Tutto potrebbe risolversi addirittura questa settimana. O meglio domani, il giorno in cui Benedetto XVI dovrebbe annunciare, dopo settimane di previsioni più o meno verosimili, il nome del successore di Cormac Murphy-O’Connor alla guida dell’arcidiocesi di Westminster. In sostanza, la diocesi più importante in Inghilterra, non soltanto per il territorio che occupa (comprende i comuni della Grande Londra, i distretti di Staines e di Sunbury-on-Thames, e la contea di Hertfordshire) ma anche perché è chi la governa che, solitamente, diviene anche il presidente della conferenza episcopale del paese.
Il fronte dei candidati è davvero ampio e variegato. Ma, se tutto va come Murphy-O’Connor ha auspicato vada, il successore altri non potrà essere che uno: l’arcivescovo di Birmingham Vincent Nichols. E pare che la scelta sia già stata compiuta. Mancherebbe, in sostanza, soltanto l’ultima firma, quella del Papa, il quale, comunque, all’ultimo momento potrebbe anche decidere altrimenti.
Già, perché la nomina è particolarmente delicata. E Ratzinger dicono ci stia riflettendo sopra parecchio.
Ha ragione l’Independent quando scrive (ieri, ndr) che i nomi dei possibili successori di Murphy-O’Connor corrispondono a due opzioni differenti. In sostanza, accanto all’opzione che vuole che la scelta cada su qualcuno che sia già vescovo e che, soprattutto, rappresenti una continuità di linea con Murphy-O’Connor, c’è una seconda opzione. Questa sarebbe di forte rottura rispetto alla conduzione (ritenuta da più parti troppo liberal) del cardinale inglese. E, quindi, sarebbe una scelta di stampo più conservatore.
Nella prima opzione il nunzio apostolico in Inghilterra monsignor Faustino Sainz Munoz, assecondando di fatto le idee di Murphy-O’Connor, avrebbe inserito – oltre al nome di Vincent Nichols – anche quello di Peter Smith (arcivescovo di Cardiff), Malcolm McMahon (arcivescovo di Nottingham) e dell’ausiliare di Londra Bernard Longley.
Nella seconda, invece, vi sono i nomi di svariati outsider. Tra questi, due ipotesi suggestive. Da una parte un parroco di Londra il cui nome è top secret anche se, si dice, sia un sacerdote con parecchio seguito, molto stimato dai fedeli. Dall’altra l’abate benedettino di Downside, Aidan Bellenger. Di questo monaco Papa Ratzinger nutre parecchia stima. La sua abbazia, situata a Stratton-on-the-Fosse vicino alla località balneare di Bath, nel sud-est dell’Inghilterra, è una roccaforte della fede, un baluardo di preghiera in un paese dove il cattolicesimo vive una profonda crisi dalla quale difficilmente si prospetta di poterne uscire in tempi brevi.
Joseph Ratzinger, quando era prefetto della dottrina della Fede, seguì da vicino le vicende inglesi. L’episcopato d’oltre Manica, infatti, seppure numericamente piccolo ha un’importanza notevole sia per i rapporti col mondo anglicano sia per il prestigio che ricopre all’interno dell’episcopato del Nord dell’Europa.
Si dice che l’attuale Pontefice da tempo voglia provare a cambiare le carte in tavola, voglia provare a optare, a Londra, per una linea diversa da quella portata avanti in questi anni da Murphy-O’Connor. E, si dice, che l’ultima del porporato inglese, quella di andare in pensione entrando in pompa magna nella Camera dei Lords (sarebbe il primo esponente delle gerarchie cattoliche a farlo), non sia stata del tutto digerita dall’attuale Pontefice. Eppure, se questi troverà la forza e la voglia di decidersi davvero per una nomina di rottura col passato è difficile dirlo.
Tra gli outsider, nelle scorse settimane, è spuntato anche il nome di un secondo frate. Si tratta di un domenicano: Allan White. Si dice sia anch’egli, come Bellenger, di linea ratzingeriana. Eppure, come detto, pare che i giochi siano fatti per Nichols. In fondo, dopo Timothy Dolan nuovo arcivescovo di New York e Orani João Tempesta nuovo arcivescovo di Rio de Janeiro, sorprese proprio a Londra non ce ne dovrebbero essere: il Papa ha dimostrato d’assecondare i suggerimenti dei vescovi locali.
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