È Timothy Dolan l’arcivescovo di New York: scelta soft per una diocesi very hard

È anti-abortista seppure le sue posizioni sulla vita e sui temi “eticamente sensibili” non spaventino più di tanto il nuovo corso alla Casa Bianca e il presidente Barack Obama: non ha mai negato la comunione ai politici “pro-choice” e ha sempre lasciato che fossero i singoli fedeli a decidere se avvicinarsi o meno al sacramento.
È conosciuto per i proclami contro lo scandalo dei preti pedofili ma, da questo punto di vista, la sua azione non è mai stata troppo incisiva: a Milwaukee (Wisconsin) dove Giovanni Paolo II lo mandò nel 2002 per riparare i danni compiuti dell’arcivescovo Rembert Weakland (si dimise dopo aver ammesso «relazioni inappropriate» con un uomo) non è riuscito fino in fondo nel suo compito. È vero, nel 2004 fu uno dei pochi vescovi che pubblicò i nomi dei sacerdoti della sua diocesi accusati di pedofilia, ma l’associazione per i diritti delle vittime lo ha accusato (e pare con qualche cognizione di causa) di non aver collaborato a sufficienza con le autorità pubbliche nell’identificazione dei sacerdoti colpevoli.
Lui è Timothy Dolan, 59 anni, rettore del Pontificio Collegio Americano del Nord a Roma dal ‘94 al 2001, da ieri – come il Riformista aveva anticipato più di una settimana fa – nuovo arcivescovo di New York (NY).
Nell’episcopato americano c’è chi si domanda come abbia fatto ad arrivare tanto in alto. NY, infatti, non solo è la diocesi più prestigiosa degli Usa ma, come disse Wojyla, è a NY che risiede «l’arcivescovo della capitale del mondo». A ben vedere la risposta non è così difficile da trovare. Come tutti i vescovi americani, Dolan ha un suo patron. Si tratta dell’attuale prefetto della Casa Pontificia, l’arcivescovo James Michael Harvey. È quest’ultimo che accogli i presuli americani in occasione di ogni loro trasferta romana. È stato quest’ultimo, in sintonia di vedute col cardinale Justin Francis Rigali, arcivescovo di Philadelphia e membro della congregazione per i Vescovi, e col prefetto della stessa congregazione, il cardinale Giovanni Battista Re, a suggerire il nome di Dolan al Pontefice.
Dolan succede al cardinale Edward Michael Egan. La differenza caratteriale tra i due è enorme. Egan, oltre che uomo di grande cultura umanistica e musicale (è un pianista di altissimo livello), si è fatto conoscere a NY come arcivescovo dal carattere forte, a volte un po’ troppo brusco, ma che grazie anche alle sue doti di esperto giurista è riuscito ad arginare la difficile situazione finanziaria della diocesi. Il suo predecessore, il cardinale John Joseph O’Connor, gli lasciò in eredità un buco di 20 milioni di dollari. Uno shock per NY: una delle diocesi che per anni aveva garantito entrate d’oro all’Obolo di San Pietro divenne, nella gestione O’Connor, un pozzo di sperperi senza fondo. Egan, risparmio dopo risparmio (qualcuno disse che gli bastò non fare come il suo predecessore che ogni settimana viaggiava da NY a Roma per non mancare a nessun incontro della congregazione dei Vescovi) riuscì ad arginare i debiti e, finanziariamente parlando, a non fallire.
Dolan caratterialmente è l’opposto di Egan: rinomato per il savoir-faire, si dice non abbia la tempra del condottiero. Uomo da salotto, uomo del sistema, è celebre una sua foto mentre gioca a baseball. A conti fatti, nemmeno lui – ma la stessa cosa vale pure per i suoi tre predecessori Egan, O’Connor e Cooke – sembra essere l’erede ideale dell’indimenticato cardinale Francis Joseph Spellman, arcivescovo di NY dal ’39 al ’67. Anche se, vista l’età – 59 anni – Dolan ha parecchio tempo davanti a sé per smentire chi non lo reputa tale.
Ricevendo qualche giorno fa in Vaticano la speaker della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Nancy Pelosi, il Papa ha detto – lo ha spiegato una nota della sala stampa vaticana – che «il costante insegnamento della Chiesa sulla dignità della vita umana» deve essere considerato da «tutti i cattolici» e, specialmente, dai «legislatori» e dai «giuristi». Anche se non è facile capire se davvero il Pontefice, con il termine jurists, si riferisse ai giudici cattolici della Corte Suprema, una dato è certo: la linea di Ratzinger sui temi inerenti la vita è chiara ed è la medesima linea che il Vaticano si aspetta da Dolan a NY. L’arcivescovo della capitale, infatti, è osservato non soltanto da tutto il mondo ma anche, e specialmente, dal presidente Barack Obama.

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13 commenti al post: “È Timothy Dolan l’arcivescovo di New York: scelta soft per una diocesi very hard”

  1. aninimo ha scritto:

    paolo interessante articolo,ma bisognerebbe avere la sfera di cristallo per rispondere a tutte le domande che qui poni,vedremo fra molti anni i risultati,e poi sempre dimentichiamo una realtà che sui giornali non si può scrivere,la chiesa alla fine poi è una realtà che si sostiene con la fede e la preghiera,a meno che riteniamo che il vangelo e cristo siano un invenzione.
    se i preti e la chiesa di n.y. sapranno agire nella fede e nella preghiera allora ……….
    se ci sono stati preti indegni è perchè la loro amissione all’ordine non è stata vagliata bene,c’è stata superficialità e mancanza di fede,e perchè questi preti indegni non avevano mai tenuto in considerazione uno spirito di preghiera,erano in sostanza secolarizzatissimi.
    inoltre non credo che benedetto xvi scelga i vescovi con la mentalità da te scritta,cioè solo politica e attraverso l’intreccio di strategie puramente secolari,materiali,temporali.
    sarebbe interessante andare a vedere le lettere pastorali,le omelie,e le strategie pastorali di Dolan che a 59 anni penso siano già chiare e sperimentate,qui la logica della sua scelta,il problema di Dolan caro Rodari non è obama o n.y.ma lo stato della fede e del cammino della comunità diocesana di n.y.
    grazie comunque.


  2. massimo ha scritto:

    ciao
    credo che la scelta di Benedetto XVI sia caduta su Dolan perchè è stato rettore del seminario nord anmericano a Roma,è un formatore.
    e la diocesi di N.Y. come gli stati uniti hanno la priorità di veder formati preti onesti,con un profondo senso della religiosità,e molto preparati teologicamente.
    per far sì che la chiesa sia veramente santa e vera nel segno del concili v.II che richiama tutti alla santità occorre partire dalla base,cioè dai preti che ci sono e che verranno.se si vuole rinnovare la chiesa lo si fà da chi la chiesa la deve generare e edificare.
    per buona pace di tutti quelli che ritengono Benedetto XVI un restauratore nemico del concilio.
    è un restauratore della fede nello spirito del concilio.
    amen


  3. Paolo ha scritto:


  4. raffaele savigni ha scritto:

    Credo anch’io che un vescovo debba essere anzitutto un uomo di fede, di preghiera, animato da grande carità pastorale, non tanto un manager e un politico. In ogni caso credo che il nuovo arcivescovo sia migliore del suo predecessore, che non fece molto cntro i preti pedofili.


  5. Paolo ha scritto:

    off topics!!!

    Archbp. Ranjith’s observations about today’s state of the liturgy

    From the blog of:
    Fr. John Zuhlsdorf http://wdtprs.com/blog/

    We haven’t heard much from His Excellency Archbishop Malcolm Ranjith lately. He is the indomitable and clear-thinking Secretary of the Congregation for Divine Worship and Discipline of the Sacraments.

    CWN (http://www.catholicculture.org/)has posted that Archbp. Ranjith wrote a forward to a book by Nicola Giampietro, a CDW staffer, about the personal papers of the late Ferdinando Card. Antonelli, OFM, one time Secretary of a previous incarnation of the CDW, the Congregation of the Discipline of the Sacraments (1965-69). Antonelli was no fan of Bugnini’s Consilium or what it did.

    The book will be published in English by Roman Catholic Books next September under the title True Development of the Liturgy.

    In his ten page forward, Archbp Ranjith makes pointed observations about what happened after the Council mandated a reform of the liturgy.

    PERTAINENT DIGRESSION: There is a huge disconnect between what the Council’s document on the liturgy, Sacrosanctum Concilium, actually mandated, and what we actually got after the Council. The body called the Consilium, set up under the leadership of Card. Lercaro and Fr. Annibale Bugnini, had their own ideas about what liturgy was all about. They were able to use the authority of the Council to batter away at the Church’s ecclesiology and sacramental theology set forth by the Council of Trent. You can get an insider (favorable) view of what happened in the book that came out under the name of Archbp. Piero Marini, once the papal MC and apprentice of Bugnini.

    I haven’t read the book by Giampietro yet, but I suspect it in part balances Marini’s book.

    Thus endeth the disgression.

    Here are some quotes of Ranjith’s forward included in the CWN entry. You readers will probably resonate with these observations.

    Some practices which Sacrosanctum Concilium had never even contemplated were allowed into the Liturgy, like Mass versus populum, Holy Communion in the hand, altogether giving up on the Latin and Gregorian Chant in favor of the vernacular and songs and hymns without much space for God, and extension beyond any reasonable limits of the faculty to concelebrate at Holy Mass. There was also the gross misinterpretation of the principle of “active participation.” …

    Basic concepts and themes like Sacrifice and Redemption, Mission, Proclamation and Conversion, Adoration as an integral element of Communion, and the need of the Church for salvation—all were sidelined, while Dialogue, Inculturation, Ecumenism, Eucharist-as-Banquet, Evangelization-as-Witness, etc., became more important. Absolute values were disdained. …

    An exaggerated sense of antiquarianism, anthopologism, confusion of roles between the ordained and the non-ordained, a limitless provision of space for experimentation—and indeed, the tendency to look down upon some aspects of the development of the Liturgy in the second millennium—were increasingly visible among certain liturgical schools. …
    Clear and accurate.

    Ranjith observes that we need a “reform of the reform” inspired not merely by a “desire to correct past mistakes”. It must be “true to what the Liturgy in fact is and means to us and what the Council itself defined it to be.”

    I wonder if The Tablet will review the book.


  6. Anonym ha scritto:

    Sì, è proprio un “pacioccone” (e lo dico in senso buono) :

    http://whispersintheloggia.blogspot.com/2009/02/i-wasnt-asked.html

    (…uno così rischia di entrare un giorno cardinale in conclave, ed uscire…)


  7. Anonym ha scritto:

    (Ora che ci penso: un tipo un pò ‘alla Dolan’, fra gli italiani, potrebbe essere l’insospettabile Arcivescovo Calcagno, Segretario dell’Apsa.)


  8. kostas ha scritto:

    D’accordo con tutto, ma lasciate stare il grande card. O’Connor, forse inetto dal punto di vista della gestione economica, ma grandissimo pastore, che è quanto si chiede ad un vescovo. E ci credo poi che andava sempre a Roma alla Congregazione…coi tempi che correvano, se non lo faceva rischiava di trovarsi circondato di vescovi liberal!


  9. Anonym ha scritto:

    Non c’è che dire, Don Finigan è un grande davvero :

    http://the-hermeneutic-of-continuity.blogspot.com/2009/02/responding-to-tablet-legally-compliant.html

    (Che foto, che neanche Totò…:)


  10. Anonym ha scritto:

    [beh, correggo: più che del Totò, il Reverendo ha del...Macario :]


  11. LPG_Caracas_Venezuela ha scritto:

    Che pensa della vicemda di Nixon Moreno in Venezuela? Come e’ possibile che il vaticano conceda asilo politico a una persona accusata di stupro e tentato omicidio ai danni di un poliziotto che e’ a causa dell’azione malavitosa (sparo) da parte di questo Nixon Moreno è rimasto invalido al 100%, immobilizzato in un letto? Non merita questo Nixon moreno di essere giudicato per i crimini commessi? Non crede che sia l’ora che il Vaticano (la Nunziatura Apostolica di Caracas) lo cacci dalla nunziatura per permettergli di subire un giusto processo?
    Personalemnte pernso che un delinquente del genere meriti almeno 30 anni di carcere; purtoppo so bene che in venezuela a mala pena gli darebbero 2 o 3 anni di carcere (e sarbbe tutto grasso che cola)
    Puo’ guardare il video con la testimonianza della donna (poliziotto) che Nixon Moreno ha tentato di stuprare
    http://nuke.lapatriagrande.net/Noticias/BenedettoXVI/tabid/225/Default.aspx
    or

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  12. LPG_Caracas_Venezuela ha scritto:

    Che pensa della vicemda di Nixon Moreno in Venezuela? Come e’ possibile che il vaticano conceda asilo politico a una persona accusata di stupro e tentato omicidio ai danni di un poliziotto che e’ a causa dell’azione malavitosa (sparo) da parte di questo Nixon Moreno è rimasto invalido al 100%, immobilizzato in un letto? Non merita questo Nixon moreno di essere giudicato per i crimini commessi? Non crede che sia l’ora che il Vaticano (la Nunziatura Apostolica di Caracas) lo cacci dalla nunziatura per permettergli di subire un giusto processo?
    Personalemnte pernso che un delinquente del genere meriti almeno 30 anni di carcere; purtoppo so bene che in venezuela a mala pena gli darebbero 2 o 3 anni di carcere (e sarbbe tutto grasso che cola)
    Puo’ guardare il video con la testimonianza della donna (poliziotto) che Nixon Moreno ha tentato di stuprare
    http://nuke.lapatriagrande.net/Noticias/BenedettoXVI/tabid/225/Default.aspx
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    Grazie per l’attenzione


  13. P. Rodari ha scritto:

    Per LPG: se Nixon moreno è quello che il governo dice che sia, sono d’accordo con te. e credo che i questo caso il vaticano faccia malissimo a coprirlo. ma se invece è un perseguitato politico allora ha ragione il Vaticano. Non h abbastanza elemtni per propendere da una o dall’altra parte. Credo però che il Vaticano agisca in questo modo perché certo della sua innocenza. P.


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