Dario, cattolico quasi adulto alla guida del Partito democratico
19 febbraio 2009 -
Dario Franceschini si appresta ad assumere il ruolo di reggente del Partito Democratico col suo bagaglio di fede e militanza cattolica. A conti fatti, è il primo cattolico a prendere la guida dei postcomunisti italiani: Romano Prodi, infatti, è stato candidato premier, ma mai capo del Pds-Ds o dello stesso Pd.
A dispetto della vulgata comune che definisce Franceschini e i «suoi amici» – Renzo Lusetti, Lapo Pistelli, Piero Martino e Roberto Di Giovan Paolo, ma anche Enrico Letta, Giovanni Pistorio, Gianpiero D’Alia, Mauro Fabris e pure Angelino Alfano – semplicemente come cattolici di partito, ovvero gente che si è formata nelle sezioni della Dc, un’appartenenza di base al mondo dell’associazionismo cattolico ce l’hanno avuta, eccome.
Per parlare di Franceschini bisogna partire da Ferrara. Qui è nato cinquanta anni fa. Alla fine degli anni Settanta il vescovo era monsignor Filippo Franceschi. Un presule la cui biografia dice tanto: prima di accedere all’episcopato nel 1976, Paolo VI lo nominò assistente nazionale dei giovani dell’Azione cattolica (Giac). Fu lui, assieme a don Franco Costa e a Vittorio Bachelet, a rifondare l’Ac. Franceschini era molto legato a Franceschi e fu principalmente il presule a guidarlo verso l’Azione cattolica e a formarlo spiritualmente. Franceschi era un punto di riferimento anche per i politici democristiani dell’epoca, tanto che sovente Ciriaco De Mita arrivava in Emilia per parlargli. E spesso, dopo l’incontro con Franceschi, c’era quello con Franceschini: «Dopo Franceschi mi tocca vedere Franceschini», disse scherzosamente una volta De Mita.
Racconta al Riformista Roberto Di Giovan Paolo: «Noi siamo stati “inventati” da De Mita al congresso giovanile della Dc a Maiori nel 1984. Venivamo tutti da esperienze di fede diverse. Eravamo tutti legati a qualche movimento o associazione: chi alle Acli, chi al Movimento Studentesco, chi all’Azione Cattolica. De Mita a Maiori ci raccolse e ci buttò in politica. Siamo la “quinta generazione” della Democrazia cristiana».
Occorre conoscerla questa quinta generazione per dire cosa sia. Don Luigi Sturzo può aiutare. Fu lui nel lontano 1909 a scrivere che negli anni a venire i cattolici avrebbero dovuto scegliere da che parte stare: se essere «sinceramente conservatori o sinceramente lauburisti». E Franceschini e i suoi amici scelsero da subito questa seconda opzione. Cattolici laburisti, nel senso di democratici, ovvero cattolici della mediazione, della distinzione tra Stato laico e Chiesa, della separazione netta tra quella che è la propria fede e quello che è invece l’impegno pubblico in politica. Una distinzione che ha caratterizzato tutto il curriculum di Franceschini anche prima di Maiori: nel 1974 fonda, al Liceo Scientifico Roiti di Ferrara, l’Associazione Studentesca Democratica di ispirazione cattolica e centrista e poi aderisce alla “setta” della sinistra Dc, quella dell’“onesto Zac”, ovvero il segretario Benigno Zaccagnini.
Dopo Maiori, Loreto. Franceschini e i suoi amici parteciparono al convegno ecclesiale di Loreto. Era il 1985. Qui conobbero il cardinale Cammillo Ruini, allora 54enne vescovo ausiliare di Reggio Emilia. Ma anche Bruno Forte, oggi vescovo di Chieti-Vasto, allora giovane teologo già punto di riferimento per quel cattolicesimo cosiddetto adulto ben radicato nella Bologna che fino al 1968 fu guidata da Giacomo Lercaro: nell’episcopato italiano, Lercaro fu lo storico antagonista (da sinistra) del “conservatore” arcivescovo di Genova Giuseppe Siri. E, in un certo senso, Franceschini e i suoi, oltre che la quinta generazione della Dc sono anche la seconda dei cattolici adulti, nel senso che rispetto ai vari Romano Prodi, Rosy Bindi etc, vengono appena dopo. Ma come i loro “fratelli maggiori” è a quel tipo di cattolicesimo che si rifanno. È agli stessi “profeti” che fanno riferimento: «Giuseppe Lazzati e Achille Ardigò» dice Di Giovan Paolo.
La posizione tenuta da Franceschini recentemente su alcune questioni che si possono chiamare “eticamente sensibili” dice molto di lui. Nel 2007 ideò il documento dei sessanta cattolici del Pd che difendeva la laicità dello Stato in merito alle coppie di fatto. La cosa lo portò a essere inviso alle gerarchie della Chiesa. Anche se poi poté chiarire il proprio punto di vista in un incontro di un’ora a Genova col cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei. Dai Dico a Eluana Englaro, Franceschini, a differenza di molti suoi colleghi cattolici nel Pd, ha detto “no” al ddl del governo. Lui, infatti, è un cattolico così: sempre libero d’essere laico.
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Franceschini chi? Quello di Romeo?
)
Nel 1994 aveva 35 anni , poteva dar vita af un polo cattolico “serio” fuori tutti i balubba e gli stereotipi di cattolici per apparenza.
Avrebbe potuto realizzare ciò che Surzo e La Pira, Fanfani, Zaccagnini sognavano.
E invece è stato catturato dal duetto Bindi – Martinazzoli “Loculi viventi” della Democrazia cristiana.
E’ diventato l’anonimo “cattolico adulto” quello che non sa dare una vera spinta liberal cattolica alle richieste del popolo orfano della DC.
Per me rimane fuori gioco e non da prendere sul serio.
[Off topic (ma è davvero al 100% off-topic?) -
"Creo que la fotografía del obispo Fernando Lugo, presidente del Paraguay y partidario de la teología de la liberación lo dice todo. No necesita comentario ":
http://blogs.periodistadigital.com/laciguena.php/2009/02/19/p219466#more219466 ]
ne arriva un altro..forse era meglio veltroni..almeno lui non si dichiarava cattolico!!!
ma che cattolico è chi antepone le logiche di coalizione alla propria coscienza?????
qualcuno me lo sa spiegare?secondo me stì cattolici adulti sono i soli responsabili della migrazione del voto cattolico dalla sinistra ad altri lidi,ma ancora pare non l’abbiano capito.
dopo la vicenda di Eluana credo che in italia i veri cattolici abbiano capito molte cose,chi sta da quale parte..soprattutto sui temi della vita e della morte!
a me il pd fa quasi pena,non vi sembra la triste riedizione dell’unione?ma la binetti che ha da spartì con costoro?ho l’impressione che si sta preparando una bella SPACCATURA..chi ci vuole scommettere?
e poi vogliamo parlare del successo dell’udc?ecco dove sono andati i voti dell’ex margherita,ma crediamo proprio che la vicenda Englaro non abbia realmente aperto gli occhi a tanti?le vicende di questi giorni sono lì a dimostrarcelo,almeno che non abbiamo gli occhi foderati di prosciutto,anzi..di mortadella!!!chi ha orecchi intenda..
“Nel 2007 ideò il documento dei sessanta cattolici del Pd che difendeva la laicità dello Stato in merito alle coppie di fatto.”
Laicità dello Stato?
“La cosa lo portò a essere inviso alle gerarchie della Chiesa. Anche se poi poté chiarire il proprio punto di vista in un incontro di un’ora a Genova col cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei.”
E che cosa è emerso da questo chiarimento?
“Dai Dico a Eluana Englaro, Franceschini, a differenza di molti suoi colleghi cattolici nel Pd, ha detto “no” al ddl del governo. Lui, infatti, è un cattolico così: sempre libero d’essere laico.”
Laico o laicista? Libero, da cosa? E se qualcosa è così vincolante, perchè non se ne libera completamente e per sempre?
Non è che quell’essere cattolico a qualcosa, pur sempre, gli serve (in politica, intendo, ovviamente)?
Condivido pienamente l’analisi di guglielmo. Lo spartiacque c’è sempre stato ma dopo la vicenda di Eluana si è acuita una problematica che nell’Italia repubblicana non è nuova. L’impegno dei cattolici in politica. Il cattolico vero (bambino, forse, rispetto a questi adulti?) vive l’unità di vita: in casa come in bottega la tua vita è la medesima, è libera ma è coerente. Altrimenti cadi nel macchiavellismo più sbagliato. Mi spiace essere tranchant, ma sono fermamente convinto che non si possa essere cattolici a sinistra. La logica della mediazione è la logica della rinuncia ai propri valori, e dunque all’identità. Riflettiamoci.
L’arcivescovo di Denver ha detto che molti cattolici sono, in realtà, dei protestanti che vanno a Messa.
Condivido la perplessità su questo “Cattolicesimo adulto” che sfonda più volte l’anno i limiti della tollerabilità.
Sono perplesso, però, sul ricondurre così “automaticamente” un certo tipo di formazione ad un certo tipo di pensiero.
L’uomo è quello che gli hanno insegnato, ma anche e prioritariamente quello che sceglie di essere. Ve lo dice un “Cattolico Infante”, ferrarese, di Azione Cattolica.
sul lavoro o si è cattolici o non lo si è!!!!!
io da infermiere ferrista non ci stò a sporcarmi le mani e la coscienza con gli aborti,la legge me lo permette,ma la coscienza di costoro dov’è?
si badi bene..ognuno è libero di fare ciò che vuole ma se si professa cattolico si dovrebbe essere credo + fedeli a quello che ci dice il cuore,o no?
ma non ci stiamo accorgendo che in italia sempre + si sta creando una spaccatura nella politica tra ciò che i politici cattolici dicono di essere e quello che poi appoggiano nei fatti,è questa la cosa grave!!!
io da cattolico PRETENDO la coerenza da un politico che si professa tale e quale a me..e in mano abbiamo un’arma potentissima, il VOTO!!!!!
io li avrei mandati a casa da un pezzo tanti di questi lupi travestiti da agnelli,ma mi sembra che spira un brutto vento da quelle parti..e poi qualcuno in questo forum prediceva la fine della Chiesa,ma guarda un pò invece cosa stà ingloriosamente finendo..la parte estrema se n’è già andata da un pezzo,ora se ne andrà a pezzi anche quella un pò + moderata (mica tanto) ma agonizzante..e il Berlusca dovrà fare i conti tra poco con i cattolici del centro,li dovrà fare vedrete vedrete,eccome se lo vedrete..
Caro guglielmo, dovresti distaccarti dalla politica il più possibile, turarti il naso e votare dalla parte che ostacola di meno i valori in cui credi. Ricordando, naturalmente, che nel segreto dell’urna Dio ti vede, Stalin no.
E’ una persona perbene, ma irrimediabilmente di sinistra, con tutto ciò che questo significa nella DC anni’70/’80.
Ha fatto anche un passaggio con i Cristiano Sociali, che stavano nel PDS prima dell’esplosione del PPI, nel ’95.
In politica è un cattolico troppo preoccupato della laicità: in questo i discorsi sul metodo rischiano talvolta di offuscare il merito.
Comunque, in bocca al lupo.
condivido pienamente le analisi di guglielmo e saverio,il caso englaro ci può chiarire molte cose.adesso è tutto diverso,noi cattolici dobbiamo avere un ottica chiara e coerente.altrimenti contribuiremo veramente a far sì che l’europa si congedi dalla storia.
bravo saverio il tuo contibuto mi conforta.
un ultima ora : leggete … il diavolo fà le pentole……
Dopo la morte della figlia Eluana, Beppino Englaro è determinato a continuare la sua battaglia: «La legge sul testamento biologico che il parlamento si appresta ad approvare è una vera e propria barbarie» ha detto in un intervento su Micromega. «Una legge assurda e incostituzionale – ha aggiunto Englaro – contro la quale è assolutamente necessario che i cittadini facciano sentire la propria voce e scendano in piazza a manifestare».
MANIFESTAZIONE – Beppino Englaro ha aderito alla manifestazione “Sì alla vita, no alla tortura di Stato”, prevista a Roma sabato 21 febbraio in piazza Farnese. Beppino Englaro parteciperà alla manifestazione attraverso un collegamento telefonico perché «i cittadini, che hanno le idee molto più chiare dei nostri parlamentari, devono tutelare i propri diritti fondamentali che questa legge mette in discussione preparando il terreno per un vero e proprio Stato etico». Se la legge in discussione in parlamento dovesse essere approvata, Englaro si augura una rapida abrogazione da parte della Corte costituzionale oppure quella del referendum sarà una via obbligata, vista quella che definisce la “manifesta anticostituzionalità” di una legge che nega le libertà fondamentali dei cittadinì. «La decisione sulla propria vita deve essere affidata a chi la vive» ha concluso Beppino Englaro.
GASPARRI-QUAGLIARIELLO – Immediata la replica ad Englaro da parte del Pdl. «Rattristano le parole di Beppino Englaro, che ha definito una barbarie il disegno di legge sul testamento biologico ancora in discussione al Senato e ha così offeso gratuitamente il Parlamento» si legge in una nota congiunta Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, capogruppo e vicecapogruppo vicario del PdL al Senato. «Anche perchè – continua la nota – il ddl Calabrò ha raccolto fino ad ora consensi e aperture di credito che vanno ben oltre la maggioranza che sostiene il governo. Un dramma personale, come certamente è stato quello di Eluana Englaro, non può essere usato per coprire un disegno politico. L’impressione, invece – concludono Gasparri e Quagliariello – è che il polverone che si sta sollevando contro il disegno di legge serva ad impedire un dibattito sui contenuti nella chiarezza delle rispettive posizioni, per non dire apertamente cos’è che si vuole in realtà: l’introduzione dell’eutanasia nel nostro Paese».
Ma ripeto la mia perplessità: lo scandalo dell’imprenditore Romeo non vale niente?
Libero di essere laico o semplicemente legato da non essere cattolico. Un buon cattolico adulto, che non servono. Ora più che mai ci vogliono Cattolici MATURI!
A proposito di Beppino Englaro: è barbaro far morire la propria figlia di fame e di sete solamente perché disabile!
Pur non condividendo le ultime valutazioni di Franceschioni sui temi eticamente sensibili, mi riconosco anch’io in quella stagione dell’Azione cattolica (mons. Franceschi, Lazzati ecc.). Ma non credeo che abbiano mai teorizzato la separazione totale tra fede e impegbno politico: una distinzione sì, nella linea di Maritain (amico di Paolo VI, la cui linea non era quella di Sitri né quella di Lercaro), ma non una separazione totale. Gli orientamenti, caro Rodari, erano allora e sono) almeno tre, non due: c’erano i cattolici della diaspora (La Valle, Alberigo…), quelli della presenza (CL in primis) e quelli della mediazione culturale (Lazzati, l’Azione cattolica…). Oggi il quadro è un po’ mutato, ma io credo che si possano affrontare temi etici senza reticenze ed al tempo stesso in un quadro di laicità “positiva”, senza queklle forzature che Berlusconi vorrebbe imporre in nome di una concezione strumentale della fede (nella linea del Patto Gentiloni, per intenderci, e non di Sturzo).E’ naturale che ci siano discussioni tra i cattolici del PD: io mi sento più vicinmo a Bobba e alla Binetti che a Ignazio Marino o allo stesso Franceschini.Ma mille volte meglio Franceschini di Berlusconi, di Quagliarello o dell’on. Lupi.
Comunque – a parte le opinioni che si possono avere su Franceschini (a proposito, buon lavoro) – voglio dire a Rodari che questo post è vero giornalismo.
Andarsi a ripescare il passato ferrarese, e soprattutto evidenziare il collegamento con una figura poco nota ma assai importante come Franceschi, consente di spiegare benissmo tante cose anche odierne.
Tutti i tuoi colleghi dovrebbero fare così, perchè scrivere per i giornali è raccontare ma anche ricollegare, e spiegare gli antefatti.
Grazie.
RAFFAELE SAVIGNI,INTERESSANTE LA TUA ANALISI,MI MANCAVA,MI SENTO ANCH’IO MOLTO A DISAGIO CON LA DESTRA E IL BERLUSCA DA TE ELENCATO,MA MI SENTO MOLTO A DISAGIO CON MARINO,(AVENDO LAVORATO COME LUI IN UN CENTRO TRAPIANTI NON LO CAPISCO ANZITUTTO COME MEDICO)CREDO CHE MARINO RISCHI DI MANDARE IN PEZZI IL PD,SE SI IRRIGIDISCE,BISOGNA SECONDO ME SVILUPPARE UN ANALISI SULLA “EUBIOSIA” COME VALORE ALLORA SI ESCE DALL INGHIPPO:”QUESTO Sì E QUESTO”.
BISOGNA SVILUPPARE ANALISI POLITICHE LAICHE SULLA VITA/MORTE/SOFFERENZA/EUBIOSIA IN SENSO DI VALORE E IN SENSO POSITIVO.
COSì COME SI è SVILUPPATO E INPOSTO NELLA COSTITUZIONE IL VALORE DEL RECUPERO DEL “CONDANNATO”(COLPEVOLE DI DELITTO MA PUR SEMPRE PERSONA,QUINDI DETENTORE DIS”SACRALITA”)E ABOLITA LA PENA DI MORTE(UN DISVALORE)COSì LA VECCHIAIA, LA FINE VITA,LA DISABILITà DEVONO ESSERE RIPENSATE NON COME DISVALORE MA COME OCCASIONE DA RECUPERARE PERCHè PARTE DELLA STORIA DELLA PERSONA.
SONO I FILOSOFI DEL RELATIVISMO DEI VALORI CHE DEVONO RIPENSARE AL LORO DOGMATISMO E RENDERSI CONTO DEI VALORI “ASSOLUTI”.
Savigni, mi permetta di dissentire. Se è vero che Berlusconi agisca anche in un’ottica strumentale, questo però è fisiologico alla politica. A lato delle proprie convinzioni personali (probabilmente meno sedimentate di quelle di Franceschini come cattolico, ma certamente più rigorose in termini di ripsondenza elettorale) va detto che Berlusconi ha il dovere di rispondere ai cattolici che lo hanno votato, e nel caso di Eluana ha dimostrato massima coerenza in questo, fino anche a sbagliare metodo forse (tutto da vedere…), ma ha dimostrato che la sua coalizione crede nel valore della vita fino in fondo. Aldilà del personaggio Berlusconi, pittoresco finchè vuoi caro Savigni – e siamo d’accordo, puoi aggiungere ogni altro aggettivo – non mi sentirei di accomnunarlo come tu fai a Quagliariello e a Lupi. Si tratta di due cattolici veri: il primo, convertito e da da diversi anni impegnato in battaglie culturali di identità forti e vigorose; il secondo,cattolico di CL, attivo, perbene, impegnato, e nobilmente coerente. Consentimi pertanto di essere provocatorio affermando che, soprattutto a seguito della vicenda di Eluana, un cattolico che crede nell’unità di vita e nei valori primari ed inviolabili, non può certamente stare a sinistra. E’ una contraddizione in termini.