Il Vaticano non vuole la depenalizzazione dell’aborto. E prepara un documento

In vista del prossimo 10 dicembre, sessantesimo anniversario della dichiarazione dei diritti umani, le differenti posizioni sono ormai uscite allo scoperto. Da una parte c’è la Francia che, come hanno detto recentemente il ministro degli esteri Bernard Kouchner e il segretario di Stato per i diritti umani Rama Yade, intende chiedere all’Onu (tramite una dichiarazione avanzata a nome di tutti paesi dell’Unione europea) di depenalizzare universalmente l’omosessualità. E, sempre dalla stessa parte, ci sono alcune organizzazioni pro-abortiste le quali, in occasione della storica data, intendono invece chiedere che l’aborto diventi un diritto universale. Si tratta di due richieste differenti accomunate però dal medesimo leit-motiv: i diritti umani vanno rivisti nel nome di nuove categorie fino a oggi non contemplate.
Dall’altra parte della barricata ci sono tanti paesi del mondo – e tra questi la Santa Sede – che, come ha spiegato ieri all’agenzia francofona I.Media monsignor Celestino Migliore, non ritengono le due richieste legittime. Per l’osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite che ieri ha espresso il punto di vista vaticano, è «barbarie» proporre che l’aborto diventi un diritto universale dell’Onu – «rappresenta l’introduzione del principio homo homini lupus, l’uomo diventa un lupo per i suoi simili», ha detto – e, insieme, seppure per la Chiesa gli omosessuali non debbano assolutamente essere discriminati, la richiesta della depenalizzazione dell’omosessualità avrebbe in sostanza scopi diversi da quelli dichiarati: con la scusa di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, si creerebbero semplicemente – sono parole di Migliore – «nuove e implacabili discriminazioni»: per esempio, «gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come matrimonio verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni».
Le parole di Migliore di ieri non fanno altro che riflettere il pensiero che il Vaticano ha fatto proprio da tempo sulle due proposte. Le quali, per la Santa Sede, mostrano la volontà portata avanti da parte da alcuni paesi e da certe lobby di riscrivere l’elenco dei diritti umani, di riformularli andando oltre la stessa dichiarazione universale. E la cosa non va bene perché rifletterebbe semplicemente le istanze di una cultura laicista e di parte.
Cosa succederà in sede Onu dopo il 10 dicembre non è dato saperlo. Nell’attesa però, c’è da registrare una risposta a freddo, ovvero tramite carta stampata, che il Vaticano si appresta a dare indirettamente a entrambe le proposte. Grazie, infatti, ai lavori della Commissione teologica internazionale riunita proprio in questi giorni in Vaticano nella Domus Sanctae Marthae (da ieri fino a venerdì prossimo), uscirà a breve un documento intitolato “Alla ricerca di un’etica universale”. Qui si combatterà quel relativismo etico secondo il quale tutto vale e tutto è lecito. Qui si daranno le categorie con le quali valutare quali siano e quali non siano quei diritti dell’uomo inalienabili e, dunque, da difendere contro tutto e tutti.
Si tratta di un documento voluto fortemente da Benedetto XVI il quale, ricevendo l’anno scorso proprio i membri della commissione, li aveva fortemente esortati a lavorare sul tema della legge naturale. Il Papa aveva stigmatizzato quel «relativismo etico» in cui «alcuni vedono addirittura una delle condizioni principali della democrazia, perché il relativismo garantirebbe la tolleranza e il rispetto reciproco delle persone». E «quando sono in gioco i diritti fondamentali dell’uomo, nessuna legge fatta dagli uomini può sovvertire la norma scritta dal Creatore nel cuore dell’uomo, senza che la società stessa venga drammaticamente colpita in ciò che costituisce la sua base irrinunciabile». La «legge naturale» insomma è, per il Papa, «la vera garanzia offerta ad ognuno per vivere libero e rispettato nella sua dignità, e difeso da ogni manipolazione ideologica e da ogni arbitrio e sopruso del più forte».

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  1. bruno volpe ha scritto il 3 dicembre 2008 alle 10:27 am:

    Caro amici e caro Rodari per un contributo alla discussione segnalo su http://www.pontifex.roma.it intervista prof Franco Bruno sulla omosessualit grazie bv


  2. stefano ceccanti ha scritto il 3 dicembre 2008 alle 10:54 am:

    Mi sembra che si debba distinguere con attenzione. In termini di giudizio di fatto dire che l’aborto entro certi limiti è depenalizzato significa solo che lo Stato rinuncia a punire non che è un diritto. Lo Stato lo ritiene un male (e un male non è un diritto), ma in alcuni casi ritiene di non combatterlo con la nroma penale ma soprattutto sul terreno della prevenzione. Qui c’è il rischio di una doppia e opposta confusione in termini di giudizi di valore sia da parte di chivorrebbe passare dall’idea di una tolleranza verso il male all’idea di un diritto, sia da parte di chi identifica la ltta al male con l’arma del diritto penale. Quanto all’omosessualità mi sembra che le posizioni sin qui espresse facciano capire abbastanza bene ciò che la Chiesa non vuole in termini di riconoscimento pubblico, ma rischia di non essere capito il rifiuro delle discrminazioni a danno delle persone omosessuali che era chiaro ed esplicito nel documento su “la cura pastorale delle persone omosessuali”. Anche qui bisogna stare attenti anche perché c’è un paradosso: la sovrapposizione consistente tra i paesi che condannano le persone omosessuali come tali e i paesi che condannano l’apostasia dala religione di Stato, spesso a danno delle conversioni verso il cristianesimo. Non perdiamo il senso dele distinzioni e delle sfumature che nel diritto sono quasi tutto.


  3. Grozio ha scritto il 3 dicembre 2008 alle 10:55 am:

    Credo che il tema sia esattamente il richiamo ai principi di diritti naturale. Principi che giacciono nel cuore degli uomini e che sono da tutti condivisibili prescindendo dal credo. Storicamente il diritto alla vita, alla libertà ed alla proprietà rappresentano il nucleo minimo del diritto naturale. Per citare John Locke:”…per quanto sia uno stato di libertà, questo non è uno stato di licenza. Benché sia incondizionatamente libero in questo stato di disporre della sua persona e dei suoi beni, l’uomo non è libero di distruggere se stesso o altra creatura umana…lo stato naturale è governato da una legge di natura che è per tutti vincolante, e questa insegna a chiunque che nessun uomo deve ledere gli altri nella vita, nella salute, nella libertà o negli averi…”.


  4. Alessandro Canelli ha scritto il 3 dicembre 2008 alle 8:12 pm:

    Sono d’accordo nella lettera con Ceccanti, ma, per rimanere in campo aborto, ormai è nei fatti la deriva eugenetica, soprattutto grazie al cosiddetto aborto terapeutico. E a constatarlo sono proprio testate come il New York Times ed il Guardian. Qui sotto i link ai due articoli in questione:
    http://channelman.wordpress.com/2008/11/29/nyt-diagnosi-prenatale-e-diversita/
    http://channelman.wordpress.com/2008/11/24/indegni-loro-o-indegna-la-societa/
    Il segnale dato è stato esattamente l’opposto di quello che erano le intenzioni letterali della legge.
    Quindi anche nella politica italiana è ora di riaffermare una politica di prevenzione, e spostare il dito dietro cui la politica si sta nascondendo. Ma quello che si vede è solo uno sforzo per rendere sempre più invisibile e indiscusso l’aborto. Andiamo a parlare di volontari nei consultori e vediamo che, come in Emilia Romagna, si alzano barriere dogmatiche insormontabili.
    E poi, una dichiarazione ONU a favore dei disabili che ne contempli l’eliminazione preventiva è quantomeno grottesca.


  5. Alessandro Canelli ha scritto il 3 dicembre 2008 alle 8:40 pm:

    Mi si passi un parallelo paradossale: per i disabili si parla di eutanasia e aborto terapeutico, mentre nessuno si sogna ovviamente di parlare di suicidio assistito per sopperire al disagio di un omosessuale. Anzi si fa di tutto per curvare la realtà a suo favore.
    Si vuole dire allora che il disagio del disabile e dei suoi familiari è meno degno di tutela in quanto meno sfruttabile commercialmente? Meglio un consumatore in più che una barriera architettonica in meno?


  6. aelred ha scritto il 7 dicembre 2008 alle 1:50 pm:

    Ma qualcuno ha letto la proposta europea, presentata dalla Francia, per depenalizzare l’omosessualità?

    Non si parla né si accenna – neppure lontanamente – alle unioni fra gay o altri diritti civili.
    Si parla di diritti umani. E che la chiesa si opponga a questo è quantomeno grottesco.
    oppure è logico, decidete voi