La santa e strana alleanza dei cattolici anti testamento: quelli per i quali «il testamento è già eutanasia»
27 febbraio 2009 -
Alcuni dei 53 senatori del Popolo della Libertà che l’altro ieri hanno firmato il documento “Mai più un caso Eluana” hanno voluto precisare che il loro consenso mirava semplicemente a un miglioramento del disegno di legge di maggioranza sul testamento biologico presentato dal relatore Calabrò. Nessun intento di dividere il Pdl, hanno spiegato. E il medesimo concetto è stato ribadito anche da una nota congiunta di Maurizio Gasparri e Gateano Quagliariello, presidente e vicepresidente vicario del Pdl al Senato. Ma è lo stesso documento a confermare come e quanto le posizioni divergano nel principale partito di maggioranza.
A guidare la pattuglia dei 53 assieme al presidente Francesco Cossiga c’è il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano. La cosa non è senza significato. Dietro di lui c’è Alleanza Cattolica, un’associazione ortodossa e tradizionalista quanto alla difesa della dottrina della Chiesa. Vi fa parte anche lo studioso di religioni mondiali Massimo Introvigne il quale, con Alleanza Cattolica, organizza incontri a mo’ di club anglosassone sui temi più disparati. Sarebbe troppo dire che Alleanza Cattolica è contro la decisione della Chiesa e del presidente della conferenza episcopale italiana di aprire a una legge sul “fine vita”, convinzione fondata sulla preoccupazione che, senza una legge non c’è modo di tutelare quegli italiani che oggi si trovano nella medesima situazione di Eluana Englaro. Ma all’interno di Alleanza Cattolica, come all’interno di altri movimenti ecclesiali e associazioni cattoliche, si fa strada il fronte di quanti vedono nel testamento biologico, e dunque in qualunque dispositivo di legge che cerchi di regolamentarlo, una prima apertura all’eutanasia.
A conferma che le posizioni sono eterogenee e che, proprio in queste ore, il dibattito è aperto, ecco ieri un comunicato di Comunione e liberazione. Il titolo dice tutto: «Sul “fine vita” siamo col cardinale Bagnasco». Il messaggio è chiaro: se qualcuno avesse ancora dei dubbi, se qualcuno fuori, ma soprattutto dentro Cl, pensasse che una legge non sia necessaria, si sbaglia. Cl sta con Bagnasco e sostiene l’apertura che lo scorso agosto, proprio al Meeting di Rimini organizzato da Cl, i vertici della Chiesa fecero in merito a una legge sul “fine vita”.
Tra i ciellini una posizione in qualche modo diversa da quella ufficiale l’ha presa il settimanale Tempi. In un editoriale dello scorso numero Tempi si domanda se abbia davvero senso una legge sul testamento biologico. In particolare, il settimanale si chiede se prima di una legge non avesse senso soffermarsi su quanto accaduto a Eluana Englaro e dire cosa la sua morte sia stata: «Eutanasia». «Poiché – scrive Tempi – è realistico prevedere che, fatta la legge, vi sarà chi, appellandosi al precedente di Eluana, la riterrà restrittiva e, verosimilmente, giungerà a chiedere un pronunciamento referendario o della Corte Costituzionale, non ci pare utile, né sensato partecipare all’attuale discussione sul testamento biologico».
Nel mondo dell’associazionismo che fa riferimento alla Chiesa italiana il tentativo è comunque quello di fare quadrato attorno a Bagnasco. Scienza & Vita in particolare -la “lobby” cattolica che lavora in favore della vita – difende senza possibilità di dubbio la posizione del presidente della Cei. Un comunicato dell’associazione ha ribadito ieri la necessità di una legge che ovviamente non può «e non deve prevedere la possibilità di rinunciare all’alimentazione e all’idratazione». «Una tentazione – dice Scienza & Vita – che emerge nelle schiere dei laici e talvolta si insinua persino in ambienti cattolici e che deve essere assolutamente respinta».
Una tentazione, che «si insinua persino in ambienti cattolici». Quei cattolici che non vogliono la legge per motivazioni profondamente “pro life”. Il documento dei 53, infatti, sembra la prosecuzione di una polemica ancora non risolta. Cominciò l’estate scorsa con l’addio dall’esecutivo di Scienza & Vita di Adriano Pessina, direttore del centro di bioetica dell’università del Sacro Cuore. Galeotto fu un consiglio di presidenza coordinato da Bruno Dallapiccola e Maria Luisa Di Pietro che, di fatto, aprì al testamento biologico ribaltando una precedente posizione di più marcata chiusura.
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ma questo articolo chiarisce poco.
forse sarebbe saggio aspettare,il caso englaro è stato montato ad arte in questi 2 anni come un lungo serial,per condizionare le coscienze e creare un vero e propio cavallo di troia.
il sig, englaro non nè innocente,nè quello che vuol far credere,il furbone detiene già una bella documentazione fotografica da tirar fuori al momento giusto,nel caso fosse indagato,o meglio nel caso il testamento biologico che il parlamento vara non gli fosse gradito,si tira fuori delle immagini schoc e si convince la gente per una bella campagna referendaria.
vedrete gente vedrete…..
Capisco l’importanza di sottolineare la piccola quota di dissenso cattolico da destra rispetto al testo Calabrò, ma l’articolo sembra presentare un pluralismo, detto per semplificare, tra centro-destra e destra, quando su altri giornali, a cominciare persino dal Foglio, si fa largo spazio al dissenso cattolico da posizioni più liberali, a cominciare da filosofi cattolici, alcuni dei quali politicamente non di centrosinistra…
La legge non s’ha da fare, anche per le ragioni esposte dall’anonimo delle 8,55.