel paese. Certi allarmi fanno bene solo in chiave elettorale ma non aiutano il paese. Anzi, a furia di porci in un certo modo stiamo diventano antipatici all’estero».
Ritiene che le leggi italiane, oltre che gli stranieri, debbano tutelare anche le diverse fedi presenti?
«Benedetto Croce diceva che non possiamo non dirci cristiani. Io dico che non possiamo non dirci laici. Io sono cattolico e sono laico. E per questo ritengo che il cristianesimo è un fondamento e una risorsa della nostra società. Perché buttarlo via?».
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per loro gli autobus ci sono…
http://www.youtube.com/watch?v=_64RLswS0Hc&eurl=http%3A%2F%2Fneroassenso%2Esplinder%2Ecom%2F&feature=player_embedded
e poi:
http://www.video.mediaset.it/mplayer.html?sito=iene&data=2009/05/15&id=5296&from=iene
Per dirla con un titolo: “L’intervista ad Andrea Riccardi? Solo un inutile slogan”.
1. Gli indiani non sanno com’è l’Italia, chiedono perché non parliamo inglese, e lui che fa? Dice che noi europei dobbiamo unificarci! Non dice che dovrebbe piuttosto spiegare agli indiani che la nostra civiltà è più antica di quella degli anglosassoni, che è antica quasi quanto quella indiana, che è a vocazione universale molto di più (e molto meglio) di quella roba consumistico-commerciale chiamata “occidente”… Chissà se Riccardi sa che in India esiste un posto chiamato Goa, dove si sviluppò un’interessantissima civiltà indoportoghese, essa sì veramente legata all’Europa… Chissà se Andrea Riccardi ha mai letto Massimo Bontempelli (che non era credente), quando dice che un indiano gli aveva detto che Roma era più vicina all’India di New York… Piuttosto, non ci sono più gli indiani di una volta, come non ci sono più i cattolici romani di una volta.
2. Basta con la tiritera cattolico-laico. Le parole di Riccardi confermano quello che è il vero problema: la debolezza di un’identità cattolica, debolezza che egli incarna alla perfezione.
Dimenticavo: gli zingari (termine che non ha nulla di offensivo, solo la imbecillità politically correct poteva immaginarlo come tale) non sono un problema perchè la gente vive di paure, ma perchè lo sono effettivamente, anche se forse nel quartiere dove Riccardi vive non se ne vedono. Una volta ascoltavo una volontaria di S.Egidio dire: “Noi siamo in ottimi rapporti con gli zingari, non è vero che sono pericolosi, una volta avevano rubato il portafogli a una mia amica, allora sono corsa dietro alle zingarelle e le ho convinte a restituirmelo perchè ero amica di questa e di quell’altra…”. Ogni commento è superfluo.
Qualcosa di più concreto:
http://www.ares.mi.it/index.php?pagina=primo_piano&e=232
Io invece sono d’accordo con Riccardi. Non dobbiamo rimpiangere il colonialismo portoghese. E trovo vergognose le prime pagine di “Liobero”, tipo: “Finalmente cattivi”. IL Vangelo dice ben altro.
Vorrei che quelli di sant’egidio il Vangelo si ricordassero di metterlo in pratica sempre; la carita’ non e’ solo quella che si fa a zingari e barboni.
Come al solito, Savigni parla per slogan e frasi fatte. Goa è esempio di una civiltà particolare, che esisteva ed esiste indipendentemente dal “colonialismo”. Che facciamo, aboliamo il Brasile perchè siamo contro il colonialismo? Piuttosto risponda agli altri problemi che ho sollevato.
Per Giovanni: bravo, ha ragione. Accogliere il cosiddetto “diverso” (che non è un termine cristiano) comincia dal nostro prossimo, da qualsiasi prossimo, anche per esempio dal “secchione” vittima del bullismo. Il problema della nostra società è che vive nel disordine: la vita cristiana comincia dalla quotidianità, non da cose fuori della norma, come fare la pappa agli immigrati (incentivando così l’immigrazione incontrollata), che è solo una forma di assistenzialismo. Per non parlare del grottesco di chi dice che l’immigrazione è una risorsa per le fabbriche: bravi, volete manodopera a basso costo, e questo sarebbe “di sinistra”? E perchè non mandate a fare quei lavori i tanti laureati precari, anziché assillarci con le lagne su quanto sono sfortunati?
La bottiglia è piena e non si può mettere più acqua. Tutti coloro che vogliono mettere ancora acqua al suo interno sono bugiardi di realtà.
Perché i leghisti e i leaer di “Forza Italia”, che non vogliono gli immigrati, non mandano i loro figli e le loro figlie a raccogliere i pomodori, ad assistere gli anziani non autosufficienti, a fare le infermiere e le baby-sitter eccetera, invece di mandarli a fare i politicanti o le veine? Qualcuno mi risponda.
caro raffaele …….
prima c’erano i ladri , adesso ci sono gli empi al potere …….. ed è quello che ci meritiamo !!!! …..
l’italia per i lavori stagionali e i lavori domestici e i lavori nelle fabbriche ogni anno dispone un decreto flussi per centinaia di migliaia di stranieri…
quello che va combattuta è l’idea che chi entra in italia illegalmente poi possa restarci senza conseguenze.
Sant’Egidio è un inutile slogan catto-comunista.
25 maggio 2009
Il professor D’Avenia, liceo San Carlo di Milano, ha fondato il gruppo S.U.P.E.R. (Salva Una Parola E Ripetila) per contrastare l’impoverimento lessicale. Io mi iscrivo oggi per salvare la parola “eresia”. Andrea Riccardi, autore de “Il secolo del martirio. I cristiani nel Novecento” (Mondadori), non la conosce e perciò scrive uno sproposito: “In Uganda, nelle aree settentrionali del paese, imperversa la Lord’s Resistence Army, il movimento fondamentalista cristiano guidato da Joseph Kony.” Un fondamentalista cristiano è colui che fonda la propria vita sull’insegnamento di Cristo. Un fondamentalista cristiano era San Francesco e Kony non gli somiglia affatto: poligamo, spiritista, mago, proibisce ai suoi seguaci il consumo di carne di maiale mentre li esorta ad ammazzare preti, rapire bambini, stuprare ragazze. Il fatto che questo pazzo sanguinario estrapoli qualche versetto biblico a proprio uso e consumo non ne fa un cristiano, semmai un eretico. “Eresia” significa “scelta”, e lui sceglie. Chiaramente non tutti gli eretici sono violenti (Vito Mancuso non mi risulta abbia ancora ammazzato nessuno) ma religione su misura significa assoluzione su misura e quindi, nei soggetti portati, licenza di uccidere. Il libro di Riccardi non è inutile, anzi: leggendo il capitolo dedicato ai preti italiani uccisi da nazisti, fascisti, comunisti, ho pianto, e piangere mi fa bene. L’autore, che insegna storia all’università, per rimpolpare il suo italiano povero dovrebbe soltanto concedersi un anno sabbatico: un anno sui banchi di un buon liceo.
di Camillo Langone
Il ragionamento savignesco non solo è fallace perché dimentica chi, per decenni, ha predicato che fare figli faceva schifo, che bisognava darsi alle “gioie” (?!?) del “sesso” senza preoccuparsi della “riproduzione”, ecc. ecc. (chi era a dire queste cose, caro Savigni? Risponda, una buona volta, ma è mai possibile che lei non è mai capace di rispondere a una domanda? Ma è proprio vittima della sindrome del Professore Universitario Italiano, quanto di più grottesco ci possa essere…) – Dicevo: quel ragionamento savignesco non solo è fallace, ma può benissimo essere capovolto: Quand’è che i vari Veltroni, D’Alema ecc. ecc. andranno a vivere in un bel quartiere di periferia di qualche grande città? Quand’è che manderanno i figli in qualche scalcinata scuola statate, anziché nelle private di lusso?