Caso Notre Dame. Vian: “Sto coi vescovi Usa ma il discorso di Obama mi è piaciuto”

Un mese fa l’Osservatore Romano aveva stupito i più promovendo in qualche modo il nuovo inquilino della Casa Bianca: «I primi cento giorni che non hanno sconvolto il mondo», scriveva il giornale vaticano riferendosi ai primi tre mesi di mandato ricoperti a Washington da Barack Obama, tre mesi che, appunto, non avrebbero sconvolto il mondo come positivamente o negativamente in molti si sarebbero aspettati.
E ieri, ventiquattro ore dopo l’arrivo, contestatissimo da alcuni vescovi, semplici fedeli e ambienti pro life, del presidente americano nel più prestigioso degli atenei cattolici degli Stati Uniti, la Notre Dame University, per tenere un discorso in occasione del conferimento della laurea honoris causa in legge, è il direttore dell’Osservatore Gian Maria Vian a stupire ancora confermando al Riformista che, «in effetti, il mondo non è sconvolto da Obama, anzi». «Direi – spiega Vian – che il discorso di Obama alla Notre Dame sia stato rispettoso delle diverse posizioni. Ha cercato di spostare il dibattito fuori da punti di vista ideologici e fuori da ogni logica di scontro. In questo senso il suo è stato un discorso da apprezzare». E ancora: «Quello di Obama è uno sforzo volto verso tutti, qualsiasi credo o convinzione si abbia, a venirsi incontro. E cercare di venirsi incontro su un terreno delicatissimo come è quello dell’aborto è un qualcosa che va valorizzato. Beninteso: l’Osservatore è sulla stessa posizione dei vescovi americani che considerano l’aborto come un disastro. È sempre necessario e decisivo, infatti, promuovere una cultura della vita a ogni livello. Ciò che voglio sottolineare è semplicemente il fatto che ieri, proprio su questo punto molto delicato, il presidente americano abbia ridetto come il varo della nuova legge sull’aborto non sia una priorità della sua amministrazione. E il fatto che l’abbia detto mi conforta molto. Mi conforta anche in un mio chiaro convincimento: Obama non è un presidente abortista».
A onor del vero, nell’edizione odierna dell’Osservatore, accanto a una cronaca abbastanza asciutta della giornata di domenica alla Notre Dame University, il giornale vaticano riporta anche le critiche della conferenza episcopale americana proprio a Obama, reo di usare per la prima volta le tasse dei contribuenti «per uccidere essere umani in stato embrionale per ricavarne cellule staminali». Insomma, da una parte si conferma un giudizio non negativo su Obama nonostante contro di lui e le sue posizioni sulla vita si siano schierati diversi vescovi americani, dall’altra si riportano alcune critiche proprio dei vescovi americani allo stesso Obama. A che gioco giochiamo? «È la nostra linea – dice Vian -. O meglio, è il nostro modo d’informare. Se una conferenza episcopale si esprime noi riportiamo naturalmente quanto dice. Ma da parte nostra riteniamo anche che sia opportuno fornire altri elementi di giudizio relativi all’informazione internazionale».
Le parole di Vian sono importanti. Perché dicono di uno scontro tra Obama e la Chiesa cattolica che sembra per il momento circoscritto principalmente a una parte dell’episcopato americano. Uno scontro che la Santa Sede né approva né disapprova. Semplicemente osserva. In Vaticano, insomma, sembra si sia ancora fermi a quel «wait and see» («aspettiamo e vediamo») che lo stesso Osservatore diceva essere la posizione più giusta da tenere quando Obama venne eletto.
Ancora «wait and see», dunque, oltre Tevere: nonostante le parole che diversi vescovi americani abbiano riservato al rettore della Notre Dame John Jenkins reo d’aver invitato il «pro choice» Obama nell’università dei cattolici, siano state tutt’altro che attendiste. Per molti Jenkins doveva fare un passo indietro: glielo chiedevano i «veri cattolici», quelli che su certe cose non negoziano mai.
L’«aspettiamo e vediamo» vaticano, comunque, potrebbe avere anche una motivazione pratica. È, infatti, in vista del G8 di luglio che le diplomazie vaticana e americana stanno lavorando per organizzare un incontro tra Obama e Benedetto XVI. E sembra oltre Tevere si voglia aspettare il primo faccia a faccia tra i due prima d’esprimere ogni giudizio. A meno che i promotori della teoria del “no limits” al diritto di aborto, non abbiano la meglio. A meno che, insomma, Obama non li segua approvando un “Freedom of Choice Act” che cancelli l’attuale legislazione sul diritto di aborto. In questo caso la Santa Sede difficilmente potrà aspettare il faccia a faccia Obama-Ratzinger.

Tratto da: