Fu all’incirca un anno dopo l’elezione al soglio di Pietro che Joseph Ratzinger diede un segnale importante ai palati più fine d’oltre Tevere quanto a musica liturgica. A sorpresa – era il 24 giugno 2006 – Benedetto XVI chiamò a dirigere un concerto nella Cappella Sistina monsignor Domenico Bartolucci, ovvero colui che, fino al “golpe” del ’97, era direttore “perpetuo” (e cioè a vita) dell’omonimo coro polifonico incaricato di accompagnare musicalmente le liturgie papali.
Nel 1997, l’allora maestro delle cerimonie papali, monsignor Piero Marini, riuscì a inserire al posto di Bartolucci il più giovane Giuseppe Liberto. L’avvicendamento fece epoca: la polifonia e il canto gregoriano scomparsero dalle cerimonie papali, in onore della messa in pratica di quella riforma del post Concilio Vaticano II che, quanto a liturgia, si è spesso caratterizzata come intra-mondana.
Nel concerto del 2006 c’è chi vi lesse l’intenzione del Pontefice non tanto di ridare a Bartolucci ciò che gli era stato tolto, quanto, in scia a quella “riforma nella riforma” tante volte auspicata da Ratzinger, di restituire alla Sistina il prestigio di secoli di musica liturgica che niente hanno mai avuto a che vedere con quella più “popolare” proposta da Liberto. E, insieme, il segnale che presto Liberto sarebbe stato promosso vescovo e, dunque, dirottato su altri lidi.
E, invece, niente. Almeno fino a oggi. Anche se, con le celebrazioni natalizie di quest’anno, un altro segnale è stato dato, tanto che non è escluso che, con la prossima quaresima, Liberto divenga vescovo in una qualche diocesi italiana e al suo posto arrivi un maestro più affine alla sensibilità musicale del Pontefice.
Il segnale è arrivato nelle celebrazioni natalizie di quest’anno. Per la prima volta, su indicazione dell’ufficio delle cerimonie liturgiche diretto dal successore di Piero Marini, ovvero Guido Marini, ogni celebrazione è stata preceduta da qualche minuto di ascolto di musica e letture, sì da «disporre l’animo dei fedeli al clima di preghiera e di raccoglimento». Un segnale importante che potrebbe comportare anche il ritorno dell’uso dell’organo prima e durante le cerimonie papali.
Al posto di Liberto si dice arrivi colui che viene visto come l’unico possibile erede: il catalano monsignor Valentìn Miserachs Grau, presidente del Pontificio istituto di musica sacra. A suo favore parla il fatto di avere la medesima sensibilità musicale di Ratzinger. A suo sfavore l’essersi troppo contrapposto a Liberto in questi anni. Spesso Benedetto XVI, tra due contendenti, ne sceglie un terzo, che sia possibilmente lontano dalle beghe di palazzo.
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