E così andò a finire che su Fini calò il gelo del Vaticano

Ieri un editoriale del direttore Gian Maria Vian a fustigare «un diffuso quotidiano italiano» reo di aver offerto, a seguito dell’uscita dell’istruzione Dignitas personae firmata dalla congregazione per la dottrina della fede, l’immagine di un Papa (Benedetto XVI) «chiuso in raffinate elaborazioni intellettuali, intenzionato a ripetere sempre no, con spietatezza, sordo alla modernità, ostile alle altre religioni, capace solo di avere ripristinato la messa preconciliare in latino e riformato le uniformi della sua gendarmeria».
Oggi un fondo non firmato tutto dedicato a Gianfranco Fini e alla sua uscita sulle leggi razziali: Fini «sorprende e amareggia» perché lui, «uno degli eredi politici del fascismo che dell’infamia delle leggi razziali fu unico responsabile e dal quale pure da tempo egli vuole lodevolmente prendere le distanze», chiama oggi in causa «la Chiesa cattolica, dimostrando approssimazione storica e meschino opportunismo politico». E, sempre nel fondo non firmato, pure la lista dei “buoni” media che, alle parole di Fini, hanno dedicato uscite opportune: su Radio Vaticana gli interventi di Francesco Malgari e Andrea Riccardi; sul Corriere della Sera «un dettagliato articolo del vicedirettore Pierluigi Battista che mostra come intellettuali, senatori e antifascisti tacquero quasi tutti»; su Avvenire un pezzo «che critica anche il leader del Partito democratico, il quale nel pomeriggio di ieri aveva definito l’analisi di Fini «di una verità palmare».
È, in estrema sintesi, la due giorni con la quale l’Osservatore Romano da una parte, con l’agilità propria di un ufficio stampa, spiega come si debba scrivere di Vaticano, dall’altra fa capire come il suo editore (la Santa Sede) abbia deciso di far calare il gelo sulle dichiarazioni di una delle massime autorità istituzionali del paese e, quindi, sulle sue future ambizioni.
Raramente il giornale vaticano fustiga in questo modo illustri personaggi dello Stato italiano. Evidentemente, dopo i tre incondizionati sì (e un no) al referendum sulla legge 40, dopo l’apertura alle coppie di fatto a testimonianza di una posizione orgogliosamente laica in una coalizione che vuole essere, almeno a parole, vicina alla Chiesa e alle sue istanze, e ancora dopo la rivisitazione storica delle leggi razziali, Fini ha superato il limite. E oltre il Tevere hanno voluto farglielo sapere.

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