L’«ultimo dittatore d’Europa» viene accolto dal Papa. Ma con Mosca non è Minsk che può mediare

Sarà anche un dittatore, Alexander Lukashenko – «l’ultimo dittatore d’Europa» lo definì Condoleeza Rice -, nessuno lo mette in dubbio, ma quello che è giunto ieri a Roma sembrava più che altro il capo d’un regime in cerca di redenzione dopo anni d’isolamento. Come tale, un dittatore degno d’esser ricevuto dalla principale autorità morale del paese, il Papa, e dal capo del governo, Silvio Berlusconi (con quest’ultimo anche il ministro degli Esteri Franco Frattini). Tutti sanno che quello che ha detto ieri il leader dell’opposizione democratica bielorussa, Aleksander Kozulin, è in parte vero: Lukashenko cerca semplicemente di «legittimare la sua dittatura». Ma è anche vero che, negli ultimi mesi, l’ultimo dittatore comunista d’Europa ha avuto un atteggiamento diverso nei confronti delle rimostranze che da anni avanzano svariati paesi occidentali, quelli dell’Unione europea in testa, a riguardo della a-democraticità che si respira in Bielorussia. Questo diverso atteggiamento conta qualcosa. E vale, per il momento, due incontri di prestigio, appunto quello col Papa e quello con Berlusconi.
Lukashenko, 54 anni, presidente della Bielorussia, si è presentato in Vaticano e in Italia col figlio Nikola di 5 anni. Un bel effetto. Un effetto cercato. Nikola ha donato al Pontefice il suo abecedario affinché possa imparare il russo in vista di un’eventuale visita a Minsk. Una visita che comunque appare improbabile. Per il Papa andare a Misk significa partire col beneplacito della Chiesa ortodossa locale. Parte di questa Chiesa dipende direttamente da Mosca e sembra difficile che il patriarcato possa accettare che il Pontefice atterri su un territorio di sua giurisdizione.
È vero: Lukashenko cerca anche di accreditarsi quale intermediario tra la Santa Sede e Mosca. Ma a ben vedere è arduo che le due parti, Mosca e Vaticano, possano accettare che il presidente bielorusso giochi questo ruolo. Con la fine del pontificato del polacco Wojtyla i rapporti tra la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa cattolica romana sono migliorati. E se un incontro tra Benedetto XVI e Kirill mai ci sarà, lo decideranno semplicemente i due coadiuvati dai rispettivi principali collaboratori.
E, infatti, a proposito di un incontro Papa-Kirill, puntuali sono arrivate ieri parole dalla metropolia di Minsk e Sluck governata da Filaret, esarca patriarcale di tutta la Bielorussia. Secondo quanto ha spiegato il suo portavoce, Andrej Petrashkevich, «le condizioni di un possibile incontro (tra il Papa e Kirill, ndr) rimangono come dieci anni fa. C’è il problema del proselitismo e degli uniati ucraini. Finché il Vaticano non decide sulla sorte degli uniati cattolici in Ucraina, non possiamo parlale di un incontro». Già, gli uniati ucraini: fedeli di una Chiesa greco-cattolica che, pur avendo mantenuto le tradizioni ortodosse, riconosce i dogmi cattolici e il catechismo cattolico, chiamati con termine dispregiativo «uniati» dai russi, vengono considerati da questi ultimi come degli invasori in territorio canonico non loro. E per questo rappresentano un grosso ostacolo sulla strada dell’unione tra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa.
Sono passati quattordici anni da quando la comunità internazionale isolò Lukashenko accusandolo di avere manipolato le elezioni che lo confermarono al potere nel 1994. Ma oggi, a quattordici anni di distanza, le cose vanno diversamente. La Bielorussia sembra voler accettare le spinte europee affinché il paese si avvicini a degli standard di democraticità minimi. L’Italia, in particolare, intende lavorare per la difesa dei diritti umani, promuoverli, e incontrare Lukashenko può essere un’occasione in questo senso.
Il prossimo 7 maggio a Praga è in agenda il Partenariato per l’Est, ovvero la nuova iniziativa di cooperazione Ue con i paesi ex sovietici: oltre Minsk, ci sono Ucraina, Georgia, Moldova, Azerbaigian e Armenia. Sarà questo il trampolino di lancio principale che Lukashenko cercherà di percorrere per ri-accreditarsi agli occhi dell’Europa. La tappa italiana è in preparazione di Praga. Anche se a Praga Lukashenko probabilmente invierà semplicemente il suo primo ministro, i 600 milioni di euro messi a disposizione dai Ventisette per il summit permetteranno alla Bielorussia di attingere ai finanziamenti Ue ancora oggi ridotti vista l’esclusione di Minsk dalla politica di vicinato europea. Insomma, un’occasione che, anche grazie al doppio incontro italiano (Papa e Berlusconi), Lukashenko affronterà con un po’ più di serenità.

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