Shoah: quando Ratzinger fornì i numeri
27 gennaio 2009 -
Era il 31 maggio 2006. Benedetto XVI era appena tornato dal viaggio in Polonia dove aveva visitato il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Qui era stato accusato da taluni (seppure velatamente) di non aver detto nulla intorno al numero di ebrei scomparsi durante la Shoah. In piazza San Pietro il Papa tenne un’udienza generale tutta dedicata al viaggio. E, significativamente, anche in risposta alle polemiche polacche, disse queste parole: «Nel campo di Auschwitz, come in altri simili campi, Hitler fece sterminare oltre sei milioni di ebrei. Ad Auschwitz morirono anche circa 150 mila polacchi e decine di migliaia di uomini e donne di altre nazionalità». Fu la prima volta che un Papa fornì cifre sul numero degli ebrei uccisi da Hitler. Un prima volta che ieri, in Vaticano, in molti hanno voluto ricordare pur senza parlare ufficialmente, chiedendosi anche per quale motivo Benedetto XVI dovrebbe oggi tornare su parole già dette.
La polemica di queste ore è comunque enorme. Le comunità ebraiche hanno auspicato una smentita papale intorno alle tesi negazioniste di Williamson (per tutti ha parlato il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna). Ma, anche se non è del tutto da escludere che nei prossimi giorni il Papa in qualche discorso possa accennare alla cosa, per ora da oltre il Tevere più che smentite arrivano puntualizzazioni: non solo sulla condotta negazionista di Williamson, ma pure sulla strumentalizzazione mediatica di questa condotta.
La più autorevole è del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della conferenza episcopale italiana. Bagnasco, aprendo il consiglio permanente della Cei, ha detto chiaro e tondo che le parole di Williamson sulla Shoah sono «infondate» e «immotivate». «Mentre esprimiamo il nostro apprezzamento per l’atto di misericordia del Santo Padre – ha detto il porporato -, manifestiamo il disappunto per le infondate e immotivate dichiarazioni di uno dei quattro vescovi interessati circa la Shoah; dichiarazioni peraltro rese alcuni mesi or sono e solo adesso riprese con intento strumentale; dichiarazioni già ripudiate dalla stessa Fraternità». Ma non è tutto qui: Bagnasco ha detto di considerare «ingiuste» le parole pronunciate dagli ebrei italiani verso il Papa.
Quindi l’<+corsivo>Osservatore Romano<+tondo>. Un editoriale in prima pagina ha voluto chiudere il caso. In particolare per il giornale vaticano le critiche del mondo ebraico al Papa hanno seguito «un copione sbagliato». Perché la scomunica è divenuta «un nuovo caso mediatico pieno di toni emotivi». È dunque «retorico» per l’<+corsivo>Osservatore<+tondo> «il ricorrente chiedersi di alcuni se il Papa sia davvero convinto del cammino ecumenico e del dialogo con gli ebrei».
Anche perché, «gli impegni strategici del suo pontificato sono sotto gli occhi di tutti e i singoli atti pastorali e di magistero procedono limpidamente nell’applicazione della strategia annunciata al momento della sua elezione».
Infine i vescovi tedeschi: questi hanno condannato ieri con forza le tesi negazioniste definendole «inaccettabili». «Williamson dovrà ritirare prima o poi le sue affermazioni», hanno detto i vescovi, poiché esse non appartengono all’insegnamento della Chiesa cattolica.
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