Intervista col rabbino Giuseppe Laras: “Bene il Papa, ma il viaggio in Terra Santa è lontano”
29 gennaio 2009 -
La giornata più difficile nei rapporti tra Vaticano e mondo ebraico dopo le polemiche suscitate dalla revoca della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani (tra questi al vescovo Richard Williamson sostenitore di tesi negazioniste sulla Shoah), si è conclusa ieri con una tregua. Il Rabbinato di Israele che in mattinata aveva paventato la possibilità d’interrompere definitivamente le relazioni e il dialogo con la Santa Sede, infatti, ha espresso per voce del proprio direttore, Oded Wiener, compiacimento per le parole dette in proposito ieri dal Papa nel corso dell’udienza generale: «Un grande passo in avanti» ha detto Wiener. E ancora: quella del Papa è «una dichiarazione molto importante per noi ebrei e per il mondo intero».
Benedetto XVI aveva espresso «solidarietà ai fratelli ebrei», sottolineando come la Shoah rimanga «un monito contro ogni oblio e la negazione o il riduzionismo ». E ai lefebvriani, ai quali con «un atto di paterna misericordia» ha voluto revocare la scomunica, aveva chiesto l’impegno di realizzare la «piena comunione con la Chiesa riconoscendo il Concilio Vaticano II». Intanto a Ratisbona (è la diocesi dove risiede Williamson) il vescovo Gerhard Ludwig ha bandito il vescovo lefebvriano dalla chiese cittadine.
Rabbino Giuseppe Laras, ieri il Papa ha espresso solidarietà agli ebrei condannando anche negazionismo e riduzionismo. Sono parole sufficienti per placare le polemiche sorte dopo la revoca della scomunica ai lefebvriani e al vescovo negazionista Richard Williamson?
Le parole del Papa vanno accolte con sollievo perché ribadiscono una presa di distanza importante da Williamson e, insieme, la ferma condanna alla Shoah. Diciamo che sono parole che tutti gli ebrei desiderano sentire.
Ma sono parole sufficienti per voi?
Sì, anche se dovevano essere pronunciate prima. Se il Papa avesse parlato prima, se dal Vaticano fossero intervenuti con più tempismo, molte polemiche non ci sarebbero state. O, comunque, la polemica non sarebbe arrivata a queste vette di asprezza. Spero che in futuro si faccia tesoro di questo errore. Anche perché a noi ebrei non piace un giorno sì, l’altro pure, dover intervenire su questi temi.
Però immediatamente dopo l’uscita del decreto di scomunica e il montare delle polemiche su Williamson, il portavoce vaticano padre Federico Lombardi è intervenuto…
È evidente che non può bastare padre Lombardi che spiega che le due cose – scomunica ai lefebvriani e negazionismo di Williamson – sono distinte. Vista l’enormità delle dichiarazioni di Williamson occorreva dire di più.
Secondo il Jerusalem Post il rabbinato di Israele avrebbe deciso di interrompere i rapporti col Vaticano. Poi però il direttore generale del rabbinato, Oded Wiener, ha detto che le parole del Papa sono un passo avanti. Cosa succederà nei rapporti Vaticano-ebrei?
Non ho la sfera di cristallo. Credo che un certo malcontento espresso dal rabbinato sia ancora vivo. Personalmente solidarizzo col rabbinato ricordando anche che la stragrande maggioranza della popolazione israeliana su questa vicenda la pensa allo stesso modo dei rabbini di Gerusalemme, cioè ritiene che il Vaticano abbia mantenuto una posizione contraddittoria.
A questo punto è ancora ipotizzabile un viaggio del Papa in Terra Santa?
Oggi dico di no. Domani non lo so. Ma oggi dico di no.
Perché?
Non ci sono le condizioni. C’è troppa irritazione e troppo sospetto su questa vicenda. Occorre lasciar decantare un po’ le cose prima di prendere una decisione in merito. Occorre, in particolare, che il rabbinato d’Israele metabolizzi quanto accaduto.
Servono ulteriori chiarimenti da parte del Papa o del Vaticano?
Non credo che siano necessarie altre parole. Anche perché spesso nuove parole su di noi portano nuovi fuochi. E sinceramente di nuovi fuochi proprio non se ne sente la necessità. Credo piuttosto che sia necessario lasciar passare un po’ di tempo, questo sì. Anzi, paradossalmente adesso sarebbe gradito un po’ di silenzio.
Secondo lei i lefebvriani hanno diritto di stare nella Chiesa?
Nella Chiesa mi sembrano più che altro un corpo estraneo. Vorrei dire che mi sembrano un cancro. Il Vaticano auspica che coi lefebvriani si possa arrivare nel tempo alla piena comunione. Ma la vogliono davvero i lefebvriani la piena comunione? Comunque tollerare la presenza di uno come Williamson è assurdo. Come assurdo è sputare su un crimine tremendo come è stata la Shoah. Penso che se un uomo arrivari a dire quello che ha detto Williamson, significa che nella sua mente c’è qualcosa di terribilmente malvagio, qualcosa che a me fa orrore.
L’anti ebraismo è un sentimento soltanto di Williamson?
Mi auguro di sì. Anche se nella non accettazione del Concilio Vaticano II dei lefebrviani c’è un’avversione ai nuovi rapporti con gli ebrei aperti dalle conquiste conciliari. Questo punto non va dimenticato. L’avversione lefebvriana al Vaticano II ha in sé un sentimento di avversione ai nuovi rapporti Chiesa cattolica-mondo ebraico.
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