«Sono Benedetto, faccio il Pontefice non la pop star»
dic 23, 2008 IL RIFORMISTA (OLD)
Le ha ideate con spirito pentecostale, nel 1985, Giovanni Paolo II. La prima si tenne a Roma, le successive in diversi parti del mondo: un anno a livello diocesano, l’anno successivo a livello internazionale. Sono le cosiddette Giornate Mondiali della Gioventù (Gmg), raduni oceanici in cui i giovani di tutto il mondo incontrano il Papa. Wojtyla, in questi raduni, in scia all’esplosione dei movimenti ecclesiali verificatasi sotto il suo Pontificato, ci credeva parecchio. Spinto dai segnali positivi che dai movimenti arrivavano al consiglio Pontificio per i laici (numeri oceanici di ragazzi si dichiaravano pronti a rispondere affermativamente agli inviti del Papa), Giovanni Paolo II sfruttò fino il fondo il carisma di trascinatore che aveva nel proprio dna e le Gmg furono un successo.
Anche Benedetto XVI ha dimostrato di credere in questi raduni se è vero che, una volta divenuto Pontefice, non li ha aboliti: anzi, il suo primo viaggio furori i confini italiani è stato proprio in occasione di una Gmg: Colonia, 18-21 agosto 2005. E il suo ultimo (Francia esclusa) è stato anch’esso per una Gmg: Sydney, 12-21 luglio scorsi.
Eppure, c’è un eppure. E lo ha spiegato ieri mattina lo stesso Benedetto XVI durante l’attesissimo discorso rivolto alla curia romana riunita nella Sala Clementina per i consueti auguri di Natale: è il discorso più importante dell’anno perché è qui che il Pontefice rilegge gli appuntamenti dei mesi trascorsi e, insieme, offre un’analisi delle sfide principali alle quali la Chiesa è chiamata a rispondere. Ricordando il viaggio a Sydney, Ratzinger ha affondato il colpo proprio sulle Gmg, per dire: queste «non sono una specie di festival rock modificati in senso ecclesiale con il Papa quale star». Queste, con buona pace di alcune «voci cattoliche» che valutano le Gmg come «un grande spettacolo, anche bello, ma di poco significato per la questione sulla fede» non sarebbero la medesima cosa se vi fosse o non vi fosse la fede. Queste sono semmai un’occasione per incontrare «Colui che sulla croce è morto per noi». E ancora: «Il Papa non è la star intorno alla quale gira tutto. Egli è solamente vicario. Rimanda all’Altro che sta in mezzo a noi».
Non che Wojtyla la pensasse diversamente. Non che il Papa polacco vivesse le Gmg come un evento nel quale, a mo’ di star, offrire il proprio spettacolo a una folla di fan adoranti. Più che una correzione a Wojtyla e alle sue Gmg, nelle parole di Ratzinger vi si legge un’accusa rivolta a un certo modo con cui, anche illustri esponenti della Chiesa, dicono debbano essere vissuti questi appuntamenti: occasioni di «festosa estasi che però, in fin dei conti, lascerebbero tutto come prima senza influire in modo più profondo sulla vita».
Nessuna differenza tra Wojtyla e Ratzinger, dunque. Ma, anche qui, c’è un ma. Si deve soprattutto a Benedetto XVI il fatto di aver voluto accentuare esplicitamente, e con maggiore forza del suo predecessore, questa carica spirituale che le Gmg debbono portare con sé. Fu, infatti, nel 2007 che si cambiò registro. La Gmg diocesana di quell’anno non fu più una festa con canti e balli da consumarsi sul sagrato di piazza San Pietro, quanto un momento penitenziale da svolgersi all’interno della basilica vaticana. Al centro dell’appuntamento, insomma, non c’erano più i balli e i girotondi dei boy scout, le canzoni tutte pop and faith di Gen Rosso e compagnia. Bensì le parole del Pontefice pronunciate dall’altare della basilica e, nelle navate laterali, i confessionali tutti appositamente “aperti” per ospitare i ragazzi desiderosi di penitenza, riconciliazione, privata confessione. Anche perché, canti, balli e momenti di evasione, i cosiddetti giovani hanno sempre saputo dove e come andarseli a cercare, senza bisogno della Chiesa.
Benedetto XVI è tutto il suo pontificato che insiste sulla natura vicaria del proprio magistero. Il Papa non è una star ma un vicario e cioè uno che in ogni cosa rimanda a un Altro. Di qui, ecco spiegate anche tutte le accortezze liturgiche da lui reintrodotte dopo che erano state abolite dalla riforma liturgica del post Concilio: non un ritorno all’antico mero a se stesso, ma la volontà – che il rito antico maggiormente salvaguardava – di dare più spazio al vero protagonista di ogni celebrazione. Queste accortezze verranno reintrodotte anche nelle celebrazioni natalizie. Su tutte una conferma: come accadde un anno fa, per la festa del Battesimo del Signore, il Papa celebrerà all’altare antico e, dunque, “spalle al popolo” a significare il corretto orientamento che ogni celebrazione liturgica deve avere. Un corretto orientamento che fa del celebrante non un protagonista, un primo attore, ma un vicario.
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dicembre 23rd, 2008 at 1:39 pm
Da un intervento (altrui!!) sul blog di Tornielli:
“La GMG, che personalmente mi lascia piuttosto indifferente, è stata concepita in base a questa logica di un cattolicesimo “muscolare”, che deve mobilitare grandi masse numeriche. Niente di più lontano dal cattolicesimo progressista.
Piuttosto mi colpisce l’affermazione di Benedetto XVI di “non essere una rockstar”, in quanto vi leggo un’inconscio riconoscimento della propria incapacità, rispetto al suo predecessore, di comunicare col mondo attraverso formule innovative. Proprio questa capacità, unita allo straordinario carisma di Giovanni Paolo II, l’hanno reso non certamente una rockstar, ma comunque una personalità con cui fare i conti, che sapeva suscitare interrogativi profondi in credenti e laici. Benedetto XVI è figura, ovviamente a mio modo di vedere, piuttosto scialba, del cui magistero si coglie prevalentemente l’opposizione alla modernità, confermato dal riferimento alquanto infelice all’”estasi di un festival rock”. E’ mai stato Benedetto XVI ad un concerto di Bruce Spingsteen?”
http://blog.ilgiornale.it/tornielli/2008/12/22/ratzinger-e-la-gmg-il-papa-non-e-una-star/
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Che dire… “Jerusalem, convertere ad Dominum Deum tuum!”
dicembre 23rd, 2008 at 1:45 pm
“…la Liturgia solenne è il centro dell’insieme, perché in essa avviene ciò che noi non possiamo realizzare e di cui, tuttavia, siamo sempre in attesa. Lui è presente. Lui entra in mezzo a noi. È squarciato il cielo e questo rende luminosa la terra. È questo che rende lieta e aperta la vita e unisce gli uni con gli altri in una gioia che non è paragonabile con l’estasi di un festival rock.”
(dal discorso di ieri del Pontefice)
dicembre 23rd, 2008 at 6:41 pm
Caro Physikelly-mi sembra di capire che sei profondamente contrario al commento di squisita irrilevanza comparso sul blog del buon Tornielli.
Se è così, bene, anche se si poteva evitare di postare un così demenziale comment. A certe nullità è meglio non dare troppa importanza.
dicembre 24th, 2008 at 12:48 am
Eh no!…Vogliamo il “Ratzinger Jammin’ Festival”, la prossima volta! ;D
(p.s.: “squisita irrilevanza” è davvero…squisito.)