C’è chi vuole dividere ciò che Benedetto XVI unisce
31 gennaio 2009 -
Trovo molto interessante questo fondo di Gianteo Bordero uscito venerdì su ragionpolitica.it. Aiuta a comprendere meglio il caso Lefebvre, le polemiche a questo seguite (e che continuano ancora), e soprattutto le critiche che anche nella Chiesa sono state mosse contro il Papa.
Buona lettura, Paolo.
di Gianteo Bordero
E’ vero quello che oggi in tanti dicono: monsignor Marcel Lefebvre, ordinando nel 1988 quattro vescovi senza la necessaria autorizzazione papale e incorrendo così nella scomunica latae sententiae, inferse una profonda ferita all’unità della Chiesa, l’amore alla quale richiederebbe la disponibilità ad obbedire al vicario di Cristo sacrificando magari la rivendicazione delle proprie personali idee. Idee di cui, invece, Lefebvre e i suoi seguaci hanno fatto una bandiera, talvolta trasformandole in una vera e propria «ideologia» ecclesiale pregiudizialmente contraria a tutto ciò che in qualche modo potesse essere collegato alle parole «Concilio», «aggiornamento», «modernità».
Ma è vero, allo stesso modo, che Lefebvre non fu scomunicato da Papa Giovanni Paolo II a causa delle sue idee. Neppure quelle riguardanti il Vaticano II. Oggi tutti coloro che soffiano sul fuoco della polemica dopo la decisione di Benedetto XVI di revocare la scomunica ai vescovi ordinati dal monsignore scismatico, questo dimenticano di dirlo e di ricordarlo, come se niente fosse. Così mestano nel torbido, lasciando intendere che siano le personali opinioni dei lefebvriani a tenerli fuori dalla comunione ecclesiale. Anzi. Molti di coloro che, dalle pagine dei giornali e dagli schermi televisivi, confondono deliberatamente le idee dei lettori e dei telespettatori su questa vicenda, quasi godono nel ribadire che la piena riammissione della Fraternità San Pio X non è ancora avvenuta, che sono ancora molti i passi da fare (come se il ritiro della scomunica da parte del Papa fosse un fatto di poco conto), e a sostegno delle loro tesi portano sorridenti le dichiarazioni sulla Shoah prima di monsignor Williamson e ora, in mancanza d’altro, di qualche sacerdote lefebvriano. Spulciano negli archivi e nelle emeroteche, su Google e su YouTube, per cercare altri documenti, altre prove che mostrino in maniera inconfutabile l’errore del pontefice regnante.
Concediamo per un attimo quello che quello che gli intellettuali e i vaticanisti progressisti, martiniani e dossettiani lasciano intendere, e cioè che la rottura dell’unità della Chiesa sia avvenuta a causa delle idee anticonciliari dei lefebvriani, e non dell’ordinazione episcopale, sia vero. E quindi poniamo come criterio per essere scomunicati la difformità dai documenti del Vaticano II. Sono così sicuri, questi Torquemada dei tempi moderni, che in un caso del genere loro uscirebbero indenni dalle grinfie della nuova Inquisizione «conciliarmente corretta»? Ad esempio, sono così sicuri che la loro simpatia per la Messa pop, quella che in teoria avrebbe dovuto avvicinare gli uomini alla Chiesa e che invece ha allontanato i cristiani dalle chiese, trovi conferma nel dettato del Vaticano II? Ad esempio, ancora, sono sicuri che le loro aperture a tutto ciò che sa di moderno, anche in tema di famiglia, procreazione, sessualità abbia un qualche fondamento nelle Costituzioni conciliari? Perché si aggrappano ad ogni pie’ sospinto allo «spirito del Concilio» e ne dimenticano la lettera? Forse perché lo «spirito» lo si può immaginare come si vuole ed invece la «lettera» è stampata e lapidaria? Parafrasando il famoso detto latino, potremmo dire che per i più ferventi critici della decisione di Benedetto XVI valga la regola: «Spiritus volat, scripta manent». E, ovviamente, loro stanno dalla parte dello «spiritus».
Per fortuna loro, e grazie a Dio, non pioverà sul loro capo nessuna scomunica, perché il criterio adottato dalla Chiesa non è il loro criterio, tant’è vero che il Papa, prima della revoca, non ha chiesto ai vescovi lefebvriani alcun giuramento pubblico e formale di fedeltà al Concilio. Il criterio usato da Benedetto XVI è stato invece quello del perdono in funzione della piena unità tra le membra del corpo mistico di Cristo. E sorprende che intellettuali, commentatori e giornalisti che da sempre salutano, senza risparmiare l’entusiasmo e la retorica, le «aperture» dei predecessori di Ratzinger a chi sta fuori dalla Chiesa, oggi facciano il diavolo a quattro per una «apertura» ancora più grande, il cui frutto potrebbe essere la fine di uno scisma. Forse perché si tratta di una «apertura» alla parte sbagliata, alla parte più «impresentabile» di coloro che sono extra Ecclesiam, alla parte che da quarant’anni neppure andrebbe nominata in ossequio al decoro teologico e all’«ecclesialmente corretto». E’ davvero un modo singolare di ragionare e di pensare la Chiesa, questo. Un modo settario e ideologico tanto quanto lo è quello dei lefebvriani. Con la differenza che questi ultimi vengono quotidianamente attaccati, criticati e «scomunicati» a mezzo stampa o tv, mentre i loro inquisitori godono di buona stampa, impazzano su giornali, radio e teleschermi senza che nessuno (o quasi) alzi la voce nei loro confronti. Con l’aggravante che, mentre il superiore generale della San Pio X ha manifestato al pontefice la volontà di poter rientrare in comunione con Roma, esprimendo dolore per la divisione, loro tutto fanno fuorché mostrarsi dispiaciuti per le ricadute delle loro idee sul popolo credente e sull’opinione pubblica.
Papa Benedetto, uomo saggio e misericordioso, se ne sta fuori da questa contesa ed esercita su un altro piano la sua missione: non quello dell’affermazione di un’ideologia ecclesiale, di un proprio punto di vista, per quanto teologicamente geniale, ma quello della risposta alla missione assegnata da Gesù a San Pietro: riunire (e non dividere) il gregge di Cristo. E, se necessario, andare alla ricerca della pecora smarrita.
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Sul suo blog, un tuo collega da poco in pensione sta portando avanti una sistematica gogna a puntate per la pecora nera ritrovata, ma pur sempre nerissima, Richard Williamson:
http://www.luigiaccattoli.it/blog/?p=1006
E, annuncia: “Domani ci interesseremo a Tissier de Mallerais, un bel tipo anche lui.”
Bene! E pensare che, solo una settimana fa, egli scriveva :
“Quando cade una scomunica io faccio festa . …Come per il motu proprio sul vecchio rito della messa, così per questa decisione di pace io esprimo la mia piena adesione ben sapendo che molti, tra i miei amici, hanno difficoltà ad accettarla. Io non ne ho e ci tengo a farlo sapere. Mi fido dell’indagine condotta dal papa e condivido pienamente il generoso obiettivo di ridurre gli elementi di discordia e di promuovere la più ampia tolleranza all’interno della Chiesa di Roma.”
anonimo,
dunque vedi anche accatoli alla fine è caduto nella trappola.
è un conformista.
anonimo leggi bene tutti i pezzi di accattoli,c’è una sottile ironia ……
Lo so, lo so, luka… ma era solo per completezza di informazione.
Anonym, scusami se sono duro di comprendonio: dove è l’ironia di Accattoli?
è contrarissimo alla decisione del papa e la boicotta facendo vedere chi ha riportato dentro?
o ha intenzione di far vedere che chi sta con il papa è più intelligente, mentre stando fuori si rischia di dire e fare un sacco di cazzate?
a me era sembrata la seconda, ma la lingua delle sacrestie è sempre doppia.
ciao
non sò era un impressione,non ho subito capito se scherza denigrando lefrevriani,ma non è chiaro cosa pensi del papa è fortemente ambiguo,ma sai io ho deciso di non leggere più i giornali laici,la massimo al bar,sono loro,per buona pace loro,che mi confermano che il papa è nel giusto e io ascolto lui non loro,su ratzinger hanno sparato già troppo è evidente che ai laicisti fà paura li ha smascherati con il sui discorsi sul relativismo,poi ho da dirti una cosa io sono fiammingo,ero luterano,sappi che i luterani fatta eccezione per la morale sessuale ritengono ratzinger uno dei più grandi teologi del novecento,i sui testi sono studiatissimi hanno grande ammirazione per lui,non lo dicono perchè metterebbero in difficoltà i fedeli,e i governi che sono sempre o luterani o atei.
“a me era sembrata la seconda, ma la lingua delle sacrestie è sempre doppia.”
Condivido la tua ermeneutica.
sappi che molti luterai atei o tiepidi e con una visione conservatrice(anche anglicani)della vita con questo papa sis ta convertendo al cattolicesimo
Accattoli è contento per il ritiro della scomunica, ma certo non per simpatia verso i lefebvriani. E’ fedele al Papa e crede molto nella comunione.
Non per interpretarlo, ma basta leggere con un pò di continuità le sue pagine.
Quanto a Bordero.
Capisco la provenienza bagetbozziana e forzitaliota, però anche la polemica contro i dossettiani ha fatto il suo tempo.
Lo dice uno che non è mai stato dossettiano e che corrisponde con don Gianni, con grande simpatia.
Inoltre, equiparare per comparazione i due orientamenti non ha proprio senso: a parte le tragiche idiozie negazioniste, ci sono nodi teologici ed ecclesiali molto seri che riguardano il confronto con la San Pio X.
I documenti conciliari non sono la carta fondativa della Chiesa ma è difficile negare che la Chiesa di dopo ha cominciato a comprendere il Vangelo in modo molto diverso da quella precedente.
Non c’è bisogno di enfatizzare la discontinuità per prenderne atto, piaccia o meno.
Se non piace, si fa un’altra Chiesa, e ridurre le questioni, sminuzzarle, ribassarle per aggiramento, mi sembra un modo sbagliato che non rispetta nemmeno i lefebvriani.
Ciò detto, la mia opinione di cristiano comune è che i passi per la comunione debbano esseere fatti.
Ma senza sconti e senza parlare d’altro.
Grzie del tuo commento, Francesco. ma ora ti chiedo un supplemento di ermeneutica, e precisamnete con questo:
“Prego che il papa torni suoi passi e riprenda la fede cattolica che ha abbandonato consapevolmente sulla soglia della Fraternità lefebvriana. Diversamente ci sentiamo dispensati dal riconoscere la sua autorità, come i lefebvriani hanno rifiutato e rifiutano l’autorità di Giovanni XXIII, Paolo VI e in parte di Giovanni Paolo II. Tutto ciò dimostra che la confusione regna ai vertici della Chiesa cattolica e la prova che spesso anche i papi infallibilmente sbagliano. Enormemente.”
(Paolo Farinella, prete)
Non è da latae sententiae? No? Perchè no?
(da Micromega : http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-papa-i-lefebvriani-il-concilio/ )
[nota: Farinella distorce apertamente affermazioni da parte della Fraternità, così da renderle più appetibili ai suoi 25 lettori]
Premessa: sono edificato dall’atteggiamento di amore di Benedetto XVI verso tutti i fratelli cristiani; ero in piazza San Pietro il giorno della sua elezione e della inaugurazione solenne del pontificato e mi sono commosso alle parole sull’unità della Chiesa, che ogni battezzato deve desiderare e per la quale deve pregare. La rimozione della scomunica, in questo senso, va accolta con gratitudine e speranza. E’ però vero – e qui non sono molto d’accordo con Bordero, a meno che non ne fraintenda le parole – che anche la considerazione della fraternità di San Pio X sugli ultimi papi e sul Concilio è un ostacolo alla comunione con la Chiesa cattolica, come mi sembra volesse intedere il Papa Benedetto al termine dell’udienza di mercoledì scorso: <>.
è saltata la sueguente citazione del papa:
Proprio in adempimento di questo servizio all’unità, che qualifica in modo specifico il mio ministero di Successore di Pietro, ho deciso giorni fa di concedere la remissione della scomunica in cui erano incorsi i quattro Vescovi ordinati nel 1988 da Mons. Lefebvre senza mandato pontificio. Ho compiuto questo atto di paterna misericordia, perché ripetutamente questi Presuli mi hanno manifestato la loro viva sofferenza per la situazione in cui si erano venuti a trovare. Auspico che a questo mio gesto faccia seguito il sollecito impegno da parte loro di compiere gli ulteriori passi necessari per realizzare la piena comunione con la Chiesa, testimoniando così vera fedeltà e vero riconoscimento del magistero e dell’autorità del Papa e del Concilio Vaticano II.
carissimo Francesco,condivido il tuo ocntibuto sono d’accordo con te,ma bisogna dare tempo al tempo,il cammino è lungo in queste questioni,e direi il gossip che si sta facendo inaridisce invece di aumentare l’unità di chi è già dentro,credo che il pontefice ci piaccia o no ora vada difeso,è l’unità che rende sana la chiesa.chi ha paura e disprezzo del cattolicesimo tenta propio questa strada:renderci avversi il papa e le gerarchie,separarci da loro,aprire un emmorragia interna.
il papa potrebbe anche aver commesso delle imprudenze e delle sbavature,che facciamo gettiavo via l’acqua con il bambino per le intimidazioni laiciste ?
caro anonym
ma tu citi il prete Farinella che scrive su micro mega !!!! ma mcromega di chi è ???
ma non lo sai che micromega è una rivista sostenitrice del neo-relativismo laicista? è la loro rivista “teologica” ma cosa vuoi che scrivano su micromega???che il papa è buono e santo e che bisogna sostenerlo???
è come pretendere che sull’osservatore romano o su una rivista di teologia cattolica della lateranense scrivessero che il papa si deve convertire al buddismo ………….
http://antoniodipadova.blogspot.com/2009/02/sostenere-pietro-una-potente.html
Sostenere Pietro: una potente requisitoria che fa riflettere
La cara Raffaella dal suo Blog aggiornatissimo, in questi giorni è stata una vera amazzone, agguerrita e a volte (giustamente) sdegnata per gli attacchi violenti e viperini contro il Santo Padre, a corollario delle note ultime vicende. Adesso ci fornisce in traduzione la requisitoria che Rorate Caeli ha pubblicato stamattina. Dura e fustigante, non c’è che dire: si presenta come commento a Matteo, XXIII, 27-34, e lo stile sarebbe sicuramente piaciuto a Sant’Antonio. Il nostro santo predicatore, non dimentichiamolo, proprio lui che viene chiamato “il più gentile dei santi”, sapeva essere uno scorticatore dell’ipocrisia quando la trovava celata nel clero e nei benpensanti della sua epoca.
Lasciamoci provocare dalle parole di forti e meditiamole con la dovuta calma. Che non siano altro che la denuncia del peccato, ma con l’amore che sempre cura e cerca il meglio per il prossimo, anche quando è avversario (ma pur sempre fratello!).
L’articolo tradotto:
http://paparatzinger2-blograffaella.blogspot.com/2009/02/traduzione-in-italiano-del-grandioso.html
leggete tutti questo articolo i avvenire
Interni 31 Gennaio 2009
LA VICENDA DI ELUANA
Mirabelli: «Con questa giurisprudenza
a rischio diritti fondamentali»
Il giurista Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale, segue da Venezia, dove è impegnato in un convegno di studi, la relazione sull’amministrazione della giustizia nell’anno 2008, presentata dal presidente della Corte di Cassazione, Vincenzo Carbone. Non entra in tutte le vicende richiamate dall’alto magistrato, ma non condivide i toni entusiastici sulla affermazione dei diritti fondamentali della persona ad opera di alcune sentenze della stessa Corte, tra le quali la n. 27145, quella sul caso Eluana. «Non entro nel merito della relazione – dice infatti il professore Mirabelli – perché non ero presente, ma discuto l’indirizzo giurisprudenziale che il presidente Carbone ha richiamato».
Professore, lei ha giù espresso riserve su queste sentenze. Basate su quali motivi?
A mio modo di vedere questo indirizzo giurisprudenziale non rafforza i diritti fondamentali della persona, anzi li pone a rischio perché si muove su una linea di consenso presunto, dedotto addirittura da uno stile di vita dal quale è difficile desumere delle conseguenze così gravi. Questa linea giuriprudenziale, oltretutto, non tiene conto del principio del consenso informato che è un presupposto a garanzia del diritto della persona. Sotto questo aspetto contraddice anche lo stesso indirizzo giurisprudenziale che viene ricordato e che riguarda il non consenso per la trasfusione di sangue. La Cassazione, infatti, affermò che anche quando vi è uno scritto (nel caso specifico era «niente sangue »), si procedesse ugualmente alla trasfusione, perché questo dissenso precede e non segue l’informazione che riguarda l’attualità della situazione. Anche in quel caso si disse che la volontà della persona o la volontà dichiarata è superata perché è una volontà che non si basa sul consenso informato. Tutto questo contraddice la giurisprudenza che si riferisce alla sentenza sull’alimentazione assistita.
Il presidente Carbone, però, richiama con compiacimento questa giurisprudenza perché avrebbe consolidato certi diritti della persona.
Ripeto: non voglio esprimere valutazioni positive o critiche all’impostazione del presidente Carbone, che rispetto come enunciazione autorevole, ma essendo riferita a indirizzi giurisprudenziali della Corte, ritengo siano criticabili proprio questi indirizzi.
Per quale motivo?
Perché offrono un elemento di minore protezione e non di affermazione dei diritti fondamentali della persona, che quella sentenza determina, sia in rapporto al consenso presunto sia in assenza di un consenso informato che, invece, viene ritenuto il cardine dell’autodeterminazione della persona. Tanto che quando queste determinazioni sono espresse con la richiesta di non procedere alla trasfusione di sangue, la stessa Cassazione dice di no e, anzi, stabilisce che si proceda a trasfusione in caso di pericolo di vita, perché quel consenso precede e non segue l’informazione.
Il presidente della Cassazione dice invece che la giurisprudenza recente della Corte legittima il diritto delle persone alla autodeterminazione, quasi come se fosse senza condizione.
Qui si introduce un altro problema: entro quali limiti quella volontà della persona vale. Certamente, rispetto a trattamenti sani- tari obbligatori, la scelta della persona vale. Ma con altrettanta sicurezza non c’è il diritto di morire. L’ordinamento non lo prevede. C’è il diritto di rifiutare trattamenti sanitari imposti. Va poi stabilito se l’alimentazione sia o meno un trattamento sanitario. Il nodo giuridico reale però è l’indebolimento forte dei diritti della persona, perché il consenso è presunto, mentre deve essere esplicito e formalizzato per le questioni più importanti che attengono alla vita. Qui abbiamo una presunzione astratta anticipata e non raccordata allo stato esistente.
La giurisprudenza richiamata da Carbone dice che se esistono i requisiti della consapevo-lezza, dell’informazione e dell’autoresponsabilità, la libera esplicazione di questi diritti non è sottoposta a nessun altro interesse…
Certamente è preminente l’interesse della persona, ma proprio in situazione di tanta delicatezza va garantita l’elemento del consenso senza essere affidato alle valutazioni di un terzo, in questo caso il tutore o altri soggetti. L’autodeterminazione, per essere tale, presuppone il consenso informato che richiede l’attualità e, quindi, un rapporto dialogico tra medico e paziente. Si dice che per le persone incapaci questo non è possibile. Ma ci possono essere altri che si sostituiscono alla loro volontà? Direi proprio di no. La legge deve disciplinare anche questo ambito in coerenza con i principi e con le garanzie che sono necessarie per la tutela dei più deboli. Questo è un settore nel quale non opera adeguatamente un diritto giurisprudenziale. Quando il legislatore tace, la giurisprudenza interviene sui diritti fondamentali, ma offre solo rimedi inadeguati. Occorre una soluzione normativa.
Giovanni Ruggiero
Quelle di Farinella sono solo sconsideratezze. Possiamo fare ogni considerazione sulla tempestività e/o le modalità degli ultimi passi fatti verso i lefebvriani, ma ovviamente non c’entrano nulla l’ortodossia o la fedeltà del Papa (!) alla dottrina della Fede.
Inoltre, il sentimento di paternità ecclesiale di Benedetto XVI – sempre così evidente in tutto, anche in minimis – fa premio su ogni considerazione, direi comprese quelle più sciocche e malposte.
Sull’idea di essere inclusivi, di fare l’unità e di incrementare la comunione – l’ho già detto – sono comunque d’accordo, e quindi pronto a mettermi alla stanga.
Accattoli colpisce ancora:
http://www.luigiaccattoli.it/blog/?p=1007
…E’ chiaro che il suo non troppo celato intento è non tanto la ‘chiarificazione’, ma :
1) produrre una spaccatura fra i lefebvriani
2) bloccare , o rallentare molto, il (delicato) processo di riconciliazione
3) entrambe le cose.
Mi spiace per lui, ma mi sa che l’accordo avverrà prima di quanto lui speri, e senza troppe vittime da parte lefebvriana. E mi piacerà vedere i suoi commenti al fatto che un Pontefice, in totale lucidità e consapevolezza delle proprie azioni, accetta la piena comunione con gente che l’ha attaccato così ferocemente sul piano dottrinale, solo sino a qualche anno fa. Per il bene della Chiesa, e la maggior gloria di Dio. E’ il Vangelo, se non l’aveste capito.
francesco,sai quanto mi paicerebbe di parlar con questo farinella,fuori dalle redazioni massoni,per strada e chiedergli il suo parere sulla paternità e la pazienza del papa, in questi 25 anni,verso le stranezze e le strampalerie,i sincretismi e il remare contro dei preti e delle comunità progressiste e alternative,e quanto queste hanno fatto scappare tanti dalla liturgia e dalla pratica religiosa,e quanto hanno fatto sospettosi gli ortodossi,e quanto hanno rafforzato e allontanato e fatto arroccare i lefrevriani,mi piacerebbe sentire qualche mea culpa,qualche autocritica……cmq,non li attacco,và tutto bene basta stare uniti.
anonym
non è che accattoli pensa che il vangelo è un opzione trascurabile ?
ò iniziato a leggere l’articolo di accattoli…….non ce la posso fare,e non aprirò mai più il suo blog
bona
son poi le stesse cose ripetute fino alla nausea,ma non un bricilo di amor propio.
ciao
a domani
ma, caro Paolo Rodari, se non fu scomunicato per le sue idee da GPII, perchè fu sospeso a divinis (almeno così mi pare di ricordare) da Paolo VI??
lefrevre fu sospeso a divinis per le ordinazioni sacerdotali il 28 o 29 giugno del 1975,per disebbedienza,al papa e alla confeenza episcopale locale,la scomunica è stata comminata per ordinazioni episcopali senza mandato,e senza “causa urgente o impedimento grave”(situazine in cui si trovano tutti i cattolici pattiottici o no cinesi)
mah quelle ordinazioni erano frutto di un cammino extra-ecclesiale o para-ecclesiale molto controverso, mi pare… o no?
ci fu da parte di lefevre l’impugnazione del concilio non tutto ma quasi,ci furono molte dichiarazioni deliranti non sò fino a che punto frutto di giornalismo fu un terribile momento io ero bambino piccolo ma sembrò la chiesa spaccarsi,il papa poco prima del 1975 lo ricevette nel suo studio e lui si inginocchiò,e si tolse lo zucchetto per consegnarlo,ma il papa lo restituì,e si fece promettere un percorso di dialogo e stopo a ordinazioni finoa da accordo scritto ma alcuni cardinali intolleranti (francesi e italiani)lo osteggiarono,il vescovo localke svizzero fece il resto alienandosi metà diocesi lefevre forte di questo e del fatto che era sostenuto dalla destra franco-svizzera e cicondato da un sacco di lupi che lo consigliavano male …… fu un disastro
per don marco e per tutti: ho riportato l’articolo qui sopra perché mi sembra imprortante ricordare che la scomunica venne data per l’oridnazione dei 4 vescovi non per problemi di dottrina. insieme, mi pare vridicolo sostenere come hasnno fatto taluni su autorevoli quotidiani che in questo modo si è tradito wojtyla: mi pare fu proprio wojtyla a creare Ecclesia Dei e lo fece per cercare la strada della riappacificazione
sì marco dici bene.
il tuo articolo non appare su il riformista,nei prossimi giorni spiega bene questa cose,è importante e tu lo sai fare.
ciao
Massimo: “…in questi 25 anni,verso le stranezze e le strampalerie,i sincretismi e il remare contro dei preti e delle comunità progressiste e alternative,e quanto queste hanno fatto scappare tanti dalla liturgia e dalla pratica religiosa,e quanto *hanno fatto sospettosi gli ortodossi* ,e quanto hanno rafforzato e allontanato e fatto arroccare i lefrevriani…”
E’ vero: hanno reso gli ortodossi terribimente sospettosi (e lo sono un pò meno, da luglio 2007) . Al proposito, porto l’ennesimo esempio di ipocrisia ‘spiritoconciliarista’ :
http://whispersintheloggia.blogspot.com/2009/02/enthroned.html
Il ‘progressista’ corrispondente del Tablet dagli States, Rocco Palmo, è in brodo di giuggiole per l’intronizzazione di Cirillo+ come Patriarca russo. Sembra ignorare che quelle ore di liturgia sono in paleoslavo, che il 99% dei melloniani inorridirebbe ad un analogo cattolico di tali cerimonie. Ma il nostro (leggi: il loro) ‘paternalismo culturale’, fa vendere la vulgata che noi saremmo cristiani talmente adulti, talmente antropologicamente rispetto superiori agli ortodossi slavi, da poterci permettere di buttare nella spazzatura tout court una lingua sacra bimillenaria. Alla faccia del concetto di ‘venerabile tradizione’ , che spesso appioppiamo agli orientali. La nostra tradizione è altresì …venerabile, ma in altro senso, più intellettualistico, vero? Però in compenso ci esaltiamo all’idea del ‘dialogo’ con con i fratelli Ortodossi, ci entusiasmiamo all’udire di missioni di (quasi inutile) diplomazia ecclesiale a base di voli aerei di trojke Kasper-Sepe, etc…
Ma non l’hanno capito che parlerebbe di più una Messa tradizionale celebrata da Benedetto XVI coram mundo, rispetto a miriadi di sterili discussioni e ‘comunicati congiunti’ di alti funzionari curiali con omologhi orientali?
Un giorno , lo capiranno. Almeno lo spero proprio.
ciao
ma sì condivido quasi tutto,e aggiungo che il nuovo patriarca un mese fà ha scritto al pricipe del lussemburgo congratulandosi e benedicendolo per non aver voluto firmare il esto della legge sull’eutanasia(e gli ha regalo anche un icona)questo lo dimencano i progressisti,se l’avesse fatto il papa,apriti cielo,sulla violata laicità”europea”dai alla fine fra qualche mese quando rientreranno parecchi anglicani(che sono cmq sempre dei progressisti rispetto hai cattolici)come se la caveranno ci sarà da ridere al leggere i commenti dei giornali laici…………
Il nuovo patriarca
Kirill, l’ora del dialogo a Mosca
ENZO BIANCHI
L’elezione del metropolita Kirill a Patriarca di Mosca e di tutta la Russia offre l’occasione per un approfondimento del significato che può avere oggi, non solo per la chiesa russa e per le altre chiese cristiane, l’avvento di un nuovo pastore alla guida di 165 milioni di fedeli in tutto il mondo. Attenuatosi l’interesse un po’ superficiale dei media per il «primo patriarca dopo la scomparsa dell’URSS» e affievolitasi l’ormai logora domanda sulla data di un possibile incontro tra il Papa e il patriarca di Mosca, credo restino aperte questioni più consistenti. E questo anche per la storia personale del neoeletto e per quanto egli ha già avuto modo di operare per quasi vent’anni nelle funzioni di capo del Dipartimento per le relazioni esterne. Il suo ministero – che si assommava alla guida pastorale della diocesi di Smolensk e Kaliningrad – comportava infatti la responsabilità dei rapporti della chiesa ortodossa russa sia con lo Stato e le istituzioni politiche interne ed esterne alla Russia, sia con le altre chiese cristiane e le altre religioni.
Le sfide e gli impegni che lo attendono sono quelli che ha da tempo iniziato ad affrontare come stretto collaboratore del suo predecessore Alessio II: la rinascita della chiesa nei paesi dell’ex-Unione sovietica e la crescente presenza di ortodossi russi e ucraini nella diaspora, il dialogo con le chiese sorelle dell’ortodossia – in particolare il patriarcato ecumenico di Costantinopoli e la chiesa russa all’estero, sorta dopo l’avvento del comunismo – con la chiesa cattolica e con le altre chiese e confessioni cristiane, il confronto con la modernità e la società globalizzata, la salvaguardia di un’identità e di un’etica cristiana vissute all’interno di una tradizione millenaria che ha conosciuto periodi di splendore e di sofferenza di rara intensità.
Si tratta di problematiche che hanno una portata ben più vasta dei già ampi territori dell’ex-impero sovietico: è la complessa posta in gioco che riguarda ormai ovunque la presenza dei cristiani nella società e l’articolarsi di una polis pluralista e laica rispettosa della libertà religiosa di ogni essere umano.
Una realtà certo non semplice, ma il patriarca Kirill – che ho avuto il dono di incontrare personalmente a più riprese in questi anni – non è nuovo a confrontarsi con sfide di questa portata e finora lo ha fatto con grande adesione alla realtà, con fermezza e apertura, consapevole che i conti bisogna farli con la situazione concreta che si ha di fronte e non con un auspicabile mondo migliore che esiste solo nei nostri sogni o ricordi. Nipote e figlio di un prete ortodosso che conobbe la persecuzione comunista, giovanissimo segretario personale del metropolita Nikodim di Leningrado – che morirà tra le braccia di Giovanni Paolo I durante uno storico incontro in Vaticano – attivamente impegnato in commissioni, organismi e assemblee ecumeniche, il patriarca Kirill è consapevole del prezzo da pagare per annunciare il vangelo, ma anche di quanto l’annuncio cristiano possa offrire all’umanità in termini di senso e di valore dell’esistenza.
È significativo in proposito quanto ebbe ad affermare durante uno dei Convegni di spiritualità ortodossa organizzati dal mio monastero di Bose in collaborazione con il patriarcato di Mosca: «Abbiamo percepito per la prima volta lo spirito di rinnovamento e di libertà non nel 1991, quando si sgretolò l’Unione Sovietica, ma già nel 1988, quando il nostro paese celebrò il millennio del battesimo della Rus’. La preparazione durò alcuni anni durante i quali continuavano a dirci che si trattava soltanto di manifestazioni interne alla chiesa ortodossa russa, di nessun interesse per il paese e la società… Risultò invece che quella che doveva essere una ricorrenza solo ecclesiastica divenne un evento di dimensione nazionale … Era cominciato quello che, ben presto, venne chiamato il secondo battesimo della Russia. Nell’epoca della chiesa del silenzio la nostra cultura cristiana, che non si poteva comunque cancellare dalla vita, aveva continuato a predicare Cristo».
Questa consapevolezza può spiegare anche la sua visione della modalità di presenza della chiesa in una società che conosce il contraccolpo di un confronto con l’occidente senza più mura di separazione o di protezione: come ritrovare e difendere un’identità culturale e religiosa senza fomentare conflitti né arrendersi alla mentalità dominante?
«In questo – ha avuto modo di affermare l’allora metropolita Kirill – la chiesa ortodossa russa è per la separazione della chiesa dallo Stato, ma contro la separazione della fede dalla vita, e della chiesa dalla società. Ciò implica la necessità di dialogo e di interazione tra chiesa e potere statale negli interessi del popolo, il cui contenuto è molteplice: un’azione pacificatrice a livello internazionale, multietnico e civile, il mantenimento della morale nella società, l’attività caritativa, la custodia e la ricostruzione del patrimonio storico e culturale…». Un’impresa né semplice né immediata, ma animata da un chiaro orientamento di fondo: il bene comune e la custodia della dignità umana dipendono in larga misura dalla capacità di «combinare i diritti e la libertà con la responsabilità etica». Vi è infatti una libertà interiore e un’istanza etica che è connaturale all’essere umano, indipendentemente dalla sua cultura o confessione di fede di appartenenza, che sono in grado di «articolare gli attuali modelli di civilizzazione in modo pacifico e vivibile».
Possiamo ancora pensare che simili sfide riguardino solo il mondo ortodosso nei paesi post-sovietici? O non è forse questione di noi stessi, delle nostre società, dei principi e dei valori che le abitano e le sostengono? Consapevolezza della realtà in cui viviamo, amore per la propria identità, disponibilità all’ascolto e attenzione all’altro sono un patrimonio prezioso dell’umanità che siamo tutti chiamati a custodire e alimentare, in modo da nutrircene noi e da offrirlo come eredità vitale ai nostri contemporanei e alle generazioni che verranno.
© Copyright La Stampa, 1° febbraio 2009
Evidentemente non tutti i cattolicila pensiamo come pensano i vari martini, tettamanzi, Romeo etcc….anzi molti di noi che non abbiamo visto la messa di Pio V, pardon di Giovannio XXIII crediamo che le scelte operate da papa Benedetto XVI vadano nella direzione giusta.
Porrò un esempio: ieri si è svolta la solenne liturgia con l’intronizzazione di Kirill I , Patriarca di Mosca e di tutte le Russie. Una stupenda cerimonia, solenne come conviene per un patriarca dell’Oriente Cristiano.
Cerimonia, solenne confortata anche dai mass media occidentali che davanti allo splendore della liturgia Orientale sono presi da stupore e meraviglia. A tal proposito il Corriere della Sera offre un ampia sezione fotografica.
Ebbene, è chiaro invece come frange progressiste della Chiesa condannano l’utilizzo di ceri simboli e di certe solennità delle liturgie papali denunciando Benedetto XVI come qualcuno che voglia portarci indietro nel tempo.
La stessa liturgia di inizio pontificato del Pontefice, è divenuta sciatta e appiattita, via tutto ciò che è roiconducibile al potere temporale. E’andato via anche il rito di obbedienza a cui i sig. cardinali davanti al popolo di Dio erano tenuti a fare al Pontefice. A papa bendetto XVI è toccata la sorte di vedersi togliere la tiara dal suo stemma e per i beni informati si sa queste libertà furono prese da Mons Marini e dal card. Montezemolo all’insaputa dello stesso Pontefice a cui lo stemma fu presentato dopo essere stato dato alla stampa.
Quella stampa che se plaude alla solennità dei riti ortodossi condanna il nostro papa per l’utilizzo di certi segni appartenuti a Pontefici pre Concilio.
Allora c’è qualcosa che proprio no torna.
Comunque ricordiamoci che la vera questione liturgica, nella Chiesa di oggi, non è la celebrazione col Messale del’62 ora “liberalizzato”, ma il migliore, corretto e appropriato utilizzo del Messale di Paolo VI.
Lo ricorda molto precisamente Benedetto nella Summorum Pontificum, e ha ragione.
Certo, mons. Lefebvre fu scomunicato (anzi, si scomunicò da solo) non per le sue posizioni dottrinali ma per aver compiuto quelle ordinazioni vescovili.
Tuttavia, perché compì tali ordinazioni? La spiegazione dei suoi seguaci è sempre stata: perché solo in tal modo egli riteneva di garantire continuità e successione al suo movimento.
Questo nella convinzione che solo quest’ultimo fosse il detentore della retta dottrina, solo esso – e non Roma, non il “sensus fidei” della Chiesa governata dal successore di Pietro – ne fosse la garanzia.
Il rifiuto totale del Concilio Vaticano II – non di alcune sue interpretazioni, applicazioni, comseguenze ma proprio del Concilio e dei suoi decreti, delle sue costituzioni, delle sue dichiarazioni – non poteva che portare, di fatto o di diritto, a rinnegare l’autorità del Papa e dei vescovi che l’avevano celebrato. Tale rinnegamento, benché talora negato a parole, si è solennemente inverato nelle ordinazioni illecite, senz’essere mai rinnegato da tutto ciò che le ha seguite.
Se quindi formalmente non sono state le posizioni dottrinali di Lefebvre a procurare la scomunica a lui e ai quattro vescovi, sono proprio essere ad aver generato il grave atto di disobbedienza che ne è stata la causa ultima.
Come scrisse (se non sbaglio) sant’Agostino, ogni scisma è in qualche modo un’eresia. Questo non fa eccezione.
sono d’ accordo con te ma bisogna distinguere,il comune sentire,dal comune scritto e trasmesso dai media e dai giornalisti,la reltà non è quella trasmessa,noi cattolici cadiamo in questa trappola,crediamo che il comune sentire sia quello di chi strilla più forte,chi la spara più grossa,dobbiamo fare atttenzione.
tettamanzi deve gestire una complessità enorme,non lo allinerei a quelli citati da te….io lo salvo è un bravo pastore.
ma chi è romeo ???
Romeo è l’arcivescovo di Palermo.
Colui, che rivestendo la carica di nunzio apostolico in Italia all’insaputa del papa e di Ruini inviò a tutti i vescovi dell’Italia una lettera circolare per sapere chi fosse il candidato più idoneo a succedere a Ruini.
La sua promozione a arcivescovo di Palermo fu considerata una rimozione.
Ancora attende la porpora cardinalizia alla bella età di 70 anni
a ho capito,non è obbligatorio dare la porpora,infatti b.xvi la dà a chi gli pare a lui,vedi l’arcivescovo di galvestom in texas suo allievo e grande esperto di patrologia,l’arcivescovo ererito di valencia
per quanto mi riguarda romeo può aspettare di tanto in tanto anche se si salta uno la diocesi non muore
salute a tutti,
le cronache di questi 2 giorni ci riportano alla realtà,persone bruciate vive,per noia,stupri,il 3.3% dei 16-24enni è cocainomane,in spagna il 31% dei giovani tra i 16 – 30 è consumatore di droga e passa il w.k. con “lo sballo”.
nel 2008 in italia i trapainti d’organo sono calati del 30% perchè si dice no alla donazione,la gente infatti si chiede perchè dare il consenso,ogniuno per sè.
il senso della “persona”in quanto tale si sta perdendo,la sacralità della vita beffata come retaggio di un passato torbido,rimane il “carpe diem” e un vago senso di disperazione,di inconsistenza della vita…….ha ragione il papa a denunciare il relativismo dei valori.
ecco perchè tanti lo odiano.
Il vero problema degli Ebrei è il rapporto con se stessi e la propria identità. Dal momento in cui hanno rifiutato la propria religione, hanno cercato di omologarsi alle ideologie secolari del momento: liberalismo, nazionalismo, socialismo, comunismo. E hanno pensato che la cosa migliore fosse eliminare il fattore “religione” in genere. Da ciò il laicismo, l’omologazione alla Nazione o alla Classe, i tanti ebrei italiani prima fascisti e poi comunisti (che hanno tentato di far dimenticare i precedenti). Nel momento in cui si sono resi conto che le ideologie atee sono caduche e che i loro punti di riferimento politici sono deludenti, in particolare oggi con la “sinistra” per quanto riguarda Israele, si sono trovati in difficoltà e cercano presumibilmente di uscirne tentando di recuperare il legame col “politicamente corretto” del momento. Reputando che attaccare papa Ratzinger fosse redditizio, in una fase in cui la “sinistra” lo detesta e allo stesso tempo detesta Israele, si sono gettati in quella direzione, ma il risultato finale di questo tentativo (frutto di uno scarso livello culturale e di una carente attenzione alla realtà) sarà a dir poco penoso. Aggiungo inoltre che non capisco che cosa ci sia di male nel pregare per la conversione degli Ebrei. Cristo è venuto per salvare tutti gli uomini, dunque tutti si spera si convertano a Lui, a maggior ragione gli Ebrei che sono il popolo cui Egli si rivolse per primo (e alcuni dei quali – alcuni – Lo uccisero: ma non risulta che qualcuno abbia chiesto scusa per questo, mentre si pretende continuamente che persone nate negli ultimi cinquanta anni chiedano scusa per la Shoah). Che poi taluni religiosi ebrei si professino difensori del multiculturalismo, è ridicolo, prima ancora che patetico: l’Antico Testamento, ovvero la Bibbia ebraica, è piena di attacchi agli idolatri! Lo ripeto: la vera crisi è quella della identità ebraica, non quella dei rapporti fra ebrei e cristiani.
Io invece trovo questa lettura dello scisma “minimalista”. E condivido l’impostazione di Accattoli: è giusto rallegrarsi per la disconibilità di parte dei lefevriani a riconciliarsi con la Chiesa cattolica,ma per una piena comunione devono accettare il Vaticano II (Così come gli ortodossi, ai quali è stata tolta da tempo la scomunica, devono riscoprire certi aspetti del primato petrino).E persionaggi come Williamson o sono ignoranti o sono in perfetta malafede. Nel primo caso vanno trattati con misericordia ma illuminati; nel secondo occorre mettere in guardia i fedeli da chi semina scandali.
ciao scusami luca,non è molto delicato che tu parli dell’uccisione di dio,se dei rabbini urlano veros il papa è poi affar loro esser con loro indelicati non è cristiano,i rabbini e gli ebrei sono furiosi sopratutto perchè il card.martino ha parlato di campo di “concentramento a gaza”e il papa ha parlato” di neccessità di nuovi lider e di pace e convivenza”la maggor parte dei leader religiosi ebraici auspica più apertamente o meno invece dure repressioni ed espulsioni dei palestinesi,poi il vaticano è mal tollerato per la sua tendenza a essere prudente con i palestinesi….(lo accusano anche di connivenza e di spalleggiarli)
il fatto della preghiera,la preghiera richiama la lettera ai romani cap.11(se mi sbaglio mi corregga)cioè : che anche i fratelli ebrei vedano in cristo al luce……..e io rivendico per la mia chiesa di pregare (con parole rispettose)per chi gli pare,in primo luogo per chi si ama,per coloro a cui teniamo o con cui riteniamo aver legami importanti,la preghiera per al chiesa cattolica è anzitutto un dono,un realtà importante,che si può donare,ergo se gli ebrei sono miei fratelli “maggiori”io prego per loro ……… pro bona pacis del venerabile rabbino veneziano.
in ultima analisi ,in questi giorni un pò fuliginosi che per 4 idioti e le loro deliranti dichiarazioni,riprese fino alla nausea e con ossessivo intento anticlericale un pò sono felice di veder le profezie di gesù avverarsi .
in quanto ada ccattoli mi si consenta di dire che spesso è un pò ovvio,un pò conformista ,ma lo preferisco,ai molti dei giornali laicisti che per 4 giorni hanno solo sparato cazzate mostruose dalla mattina alla sera,stacciandosi le vesti,come fece caifa .
notte a tutti massimo
scusate se scrivo male soffro di disgrafia,anche se sono giovane.ciao
notte davvero .
LEFEBVRIANI: CARD.KASPER, ERRORI IN GESTIONE CURIA /ANSA
DOPO REVOCA SCOMUNICA, SI APRE DISSENSO INTERNO A GOVERNO CHIESA
DI Elisa Pinna
(ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 2 FEB – Nella vicenda del
‘perdono’ di Benedetto XVI ai vescovi illegittimi lefebvriani,
si e’ aperto oggi un nuovo fronte, forse il piu’ delicato ed
eclatante: quello interno allo stesso governo centrale della
Chiesa.
In un’intervista alla sezione tedesca della Radio Vaticana,
il cardinale Walter Kasper, presidente della Pontificia
commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo, ha parlato
apertamente di ”errori di gestione della Curia” e, ha detto,
nessuno ”puo’ sicuramente essere contento che ci siano stati
equivoci”.
”Lo devo dire apertamente – ha affermato – in Vaticano su
questo tema si e’ parlato troppo poco l’uno con l’altro”. Non
si e’ verificato ”dove potevano emergere problemi. Spiegare
dopo e’ molto piu’ complicato rispetto a farlo prima”.
A gestire la revoca della scomunica ai vescovi lefebvriani
(che ha suscitato enorme preoccupazione specie nel mondo
ebraico) sono stati in prima persona il cardinale Dario
Castrillon Hoyos, presidente della commissione Ecclesia Dei e
mediatore tra Santa Sede e ultratradizionalisti, nonche’ il
cardinale Giovambattista Re, prefetto della Congregazione per i
vescovi. E’ stato poi il Papa in persona, il 21 gennaio scorso,
a firmare il decreto in cui si toglieva l’anatema ai vescovi
illegittimi e li si riammetteva nella comunita’ cattolica.
Kasper ha detto di seguire la vicenda ”con grande
preoccupazione”. ”Auspico – ha aggiunto – che si cominci un
buon confronto. Non si puo’ dire che i vescovi lefebvriani siano
gia’ in piena comunione con la Chiesa. Erano e restano sospesi.
Speriamo che ora si apra un dialogo serio, nel quale devono
compiere tutti i passi per venirci incontro”.
Parole pesanti, quelle di Kasper, che portano allo scoperto
un malessere diffuso tra gli stessi porporati residenti a Roma,
oltre che in vasti settori della Chiesa cattolica. Nei giorni
scorsi si sono accavallate le prese di distanza degli episcopati
europei dalle posizioni anti-conciliari dei lefebvriani. Le
dichiarazioni negazioniste della Shoah di uno dei vescovi
riabilitati, il britannico Richard Williamson, hanno suscitato
scandalo non solo tra gli ebrei ma nello stesso mondo cattolico.
E a poco sono valse, finora, le scuse presentate
dall’interessato, il quale si e’ limitato ad ammettere di aver
pronunciato ”parole imprudenti” sull’Olocausto.
Ieri il cardinale di Vienna, Cristoph Shoenborn, aveva
criticato ”alcuni collaboratori del Papa”, accusandoli di non
aver informato il Pontefice sui trascorsi e sulle idee di
Williamson. ”Evidentemente non hanno esaminato bene la
questione” aveva denunciato.
Oggi l’intervento di Kasper (non rilanciato nell’edizione in
italiano della Radio Vaticana) rivela quanto sia profonda la
crisi in un mondo, come quello vaticano, abituato a mostrarsi
monolitico su ogni parola del Papa. (ANSA).
uro monito del cardinale nella “lectio
magistralis” tenuta questa sera al prestigioso Collegio San Carlo di Milano, il cui testo è pubblicato integralmente dall’Osservatore Romano.
GIACOMO GALEAZZI
Nella cultura di oggi, «sta cambiando di significato quella definizione classica dell’uomo come ’animal rationalè (di origine aristotelica ma poi corroborata e internamente potenziata dall’idea ebraico-cristiana dell’uomo come immagine di Dio, che ha retto attraverso i secoli la nostra civiltà). La tendenza delle scienze empiriche è a considerare invece l’uomo come un ’oggettò, come tale conoscibile e misurabile attraverso le forme dell’indagine sperimentale». Lo rileva il card. Camillo Ruini nella lectio magistralis tenuta questa sera al prestigioso Collegio San Carlo di Milano, il cui testo è pubblicato integralmente dall’Osservatore Romano. Per Ruini, «questo approccio è certamente legittimo, anzi indispensabile per il progresso della conoscenza e della cura di noi stessi, ad esempio per la cura delle malattie fisiche e mentali. Quando però, cedendo a un tipo più o meno nuovo di scientismo, si considera quella scientifica come l’unica forma di conoscenza del nostro essere che sia davvero valida e universalmente proponibile, si finisce – sottolinea il porporato – con il negare che l’uomo sia anzitutto e irriducibilmente ’soggettò ossia persona, il quale, proprio nella sua intrinseca e ineliminabile soggettività, non può mai essere totalmente oggettivato e non può essere conosciuto adeguatamente attraverso le scienze empiriche». Per Ruini, «all’interno di queste coordinate culturali, che sopprimono la differenza essenziale dell’uomo dal resto della natura e tendenzialmente lo riducono a un oggetto, diventa assai difficile, o meglio logicamente impossibile, mantenere quel primato assoluto della persona umana, per il quale essa (e solo essa) ha una dignità assoluta e inviolabile, va considerata e trattata cioè, per usare le parole di Emanuele Kant, sempre come un fine e mai come un mezzo». «È chiaro – continua il presidente del Comitato Cei per il Progetto Culturale – che se cambia il nostro concetto di uomo, e a maggior ragione se dovesse cambiare la realtà stessa dell’uomo, cambia a sua volta il concetto di educazione ed entrano in crisi, o comunque in grande movimento, tutti i nostri parametri educativi. A mio parere – afferma il cardinale – è proprio questo ciò che sta avvenendo, anche se per ora molti non se ne rendono conto». Nella prospettiva della formazione della persona, secondo il card. Ruini «va anche inquadrata la questione forse più controversa e dibattuta in ambito educativo: quella del rapporto reciproco tra libertà e disciplina».
Cari Fratelli,pace bene.Non manchiamo di rispecto al Santo Padre.Mi ha fatto dolore il comento di qualquno che diceva che il Santo Padre ha abbandonato
il concilio vaticano II per fare la pace con i lefebvriani non e vero.Quello che e vero e che il Diavolo e dietro tutta questa vicenda per farci dividere.Satana
piace far confusione.Preghiamo per il Santo Padre e per la unita
della Chiesa.Dio ci Benedica a tutti.Sia lodat Gesu Cristo.
Chiedo Excusa per il Mio Italiano
sono di lingua Spagnola
Perché questo Web site non hanno altro supporto di lingue?
Perché fin dall’antichità i “magazzini” del clero (dal papa in giù) sono sempre stati ricolmi di ogni bene terreno?
Perché fin dall’antichità i “magazzini” del clero (dal papa in giù)non hanno mai offerto niente spontaneamente,ma spontaneamente hanno sempre e solo chiesto?
Perché fin dall’antichità i “magazzini” del clero (dal papa in giù)vengono riforniti da creduloni in atto di comperarsi il paradiso?
Allora se il posto in paradiso si può acquistare, non è solo per i MERITEVOLI, è SOLO QUESTIONE DI PREZZO pagato?
Claudio: chi ha creato gli ospedali e le opere di assistenza? Chi ha riempito l’Italia di opere d’arte che fanno la fortuna di questo paese coll’introito del turismo?
finalmente i nodi vengono al pettine . avevo gia detto su questo blog che la vicenda ” lefreviani ,, era solo la punta di un iceberg . ne vedremo e sentiremo delle belle , questione di tempo . kasper , poverino che non ci dorme piu la notte , lui che dice che i lefreviani sono fuori dalla chiesa perche cattolici anomali !?!?!? … ma dico quello che e’ accaduto a linz per la processione del CORPUS DOMINI , la foto di quello sgherro , che sembra piu un bracconiere , che porta in trofeo una preda di caccia infilsata su una picca , io chiedo a kasper , ‘ cattolico ???? e’ da CVII??? . che ha fatto eminenza a proposito , e come ha risolto l’ affaire linz ?? e’ finita a tarallucci e vino per caso o dobbiamo perdonare da una parte e condannare sempre dall’ altra . kasper e’ uno di quelli che ha messo in dubbio il dogma dell’ IMMACOLATA CONCEZIONE , NON CE LO SCORDIAMO , o allora tutto cio’ dovra’ in un prossimo futuro , essere archiviato con altro , come fascicolo facente parte di qualcosa di puramente mitologico ?? ragazzi sveglia !!!