Se un cardinale decide di inginocchiarsi davanti alla Regina d’Inghilterra

Oggi il Times dedica un lungo pezzo al cardinale Cormac Murphy-O’Connor e alla sua decisione di entare nella Camera dei Lords. Della cosa, però, ne aveva già parlato una settimana fa Italia Oggi.
Siccome la notizia è notevole e non credo domani riesca a scriverne sul Riformista, vi propongo questo bel pezzo del giornale diretto da Franco Bechis (Italia Oggi, appunto).

Sono giorni di tempesta in Vaticano. Soprattutto a motivo delle innumerevoli disobbedienze al Pontefice manifestatesi in modo evidente in seguito al caso Richard Williamson, uno dei quattro vescovi lefebvriani a cui Benedetto XVI ha revocato la scomunica e che ha sostenuto recentemente tesi negazioniste sull’Olocausto.
Tra le innumerevoli disobbedienze, potrebbe a breve rendersi manifesta quella di un porporato di potere, ovvero il cardinale Cormac Murphy-O’Connor, arcivescovo di Westminster (Gran Bretagna) e presidente della conferenza episcopale d’Inghilterra e del Galles.
Murphy-O’Connor, il prossimo agosto, compie 77 anni. E, dunque, supera di due anni l’età pensionabile. E, consapevole che il futuro per lui altro non sarà altro che una pensione onorevole, pare stia lavorando per arrivare a un posizionamento storico, ovvero l’entrata in pompa magna nella Camera dei Lord. Una svolta epocale visto che, al suo interno, vi risiedono sì alcuni vescovi, ma sono anglicani e, dunque, sottomessi all’autorità della Regina: i componenti della Camera dei Lord sono attualmente 747, 92 ereditari mentre gli altri sono nominati o elettivi. Nello specifico: 28 Lord giudiziari (Law Lords), 25 Lord spirituali (arcivescovi e vescovi della Chiesa anglicana) e 602 Lords vitalizi nominati dal Sovrano su indicazione del governo.
Entrare nella camera dei Lord per un vescovo cattolico rappresenta uno smacco per Roma difficilmente rimarginabile. È vero: i rapporti tra Canterbury e Roma, negli ultimi tempi, si sono fatti distesi a motivo dell’aiuto che il Vaticano intende dare alla comunione anglicana a rischio di scisma a motivo di alcune decisioni liberal prese dalle sue gerarchie. Ma di qui a permettere che un principe della Chiesa pieghi la testa dinnanzi alla regina è davvero troppo.
Ma, del resto, le disobbedienze di Murphy-O’Connor sono quasi quotidiane. L’ultima, più che una disobbedienza, è un’invettiva contro Benedetto XVI senza precedenti. È stato proprio l’arcivescovo d’Inghilterra, infatti, a criticare pesantemente il Papa per la questione dei lefebvriani: in una lettera al Rabbino Jonathan Sacks, Murphy-O’Connor ha espresso «vivo rimpianto» per la decisione di revocare la scomunica a Williamson. In sostanza, il porporato si è voluto scusare con il Rabbino per il comportamento del Papa. Proprio così. E la cosa è stata notata in Vaticano dove non è sconosciuta la volontà del cardinale di raggiungere prima della pensione la Camera dei Lord. Probabilmente le sue uscite contro il Papa sul caso Williamson a questo mirano: a mostrarsi critico verso Roma prima di compiere il grande passo verso la Regina.
A conti fatti la Santa Sede ha due sole contro mosse possibili: imporre al porporato obbedienza e, nel contempo, sostituirlo con una personalità più fedele e in linea col Pontefice. Altrimenti l’esempio negativo di Murphy-O’Connor potrebbe contagiare anche altri presuli inglesi e ingenerare confusione tra i fedeli.

La santa e strana alleanza dei cattolici anti testamento: quelli per i quali «il testamento è già eutanasia»

Alcuni dei 53 senatori del Popolo della Libertà che l’altro ieri hanno firmato il documento “Mai più un caso Eluana” hanno voluto precisare che il loro consenso mirava semplicemente a un miglioramento del disegno di legge di maggioranza sul testamento biologico presentato dal relatore Calabrò. Nessun intento di dividere il Pdl, hanno spiegato. E il medesimo concetto è stato ribadito anche da una nota congiunta di Maurizio Gasparri e Gateano Quagliariello, presidente e vicepresidente vicario del Pdl al Senato. Ma è lo stesso documento a confermare come e quanto le posizioni divergano nel principale partito di maggioranza.
A guidare la pattuglia dei 53 assieme al presidente Francesco Cossiga c’è il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano. La cosa non è senza significato. Dietro di lui c’è Alleanza Cattolica, un’associazione ortodossa e tradizionalista quanto alla difesa della dottrina della Chiesa. Vi fa parte anche lo studioso di religioni mondiali Massimo Introvigne il quale, con Alleanza Cattolica, organizza incontri a mo’ di club anglosassone sui temi più disparati. Sarebbe troppo dire che Alleanza Cattolica è contro la decisione della Chiesa e del presidente della conferenza episcopale italiana di aprire a una legge sul “fine vita”, convinzione fondata sulla preoccupazione che, senza una legge non c’è modo di tutelare quegli italiani che oggi si trovano nella medesima situazione di Eluana Englaro. Ma all’interno di Alleanza Cattolica, come all’interno di altri movimenti ecclesiali e associazioni cattoliche, si fa strada il fronte di quanti vedono nel testamento biologico, e dunque in qualunque dispositivo di legge che cerchi di regolamentarlo, una prima apertura all’eutanasia.
A conferma che le posizioni sono eterogenee e che, proprio in queste ore, il dibattito è aperto, ecco ieri un comunicato di Comunione e liberazione. Il titolo dice tutto: «Sul “fine vita” siamo col cardinale Bagnasco». Il messaggio è chiaro: se qualcuno avesse ancora dei dubbi, se qualcuno fuori, ma soprattutto dentro Cl, pensasse che una legge non sia necessaria, si sbaglia. Cl sta con Bagnasco e sostiene l’apertura che lo scorso agosto, proprio al Meeting di Rimini organizzato da Cl, i vertici della Chiesa fecero in merito a una legge sul “fine vita”.
Tra i ciellini una posizione in qualche modo diversa da quella ufficiale l’ha presa il settimanale Tempi. In un editoriale dello scorso numero Tempi si domanda se abbia davvero senso una legge sul testamento biologico. In particolare, il settimanale si chiede se prima di una legge non avesse senso soffermarsi su quanto accaduto a Eluana Englaro e dire cosa la sua morte sia stata: «Eutanasia». «Poiché – scrive Tempi – è realistico prevedere che, fatta la legge, vi sarà chi, appellandosi al precedente di Eluana, la riterrà restrittiva e, verosimilmente, giungerà a chiedere un pronunciamento referendario o della Corte Costituzionale, non ci pare utile, né sensato partecipare all’attuale discussione sul testamento biologico».
Nel mondo dell’associazionismo che fa riferimento alla Chiesa italiana il tentativo è comunque quello di fare quadrato attorno a Bagnasco. Scienza & Vita in particolare -la “lobby” cattolica che lavora in favore della vita – difende senza possibilità di dubbio la posizione del presidente della Cei. Un comunicato dell’associazione ha ribadito ieri la necessità di una legge che ovviamente non può «e non deve prevedere la possibilità di rinunciare all’alimentazione e all’idratazione». «Una tentazione – dice Scienza & Vita – che emerge nelle schiere dei laici e talvolta si insinua persino in ambienti cattolici e che deve essere assolutamente respinta».
Una tentazione, che «si insinua persino in ambienti cattolici». Quei cattolici che non vogliono la legge per motivazioni profondamente “pro life”. Il documento dei 53, infatti, sembra la prosecuzione di una polemica ancora non risolta. Cominciò l’estate scorsa con l’addio dall’esecutivo di Scienza & Vita di Adriano Pessina, direttore del centro di bioetica dell’università del Sacro Cuore. Galeotto fu un consiglio di presidenza coordinato da Bruno Dallapiccola e Maria Luisa Di Pietro che, di fatto, aprì al testamento biologico ribaltando una precedente posizione di più marcata chiusura.

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