Eluana Englaro. Berlusconi vuole salvarla, per il Vaticano è una sorpresa inaspettata

Questa volta, nonostante quanto scriveva ieri con grande rilievo sul proprio sito web il quotidiano spagnolo El Pais secondo il quale Silvio Berlusconi avrebbe ceduto alle pressioni del Vaticano, la Santa Sede e la conferenza episcopale italiana non c’entrano nulla. Il Papa non ha chiamato Berlusconi per convincerlo ad approvare il decreto legge per salvare Eluana Englaro. Non lo ha chiamato il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone e non lo ha fatto neppure il presidente della Cei, Angelo Bagnasco. E che le cose siano andate in questo modo lo testimonia in maniera evidente anche l’inusuale smentita che ieri il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha voluto dare a un articolo della Stampa nel quale si ipotizzava una telefonata di pressione di Bertone a Berlusconi: «Si smentisce nel modo più categorico – si legge nella nota di Lombardi – quanto pubblicato, con evidenza, questa mattina da un quotidiano italiano a proposito di un presunto colloquio telefonico incorso fra il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, e il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi. La notizia è totalmente infondata».
Solitamente la Santa Sede smentisce notizie di ben altra rilevanza. Non si ricordano, in tempi recenti, smentite intorno a una presunta telefonata riportata, tra l’altro, da un solo quotidiano. Significa che la linea adottata dalle gerarchie vaticane di non interferire coi lavori del governo e del Parlamento ma semmai di svolgere un’azione più alta di comunicazione della propria ferma contrarietà intorno a una sentenza che condanna Eluana a morire è stata mantenuta fino in fondo.
Ma c’è di più. Ieri, la notizia della approvazione del Dl da parte del Consiglio dei ministri ha colto di sorpresa innanzitutto le gerarchie cattoliche. E, soprattutto, ha colto di sorpresa i movimenti e le associazioni cattoliche che tanto si sono date da fare per salvare Eluana. È stato un regalo inaspettato quello che Berlusconi ha fatto ai cattolici, un atto «di grande coraggio» – dicono prelati che vogliono rimanere anonimi -, talmente inaspettato che in un solo colpo il premier ha guadagnato parecchi punti là dove già non ne aveva pochi: tra le gerarchie ecclesiastiche e il mondo dell’associazionismo cattolico.
Nella giornata di ieri sono da annotare le parole pronunciate dal rettore della pontificia università lateranenese – nonché presidente della Pontificia Accademia per la vita e cappellano di Montecitorio -, monsignor Rino Fisichella: «Il governo ha fatto un gesto di grande coraggio, che sarà apprezzato dalla grande maggioranza di tutti i cittadini». E ancora: «Pur nella differenza delle competenze che abbiamo ci rallegriamo che le istanze che abbiamo portato avanti in questi mesi sono state ascoltate e accolte». E per istanze Fisichella ha inteso ricordare le molteplici uscite pubbliche dei vescovi sulla vicenda, non quindi pressioni di altro genere.
Le parole di Fisichella sono da annotare anche perché è lui, come e forse più del presidente della Cei Angelo Bagnasco, ad avere rapporti continuativi col mondo politico. Ieri, il cappellano di Montecitorio, era in partenza per un pellegrinaggio a Lourdes organizzato da un gruppo di parlamentari capeggiato dal vice presidente della Camera Maurizio Lupi. A Lupi fa riferimento un nutrito gruppo di parlamentari (il ministro della Giustizia Alfano, il sottosegretario Giovanardi, Santolini dell’Udc, Barbato dell’Italia dei Valori, Vaccaro e Oliverio del Pd, Goisis della Lega, La Loggia, Aprea, e Souad Sbai del Pdl e, tra i senatori, Fosson, Baio, De Lillo e Zanetta) i quali – questo sì – parecchio in questi giorni pare si siano dati da fare perché i valori in cui credono venissero tradotti nella vicenda di Eluana. Alcuni di loro (assieme a tanti altri), il “richiamo della foresta” vaticano l’hanno fatto proprio da tempo e si sono adoperati per portare Berlusconi sulle proprie posizioni.
Lunedì 19 gennaio Giorgio Napolitano e la moglie Clio si erano recati in gran segreto a pranzo da Benedetto XVI. Il pranzo ha testimoniato il clima di reciproca stima e fiducia esistente tra il Pontefice e il presidente della Repubblica, nonostante le differenti posizioni delle due parti su molteplici questioni. Senz’altro la vicenda di ieri non va a intaccare l’amicizia personale tra i due anche se, da oltre Tevere – ma non sono dichiarazioni ufficiali del Vaticano -, si sono levate alcune voci critiche sull’operato del Colle. In particolare una, quella del cardinale Renato Raffaele Martino: «Sono costernato – ha detto il porporato – che in tutte queste diatribe politiche si ammazzi una persona e sono profondamente deluso dalla decisione del presidente della Repubblica di non firmare il decreto».

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