Intervista a Francesco Cossiga: «Che c’entra il Papa? È Williamson che sparla suilla Shoah»
27 gennaio 2009 -
Presidente Francesco Cossiga, gli ebrei hanno detto che attendono dal Papa un «gesto positivo». Lo accusano perché tra i quattro vescovi lefebvriani ai quali egli ha concesso la revoca della scomunica c’è Richard Williamson il quale, qualche settimana fa, negò in un’intervista l’esistenza delle camere a gas naziste…
Lei ha detto bene. Williamson ha negato l’esistenza delle camere a gas ma non ha negato l’Olocausto. Questo va detto come premessa.
Comunque una frase ridicola…
Sì. Ma probabilmente Williamson “non c’è con la testa”. Le sue dichiarazioni andrebbero meno valorizzate.
Da quando Joseph Ratzinger è stato eletto Papa questo è il momento più duro nei rapporti Chiesa cattolica-ebrei?
Non è un momento facile. Ma non bisogna dimenticare che un forte sentimento antiebraico è connaturato al popolo cattolico. E non bastano di certo due Pontefici (mi riferisco a Wojtyla e a Ratzinger) a eliminarlo.
Benedetto XVI come sta lavorando con gli ebrei?
Più di quello che ha fatto cosa deve fare? Durante il suo primo viaggio apostolico fuori i confini italiani (in Germania) visitò la Sinagoga di Colonia. E lo scorso aprile, negli Stati Uniti, ha visitato la Sinagoga di Park East a New York, accolto dal rabbino Arthur Schneier. C’era la moglie di Schneier: era vestita di nero, con tanto di velo. Quando ha visto il Papa gli ha pure baciato l’anello, segno di una profonda stima verso di lui.
Nell’introduzione all’ultimo libro di Marcello Pera, Benedetto XVI spiega come un dialogo interreligioso nel senso stretto della parola non sia possibile, mentre urge un dialogo interculturale. Forse un certo malcontento ebraico verso il Papa nasce anche da questa affermazione?
È singolare come un Papa attento gli ebrei, un Papa ecumenico (il suo è un “ecumenismo realista”) come è Benedetto XVI, non venga capito proprio su questi temi. Egli ha detto una cosa ovvia: il dialogo interreligioso è impossibile perché cade nel sincretismo. Più intelligente è un dialogo interculturale. Del resto anche le radici giudaico-cristiane dell’Europa altro non sono che un insieme di culture diverse: Roma, Atene e Gerusalemme.
I lefebvriani possono stare nella Chiesa cattolica?
Benedetto XVI, in quanto “Papa ecumenico”, non poteva non provarci anche con loro. È un tentativo legittimo. Ma per ora è soltanto un tentativo.
Cioè?
Cosa è successo fino a ora? Semplicemente questo: la Congregazione dei vescovi ha revocato la scomunica con un decreto. I quattro lefebvriani non erano eretici: avevano soltanto posto in essere un atto di disobbedienza, un illecito. Ovvero erano stati consacrati senza il mandato pontificio. Oggi questi quattro non sono più scomunicati, ma ciò non significa che vi sia piena comunione con Roma. La piena comunione arriverà, forse, in futuro.
La cosa ha scandalizzato molti nella stessa Chiesa.
Ha scandalizzato perché si dice che con questo decreto sia stato compiuto un passo indietro rispetto al Concilio. Ma non è così. Non c’è stato nessun confronto dottrinale coi lefebvriani. Non c’è stata alcuna trattativa. C’è stato soltanto il gesto del Papa che ha voluto revocare una scomunica comminata per disobbedienza.
Non si poteva aspettare lo svolgersi di una trattativa che portasse i lefebvriani a pronunciare parole chiare sul Concilio Vaticano II?
Credo che il Papa non abbia voluto ripetere l’errore commesso da Pio IX coi vetero-cattolici. La Chiesa vetero-cattolica raggruppa quelle comunità che si separarono da Roma nel 1870-71, in polemica con la proclamazione del dogma dell’infallibilità papale promosso da Pio IX. Se il fenomeno fosse stato arginato in tempo, oggi avremmo queste comunità ancora nella Chiesa. A mio avviso Benedetto XVI non è voluto incappare nello stesso errore del suo predecessore.
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Grande intervista! Il Picconatore sa essere più garbato e intelleggibile del solito, se vuole : nella fattispecie quando adotta l’habitus del vaticanista.
Già.
Ma ciò che rileva qui è il garbato understatement del Picconatore.
Quando parla di Israele dismette la tuta per i fuochi d’artificio, ed è irresistibilmente moderato.
Si vede che è loro buon amico, e che ci tiene.
Da La Croix
27/01/2009 19:56
L’Église catholique peut-elle sanctionner Mgr Williamson ?
L’analyse du P. Alphonse Borras, vicaire général du diocèse de Liège (Belgique), professeur de droit canonique à l’Université catholique de Louvain-la-Neuve et à l’Institut catholique de Paris
« En droit pénal de l’Église catholique, il n’y a pas de peine si le délit n’est pas prévu dans le Code de droit canonique ou dans d’autres textes législatifs de l’Église. En l’occurrence, le délit de négationnisme n’existe pas en tant que tel, mais je pense que les propos de Mgr Richard Williamson pourraient être assimilés à “une atteinte à la réputation d’autrui” (canon 1390).
De fait, en niant l’existence des chambres à gaz, il a porté atteinte à la mémoire des victimes de la Shoah. L’article prévoit aussi que celui qui se rend coupable d’une telle atteinte “peut être puni d’une juste peine, y compris la censure” : c’est-à-dire en dernier recours, selon la gravité de la diffamation – et notamment du scandale qu’elle suscite – soit l’excommunication, soit l’interdit (une sorte d’excommunication mineure qui empêche la participation aux sacrements), soit enfin la suspense, une sanction qui ne s’applique qu’aux clercs et qui les prive de l’exercice d’une partie ou de la totalité des actes inhérents à leur ministère.
Le délit existe bel et bien
Le délit existe donc bel et bien. Reste la question de l’opportunité ou non pour le “supérieur ecclésiastique” de Mgr Williamson (en l’occurrence le pape) d’établir une peine et de l’appliquer. Là encore, le Code de droit canonique est très précis : les peines ne doivent être établies que lorsqu’elles sont “vraiment nécessaires” (c. 1317), “avec la plus grande modération” et “seulement pour les délits très graves” (c. 1318).
Le supérieur doit également, avant d’entamer toute procédure, s’être “assuré que la correction fraternelle, la réprimande ou les autres moyens de sa sollicitude pastorale ne peuvent pas suffisamment réparer le scandale, rétablir la justice, amender le coupable » (c. 1341). L’esprit du droit “pénal” de l’Église catholique est donc foncièrement “pénitentiel” : il ne s’agit pas de sanctionner immédiatement mais de parler avec le fautif, de l’amener à reconnaître sa faute, à se corriger.
Même si le pape lui-même n’a pas pris la parole, il faut d’ailleurs comprendre l’éditorial publié lundi 26 janvier par L’Osservatore romano, le journal édité par le Saint-Siège, comme un blâme. On peut aisément imaginer que, dans les coulisses, certains ont été chargés de faire passer un message à Mgr Williamson. Et on peut aussi penser que s’il s’obstine, le Vatican interviendra, pour faire cesser le scandale.»
Recueilli par Anne-Bénédicte HOFFNER
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Credo che meriti lettura l’intervento odierno di Marco Politi:
http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/esteri/benedetto-xvi-29/commento-politi/commento-politi.html
E credo che meriti assoluta e prioritaria attenzione ciò che segue:
“Come superiore del Distretto della Fraternità San Pio X in Germania, sono scosso, assieme ai miei confratelli di questo Paese, a motivo delle dichiarazioni del vescovo Williamson. Minimizzare le uccisioni di Ebrei da parte del regime nazionalsocialista e le sue atrocità è per noi inaccettabile. La persecuzione e l’assassinio di innumerevoli ebrei sotto il Terzo Reich ci colpisce in maniera estremamente dolorosa, e ferisce nel profondo il comandamento cristiano dell’amore per il prossimo che non conosce distinzioni etniche. Desidero scusarmi per questo comportamento e dissociarmi da qualunque affermazione di tal fatta. Questa presa di distanza è per noi naturale anche per il fatto che lo stesso padre dell’arcivescovo Lefebvre fu rinchiuso in un campo di concentramento tedesco, così come molti sacerdoti cattolici persero la vita in campi di prigionia di Hitler. Stoccarda, il 27.01.2009. Padre Franz Schmidberger superiore di Distretto”
da : http://www.luigiaccattoli.it/blog/?p=1003
ho l’impressione che si stia dando + perso al fatto di stò benedetto vescovo che al fatto della revoca della scomunica..ma pensate un pò,mica se c’è stata la revoca della scomunica è detto che con i lefebriani siamo in piena comunione..del resto anche agli ortodossi è stata revocata,eppure non siamo in piena comunione,no?
xchè queste cose nei giornali non vengono dette?xchè nei giornali,tranne rarissime eccezioni di testate cattoliche,viene continuamente sottolineato il Papa come antimodernista,medioevale etc..finora nessuno aveva mai fatto il passo di tendere la mano ai lefebriani,lui lo ha fatto!xchè non cominciare a guardare da questo lato tutta la vicenda?e poi xchè se si dice male della Chiesa Cattolica allora è permesso e degli altri no?xchè non si alza la voce sul genocidio degli armeni?e vogliamo parlare dei milioni di cristiani ammazzati nella roma antica,o forse tutto ciò e poco politicamente corretto?e che dire,ancora meno politicamente corretto,del genocidio dei milioni di bambini falciati nel seno delle loro mamme?
altro che dittatura del relativismo..parola d’ordine?
RESISTERE,RESISTERE,RESISTERE..
condivido la linea di guglielmo. Ogni occasione è buona per attaccare il grande Benedict. Fini compreso. Cominciamo ad alzare la testa, altro che porgere l’altra guancia… non vi accorgete che gli interlocutori ne approfittano? Come cattolici dobbiamo avere una fede d’acciaio ed i coglioni di marmo. Forza!
I coglioni di marmo ce li abbiamo. Però girano lo stesso.
il clima da polverone mediatico,emotivo e sostenibile solo con degli slogan,suffragato da tesi un pò di parte ha un unico scopo quello di mettere in cattiva luce il papa i vescovi e il vaticano,si cerca di ricoprire le gerarchia di manto di sospetto in modo che la percezione,delle gerarchie,nella maggioranza dei cattolici sia negativa e la peggiore possibile,a parte la superficialità ormai generalizzata dei vaticanisti e dei giornalisti,il loro essere in ginoccchio nelle loro redazioni,questa è lotta ideologica…. o confessionale ?questo neorelativismo per come si pone non è forse connotato come vera propia religione alternativa ??
il clima che si respira è che se non ti allinei a loro,non parli come loro,sei fuori dal presente,oggi il relativismo tende all’intolleranza,trasformando ogni nuova tesi,ogni supposta loro tesi o “diritto” in dogma,il lro standard di pensiero a obbligo,il loro ateggaimento è intimidatorio,le loro comunicativa agressiva e agguerrita……ma questa è davvero una nuova religione,conformista,molto conformista e sopratutto questo è fondamentalismo.
ecco spiegato,credo,l’aver individuato in Benedetto XVI un nemico da ridicolizzare,demonizzare,combattere,molto più di quanto si facesse con GiovanniPaolo,di Ratzinger i relativisti e i neo-relativisti hanno molta paura,lo temono molto.Lui li conosce.
ciao a tutti,bravo guglielmo.
massimo.
Déclaration du Conseil permanent des évêques de France
à propos de la levée de l’excommunication
Paris, mercredi 28 janvier 2009
Source : conseil permanent des évêques de France
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La levée, par le Saint-Siège, de l’excommunication des quatre évêques de la Fraternité Saint-Pie X suscite de nombreuses réactions dans l’opinion catholique et dans la société.
La simultanéité de cette annonce avec la révélation des propos de Mgr Williamson, niant le drame de l’extermination des juifs, provoque une réprobation on ne peut plus légitime.
Les évêques de France condamnent fermement les paroles inacceptables et scandaleuses de Mgr Williamson.
Ils redisent à la communauté juive de France leur engagement indéfectible au dialogue et à l’amitié.
Ils rappellent que Benoît XVI ne cesse de signifier son attachement à une relation fructueuse entre juifs et chrétiens.
Ils précisent instamment que la levée de l’excommunication n’est pas une réhabilitation.
Elle constitue le point de départ d’un long chemin qui supposera un dialogue précis.
En aucun cas, le Concile Vatican II ne sera négociable.
Aucun groupe ecclésial ne peut se substituer au magistère.
Les évêques saluent la volonté du Saint-Père d’aller jusqu’au bout de ce qu’il pouvait faire comme invitation à une réconciliation. Ils sont en communion avec lui dans l’exercice de la vigilance épiscopale.
Ils expriment leur soutien et leur reconnaissance aux prêtres, diacres, religieux et laïcs qui composent l’Eglise catholique en France et animent fidèlement les communautés chrétiennes vivantes et proches des hommes de ce temps.