Vaticano, il giallo di don Albert. Muore e nessuno se ne accorge
dic 10, 2008 il Riformista
È un giallo ancora non risolto in Vaticano la morte di don Albert (il nome è di fantasia, ndr). Era un giovane sacerdote di 30 anni, nativo dello Zimbabwe. Ed è stato trovato morto settimana scorsa nella stanza del collegio vaticano (a Roma, in via Torre Rossa 40) nel quale risiedeva. È stato trovato disteso sul proprio letto, al suo fianco per terra una bottiglia di vino vuota. Ma la notizia è soprattutto un’altra. Padre Albert era deceduto da almeno tre giorni, eppure nessuno dei suoi circa cento confratelli del collegio coi quali faceva vita in comune (preghiera, studio, pranzi e cene) se ne era accorto. Quando nel collegio si sono resi conto della sua prolungata assenza era oramai troppo tardi. L’hanno cercato senza esito finché non si sono avvicinati alla sua stanza. Da qui, nonostante la porta chiusa, pare uscisse una forte aria maleodorante, cosa che potrebbe far supporre che l’uomo sia morto più di tre giorni prima. I responsabili del collegio hanno fatto aprire la porta e ai presenti è apparso il corpo senza vita di padre Albert, disteso sul letto. Il collegio missionario internazionale San Paolo Apostolo è uno dei più prestigiosi d’oltre il Tevere. È un collegio dove la congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli dal 1977 accoglie i sacerdoti provenienti dalle diocesi sotto la sua giurisdizione che debbono specializzarsi nelle varie università ecclesiastiche romane in diverse facoltà di studio. Passano qualche anno al San Paolo e poi rientrano nei rispettivi paesi d’origine dove divengono formatori nei seminari locali o dove esercitano incarichi di lavoro pastorale. Il collegio è affidato a un rettore, oggi il polacco padre Jozef Kuc, a due vice rettori, a un padre spirituale e a un economo. Dal 1977 il collegio ha ospitato circa 2 mila sacerdoti provenienti dal mondo intero (principalmente dall’Africa, ma anche dagli altri continenti). Di questi, qualcuno è diventato cardinale mentre almeno un centinaio sono oggi vescovi di varie diocesi del mondo. Insomma, si tratta di un collegio importante e il cui funzionamento è garantito oggi anche dal prezioso lavoro di alcune suore provenienti dalla Congregation of the Carmelite Religious of Trivandum. Sono all’ordine del giorno le notizie che parlano di persone trovate morte dopo giorni, a volte dopo settimane, nel proprio appartamento e delle quali tutti si erano dimenticati. Ma mai prima d’ora una cosa simile era accaduta in Vaticano, per di più in un collegio nel quale si fa vita in comune. In un certo senso si tratta anche qui di una tragedia della solitudine, la solitudine di un giovane prete. E, in effetti, seppure se ne parli pochissimo, sono anche i preti, insieme agli anziani e agli emarginati, a portare avanti molto spesso una vita di solitudine. Padre Albert non ne è che un esempio clamoroso (era solo, in un collegio vaticano, dove si dovrebbe vivere tutti assieme) ma sono tanti quei sacerdoti che, una volta incardinati nelle rispettive diocesi, vengono spediti in parrocchie dove conducono una vita solitaria e con pochi contatti con la curia centrale. Tra l’altro, non è un mistero che la maggior parte delle cause di abbandono del sacerdozio risieda proprio nella solitudine nella quale i preti sono costretti a portare avanti i rispettivi ministeri. Servirebbe un’importante riflessione in merito da parte della Santa Sede. Anche se, prima, ci sarebbe da risolvere il giallo di padre Albert. Morto in un collegio di preti con una bottiglia di vino vuota al suo fianco.
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dicembre 10th, 2008 at 10:51 pm
Nessuna meraviglia di aver trovato Padre Albert morto dopo tre giorni.
A me negli anni 80,superiore di un grosso seminario dell’alta Italia,capitò di assentarmi per circa una settimana:quando ritornai nemmeno il letto era stato rifatto e nessuna,ignorando che ero partito,si era chiesto se per caso non fossi morto nella mia stanza.Così spesso è la vita di noi preti e delle nostre “cosidette comunità”.
La vita nelle parrrocchie non è dissimile se in casa non hai una”perpetua” …sopratutto se sei in pensione .
dicembre 10th, 2008 at 11:08 pm
[...] just read a story in the Italian press about a tragic death of a priest in Rome. An African priest, 30 years old [...]
dicembre 11th, 2008 at 5:48 am
Penso che l’articolo del signor Rodari fosse scritto per far riflettere sulla solitudine dei preti e stimolare un dialogo su come rimediare. Io personalmente penso che la vita comune (non in 100 persone), ma “familiare”, fatta di case con 3 o 5 preti sia la forma ideale per vivere la propria vocazione sacerdotale all’interno della compagnia di altre persone che sostengano e guidino e accompagnino nella preghiera e nel ministero sacerdotale. Non era cosi’ anche per sant’Agostino, prima ancora di diventare Vescovo? Si puo’ essere soli anche vivendo con altre persone, ma in una casa con 3 o 4 altri fratelli e’ piu’ difficile fuggire dalla realta’. Questa e’ la mia personale esperienza. Grazie.
dicembre 11th, 2008 at 12:20 pm
Penso in effetti che la solitudine dei preti sia un problema oggi non ancora risolto nella Chiesa. So che in alcune diocesi i vescovi suggeruiiscono ai sacerdoti di parrocchie vicine di abitare assieme. E come ha detto pranzini ci sono realtà sacerdotali che già attuano questa “furbizia”. Credo che sia opportuno andare in questa direzione, perché daz soli è più difficile e spesso non si resiste
dicembre 12th, 2008 at 11:07 am
ho avuto modo di conoscere don Albert da vicino,egli spesso nei fine settimana veniva nella mia parrocchia x aiutare il parroco nelle confessioni e nelle Messe,quindi avendo visto il suo amore x la Chiesa,x la liturgia e x la preghiera non credo che dietro la sua morte ci sia niente di misterioso..il mio parroco non avendolo visto(lo aspettava quel fine settimana)non lo ha nemmeno chiamato xchè varie volte non era venuto senza nemmeno avvertire,capite quindi che non c’è nulla di strano se nessuno se n’è accorto in convitto,il convitto non è un convento dove magari un superiore sa quando i religiosi si allontanano e x quanti giorni..bisogna stare attenti con i titoli ad effetto,la stampa laica ultimamente ci va a nozze con questi presunti “misteri”..
bella invece la discussione sulla solitudine dei sacerdoti,anche se credo che un sacerdote veramente indaffarato e pieno di iniziative pastorali non è mai solo..anzi,cercherebbe quasi momenti si solitudine x rilassarsi..
dicembre 12th, 2008 at 12:17 pm
per guglielmo: grazie della tua precisazione. è vero: la solitudine a volte può essere una terapia contro la frenesia del mondo. giusto.
dicembre 15th, 2008 at 7:51 pm
vorrei inoltre dire che tutta la mia parrocchia è veramente addolorata x la perdita di questo valido sacerdote,egli da molto lontano si era inserito appioeno nel tessuto parrocchiale,e tutti gli volevano molto bene..preghiamo il Padrone della messe..requiem aeternam dona eis Domine
dicembre 16th, 2008 at 12:28 am
E’ chiaro,che così come descritta,la morte di padre Albert lascia aperto un insieme di domande che non si possono esaurire semplicemente in un requiescat in pace.
Mi meraqviglia che altre notizie del gossip ecclesiastico abbiano avuto moltissimi interventi e che la morte di un povero prete passi nel silenzio e senza alcuna considerazione da parte di nessuno
tantomeno di chi una parola di pietà potrebbe averla per una morte così…squallida.
Da parte mia continuo a pregare il buon Dio perchè cessilo stillicidio di morti disperate e solitarie di tanti preti e di cui le cronache giornalistiche curiali si guardano bene di pubblicare notizie e relativi commenti.
dicembre 16th, 2008 at 7:46 pm
nessuno vuole esaurire la discussione..volevo solo dire che secondo me non c’è nulla di misterioso in questa morte..come in tutte le morti premature,forse solo che ci riamniamo + male.
se c’è come dici tu uno stillicidio di morti disperate e solitarie di preti non credo che la colpa è da imputare alle curie,oppure si vuole aprire il solito dibattito sula dare o meno la moglie ai sacerdoti???