Ecco monsignor Amato, gesuita cammuffato da salesiano che bacchetta Zapatero
19 dicembre 2008 -
«Questa volta voglio parlare chiaro», ha detto il pugliese monsignor Angelo Amato a Giuseppe Rusconi, direttore della rivista Consulente RE -, bimestrale, distribuito solo per posta a circa 3500 ecclesiastici e religiosi, è specializzato in servizi finanziari per uomini e istituzioni di Chiesa – che aveva fissato con lui un appuntamento per un’intervista a tutto tondo: situazione dei rapporti Stato-Chiesa in Italia, Europa e mondo. E così è stato. Contraddicendo il suo naturale aplomb e la sua proverbiale compostezza, Amato c’è andato giù pesante fino ad arrivare a disquisire di José Luis Zapatero dicendo: «In Spagna sta avanzando l’indottrinamento laico, la “statolatria”, cioè l’ingerenza dello Stato nella vita personale di ognuno».
In curia romana Amato è conosciuto per avere un altro stile: lontano, insomma, dalle uscite schiette e veraci del suo amico e segretario di Stato Tarcisio Bertone. Cordiale con tutti, a volte un po’ spigoloso, dicono di lui che più che un salesiano sembri un gesuita. Un gesuita, insomma, camuffato da salesiano. Di Bertone è parecchio amico, ma nel gruppetto più ristretto di salesiani che ruotano attorno al segretario di Stato (ci sono l’archivista e bibliotecario cardinale Raffaele Farina, il postulatore di più congregazioni monsignor Enrico Dal Covolo e il rettore dell’università salesiana Mario Toso) è quello che maggiormente se ne distanzia per temperamento. Dotato di cultura, cristologo, esperto di ecumenismo con gli orientali, ama stare coi piedi per terra, soprattutto quando in ballo ci sono questioni ecclesiali. E stare coi piedi per terra per lui significa saper mediare, saper dire sempre una parola in meno di quanto si potrebbe, saper stare fermo quanto tutto e tutti si aspetterebbero invece un qualche movimento.
È con questa sua particolare postura che Amato è arrivato il 9 luglio scorso alla guida di uno dei “ministeri” più importanti della curia romana (presto gli varrà anche la berretta cardinalizia): è prefetto della “fabbrica dei santi”, ovvero la congregazione che segue i processi di canonizzazione della Chiesa. Segretario della dottrina della fede dal 2002, amico personale del Papa, è arrivato a guidare la “fabbrica dei santi” quando tutti lo davano possibile successore del cardinale Francis Arinze alla liturgia. Ma Amato è fatto così: lascia che le voci facciano il loro corso senza mai perdere la calma e la certezza dei propri obiettivi.
L’intervista a Consulente Re è, dunque, atipica per uno come lui, che cose come quelle che ha dichiarato si sa che le pensa ma nessuno si aspetterebbe le dica. Partendo dalle cosiddette “leggi etiche” del governo Zapatero, Amato ha spiegato che a Roma (ovvero in Vaticano) sono informati di tutto. E ha detto che sicuramente, della cosa, ne parleranno anche i vescovi spagnoli. Perché occorre opporsi alla «biopolitica», cioè al fatto che «lo Stato entra sempre più nella vita personale di ognuno». Amato l’ha fatto per la prima volta in modo schietto, forse pensando di parlare soltanto agli abbonati di Consulente Re. E invece ha subito fatto notizia.
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Zapatero ha iniziato a distruggere quel poco di ‘etico’ che era rimasto nel Vecchio Continente… La penso esattamente come mons. Amato e – credo di non sbagliare – come Benedetto XVI.