Il Papa va in ambasciata e chiede lumi sul Trattato europeo

È stato ieri, durante il té di metà mattina, che Benedetto XVI si è informato sulle sorti del continente europeo. A Palazzo Borromeo, sede dell’ambasciata d’Italia dove si era recato in visita su invito dell’ambasciatore italiano presso la Santa Sede Antonio Zanardi Landi (è il quarto Pontefice a recarsi in visita in ambasciata: prima di lui soltanto Pio XII, Paolo VI e Giovanni Paolo II), Papa Ratzinger ha chiesto lumi attorno all’iter di ratifica del Trattato europeo che ancora deve compiersi in Polonia (manca solo la firma del presidente della Repubblica Lech Kaczynskie), in Irlanda (è stato trovato un compromesso che dovrebbe permetterne l’approvazione) e in Repubblica Ceca (nel 2009 inizierà a esprimersi in merito la Camera dei deputati). Benedetto XVI ha mostrato padronanza circa la situazione europea, euro scetticismo del presidente ceco Václav Klaus incluso. E, sempre intorno a Klaus, ha chiesto a Frattini ragguagli sull’imminente inizio del semestre di presidenza.
Al té mancava soltanto Silvio Berlusconi, impegnato nel matrimonio della figlia Marina. C’erano il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, il cardinale vescovo vicario di Roma Agostino Vallini, Zanardi Landi, i ministri Franco Frattini, Sandro Bondi e Altero Matteoli, i sottosegretari Gianni Letta e Paolo Bonaiuti, e il segretario generale di Palazzo Chigi Mauro Masi.
Alle tre “E” indicate come prioritarie dalla Repubblica Ceca per la sua presidenza (Economia, Energia e l’Europa in rapporto al mondo e soprattutto all’Est e ai Balcani), il Papa ha ricordato ieri la sua priorità, quella del rispetto dei diritti individuali: soprattutto in Europa sarebbe opportuno non inseguire astratti modelli di integrazione multiculturale a scapito, appunto, del rispetto dei diritti individuali che, per il Pontefice, sono un dato universale perché ascritti da Dio nella stessa natura dell’uomo. Una preoccupazione che Frattini ha dimostrato di aver fatto propria quando, uscendo dall’ambasciata, ha detto: «Dev’essere la promozione dei diritti individuali a forgiare oggi l’identità europea e a porsi come condizione per l’integrazione».
I rapporti bilaterali tra Santa Sede e Stato italiano sono oggi ottimi. Gianni Letta l’ha confermato spiegando che la presenza ieri di alcuni membri del governo «sta a significare non ufficialità, ma genuino e personale interesse per le relazioni con il Vaticano, nonchè altissimo rispetto e grande considerazione per la persona del Pontefice».
Insomma, la strada percorsa negli ottanta anni di vita del Trattato Lateranense e nei venticinque del nuovo Concordato, è contrassegnata da una più che soddisfacente evoluzione del rapporto bilaterale. Un rapporto che permette la netta separazione del potere spirituale da quello temporale: il Papa ha voluto «ribadire come la Chiesa sia ben consapevole che alla struttura fondamentale del cristianesimo appartiene la distinzione tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio, cioè la distinzione tra Stato e Chiesa». «Tale distinzione e tale autonomia – ha osservato – non solo la Chiesa le riconosce e rispetta, ma di esse si rallegra, come di un grande progresso dell’umanità e di una condizione fondamentale per la sua stessa libertà e l’adempimento della sua universale missione di salvezza tra tutti i popoli».
Benedetto XVI ha citato quanto già disse due mesi fa al Quirinale, ricordando che «nella città di Roma convivono pacificamente e collaborano fruttuosamente lo Stato Italiano e la Sede Apostolica». E come già aveva fatto al Quirinale, il Papa non si è dimenticato di ricordare che, all’interno di questa pacifica convivenza, compito della Chiesa è però quello «di risvegliare nella società le forze morali e spirituali, contribuendo ad aprire le volontà alle autentiche esigenze del bene».

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