Il Vittorio Messori di oggi vale l’acquisto del Corriere
23 marzo 2009 -
Oggi vi consiglio di leggere un pezzo del Corriere della Sera. È di Vittorio Messori. Quando scrive lui (negli ultmi tempi purtroppo sempre meno), il Corriere merita la spesa di un euro. Dice che la fede è il primo impegno del Papa, in quanto successore di Pietro. È alla luce di questo impegno che va letta la revoca della scomunica ai lefebvriani. Io, nel mio piccolo, l’ho ricordato nella prima puntata dell’inchiesta uscita sul Riformista qualche giorno fa, quando ho citato il brano di “Introduzione al cristianesimo” nel quale Ratzinger spiega che prima di una riforma della struttura della Chiesa serve una riforma dei cuori.
Per chi è interessato, QUESTO è il Messori oggi.
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Caro Paolo,
Permíteme un off-topic… ¿cuándo comenzarían los esperados (y necesarios) cambios en la Curia Romana? ¿Qué se rumorea por Roma?
Caro Rodari,
ho avuto impegni e problemi per cui soltanto ora vedo la ” raccomandazione ” ai tuoi lettori del mio pezzo sul Corriere . Te ne sono grato . Sappi , per qual che conta, che io pure leggo quanto scrivi con interesse e , assai spesso, con partecipazione solidale. Ci fu un tempo in cui , io ” ratizngeriano ” quando era deplorevole esserlo sia nella Chiea che fuori, soffrivo di solitudine tra gli scribi del vaticanismo. E’ confortante scoprire che ora non è più così e persino quelli che mi sbranavano ora rischiano di esagerare in senso contrario . Non è il tuo caso, anche ( beato te ! ) per ragioni anagrafiche. In ogni caso, ancora grazie e l’augurio migliore di far valere le tue doti e la tua prospettiva , che mi conforta, nelle sedi migliori,
Vittorio Messori
Gentile Messori,
grazie di cuore. Nel mio piccolo sono anche io “ratzingeriano”, seppure mi occupi di lui e del Vaticano soltanto dal non lontano 2004.
Paolo
Gentilissimo Vittorio Messori,
solidale per i fatti che in queste ore si abbattono su l’Aquila,
mi permetto una riflessione(..tutt’altro argomento)
per la quale desidererei una sua opinione.Ecco
Tra le tante cose che “assillano” i miei sogni da più di un anno
e per le quali sto tentando una ricerca adeguata e ragionevole,
ve n’è una che più di altre cattura la mia attenzione
e che da laico mi pone non poche domande,
costringendomi ad alzare la testa e fissare la realtà:
si tratta di bellezza. Ma non di una bellezza qualsiasi,
bensì della grandezza che circonda il Mistero della Sacra Liturgia
e che per circa 15 secoli ne ha profumato gli altari cristiani di tutto il mondo
a cominciare dalla nostra bellissima Italia.
Ebbene sì..!..Mi riferisco allla Messa antica
Secondo il rito di Pio V…notoriamente conosciuta
Come messa tridentina e ripristinata ufficialmente
(..anche se mai abrogata),da Sua Santità Benedetto XVI.
Ho 35 anni, ma La Grazia che ebbi ad assistere(..agosto dello scorso anno!)
alla mia Prima Messa in rito antico è stata un’esperienza così grande,
e così ricca…che ancora adesso stento a credere COME si possa uscirne indifferenti.
Esattamente ristorati secondo la parola del Maestro che disse:
“Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo(Matteo 11:28-30).
E Fin quì tutto bene.
.
Ma dove sta l’inghippo
per il quale mi sento di scriverLe
E dal quale terrei caldamente ricevere una Sua opinione?
Eh..l’inghippo sta nel fatto,che una cosa tira l’altra,
E nel corso di quest’anno,
dopo essermi imbattuto Sulla questione Conciliare ,
(e più precisamente relativa al Concilio Vaticano II),
mi sono scontrato su molte incongruenze dottrinali persuadendomi
che la Santa Chiesa si sia davvero protestantizzata.
Voglio dire….:Non so se ha mai letto quella famosa lettera degli allora cardinali Bacci e Ottaviani,che stilarono il 25 settembre 1969 un “Breve esame critico del Novus Ordo Missae”, da presentare a papa Paolo VI,per denunciare l’impressionante allontanamento della Chiesa dal cattolicesimo conseguente alla suddetta riforma liturgica..?
Personalmente MI IMPRESSIONA!
Come risponderSi dopo la lettura di un testo così palesemente RAGIONEVOLE?
Le confesso che ci ho pregato e studiato sopra per giorni e giorni,
ma non vi ho trovato nessuna incongruenza,anzi!
più me ne approprio(..alla luce anche di altri documenti),
e più mi domando COME SIA…POSSIBILE…dimostrare l ‘INVERSO,
in virtù del quale invece si difende “il Nuovo Rito”.
E premetto,..glieLo dice un giovane che per anni ha suonato
(..e ancora suona )la chitarra elettrica in chiesa durante la Messa!
Però..Mentre la messa tradizionale è pervasa da un afflato di profonda umiltà,
insegnataci da Gesù nella parabola del superbo fariseo e dell’umile pubblicano (Lc 18,9-14):
così nelle preghiere ai piedi dell’altare, prima di salire verso di esso;
così in tutte le orazioni in cui non vengono evitate espressioni eliminate dalla nuova liturgia perché suonerebbero offensive al delicato orecchio dell’odierno cristiano che si ritiene maturo, adulto, come:
peccato, riparazione, inferno, le insidie del male, avversità, nemici, tribolazioni,
afflizioni, infermità dell’anima, durezza del cuore, concupiscenza, indegnità, tentazione,
cattivi pensieri, gravi offese, perdita del cielo, morte eterna, punizione eterna,
frutti proibiti, colpa, eterno riposo, vera fede, meriti, intercessione, comunione dei santi ecc.,
oggi….. invece…..sic!…. si vuole sentire solo gioia,
festa ed espressioni anche di tipo sociale o terrestre o vago,
come senso cristiano della vita, guarigione dagli egoismi,
conforto della protezione divina, coerenza di vita, spirito rinnovato, tua amicizia (con Dio),
servizio dei fratelli, fraternità e pace, mondo più umano e giusto,
impegno al servizio del prossimo, desiderio di intesa e di collaborazione,
messaggio di bontà e di gioia, impegno civile, progresso nella libertà e nella pace,
e così via (cfr. Bianchi, Liturgia: memoria o istruzioni per l’uso? Studi sulla trasformazione della lingua dei testi liturgici nell’attuazione della riforma, Casale Monferrato, 2002). ..è vero o non è vero?
..Ma in origine – ripeto – da quanto appreso,
…non era questo il senso della Santa Messa…!…!..
Se ci domandiamo, perché la gente si è allontanata dalla santa messa, possiamo ritenere che il motivo ne è la sua banalizzazione come è risultato ben esposto dal documento:
Manca anche il senso di Dio (la fede),
il senso del peccato (il pentimento),
il senso della redenzione (la ricerca della grazia);
per colpa anche di una predicazione monca, difettosa, a volte da “falsi profeti” che addormentano le coscienze, tentando di parlare solo “al positivo”, solo di feste, gioia, risurrezione, trascurando la realtà del peccato, la necessità della redenzione, il rinnovamento del sacrificio della croce sull’altare.
Non si insiste più abbastanza sull’obbligo della santa messa (vedi invece il can. 1247 CIC), né sulle disposizioni necessarie per parteciparvi (cfr. CCC 1387).
C’è un grande rilassamento nella morale cristiana e nelle celebrazioni liturgiche.
Le chiese sono diventate spesso musei, pinacoteche, sale da concerto.
Le modalità con cui vengono celebrati i sacramenti, in particolare i matrimoni, ne degradano la sacralità.
C’è poco silenzio e raccoglimento nelle chiese, anche durante o prima o dopo la santa messa.
In tutto ciò prevale lo spirito dei tempi che è uno spirito antropocentrico: al centro di tutto è posto l’uomo, la “comunità”.
La messa tridentina, invece, favorisce il ricupero del senso di Dio, del sacro, tributando il retto culto a Dio e arricchendo lo spirito umano di grazia divina, di bellezza, quindi di felicità.
L’esatto opposto di quel Che disse Martin Luther..il patriarca di tutte le svariate sette protestanti che, non potendo più conciliare la celebrazione della santa Messa e il suo sacerdozio con le sue impurità e il suo orgoglio, volle distruggere quella Messa e quel sacerdozio affermando:
“Quando la messa sarà rovesciata, io sono convinto che avremo rovesciato con essa tutto il papismo.
Il papismo infatti poggia sulla Messa, come su una roccia, tutto intero,
con i suoi monasteri,
vescovadi, collegi, altari,
ministeri e dottrine, in una parola con tutta la sua pancia.
Tutto ciò crollerà necessariamente, quando sarà
crollata la loro messa sacrilega e abominevole.
Io dichiaro che tutti i postriboli,
gli omicidi, i furti, gli
assassini e gli adulteri,
sono meno malvagi
di quell’abominazione
che è la messa papista”26
E’ impressionante non trova!!!…
Ora legga questo ..e concludo(è tratto da da una rivista tradizionale):
“Purtroppo – scrive – ogni volta che si discute di questioni che contengono dei dubbi,
anche lievi, si ha la cattiva abitudine di impostare una diatriba essenzialmente canonica.
Non che la cosa non sia importante e necessaria,
ma spesso accade che la disamina degli aspetti giuridici finisca per far perdere di vista la realtà delle cose, scambiando la teoria con la pratica.
Se vivessimo in una civiltà ancora informata prevalentemente da sani principi, lo scarto tra teoria e pratica sarebbe minimo, ma questa nostra, a volerla chiamare ancora così, è una civiltà disordinata, falsa e ingannevole che si regge solo su convenzioni umane partorite da una mentalità che rifugge da tutto ciò che non riesce a ridurre entro i limiti angusti della sua limitatezza.
Il contrappeso tipico di tempi come questi è l’elemento normativo, il rispetto delle regole, come si usa dire oggi. Perso di vista il contenuto, è rimasto il guscio vuoto del contenitore, che ognuno riempie a suo piacimento e a seconda delle convenienze.
È quello che accade in campo religioso, per esempio.
Non essendo più in grado di cogliere la differenza tra vera e falsa religione, si esalta il rispetto formale di tutto ciò che si autodefinisce come religioso, foss’anche una palese imbecillità.
A riguardo del Cattolicesimo, in questi ultimi 40 anni è accaduta la stessa cosa in campo pastorale, liturgico e dottrinale. L’attenzione ha finito con l’essere puntata sul rispetto delle regole: se una cosa rientrava in tale rispetto, doveva essere considerata corretta, anche se cozzava contro ogni logica elementare, anche se contraddiceva l’insegnamento impartito dalla Chiesa per duemila anni. Una volta messo per iscritto che la Messa era quella, quella nuova, non era possibile dire più niente, ogni considerazione seria sul contenuto reale di questa nuova Messa, sulla sua valenza rituale, sulla sua portata spirituale, doveva considerarsi provocatoria: il Messale è stato promulgato ufficialmente!
Questo modo poco serio di considerare questioni così importanti ha fatto sì che la misura di ogni cosa fosse la sua presentazione normativa. Una sorta di tabù.
La Messa moderna è un coacervo di riti diversi partoriti dalla fantasia dei celebranti ? dice qualcuno – è un caos regolamentato ? conferma qualcun altro.
Errore – si risponde -, andate a leggere il Messale, andate a leggere l’Institutio generalis. Sono questi a fare testo, non gli abusi perpetrati qua e là da qualche celebrante. E questo anche di fronte alla totale e ostentata difformità tra i testi e le celebrazioni, come è accaduto, per esempio, in tante celebrazioni papali.
In qualche modo si potrebbe dire che, in questi 40 anni ci si è proccupati primariamente di rincorrere i mutamenti, le contingenze e le opinioni personali o di gruppo, incuranti del fatto che fossero contrari alla Tradizione, anzi pretendendo di adeguare ad essi gli stessi principi cattolici e la stessa Tradizione cattolica. Ne sono la prova le catechesi e le pratiche celebrative di tanti moderni movimenti ecclesiali, che continuano a ricevere il placet della Santa Sede.
La potenza del tabù della normativa ha permesso che si giungesse fino all’assurdo di legittimare oggi ciò che fino a ieri era dichiarato illegittimo: come è accaduto per la Comunione sulla mano.
È in questa ottica che va considerata la questione della abrogazione del messale tradizionale.
A partire da quanto dichiarato nel Motu Proprio Summorum Pontificum cura, che all’ultimo comma dell’articolo 1 contiene l’inciso, “e mai abrogato”, si è aperta la corsa a dimostrare l’esattezza di quanto così affermato, da un lato, o la sua inconsistenza, dall’altro.
Incominciamo col dire che indipendentemente da tutto, nei fatti, il Messale tradizionale è stato vietato, ed è stato vietato fino al punto di far derivare da questo divieto dei provvedimenti canonici di condanna. La volontà di abrogare il Messale, quindi, anche se non espressa nella lettera, è stata manifesta nella pratica, con il determinante sostegno delle censure e di ogni sorta di provvedimenti disciplinari.
Ora, visto che è stato Paolo VI a promulgare il nuovo Messale che, di fatto, ha lo scopo di abolire il precedente. Chiediamo a lui cosa ne pensi.
Nella famosa allocuzione al Concistoro Segreto del 24 maggio 1976 egli affermò: ” Il nuovo Ordo è stato promulgato perché si sostituisse all’antico, dopo matura deliberazione, in seguito alle istanze del Concilio Vaticano II “, e rafforzò questa affermazione precisando che: ” L’adozione del nuovo “Ordo Missae” non è lasciata certo all’arbitrio dei sacerdoti o dei fedeli: e l’Istruzione del 14 giugno 1971 ha previsto la celebrazione della Messa nell’antica forma, con l’autorizzazione dell’ordinario, solo per sacerdoti anziani o infermi, che offrono il Divin Sacrificio sine populo.”
Questa precisazione è davvero interessante, poiché contiene delle forme espressive che ritroviamo oggi nel Motu Proprio Summorum Pontificum cura. Ma fermiamoci adesso a Paolo VI.
Egli continua dicendo che il nuovo Messale è obbligatorio e sostitutivo di quello tradizionale secondo la stessa logica del 1570: ” Non diversamente il nostro santo Predecessore Pio V aveva reso obbligatorio il Messale riformato sotto la sua autorità, in seguito al Concilio Tridentino “.
Questa affermazione aiuta a capire l’intenzione di Paolo VI e il suo personale modo di vedere le cose della Chiesa. Senza approfondire questa affermazione si rischia di infilarsi in un vicolo cieco.
Difficile dire quanto Paolo VI fosse del tutto cosciente della portata di tale dichiarazione, o quanto ci fosse di contingente e di strumentale in tutta quella allocuzione. È da tenere presente, infatti, che tale allocuzione è innanzi tutto un duro attacco contro i fedeli tradizionali, con particolare riferimento a Mons. Lefebvre, rei di opporsi alle riforme postconciliari e quindi allo stesso Paolo VI. Egli ribadisce più volte che in quanto Papa ha l’autorità di fare quello che fa e di esigere l’ubbidienza, ma è chiaro che a leggere la predetta affermazione sorgono dei gravi dubbi sulla corretta fondatezza di queste sue pretese.
Paolo VI non poteva esigere la stessa ubbidienza di San Pio V per il semplice motivo che San Pio V, nell’applicare il Concilio di Trento, non solo ne seguì il disposto, ma non toccò neanche una parte del corpus del Messale tradizionale. Per di più, San Pio V lasciò in vigore tutti i riti che potessero vantare una vetustà di almeno 2 secoli. Paolo VI, invece, disattese il disposto della Sacrosanctum Concilium del Vaticano II, si inventò un Messale del tutto nuovo che sovvertiva quello fino ad allora usato dalla Chiesa, e vietò tassativamente l’uso del Messale tradizionale dall’oggi al domani.
Non v’è alcun paragone tra San Pio V e Paolo VI, il primo seguì l’uso plurisecolare della Chiesa, il secondo lo ignorò deliberatamente e commise volutamente una serie di incredibili abusi.
A queste condizioni è impossibile chiamare in causa l’autorità del Sommo Pontefice: Paolo VI non aveva alcun titolo per farlo.
In effetti, va sempre tenuto presente che un papa ha l’autorità di adattare la liturgia e la dottrina, ma non l’autorità di cambiarle. Se è vero, come è vero, che esse derivano direttamente dagli Apostoli e quindi da Nostro Signore, non solo i papi non possono cambiarle, ma hanno il dovere di trasmetterle come le hanno ricevute, adattandone certe forme e consolidandone la sostanza.
Non v’è dubbio allora che, a questo punto, emerge una gravissima questione: o Paolo VI si sbagliava pensando che anche San Pio V avesse fatto come lui, e la cosa sarebbe grave, o sapeva come stavano le cose e riteneva opportuno presentarle a modo suo, che sarebbe molto più grave. In ogni caso, non solo il tentativo di obrogazione, non ha alcun fondamento, per la natura stessa della liturgia tradizionale, che non è neppure abrogabile, ma sono sostanzialmente illegittimi tutti gli atti che direttamente o indirettamente sono derivati da questo tentativo.
È per questo che nel Motu Proprio Summorum Pontificum cura si afferma tranquillamente che il Messale tradizionale non è mai stato abrogato.
Questo, però, rende più complicata la questione, visto che lo stesso Motu Proprio conferma l’anomalia del Messale e della liturgia moderne che, contro ogni coerenza, continuano a rimanere in vigore, insieme a tutte le conseguenze che ne sono derivate e che continuano a derivarne; di cui la prima e capitale è l’impossibilità di poter parlare legittimamente di forma ordinaria e di forma straordinaria. Se il Messale tradizionale è sempre in vigore è gioco forza ritenere che il nuovo è illegittimo. Ma, anche a voler sorvolare su questo aspetto, la logica conseguenza della mai avvenuta abrogazione o della impossibile obrogazione è che la forma ordinaria del Rito Romano è inevitabilmente quella tradizionale e semmai la straordinaria potrebbe essere quella moderna. Diversamente ci si trova al cospetto di una incoerenza ingiustificata”.
Dunque… a distanza di 40 anni,
riflettevo e mi chiedevo: ma insomma..
anche il S. Padre,il nostro Amatissimo Papa
Benedetto XVI,che in fatto di liturgia non mi pare l’ultimo arrivato
e per il potere che investe gode l’autorevolezza che gode..
>> FORSE CHE NON SE NE SIA ACCORTO ?
>> E SE SI… – ‘Naturalmente! – …PERCHE’ permetterebbe
2 riti così teologicamente differenti e sostanzialmente incompatibili?
(come avutosi già ampiamente modo di dimostrare nel documento
– uno per tutti – del BREVE ESAME CRITICO NOVUS ORDO MISSAE
degli allora Cardinali Ottaviani e Bacci).
>> IN CONCLUSIONE… COME E’ POSSIBILE PERMETTERE che si concilino
all’interno di una Sola Chiesa Cattolica Apostolica Romana,
2 riti così diametralmente opposti,
e per di più senza una dovuta istruzione dei fedeli,
trascinati ormai penosamente e acriticamente
dentro una celebrazione Pasquale di cui non sanno
il DOVE il COME e il PERCHE’..?
..quasi che un rito valga l’altro e viceversa.
Sarebbe un pò….
Ecco,sarebbe un pò come dire che tra una Bianchina
e la Ferrari non vi è poi tanta differenza! – non trova? –
..che cambia solo la carrozzeria ma in fondo…
entrambe vanno alla stessa velocità!
NON E’ ILLOGICO..CONTRADDITTORIO..o che dir si voglia??
E dunque – per tornare alla domanda di partenza:
Il Santo Padre non potrebbe e non DOVREBBE intervenire
per mettere fine a questa PALESE-INSANA-DICOTOMIA??
E PERCHE’ NON LO FA(-rebbe)?….
>Era una mia riflessione!
Qual’è la sua Opinione?
(Chiedo scusa del lungo intervento..
La stimo moltissimo>>Continui così!!!!)
Grazie per l’attenzione e che Dio la benedica ,…. Alessandro
Alessandro, spero per lei che il Dott Messori abbia la pazienza di leggersi questo papiro…neanche alla maturità si scrivevano temi così lunghi…
E dire che non l’ho neppure fatta ..la maturità…sic!
Però mi auguro lo stesso il Dott. Messori lo legga:papiro a parte,lo trovo un tema molto interessante..
e soprattutto su cui riflettere.
Grazie per la fiducia Saverio!:)
Ha ragione, la mia voleva essere una battuta naturalmente.