Intervista a Vittorio Messori: «Agli ebrei dico: lasciateci lavorare»
25 gennaio 2009 -
Vittorio Messori, il Papa ha accettato la richiesta giunta da Econe di rimettere la scomunica nella quale erano incorsi nel 1988 i quattro vescovi lefebvriani. Ma il fatto che tra questi vescovi vi sia monsignor Richard Williamson, che recentemente ha mosso dichiarazioni revisioniste e negazioniste sull’Olocausto, ha scatenato feroci polemiche nel mondo ebraico e internazionale. L’ultima di ieri è del Rabbino David Rosen. Come commenta?
Mi appello ai princìpi del diritto internazionale secondo i quali ogni Stato è sovrano al suo interno. La revoca della scomunica è un fatto interno alla Chiesa sul quale non riesco a capire perché il mondo ebraico si senta in diritto di intervenire. Insomma, chiedo che ai cattolici venga lasciata la libertà di lavorare in pace portando avanti le proprie azioni. Non mi sembra che il Vaticano si sia mai sentito in dovere di intervenire sulla nomina di un Gran Rabbino o su altre questioni interne al mondo ebraico. Sarebbe corretto, dunque, che gli ebrei avessero il medesimo atteggiamento nei confronti dei cattolici.
Il decreto col quale viene rimessa la scomunica è un primo passo verso la piena comunione?
Non so se si arriverà mai alla piena comunione. Le difficoltà, a mio avviso, più che teologiche sono politiche.
Cioè?
I lefebvriani sono un fenomeno tutto francese. Dietro i lefebvriani c’è un intreccio di religione e politica che Ratzinger conosce bene ma che in Italia si fatica a comprendere appieno. Dietro c’è la rivoluzione francese, la nostalgia monarchica, il gallicanesimo e il giansenismo. C’è la legislazione religiosa di Pétain, punto di riferimento dei lefebvriani. Insomma, è un groviglio non affrontabile soltanto a livello teologico ma anche e soprattutto a livello di filosofia della storia. È una visione delle cose, quella lefebvriana, una Veltanschaung, che poco ha a che vedere con quella cattolica.
Eppure il Papa sembra vicino ai lefebvriani…
Il Papa adotta nei loro confronti una sorta di “ecumenismo paziente”. Benedetto XVI è buono e paziente. Conosce la storia dei lefebvriani e sa bene chi sono. Sa che, allo stesso modo della teologia della liberazione, anche la loro esperienza è necessaria alla Chiesa: le ali estreme servono alla Chiesa perché le permettono di rimanere nel centro, di continuare sulla strada dell’“et-et”. E anche i lefebvriani conoscono bene Ratzinger e infatti lo temono.
In che senso?
Voglio raccontarle un episodio degno di un romanzo di Dan Brown. Un giorno di qualche anno fa venni prelevato (ovviamente col mio consenso) dalla mia casa di Desenzano del Garda da una Mercedes nera con targa svizzera coi vetri oscurati. Mi portarono in uno chalet nascosto in un bosco nel cantone di Zug. Qui mi aspettava il superiore generale della Fraternità San Pio X, monsignor Bernard Fellay. Mi convocò perché voleva saperne di più di Ratzinger: chi fosse, cosa pensasse di loro etc. Insomma, Fellay temeva Ratzinger molto di più di quanto avrebbe potuto temere un cardinale o un Papa di posizioni teologiche diametralmente opposte alle sue: che so io, un Martini o un vescovo francese. Lo temeva perché sapeva che Ratzinger, proprio perché non apertamente nemico loro, conosceva a fondo la loro storia. E, quindi, conosceva bene che ciò che divideva i lefebvriani da Roma non era e non è innanzitutto la messa in latino o il decreto sulla libertà religiosa del Concilio Vaticano II, quanto l’intreccio religioso-politico tutto francese che sta dietro la stessa esperienza nata con Marcel Lefebvre.
Rispetto al Vaticano II, quali sono le differenze tra Benedetto XVI e i lefebvriani?
Nonostante le semplificazioni giornalisitiche, tutti sanno che Giovanni XXIII era un conservatore. Voleva un Concilio di pochi mesi nel quale si approvassero semplicemente i decreti preparati dal cardinale Ottaviani. E lo stesso Concilio si sarebbe dovuto concludere con la beatificazione di Pio XII. Ma fu proprio Ratzinger, quale consultore teologico del cardinale arcivescovo di Colonia Joseph Frings, a far sì che il Concilio andasse in altro modo. Ed è principalmente questa l’“onta” che i lefebvriani non hanno mai perdonato a Ratzinger. Questi era un conciliarista vero. Avverso all’ermeneutica dello Spirito del Concilio, ma aperto alle innovazioni portate dal Concilio stesso. E questa fedeltà al Vaticano II propria di Ratzinger è invisa ai lefebvriani.
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bellissima questa intervista al sig.Messori,soprattutto quello che dice alla fine,è il Papa che è stato ed è uno dei pochi fedelissimi al concilio,ma è possibile che anche e soprattutto dentro alla Chiesa non si sia capito quanto da dentro questo Papa ha capito veramente cosa è stato il concilio e cosa VERAMENTE c’ha voluto dire???
oggi si fanno interpreti del concilio gente che all’epoca non era nemmeno nata!!!e tutti a voler insegnare il mestiere al Papa..se toccherà a loro in futuro lo faranno come meglio credono..
bella anche la riflessione sugli ebrei..vi immaginate se la Chiesa osasse mettere bocca su una scelta interna della religione ebraica cosa succederebbe?
loro lo fanno tutti i giorni..e non venite a chiamarmi antisemita,che è ben altro,crdetemi..
Molto bene per la spiegazione del fenomeno lefebvriano.
Messori è sempre stimabile.
Meno bene per l’invocazione del diritto internazionale.
Non si tratta di questioni di Stato, le preghiere e/o le scomuniche non le commina il Vaticano, ma Sede Apostolica, intesa come vertice della Chiesa cattolica.
E inoltre sono inevitabilmente fatti di portata culturale, anche a prescindere dalla fede.
Quelli legulei sono argomenti un tantino capziosi, da Messori mi aspetto di meglio, sinceramente.
Per Francesco 73.
La differenza degli atteggiamenti si potrebbe spiegare con un semplice fatto: dal lato cattolico c’è stata la “Nostra Aetate”, dal lato ebraico no.
Questa assenza di reciprocità (i cattolici danno “riconoscimento” dell’identità ebraica, gli ebrei -salvo pochi illuminati – sembrano riluttare in proposito) è complicata proprio dalle questioni di Stato: mentre i cattolici non hanno uno Stato, gli ebrei vi si identificano.
No, lyco, Messori si riferiva alle decisioni del Vaticano e parlava del diritto internazionale.
E’ come quando in Italia si invita la Chiesa a tacere perchè si tratterebbe dell’espressione di uno “stato estero”.
In ciò facendo appunto confusione tra Chiesa e Vaticano.
Teniamoci distanti dagli argomenti giuridicistici, intesi per lo meno come diritto internazionale o pattizio o concordatario: sono cose che servono, ma in silenzio, direi.
Il tema è culturale, interreligioso e – per quanto ci riguarda – ecclesiale.
Non ha alcun nesso visibile con i diritti del Vaticano come Stato.
Spero davvero che la magnanimità del Papa non sia strumentalizzata o offesa con atteggiamenti arroganti da parte di chi ne beneficia.
Apc-Papa/ Giorgio Israel: Lefebvriani ferita difficile da rimarginare
Dal Vaticano “morale di Ponzio Pilato”
Roma, 25 gen. (Apcom) – La revoca della scomunica ai lefebvriani
- tra di essi un vescovo negazionista – è “un fatto grave, una
ferita difficile da rimarginare”, secondo Giorgio Israel, storico
della scienza alla Sapienza.
“Con la stessa franchezza con cui ho espresso le mie riserve su
certe critiche alla Chiesa Cattolica sul tema del dialogo
ebraico-cristiano – afferma Israel in un contributo al sito
‘Moked. Il portale dell’ebraismo italiano’ – intendo dire che la
conseguenza principale della revoca della scomunica ai cattolici
lefebvriani, e cioè la riammissione nella comunità cattolica del
vescovo canadese Richard Williamson, è un fatto
straordinariamente grave e una ferita difficile da rimarginare”.
“Intendiamoci”, prosegue Israel: “Ognuno è libero di intendere
l`unità della propria comunità religiosa come crede. Ma qui la
domanda è: la scomunica esiste oppure no, per la Chiesa
cattolica? Personalmente sono fermamente contrario a ogni
scomunica e quindi ritengo che il problema non sarebbe dovuto
neppure esistere. Ma se i lefebvriani sono stati scomunicati ed
ora vengono riammessi – senza che l`istituto sia abolito -
occorre chiedersi se sia più grave dal punto di vista morale il
loro dissenso nei confronti del Concilio Vaticano II o quanto ha
dichiarato il vescovo Williamson. Il quale non soltanto ha
contestato che le camere a gas siano mai esistite ma ha detto che
‘l`antisemitismo può essere cattivo solo quando è contro la
verità. Ma se c`è qualcosa di vero non può essere cattivo’. Di
fronte a queste affermazioni inaudite, rilasciate pochi giorni
fa, affermare che la revoca della scomunica non significa sposare
le idee e le dichiarazioni di Williamson, che vanno giudicate in
sé – prosegue il docente della Sapienza – si ispira alla morale
di Ponzio Pilato. La morale non è divisibile in compartimenti. Il
rappresentante italiano dei lefebvriani, intervistato al ‘Tg2′ ha
detto di non potersi pronunciare sull`esistenza delle camere a
gas perchè non è uno storico… C`è bisogno di altro per capire
chi è questa gente? E se riunirsi con costoro è un dono di pace,
allora c`è da fuggire a gambe levate di fronte alla pace”.
Francesco73,
quella del Papa è la stessa “tecnica”, adottata con altri movimenti e anche com personalità ecclesiali in qualche modo avverse: accoglierle comunque, anche con costi apperentemente pesanti, sperando (spe salvi!) che il sensus ecclesiae agisca con tutti come paradigma critico e riequilibratore.
Come tutti i doni, chi lo riceve può farne l’uso che crede e in ciò sarà giudicato.
Ma questo purtroppo vale per troppi; un famoso teologo -nonostante il gesto fraterno del Papa – ha continuato a blaterare le sue sconclusionate accuse etc. etc.
Voglio contestare l’ ultima risposta di Messori. Non è vero che Ratzimger, da giovane sacerdote ha impresso una virata progressista al Concilo. Allora era un semplice consultore/ consulente del card. Fring. Contava assai poco.
Per Marco: Ratzinger era semplice consultore, ma non aiutò Frings soltanto per tutti i discorsi conciliari ma entrò subito a far parte del gruppo di teologi tedesco-franco-belga che al posto delle bozze inadeguate delle commissioni preparatorie, riformulò i decisivi testi conciliari, in particolare le costituzioni dogmatiche sulla Divina Rivelazione e la Chiesa.
Interessante la prima risposta di Messori, ma allora in questo caso bisognera’ sempre considerare il Vaticano come uno Stato sovrano anche quando interviene su questioni inerenti la politica italiana. Aspettiamo quindi che il nostro Ministero degli Esteri convochi il nunzio ad ogni uscita della Sala stampa vaticana o di qualche rappresentante di dicastero vaticano circa questioni inerenti la Nazione italiana. Attenzione ad utilizzare due pesi e due misure.
Sono d’accordo con Francesco73; il diritto internazionale non c’entra.
Comunque la strada sarà difficile. La lettera scritta dal Fellay il 24 gennaio non apre, secondo me, troppe speranze. Per esempio, cosa significa, per loro, ristorare la reputazione di Lefebvre?
Certo, è sicuramente così!
Tuttavia Maessori afferma “fu proprio Ratzinger a far si che il concilio andasse in un altro modo”.
Per esattezza e amor di verità dobbiamo pur dire che in quella commissione Ratzinger era “l’ultimi arrivato” e che c’erano in quella commissione teologi come Congar, ben più autorevoli.
Se invece si intende dire che l’attuale pontefice condivideva le idee riformatrici del concilio sono d’accordo, tuttavia con la precisazione (d’obbligo, visto che stiamo parlando dell’attuale papa)che Ratzinger no fu “il faber” della svolta: c’era tutta una linea culturale e teologica che in quel momento si adoperò per quella svolta nella quale si inseriva anche l’attuale papa.
Sì, Ratzinger stava nella corrente novatrice, ma farne il regista della svolta del Concilio mi pare un pò esagerato.
Messori eccede, qui.
Umorismo involontario del destino…
Dal Bollettino Vativano di oggi:
” LE LETTERE CREDENZIALI DELL’AMBASCIATORE DI FRANCIA PRESSO LA SANTA SEDE , 26.01.2009
Alle ore 11 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza S.E. il Sig. Stanislas Lefebvre de Laboulaye, Ambasciatore di Francia presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.” ”
[Oltretutto non solo ha il cognome (ok, senza il predicato) di +Marcel, ma anche come nome di battesimo ha quello di un Santo vescovo martire predecessore di Karol Wojtyla a Cracovia, nonchè Patrono di Polonia]
http://212.77.1.245/news_services/bulletin/news/23260.php?index=23260&lang=en
attenzione però: un conto è la svolta novatrice di ratzinger e altri nel concilio. un altro è la svolta post conciliare che ratzinger non ha condiviso
Per Paolo Rodari,
le questioni politiche o meglio storico-politiche richiamate da Messori sono evidenti e hanno un nome preciso che non viene però da lui citato, Action Francais, sorta in difesa della monarchia e della religione con il suo fondatore Maurras che vedeva nella Chiesa il palladio che aveva saputo “emendare il messaggio cristiano dal Cristo ebreo”, oppure che sosteneva che senza Roma la chiesa francese sarebbe ricaduta “sotto il gioco del genio semita”, sono sue parole.
Il collegamento non è, in evidenza, soltanto possibile anzi.
Messori prosegue poi sostenendo che Giovanni XXIII voleva un concilio a immagine del sinodo romano del 1961; sinceramente vorrei sapere se Messori ha mai letto le agende del papa e preso in considerazione il suo personale pensiero sul Vaticano II (lettere, giornale dell’anima, agende).
Ratzinger al concilio: certo un protagonista del dibattito teologico e della stesura definitiva dei decreti conciliari, un conciliarista convinto perchè no? ma affidargli la responsabilità della svolta conciliare bypassando Frings (disatteso totalmente nel post-concilio dal suo stesso consulente), Congar, Rahner, Kung, etc etc è direi troppo.
sul mio blog http://www.ceccanti.ilcannocchiale.it ho pubblicato questo intervento seguito da un brano della Tertio Millennio Adveniente e dal testo della Nostra Aetate
Domani è il giorno della memoria e per mi sento di dover fare un intervento al di fuori delle mie competenze professionali e politiche.
Vorrei riproporre qui un piccolo brano di Giovanni Paolo II sulla recezione del Concilio e poi la dichiarazione conciliare “Nostra aetate” sul dialogo, in particolare con Islam ed Ebraismo.
A me le scomuniche non piacciono mai e sono quindi contento quando vengono tolte. Ma questo esige un supplemento di chiarezza sui contenuti. Quanto più si rinuncia agli strumenti del diritto tanto più deve crescere la forza della persuasione contro chi ancora tende a giustificare forme di intolleranza e di antisemitismo.
A coloro che ora non sono più scomunicati dovremo ricordare le parole che seguono qui sotto, magari accompagnate dalla colonna sonora di un cantautore che abbiamo ricordato nei gioni scorsi, che suonava “per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti”.
Scusate l’invasione di campo….
Leonardo ha ragione, l’Action francais è un pò la chiave per comprendere molto del lefebvrismo.
Inoltre, basterebbe vedersi l’atteggiamento di Lefebvre quando era vescovo a Dakar e Delegato Apostolico in Senegal…
Il Vaticano alla fine dovette trasferirlo, e così divenne vescovo di Tule, in Francia.
Concordo ovviamente anche con Ceccanti: un meno di giuridicismo impone un più di persusione e condivisione.
Male invece il Mancuso di oggi su Repubblica: una paginetta fragile e svogliata, con argomenti di second’ordine.
In tema, spunti per un dibattito:
http://blog.messainlatino.it/2009/01/rodari-intervista-messori-sulla-revoca.html
Mancuso oramai fa solo marchette!
Il dolore che infligge alla chiesa è colpevole, colpevolissimo.
Avete letto la stampa estera francese e tedesca. Il presidente della conferenza episcopale stigmatizza la decisone del papa. In Francia i vescovi sono in sobbuglio…Ma Benedetto XVI ha perso la realtà con il mondo. Ormai è ossessionato dalla dottrina e dalle cerimonie ampollose con i camici di pizzo e i piviali da museo. La percezione che si ha di questa chiesa è il connotato arcigno di matrigna non certo la madre e maestra del concilio Vaticano II
Ah Marco, fatti un giro per negozi e regalati una giornata de carne e de bocce, che mi sa che il senso della realtà l’hai perso tu…
“Avete letto la stampa estera francese e tedesca. Il presidente della conferenza episcopale stigmatizza la decisone del papa.”
Kurt Koch in Svizzera, Zoellitsch in Germania e Vingt-trois (più Ricard) in Francia, plaudono alla decisione del Papa (pur con tutte le precisazioni e i caveat del caso, ma non ‘stigmatizzando’ un bel niente, anzi) !
x marco..ho l’impressione che questo tuo giudizio sulla Chiesa sia di molto precedente a questo Papa,non è vero???
e poi continuo a dire che il primo a non essere compreso,soprattutto da chi gli stava + vicino fu proprio nostro Signore..,quindi non ce la prendiamo!!!
virtus in infirmitate!!!
Marco must be missing a woman. He’s too sad and blue.
Messori di ce alcune cose esatte, altre completamente opinabili.
1) Il lefebvriani hano una tendenza gallicana, è vero, ma non è questo che li poneva in contrasto con il Vaticano. E’ un problema esclusivamente dottrinale: i vescovi come Lefebvre già avevano differenze politiche con Roma prima del Concilio, ma non rupppero perchè vi era un’identità assoluta sul piano religioso, cioè quello che interessa realmente un cattolico.
2) Il ruolo di Ratzinger al Concilio è sopravvalutato
3) Giovanni XXIII ha diretto il Concilio esattamente dove voleva, altro che conservatore che se l’è fatto sfuggire di mano. Le azioni prevaricatrici dei vescovi modernisti, in spregio al regolamento del Concilio, furono permesse dal Papa.
Come sempre Messori fa il cucco. Nessuno contesta l’autorità del Papa nel rimettere le scomuniche, ma almeno si poteva farlo in un modo migliore.
E’ offensivo che ci siano vescovi che professano idee neonaziste. E questo il Vaticano doveva saperlo, perché Lefebvre era contro gli ebrei e ha sempre mantenuto tale atteggiamento. Non a caso ha scelto di ordinare vescovo uno che professava tali idee.
Comunque vada a finire tutto ciò produrrà un danno gravissimo alla Chiesa. Perché non ci potrà più fidare della pietas dei suoi ministri.
E siccome è una questione interna io parlo da cattolico, con uno zio ebreo finito ad Auschwitz e mio padre, cristiano, ma partigiano, morto a Buchenwald.
Se queste cose e i 6.000.000 di Ebrei e tutti quelli che sono stati deportati nei campi di sterminio e concentramento, lasciano indifferente Messori, allora si può citare Dante:
Ben sei crudel se già non ti duoli
E se non piangi di che pianger suoli?
Saluti
Dario
Dario, prima di aprire i vasi di miele e versarli sul tavolo, assicurati di essere lucido. 1.Il Papa con la revoca della scomunica ha riaccolto i lefevriani, che tuttavia in seguito a ciò non sono strictu sensu in comunione con i cattolici. 2. La posizione di Williamson non è altro che un esternazione valutabile in quanto opinione, sulla quale si è discorso fin troppo. Si è strumentalizzata a dovere per attaccare ancora una volta Ratzinger e le sue assunte posizioni vetero-tradizionaliste. 3. La posizione di Lefevre NON era contro gli ebrei. Te lo se inventato appositamente per avere un argomento a favore. In verità non emerge da alcuno scritto il presunto antisemitismo di Lefevre.
4. In generale – e questa la esprimo come opinione personale, ritengo di gran lunga più consona la presenza dei lefevriani nella Chiesa, benchè non ancora tecnicamente in comunione, di quella di certi progressisti estremi che lottano su posizioni inaccettabili (contro il celibato etc), oppure hanno posizioni altamente criticabili (vedi Don Gallo etc.).
Ben vengano i lefevriani, con la sana tradizione e la piena adesione al magistero.