E così andò a finire che su Fini calò il gelo del Vaticano

Ieri un editoriale del direttore Gian Maria Vian a fustigare «un diffuso quotidiano italiano» reo di aver offerto, a seguito dell’uscita dell’istruzione Dignitas personae firmata dalla congregazione per la dottrina della fede, l’immagine di un Papa (Benedetto XVI) «chiuso in raffinate elaborazioni intellettuali, intenzionato a ripetere sempre no, con spietatezza, sordo alla modernità, ostile alle altre religioni, capace solo di avere ripristinato la messa preconciliare in latino e riformato le uniformi della sua gendarmeria».
Oggi un fondo non firmato tutto dedicato a Gianfranco Fini e alla sua uscita sulle leggi razziali: Fini «sorprende e amareggia» perché lui, «uno degli eredi politici del fascismo che dell’infamia delle leggi razziali fu unico responsabile e dal quale pure da tempo egli vuole lodevolmente prendere le distanze», chiama oggi in causa «la Chiesa cattolica, dimostrando approssimazione storica e meschino opportunismo politico». E, sempre nel fondo non firmato, pure la lista dei “buoni” media che, alle parole di Fini, hanno dedicato uscite opportune: su Radio Vaticana gli interventi di Francesco Malgari e Andrea Riccardi; sul Corriere della Sera «un dettagliato articolo del vicedirettore Pierluigi Battista che mostra come intellettuali, senatori e antifascisti tacquero quasi tutti»; su Avvenire un pezzo «che critica anche il leader del Partito democratico, il quale nel pomeriggio di ieri aveva definito l’analisi di Fini «di una verità palmare».
È, in estrema sintesi, la due giorni con la quale l’Osservatore Romano da una parte, con l’agilità propria di un ufficio stampa, spiega come si debba scrivere di Vaticano, dall’altra fa capire come il suo editore (la Santa Sede) abbia deciso di far calare il gelo sulle dichiarazioni di una delle massime autorità istituzionali del paese e, quindi, sulle sue future ambizioni.
Raramente il giornale vaticano fustiga in questo modo illustri personaggi dello Stato italiano. Evidentemente, dopo i tre incondizionati sì (e un no) al referendum sulla legge 40, dopo l’apertura alle coppie di fatto a testimonianza di una posizione orgogliosamente laica in una coalizione che vuole essere, almeno a parole, vicina alla Chiesa e alle sue istanze, e ancora dopo la rivisitazione storica delle leggi razziali, Fini ha superato il limite. E oltre il Tevere hanno voluto farglielo sapere.

Tratto da:

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  1. gianni ha scritto il 18 dicembre 2008 alle 10:48 am:

    bravo Paolo. non ho molto da aggiungere, nell’ultimo paragrafo dici quello qu’il faut : fini a superato il limite.

    solo due considerazioni complementari :
    1- sottolineamo il fatto che il sign fini è da qualche mese PRESIDENTE DELLA CAMERA. questo aggrava e di tanto le dichiarazioni ingiuriose dello stesso.

    2- qual’è mi chiedo il modo di fare politica del Sign Fini? si è detto sopra “meschino opportunismo politico”. io la vedo piu grigia : per me l’uso che fini fa della politica, sopratutto negli ultimi 4-5 anni, è davvero senza sostanza. fini è un tecnico della politica,non il rappresentante di valori concreti difesi CON la politica.
    Perche la politica è un mezzo ,giusto?


  2. Luigi ha scritto il 18 dicembre 2008 alle 11:29 am:

    “politico meschino ed opportunista”: sintetica e precisa definizione dell’attuale presidenete della camera

    la cosa buffa è che dall’altra parte (Veltroni si è detto d’accordissimo!) non si perso tempo per consolidare la propria posizione di politico altrettanto meschino ed opportunista…


  3. Paolo Rodari ha scritto il 18 dicembre 2008 alle 11:33 am:

    Veltroni, secondo me, ha fatto l’uscita più ridicola


  4. gianni ha scritto il 18 dicembre 2008 alle 11:38 am:

    nelle vignette satiriche del corriere di qualche tempo fa Veltroni era rappresentato come un verme…


  5. edoneb ha scritto il 18 dicembre 2008 alle 6:56 pm:

    Perchè Fini abbia fatto quelle affermazioni non è un segno di opportunismo. Semmai il contrario, perchè possono nuocere alla sua futura carriera politica. Scontrarsi con ls Chiesa non è produttivo per un politico di centrodestra e quasi mai per uno di centrosinistra.
    Perchè abbia fatto quelle affermazioni non è chiaro
    E’ meglio allora entrare nel merito delle sue affermazioni e contestarle se si dispone di argomenti.
    A me pare che la famosa nota di protesta citata da Padre Sale indichi con precisione quale fu la posizione della Chiesa di allora e di Pio XI: no alle leggi razziali perchè discriminavano anche gli Ebrei convertiti priobivano i matrimoni misti tra Cattolici ed Berei convertiti e ledevano quindi il Concordato.


  6. edoneb ha scritto il 18 dicembre 2008 alle 7:11 pm:

    Riscrivo l’ultimo periodo perchè ho comesso alcuni errori di ortografia.
    “A me pare che la famosa nota diplomatica di protesta, citata anche da padre Sale, indichi con precisione quale fu la posizione della Chiesa di allora e di Pio XI: no alle leggi razziali perchè discriminavano anche gli Ebrei convertiti e proibivano i matrimoni misti tra Cattolici ed Ebrei convertiti e ledevano quindi il Concordato”.
    Nessuna presa di posizione netta contro le leggi razziali, ma semmai contro un aspetto di esse.


  7. Saverio ha scritto il 18 dicembre 2008 alle 7:33 pm:

    Per edoneb: mi pare che cerchi il pelo nell’uovo in ragione di un punto di arrivo ineffabile: la Chiesa le ha condannate in parte per mero opportunismo. Se intendi questo credo ti sbagli. Dall’intervista a Sale emerge tutt’altro, e comunuqe una linea chiara di condanna. Che poi qualche cardinale abbia fatto l’occhilino alle leggi è razziali è irrilevante, se pensi che oggi hai il Magistero della Chiesa e la parte più progressista di essa. Nulla quaestio, dunque.
    Su Fini: il machiavellismo in politica premia sempre, se Fini ha detto questo avrà certamente una strategia. Non mi stupisce, comunque: ha ragione Gianni in questo, la politica è davvero un mezzo. Fini ne fa … un fine.
    Veltroni invece blatera, lui non sa nemmeno da che parte si comincia a fare politica. Povera Italia…


  8. stefano ceccanti ha scritto il 18 dicembre 2008 alle 8:19 pm:

    Scusate, ma questo documento ufficiale della Cei di dieci anni fa non dice cose analoghe?

    Messaggio in occasione dei 60 anni delle leggi razziali (1938-1998)

    Gentile Signore Prof. ELIO TOAFF Rabbino Capo di Roma
    Gentile Signora Dott.ssa TULLIA ZEVI Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche d’Italia
    La nostra presenza, in questo luogo pieno di memorie, in rappresentanza del Segretariato della C.E.I. per l’ecumenismo e il dialogo, vuole essere un segno di amicizia e di speranza: l’amicizia nostra con voi “fratelli maggiori”, in quanto primogeniti nella fede, che avete tante cose da dirci traendole dal tesoro della secolare tradizione biblica; la speranza che la pianta malefica dell’antisemitismo sia sradicata per sempre dalla storia, a cominciare dalle nostre abitudini culturali e linguistiche. In questi giorni ricordiamo i 150 anni delle libertà civili concesse da Carlo Alberto ai valdesi e agli ebrei nel suo Regno: ed è ricordo gioioso che ci trova partecipi. Ma ricordiamo anche i 60 anni dalle leggi razziali, antiebraiche in Italia: ed è ricordo dolorosissimo, che ci interroga e ci inquieta. «L’antisemitismo non ha alcuna giustificazione ed è assolutamente condannabile», ha ripetuto per tutti con fermezza e chiarezza Giovanni Paolo II il 1 novembre 1997, nel suo discorso ai partecipanti al Simposio vaticano sui rapporti tra cristiani ed ebrei. Dalla comune fonte biblica amiamo ricordare a questo proposito due imperativi d’uso frequente: shemà, ascolta! e zekòr, ricorda!; e una parola inequivocabile: teshuvà. È vero che, come Lei ha detto, signor Rabbino, «vi fu in Italia antisemitismo di Stato e non di popolo»; ma questo fatto non toglie che si tratti d’una pagina oscura della storia recente del nostro Paese. La comunità ecclesiale, anche per lunga acritica coltivazione di «interpretazioni erronee ed ingiuste della Scrittura» (Giovanni Paolo II), non seppe esprimere energie capaci di denunciare e contrastare con la necessaria forza e tempestività l’iniquità che vi colpiva. Scattò spontaneamente però la solidarietà umana e cristiana della gente, e in particolare di tanti sacerdoti e religiosi, quan do si passò dalla violenza delle parole alla violenza sull’uomo: la carità venne a mitigare in qualche modo le carenze della profezia, anche se non bastò a fermare la “catastrofe”. Rievochiamo con disagio, ma con profonda e consapevole teshuvà, queste vicende, per dire che non vogliamo e non possiamo dimenticarle; e le ricordiamo per imparare ad ascoltare di più l’Eterno, amante della vita, unico Signore di tutti, per far nostri pensieri e comportamenti aperti alla piena verità biblica, a partire dalla eminente dignità dell’uomo, sulla quale abbiamo scelto di riflettere nell’ultima giornata di solidarietà con l’ebraismo il 17 gennaio scorso.

    ./.. Ripensiamo con piacere a questa iniziativa avviata dieci anni fa dal nostro Segretariato, per una corretta presentazione dell’ebraismo nella predicazione e nella catechesi. Essa è stata accolta anche a livello europeo: abbiamo voluto proporla, infatti, nell’assemblea ecumenica di Graz del giugno scorso a tutte le Chiese d’Europa, ottenendovi piena adesione. In quella occasione molto colpì la nostra ferma presa di posizione, tanto da meritare anche il compiacimento del prof. René Samuel Sirat, Rabbino Capo di Francia, che era presente. Dopo indicibili sofferenze, la verità ha vinto sulla menzogna. Tale vittoria, però, è sempre fragile, ha bisogno di continua vigilanza e di permanente conversione. Da parte sua la Chiesa cattolica, a partire dal Concilio Vaticano II, grazie all’incontro di due uomini di fede, Jules Isaac e Giovanni XXIII, la cui memoria è in benedizione, ha virato decisamente su altre rotte, togliendo ogni giustificazione pseudoteologica all’accusa di deicidio e di perfidia e alle teorie della sostituzione, con il conseguente “insegnamento del disprezzo”, matrice di ogni antisemitismo. Ha pure riconosciuto, con Paolo, che i doni del Signore sono irrevocabili e che ancor oggi Israele ha una missione propria da compiere: quella di testimoniare l’assoluta signoria dell’Altissimo, cui deve aprirsi il cuore di ogni uomo. I tempi che volgono ci chiedono, quale che sia il nostro passato, di riconoscere la verità anche dolorosa dei fatti e delle responsabilità. E la Chiesa cattolica anche in Italia mostra molto chiaramente che non intende sottrarsi a questo dovere, nonostante ritardi o qualche incauta voce ancora attardata su pregiudizi duri a morire. Lasciamo agli storici di fare del loro meglio per ricostruire la verità dei fatti ancora intrisi di emotività. Quanto a voi, solo l’Eterno sa attraverso quale iniqua e immane tribolazione siete passati, rimanendo eroicamente fedeli alla vocazione di testimoni del Suo Nome. A noi è chiesto di accelerare la rimozione di pregiudizi e ingiustizie e di favorire stima e rispetto, aprendo la mente e il cuore alla fraternità che ci accomuna nell’amore dell’unico Signore e Padre. È un cammino di purificazione delle memorie per il quale chiediamo fiducia e benevolenza, oltre che il perdono del Signore «lento all’ira e grande nell’amore» (Salmo 108,3). È un segno di pacificazione che vorremmo condiviso, per darne testimonianza insieme in questo nostro tempo ancora così discorde e lacerato, collaborando alla difesa della libertà e della giustizia, dei diritti civili e religiosi di tutti gli uomini, a cominciare dal nostro Paese e dovunque tra i popoli. Con questi sentimenti siamo qui a rendere omaggio, signor Rabbino Capo e signora Presidente, a voi, ai vostri collaboratori, ai Rabbini e ai membri delle Comunità Ebraiche italiane, con la fiducia che la svolta positiva dei nostri rapporti, nel rinnovato contesto di libertà civili e religiose, ci porti a darci la mano dell’alleanza per cooperare insieme al bene di tutti, in prospettiva del Regno.

    Roma, 1 aprile 1998

    + Giuseppe Chiaretti Arcivescovo di Perugia – Città della Pieve Presidente del Segretariato della C.E.I. per l’ecumenismo e il dialogo

    S.E. Mons. Giuseppe Chiaretti
    26/05/1998


  9. edoneb ha scritto il 18 dicembre 2008 alle 9:19 pm:

    L’atteggiamento della Chiesa è cambiato. I documenti della Cei dimostrano il cambiamento, ma altra cosa è discutere di quel che accadde alla promulgazione delle leggi razziali.
    Per ricostruire il ruolo svolto dal Vaticano nella genesi della legislazione razzista italiana, ad esempio, ci si può modestamente limitare a quanto è noto da lungo tempo, ossia a quanto pubblicato già nel 1961 da Renzo De Felice in appendice alla sua Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, (Einaudi), a pp. 561-566. Infatti da quei documenti traspare che le “leggi razziali”, firmate da Mussolini e da Vittorio Emanuele III il 10 novembre 1938, furono elaborate con la consulenza se non con la collaborazione di eminenti personalità del Vaticano.

    Già un mese prima della loro promulgazione, quando la sostanza dei provvedimenti contro gli ebrei già era stata anticipata nella “Dichiarazione sulla razza” del 6 ottobre, Galeazzo Ciano annotava in una lettera (telespresso n. 00542/c del 12 ottobre 1938) inviata a Mussolini e al Governo: “Come ho già avuto l’onore di riferire, le recenti deliberazioni del Gran Consiglio in tema di difesa della razza non hanno trovato in complesso in Vaticano sfavorevoli accoglienze”. Citando poi il futuro Papa Paolo VI, Ciano specifica: “Da Monsignor Montini, sostituto per gli Affari Ordinari alla Segreteria di Stato, ho avuto conferma di tali impressioni e più particolarmente che le maggiori per non dire uniche preoccupazioni della Santa Sede si riferiscono al caso di matrimoni con ebrei convertiti”.

    Come scrisse nella lettera indirizzata a Mussolini (il 9 novembre) il gesuita Padre Pietro Tacchi Venturi, capo della delegazione pontificia che trattò la materia con il Governo, i negoziatori vaticani non intendevano mettere in questione “il principio voluto dal legislatore, cioè che si tolgano i matrimoni misti” (unioni del resto da sempre avversate dalla Chiesa stessa) ma esigevano che si facessero delle eccezioni per gli ebrei convertiti e battezzati nella fede cattolica. Queste eccezioni, proseguiva Padre Venturi, non avrebbero riguardato neppure 100 matrimoni in un anno “una vera goccia d’acqua in mezzo al mare!”.

    La restrizione del suo potere decisionale su quali matrimoni andavano permessi e quali negati è stata fortemente risentita in Vaticano come un “Vulnus” al Concordato lateranense del 1929. L’offesa era ritenuta molto grave, tanto da scatenare una reazione molto energica materializzatasi con uno scambio epistolare ad altissimo livello tra Pio XI, Vittorio Emanuele III e Mussolini.

    Vista l’incapacità dei negoziatori vaticani di ottenere quanto desiderato, il 4 novembre, Papa Pio XI, al secolo Achille Ratti, prese carta e penna per scrivere al Duce. Dal tono della lettera nonché dall’appellativo “diletto figlio” e dal pronome “tu” si deduce che i rapporti tra i due uomini erano improntati ad affettuosa confidenza. Il Pontefice esordiva chiedendo a Mussolini di “adoperarTi efficacemente a sollevare l’animo Nostro gravato da penosissima cura” poiché “L’art. 7 del disegno di legge, che lunedì prossimo dovrà essere presentato all’approvazione del Consiglio dei Ministri, viene evidentemente a ledere quel solenne patto [il Concordato tra Stato e Chiesa NdA].” Per rimediare sarebbe bastato sostituire il “testo del predetto articolo pronto per l’approvazione”, con quello già sottoposto al governo in precedenza ma che, recriminava il Papa, “purtroppo non siamo stati consolati di veder accettato”. Ad ogni buon conto Pio XI si premurò di accludere alla lettera l’articolo compilato secondo le pretese vaticane.

    Lo stesso allegato il Papa lo unì anche alla lettera che scrisse il giorno dopo a Re Vittorio Emanuele III. Da questa seconda missiva si apprende in modo più specifico che il Governo non aveva adottato integralmente il testo dell’Art. 7 che gli era stato trasmesso dai negoziatori capitanati da Padre Tacchi Venturi. Più precisamente, l’articolo era stato accettato sino alle parole “per legittimazione di prole” ma era stata soppressa la frase “o anche nel caso in cui ambedue i contraenti, sebbene di ‘razza diversa’ professano la religione cattolica”.

    Tre giorni più tardi, il 7 novembre Mussolini scrisse al Re per autorizzarlo a rispondere al Papa e per esprimere il suo disappunto che, pur avendo egli “accettato due delle richieste pontificie,” il Vaticano “tiri alquanto la corda quando si tratta dell’Italia e molli completamente in altri casi.” Secondo lui accettando anche la terza richiesta sarebbe stata la legge a essere “vulnerata”.

    La lettera, inviata lo stesso giorno da Vittorio Emanuele III a Pio XI, conteneva il messaggio suggerito da Mussolini: “Della lettera di Vostra Santità sarà tenuto il massimo conto ai fini di una soluzione conciliativa dei due punti di vista”.

    Da questa corrispondenza si apprende che il Vaticano, di fronte al contenuto delle “leggi razziali italiane,” non si è dissociato né si è tenuto prudentemente distante per non esserne coinvolto e macchiato. Al contrario, ed al più alto livello, ossia nella persona stessa del Pontefice in carica, ha collaborato alla loro stesura addirittura proponendo emendamenti e formulando le frasi degli articoli (vedi l’Art. 7 ripetutamente citato da Pio XI nelle sue lettere). In questo modo ha dato implicitamente la sua approvazione al contenuto delle leggi ad eccezione del punto controverso sui matrimoni degli ebrei convertiti.

    Questa ultima, d’altronde, è stata la sola obiezione nota della Santa Sede in margine a tutta la vicenda delle “leggi razziali”. Tanto le disposizioni che limitavano i diritti civili ed escludevano gli ebrei da tutte le scuole del regno, dai pubblici impieghi e dall’esercito, quanto le espulsioni di ebrei stranieri e la revoca della cittadinanza a quelli naturalizzati dopo il 1919 non furono mai deplorate dalla Chiesa, e neppure lo furono le limitazioni in campo economico imposte ai cittadini “non ariani” e il censimento degli ebrei del 22 agosto 1938. “Una vera goccia in mezzo al mare!”


  10. edoneb ha scritto il 18 dicembre 2008 alle 9:33 pm:

    In sintesi: il Papa scrisse a Mussolini per chiedergli di cambiare l’art. 7 del disegno di legge sulla razza nel senso di non discriminare gli ebrei convertiti senza dissociarsi dalla legge.
    Ciò è ampiamente provato.
    Quelle di Padre Sale sono interpretazioni.


  11. diego ruggiero ha scritto il 18 dicembre 2008 alle 10:25 pm:

    tra sale ed de felice scelgo il secondo.
    A che ci serve fare i cattolici clericali?


  12. Anonym ha scritto il 18 dicembre 2008 alle 11:48 pm:

    [Da 'Italians', di Beppe Severgnini, di oggi:

    "Deferenza non richiesta verso la Chiesa"

    Scrive un lettore: "Caro Bsev,
    noto che sta aumentando l'insofferenza verso la Chiesa-Vaticano-gerarchie ecclesiastiche. Mi pare però che il problema stia dall'altra parte, e cioè nella debolezza della classe politica. La Chiesa interviene ovunque, ma negli altri Paesi l'essere cattolici non impedisce di pensare. Qui si ritiene di far cosa gradita tagliando scene di Brokeback Mountain."

    Risponde il Severgnini: "E' così. De Gasperi era un cattolico vero, e aveva spina dorsale. I suoi successori (?) sono cattolici finti, e nella schiena hanno una canna per innaffiare il giardino, che si piega fino a raggiungere l'inchino."

    http://www.corriere.it/solferino/severgnini/08-12-18/03.spm ]


  13. Ester ha scritto il 18 dicembre 2008 alle 11:59 pm:

    «Solo la Chiesa rimase ferma in piedi a sbarrare la strada alle campagne di Hitler per sopprimere la verità. Io non ho mai provato nessun interesse particolare per la Chiesa prima, ma ora provo nei suoi confronti grande affetto e ammirazione, perché la Chiesa da sola ha avuto il coraggio e l’ostinazione per sostenere la verità intellettuale e la libertà morale» (Albert Einstein, da “Times”, 23/12/1940)


  14. Sun Tzi ha scritto il 19 dicembre 2008 alle 10:30 am:

    Caro Anonym,

    ammetto che non capisco cosa c`entri la Chiesa con il taglio di due scene del film Brokeback Mountain ad opera della RAI…

    Tra l`altro, per la cronaca, quel filmaccio verra` ritrasmesso in versione integrale su Rai2.

    Per la gioia delle lobby gay e di chi e` palesemente accecato dal relativismo imperante oggi…


  15. Sun Tzi ha scritto il 19 dicembre 2008 alle 10:40 am:

    Dimenticavo,

    per la gioia di chi non capisce una mazza di cinema…


  16. Saverio ha scritto il 19 dicembre 2008 alle 11:30 am:

    Caro Anonym, il buon Severgnini sarà tanto brillante e simpatico, ma è meglio che continui a parlare di italians all’estero ed a commentare le partite dell’inter. Per il resto qualunque sua opinione è irrilevante. Tornando al tema, trovo davvero singolare che un certo laicismo imperante si permetta di tacciare la Chiesa ogni qualvolta questa apra bocca su temi di pregnanza etico-antropologica. Se oggi c’è un baluardo che difende l’Uomo in qualunque ambito, questo è la Chiesa. Non lo Stato, non i partituncoli politici buffi e bugiardi, non le lobbies di qualsivoglia tipologia.
    Sul film Brockeback Mountain: è uno scandalo che gli italiani debbano pagare un canone Rai per vedere, oltre a dei reality di rarissima bruttezza ed un servizio di informazione superficiale, due cowboys che praticano la fellatio in maniera esplicita e palese.Per carità. Fosse almeno gratuito, uno può sempre scegliere dell’altro senza spogliarsi di un centesimo. Invece c’è il canone, giustificato dal servizio pubblico e dalla sua “qualità”. Demenziale.


  17. Anonym ha scritto il 19 dicembre 2008 alle 12:14 pm:

    [Sun Tzi e Saverio: concordo con voi.]


  18. luigi culmone ha scritto il 21 dicembre 2008 alle 2:34 am:

    il problema e’ la leittimazione dell’erededi Almirante(che non avrebbe mai una panzana del genere)o a dire queste parole…qualcuno spieghi all’ex missino Fini che senza la Chiesa cattolica di Roma non sarebbe rimasta ,nel 43 , pietra su pietra…gia’ gli alleati a san lorenzo fecero vedere cosa potevano fare di roma……solo il prestigio del Papa salvo’ Roma dal fare la fine di dresda e di berlino nel 45..tutto cio’ “grazie” al piu’ grande statista del secolo come il destro che piu’ a sinistra non si puo’lo defini appena qualche anno fa. infine gli americani su sollecitaazione del Vaticano ammorbidirono per quanto potevano il trattato di pace…infatti De Gaulle voleva la val susa , la provincia di imperia e la val d’aostA..Tito volena il friuli almeno fino al tagliamento ..i camerati austriaci l’alto adige…e persino i tunisini volevano Pantelleria,Linosa e Lampedusa…Presidente Fini quando parla dei cattolici si sciacqui la bocca se Roma e’ ancora Caput Mundi e’ solo grazie alla Chiesa che ha donato alla nostra amata patria arte,cultura,Dante,l’umanesimo,il rinascimento , capolavori unici al mondo e soprattutto l’italianita’…che ttto il mondo ci invidia…tutto cio’ malgrado li uomini col fez luigi culmone


  19. luigi culmone ha scritto il 21 dicembre 2008 alle 2:42 am:

    il problema e’ la legittimazione dell’erede di Almirante(che non avrebbe mai detto una panzana del genere) a dire queste parole…qualcuno spieghi all’ex missino nonche’ oggi Presidente della Camera Fini che senza la Chiesa cattolica,nel 43, di Roma non sarebbe rimasta pietra su pietra…gia’ gli alleati a san lorenzo fecero vedere cosa potevano e sapevano fare di roma……solo il prestigio del Papa salvo’ Roma dal fare la fine di dresda e di berlino nel 45..tutto cio’ “grazie” al piu’ grande statista del secolo come fu definito Mussolini appena qualche anno fa da un imprecisato esponente di An. infine gli americani su sollecitaazione del Vaticano ammorbidirono per quanto potevano il trattato di pace…infatti De Gaulle voleva la val susa , la provincia di imperia e la val d’aostA..Tito volena il friuli almeno fino al tagliamento ..i camerati austriaci l’alto adige…e persino i tunisini volevano Pantelleria,Linosa e Lampedusa…Presidente Fini se Roma e’ ancora Caput Mundi(come hanno dimostrato al modo i grandiosi funerali di Giovanni Paolo II) e’ solo grazie alla Chiesa che ha donato alla nostra amata patria arte,cultura,Dante,l’umanesimo,il rinascimento , capolavori unici al mondo e soprattutto l’italianita’…che tutto il mondo ci invidia…


  20. guglielmo ha scritto il 21 dicembre 2008 alle 9:29 pm:

    semplicemente l’onorevole Fini sta giocando al gioco preferito ulimamente da un pò tutti i politici,cioè sparare a zero su Chiesa & c.,poco mi importa,come quello che sta avvenendo in spagna,un vero e proprio martirio silenzioso,ma non credete che presto il popolo non si stancherà di questa gente così meschina?guardiamo come sono andati a finire chi voleva fare a meno della Chiesa Cattolica,morti coem tuttti,e questa?sempre in piedi,pur tra mille sbagli e contraddizioni,e poi dicono che Dio non esiste..tranquilli fratelli,un giorno la santa Chiesa seppellirà con amore e misericordia anche costoro,come noi del resto!
    w Cristo re!!


  21. Saverio ha scritto il 22 dicembre 2008 alle 4:11 pm:

    Fini attacca la Chiesa. Veltroni fa una figura ancora peggiore e dimostra ancora una volta (come se ce ne fosse stato bisogno) dui essere una nullità sul piano politico, oltre che una persona si scarsissima intelligenza.
    Tra traditori e comunisti chi ci resta? Le possibilità sul tavolo sono le seguenti: a. Chiedere la cittadinanza onoraria di Città del Vaticano; b. chiedere la cittadinanza asburgica, ovvero austriaca; c. chiedere la cittadinanza americana. Le tre ipotesi allettano in ugual modo…