Silvestrini, Bagnasco, Bersani e Tremonti: ecco la nuova “lobby” anti liberista

«Eminenza, amici e compagni». È il singolare incipit del discorso tenuto ieri da Pierluigi Bersani al termine di un dibattito – organizzato da Nens, l’associazione fondata dallo stesso Bersani e da Vicenzo Visco – avvenuto a Roma intorno al modello sociale ed economico del paese. Un dibattito per riflettere sulla genesi dell’attuale crisi economica, cercarne i motivi e trovare nuove soluzioni. Un dibattito nel quale il responsabile economico del Pd, sicuro candidato alla segreteria del partito nel congresso del prossimo ottobre, trova affinità e convergenze con la visione economica propria della dottrina sociale della Chiesa.
L’eminenza presente era il cardinale Achille Silvestrini. Già, perché riflettere sulla crisi e sul modello di sviluppo economico che l’ha provocata, significa in qualche modo affondare il colpo sul quella che Bersani ha chiamato «egemonia neoliberista». Un’egemonia che ha provocato lo sfacelo attuale. Un’egemonia che trova nella visione sociale cattolica un suo naturale nemico. Tanto che, non a caso, mai come in queste ore si moltiplicano le convergenze sui temi economici tra i leader di due mondi storicamente lontani. Convergenze anti-liberiste, in nome di una svolta sociale appena pochi mesi fa impensabile. Oltre al duetto Bersani-Silvestrini, l’altro ieri – e l’Osservatore Romano ne ha dato grande rilievo – c’è stato quello Bagnasco-Tremonti in una tavola rotonda promossa dall’Istituo Aspen, presente anche Enrico Letta. E se non fosse stato per un forfait dell’ultima ora, ieri ce ne sarebbe dovuto essere un terzo di duetto, ancora fra Tremonti e il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente di Iustitia et Pax, uno dei principali collaboratori del Papa nella difficile e non ancora compiuta stesura dell’enciclica dedicata ai temi sociali e alla globalizzazione anche alla luce della crisi in corso.
Il «socialista scandinavo» Tremonti – come lo definisce Francesco Cossiga – già da qualche mese ha fatto proprio il pensiero della Chiesa in materia economica. Ciò è avvenuto anzitutto qualche mese fa nella prolusione tenuta per l’apertura dell’anno accademico dell’università Cattolica, dove ha citato come profetico in materia economica un testo di Ratzinger del 1985, Church and Economy in Dialogue, nel quale l’attuale Pontefice sostiene che l’economia non può essere scissa dall’etica. Ma i prodromi della svolta tremontiana c’erano già nel libro La paura e la speranza e, ancora, nella conversione apertamente dichiarata alla triade di mazziniana memoria «Dio, patria e famiglia».
L’altro ieri, le idee del ministro dell’Economia si sono incrociate con quelle del cardinale Bagnasco. Questi, in occasione delle varie prolusioni tenute nelle assemblee generali e nei consiglio della Cei, ha sempre insistito sulle sfide che la crisi economica pone alla Chiesa. E l’altro ieri, come ha titolato l’Osservatore, ha chiesto la promozione di «nuove reti di solidarietà contro la miseria e l’esclusione sociale». All’egemonia neo liberista che pone l’interesse dell’individuo sopra quello della società, Bagnasco ha contrapposto un nuovo «sistema di welfare» che privilegi , tramite un’apposita «cabina di regia», la responsabilità di individui e governanti, la centralità della persona e che abbia una sola finalità: il bene comune.
Superare il neo liberismo significa anche non cadere in uno dei suoi opposti, il materialismo di Karl Marx. Davanti a Bersani e Silvestrini, ha sviscerato la cosa anche un interessante intervento di Roberto Gualtieri dell’Università di Roma. Nella Spe Salvi Benedetto XVI chiede di superare l’idea materialista che l’uomo sia solo il prodotto di condizioni economiche. Ma superarla significa mettere al centro di un nuovo modello di sviluppo la persona e le relazioni tra le persone, e insieme il legame inscindibile tra dimensione spirituale, morale e materiale.
L’ha detto ieri ancora Bersani: i problemi vanno affrontati con il dialogo «ma anche con questioni di etica». L’umanesimo laico e quello religioso, infatti, «hanno la stessa radice cristiana» e il contribuito che può arrivare dall’Italia, in questo senso, «dovrebbe essere di valore mondiale». Anche perché l’attuale fase si chiude con «una recessione senza precedenti». E ora sono necessari aggiustamenti su vari piani, che ridefiniscano le regole di finanza accompagnati da «aggiustamenti dell’economia reale per ridurre le zone d’ombra e di incertezza», e sarà necessario «costruire mercati interni più dinamici».
Sua eminenza, appunto il cardinale Silvestrini, ha detto che la crisi è un’occasione anche per la Chiesa. Questa vigila costantemente «su certe tematiche» e deve farlo con la medesima assiduità anche sull’emergenza economica. Occorre vigilare perché i problemi economico-finanziari hanno una genesi profonda che riguarda tutti.

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  1. Francesco73 ha scritto il 24 aprile 2009 alle 10:52 am:

    Tremonti è quello che ha preso la posizione più forte e autorevole in tema di pensiero unico liberista.
    Lo ha fatto in anticipo, pagando anche in pubbliche ripulse e disapprovazioni.
    La triade “Dio, Patria e Famiglia” non mi piace affatto, suona male. Sarà mazziniana, ma evoca un cristianesimo novecentesco, spesso autoritario e complice di regimi di destra.
    Per me inaccettabile.
    Invece, sono felicissimo del riconoscimento dell’importanza e della validità della dottrina sociale della Chiesa.
    Lì c’è quasi tutto, secondo me, ed è ottimo che il Papa presti tutta questa meticolosa attenzione all’Enciclica che sta per uscire.
    Io ho fiducia.
    I cristiani debbono valirizzare la libertà di iniziativa e di auto-organizzazione anche economica della società.
    Ma mai – mai – potranno stare dalla parte del mercatismo puro e semplice, mai potranno essere friedmaniani, mai thatcheriani, mai reaganiani, mai Chicago Boys.
    E quindi mai potranno sostenere una Destra liberista, comunque articolata.
    Ecco perchè in Italia – grazie a Dio, la dialettica Destra/Sinistra è stata sempre diversa, rispetto ai Paese anglosassoni.
    Non solo per l’eredità del fascismo, ma anche perchè l’umanesimo popolare cristiano – che non sta a Sinistra – occupa lo spazio dell’alternativa da una posizione sociale, non conservatrice.
    Io spero che – nelle forme nuove – questo sia sempre più vero, anche in futuro.


  2. Luca ha scritto il 24 aprile 2009 alle 4:35 pm:

    1. Tutto questo mi sembra l’ennesima riduzione del “fatto cristiano” a moralismo, anche se verniciato “a sinistra”.
    2. Dire che il PD è contro l’individualismo, fa ridere! Ma se ad ogni pié sospinto ci ricordano di essere il “partito dei diritti”, diritti che consisterebbero nell’”Autodeterminazione” del singolo individuo, in spregio a qualsiasi tradizione, legame familiare e sociale, religione (da “religere”)…
    3. la “solidarietà” significa che non esiste una vita “privata” dove io sarei “libero” di fare quello che cavolo mi pare e piace; significa che ogni peccato del singolo riguarda tutta l’umanità, anzi tutto il mondo, e al contrario ogni anima che si eleva, eleva il mondo. Per “solidarietà” il peccato originale si è trasmesso sino a noi, per “solidarietà” siamo stati redenti da Cristo. I cardinali (si chiamino Silvestrini o Bagnasco, è lo stesso) farebbero bene a ricordarselo e a ricordarlo, anziché tirare fuori dal cilindro la parola “solidarietà” come sinonimo di “tirate fuori i soldi”.
    3. I comunisti non sonoo per la “solidarietà”: sono per la lotta di classe, che è il contrario della “solidarietà”. Non a caso qualcuno sta scrivendo ultimamente sui muri delle nostre città: la crisi non la paghiamo.
    4. Per me invece, rispondendo al lettore qui sopra (che è mio coetaneo, se è del ’73), è inaccettabile che si continui a pensare che “Dio, patria, famiglia” sia inaccettabile. Non è altro che il riassunto dei fondamenti del vivere civile. Come poi siano vissuti, è un altro discorso. E il fascismo non c’entra niente, aveva ben altri fondamenti, e non era “di destra” (il fascismo è nato a sinistra e morto a sinistra: si è servito di valori e consenso “di destra” per fare una politica di sinistra, un po’ come più tardi ha fatto la DC.


  3. Francesco73 ha scritto il 24 aprile 2009 alle 5:14 pm:

    Per me Dio, Patria e Famiglia è inaccettabile per quello che evoca, non come concetto in sè.
    Il fascismo non è tutto, il Novecento è caratterizzato anche da una discreta quantità di regimi autoritari cui la Chiesa, spesso per esigenze di scontro col comunismo, ha prestato il suo supporto.
    Non amo questo tipo di alleanze, come ovviamente ritengo disdicevoli quelle simmetriche, a sinistra.
    Il compito politico e sociale dei laici cristiani è quello di dare volto e voce alle istanze di un popolo grande e vasto, antropologicamente lontano dalla sinistra ma anche ben diverso – ripeto – dalla Destra intesa in senso anglosassone, dove la libertà è più importante della giustizia.


  4. massimo ha scritto il 24 aprile 2009 alle 6:50 pm:

    bè luca carissimo,non che francesco non abbia individuato cose buone da proporci,ma la penso come te.in ogni caso questi due post rendono la discussione di alto profilo,a ben vedere in altri blog dove ci si parla solo a suon di slogan e insulti.
    rodari docet.


  5. Saverio ha scritto il 26 aprile 2009 alle 11:39 am:

    attenzione però, non accomuniamo bersani+silvestrini al duetto tremonti+bagnasco.
    i primi due stanno preparando il terreno per la rinascita din una sinistra nuova e “ciulano nel manico” per avviare un processo al liberismo, in piena ottica keynesiana. il secondo duetto riconosce degli errori non tanto nel libero mercato, quanto nelle scelte dei governi (USA – GEITHNER – GREENSPAN) che hanno favorito la situazione sciagurata presentatasi nell’ultimo anno, cioè la crescita di PIL fittizio. Caro Rodari, credo sia opportuno distinguere queste due “coppie” per evitare confusione e dare un’idea sviante di convergenza, che in realtà fortunatamente è ben lungi dall’esserci.