Ratzinger convoca un summit segreto su crisi ed enciclica sociale
23 aprile 2009 -
Un summit a porte chiuse per valutare i contenuti dell’enciclica sociale Caritas in veritate – la terza lettera enciclica di Benedetto XVI – alla luce dell’attuale crisi economico finanziaria. Secondo quanto apprende il Riformista, si è svolto a Castelgandolfo sabato mattina, subito prima dell’udienza che il Papa ha concesso ai francescani. Presenti, assieme a Ratzinger, quattro importanti cardinali.
C’era Angelo Bagnasco. È il presidente della Conferenza episcopale italiana, arcivescovo di Genova. Sovente nelle diverse prolusioni che hanno preceduto le riunioni e le assemblee dei vescovi italiani, ha dedicato parole alla situazione economica del paese. Per conto della Cei, sta portando avanti la promozione di un fondo nazionale per aiutare le famiglie che si trovano in difficoltà.
C’era Camillo Ruini. È il predecessore di Bagnasco alla Cei, fine mente politica (è imminente l’uscita per Mondadori di un lavoro con Ernesto Galli della Loggia dedicato al rapporto tra cattolicesimo e mondo contemporaneo). È presidente del comitato per il progetto culturale della Cei il cui scopo è incrementare la presenza della cultura cattolica nel paese e, insieme, aiutare un confronto tra saperi diversi che favorisca l’allargarsi di quegli «spazi della razionalità» di ratzingeriana memoria.
C’era il cardinale Angelo Scola: patriarca della cosmopolita Venezia, paladino dell’incontro «già in atto» tra religioni, culture ed etnie diverse, recentemente ha offerto una sua ricetta per combattere la crisi. Ovvero, stili di vita improntati alla sobrietà a tutti i livelli. Stili di vita che debbono interessare anzitutto coloro che hanno responsabilità di governo.
C’era il cardinale Christoph Schönborn: domenicano, arcivescovo di Vienna e presidente della Conferenza episcopale austriaca, fa parte dei quaranta ex alunni di teologia appartenenti al cosiddetto Ratzinger Schülerkreis, il circolo di Benedetto XVI. Seppure non brilli particolarmente nel disbrigo degli affari correnti e delle cose pratiche che necessariamente interessano la conduzione della Chiesa austriaca, è tenuto in grande considerazione dal Pontefice.
Benedetto XVI ha convocato il summit per sentire quattro pareri autorevoli. Stando alle voci, infatti, l’enciclica dovrebbe vedere la luce il prossimo 29 giugno. Ma l’ultima bozza sulla quale hanno discusso i quattro porporati ancora non soddisfa il Papa: sarà in grado di rispondere alle sfide dei tempi come lo fu nel 1991 la wojtyliana Centesimus annus?
Il fatto che il testo dovrebbe uscire tra più di due mesi non è notizia da poco. Era l’estate del 2007, infatti, quando – a cavallo della vacanza del Papa a Lorenzago di Cadore – si cominciò a parlare di un testo dedicato ai temi sociali e alla globalizzazione. Vi ha lavorato parecchio il pontificio consiglio Iustitia et Pax diretto dal cardinale Renato Raffaele Martino. Da mesi aspetta di andare in pensione, ma rimarrà al suo posto fino a che la Caritas in veritate non vedrà la luce. Recentemente ai lavori è subentrato anche l’arcivescovo di Monaco di Baviera, monsignor Reinhard Marx. E, assieme a lui, alcuni economisti legati alla Curia. Sono stati questi ultimi, in particolare, ad avanzare presso il Pontefice delle perplessità sull’attualità del testo rispetto alla tempesta economica in atto. E, soprattutto, riguardo alle sfide che la crisi comporta.
La tesi di fondo, comunque, c’è ed è una: per risolvere la crisi serve un modello di sviluppo solidale: la crisi va affrontata con «solidarietà e sobrietà» e con una revisione profonda del modello di sviluppo dominante. Perché come disse lo stesso Ratzinger all’inizio del 2009, non bastano «i rattoppi», è tempo di leggere la crisi «in profondità». Giusto ieri, il Papa ha parlato della crisi spiegando come sia legata alla «cupidigia»: «la radice di tutti i mali, l’unica radice di tutti i vizi».
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