L’ultima trovata di don Gallo: calendario trans per Natale
nov 15, 2008 IL RIFORMISTA (OLD)
C’è chi nella curia genovese diretta dal cardinale Angelo Bagnasco – la curia che fu dell’indimenticato cardinale Giuseppe Siri, ritenuto tra i più conservatori dei porporati del secolo scorso, animo nobile, fierezza liturgica, senso della Chiesa e del cosiddetto popolo di Dio – ritiene che questa volta sia troppo. Che il limite sia stato superato. Che è ora di dire a don Andrea Gallo e alle sue derive stile liberal, che la deve finire. Basta, insomma. Ma, c’è da scommetterci, don Gallo non la finirà e continuerà per la sua strada.
L’argine del consentito e del lecito (magistero della Chiesa alla mano) il prete no-global don Gallo l’ha superato per l’ennesima volta in vista del prossimo Natale. E a questo giro l’ha fatto in modo clamoroso. Al posto di strenne natalizie diciamo normali, al posto delle statuine per il presepio o di immaginette raffiguranti Gesù Bambino, questi venderà il Calendario “Princese-Le Muse del Poeta”. In sostanza dodici scatti in cui posano alcuni transessuali genovesi. C’è Ursula con le tette di fuori. C’è Valentina inginocchiata sul letto. C’è Ulla che non si può dire che faccia abbia. C’è Alessia che ammicca e Sara che si tocca le parti intime. E poi ci sono Anna e Pamela che ridono mezze nude sguaiatamente. E, ancora, ecco Rossela pensosa, Sandra vogliosa, Claudia, Veronica e Genny che ve le raccomando. Dodici straordinarie e davvero imperdibili foto: una per ogni mese dell’anno.
La scusa è sempre la solita: i transessuali hanno diritto di cittadinanza come tutti (e ci mancherebbe). E, allora, siccome il Comune di Genova li vuole cacciare dai bassi del ghetto dove vivono e si prostituiscono (per un minimo di decoro, mica per altro), ecco che don Gallo va in loro soccorso e promuove la realizzazione del calendario in vista delle festività del Natale. Promuove la realizzazione, don Gallo, e ne incassa i proventi per la sua comunità San Benedetto la quale, manco a dirlo, si occupa di accogliere «tutti coloro che si trovano in situazione di disagio, con particolare attenzione al mondo della tossicodipendenza da sostanze illegali, da alcool e del disagio psichico». Insomma, cosa si vuole di più? I trans hanno diritto di prostituirsi, no? Don Gallo è un prete e, dunque, deve aiutare le pecorelle smarrite in difficoltà, o no? Oltretutto i proventi vanno per un’opera pia. Cosa volete di più?
La curia vorrebbe molto di più, davvero, ma pare che arginare don Gallo sia impresa titanica. E così, fuori dalla sua parrocchia, magari al termine della Messa della notte di Natale, don Gallo distribuirà a grandi e piccini (perché ai piccini no? È per un’opera di bene) il calendario trans.
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Intervista a Rino Fisichella su Eluana: «I giudici sono degli arroganti. Hanno legalizzato l’eutanasia. Complimenti»
nov 14, 2008 IL RIFORMISTA (OLD)
«Se incontrassi oggi Beppino Englaro gli direi che provo compassione per lui. Ma gli direi anche, con tutta la fermezza possibile, che non condivido affatto la posizione da lui tenuta fino a oggi con Eluana. Non condivido la scelta di portare sua figlia alla morte. Condivido, invece, le sofferenze di quegli altri duemila genitori che si trovano nella sua stessa situazione e che, a differenza sua, nonostante la fatica e il dolore, continuano a lottare. Bisogna dirle queste cose. Perché altrimenti si crede che la situazione della famiglia Englaro sia un unicum. Non è così».
Sono trascorsi pochi minuti dalla sentenza della Cassazione che ieri ha respinto il ricorso della Procura di Milano sul caso Eluana Englaro, aprendo la strada perché l’alimentazione e l’idratazione che tengono in vita Eluana possano essere legalmente sospese: la Suprema corte ha accolto la richiesta del procuratore generale che chiedeva l’inammissibilità del ricorso della Procura del capoluogo lombardo contro la Corte d’appello di Milano che aveva concesso lo stop all’alimentazione di Eluana, in coma irreversibile da quasi diciassette anni. Col Riformista è monsignor Rino Fisichella a dire la sua. È presidente della Pontificia accademia per la vita e, dunque, è la persona più competente in merito in Vaticano.
Eccellenza, è caduto l’ultimo ostacolo per l’interruzione delle cure alla Englaro. Come commenta?
«Sono sgomento. Non ho altre parole».
C’è chi ritiene la sentenza legittima.
«Nessuno può permettersi di gioire. Se qualcuno gioisce io non posso fare altro che provare compassione per lui».
Per chi voleva la sentenza però quella di ieri è una vittoria.
«È una sconfitta per tutti. Altro che vittoria. Una grande sconfitta per il diritto, perché non si comprende davvero come sia possibile che un giudice possa sentenziare arrivando a dire che lo stato vegetativo di una persona è irreversibile. Come si fa a dire che lo stato vegetativo di una persona è irreversibile? Su quali basi lo si dice? Eluana è una ragazza che vive, respira autonomamente, si sveglia e si addormenta, ha una sua vita. Cosa ne sanno i giudici di ciò che sente e prova una persona in stato vegetativo? Non hanno la competenza per fare e dire nulla in merito. E nemmeno ce l’hanno le persone che i giudici hanno interpellato: a queste credo manchino le basi scientifiche per esprimersi».
Cosa direbbe ai giudici?
«Niente. Sono degli arroganti. Hanno legalizzato l’eutanasia. Complimenti».
Secondo lei non ha vinto la libertà?
«No. Perché se la libertà è stabilire che si può dare la morte togliendo il nutrimento e l’acqua a una persona, allora non capisco che tipo di libertà sia. Oltretutto non si rispettano i tempi che il Parlamento si era dato per intervenire laddove c’è un vuoto legislativo. La Costituzione italiana, il Codice civile e il Codice penale non contemplano questo tipo di azioni. Il diritto è per difendere la vita, non per dare la morte».
È, dunque, sempre convinto che vi sia bisogno di una legge?
«Più che convinto. Non solo una legge è necessaria ma è anche urgente. Affinché non si ripropongano situazioni simili».
Per la famiglia di Eluana prova solo compassione?
«Oggi il mio rispetto va principalmente a chi si vede tolta ingiustamente la vita. Certo, rispetto anche la famiglia di Eluana e il suo dolore, ma non posso in nessun modo condividere ciò che stanno facendo. E occorre che questa cosa venga detta e scritta. Per quanto mi concerne tutto quello che sta succedendo è grave dal punto di vista etico e morale. Forse c’è chi potrà trovare delle giustificazioni nei cavilli procedurali e nelle interpretazioni del linguaggio. Nella sostanza, però, rimane un fatto del tutto grave ed estraneo alla cultura del popolo italiano, un fatto di una gravità assoluta perché qui siamo davanti a un vero e proprio attentato alla vita».
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Eluana deve morire. È in coma «irreversibile». Ma va?
nov 13, 2008 PALAZZOAPOSTOLICO.IT
Secondo i giudici di Milano Eluana Englaro può morire perché è in coma «irreversibile». Davvero? Su quali basi scientifiche si può dire che lo stato in cui si trova Eluana è «irreversibile»? Dovrebbero spiegarcelo questi giudici.
La verità è un’altra: Eluana mangia e beve. Dorme. Si sveglia. Prova emozioni come tutti. Insomma vive. Eppure, secondo i giudici, il suo stato comatoso rimane «irreversibile» e per questo deve morire. Ripeto: deve morire. O meglio, deve essere uccisa.
Il diritto italiano non prevede nulla di tutto ciò, ma per loro Eluana deve morire comunque. Punto. Complimenti.
Esclusivo. Non esce a dicembre l’enciclica “sociale”. Il testo è troppo superficiale sull’attuale tempesta finanziaria
nov 13, 2008 PALAZZOAPOSTOLICO.IT
Da attendibili e fidate fonti vaticane vengo a sapere quest’oggi che l’attesissima enciclica sociale che in molti, compreso il cardinale Renato Raffaele Martino, avevano pronosticato in uscita a dicembre, è stata pro tempore parcheggiata.
Il testo, infatti, non tiene conto nel dovuto modo dell’attuale tempesta finanziaria. Sicuramente, quindi, non uscirà nel 2008 e difficilmente vedrà la luce nei primi mesi del 2009.
Obama chiama il Papa. Ma le staminali non c’entrano (ancora)
nov 13, 2008 IL RIFORMISTA (OLD)
L’altro ieri era stato il direttore dell’Economist John Micklethwait a dire, intervenendo a un convegno organizzato alla London School of Economics and Political Science, che se lavorasse nello staff di Barack Obama suggerirebbe al presidente eletto degli Stati Uniti di avere ben presenti nella propria azione politica le posizioni della Chiesa cattolica e magari, vista l’aria che tirava dopo le dichiarazioni del cardinale Javier Lozano Barragan sulla ricerca sulle cellule staminali embrionali, e viste anche le parole preoccupate pronunciate sull’aborto a Baltimora dai vescovi statunitensi riuniti in plenaria, di chiamare Benedetto XVI.
Un suggerimento che mentre Micklethwait parlava già era stato recepito dallo staff di Obama, almeno stando a quanto hanno riferito ieri fonti dell’entourage del neo presidente poi confermate dal direttore della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi. Obama, infatti, proprio martedì sera, qualche ora dopo le polemiche scoppiate a seguito delle dichiarazioni di Barragan, ha avuto una conversazione telefonica col Pontefice. Pare una telefonata breve, e nella quale, stando a quanto ha detto in merito padre Lombardi, i due «non hanno fatto alcun accenno alla polemica sulle cellule staminali». Obama avrebbe voluto semplicemente ringraziare Benedetto XVI per il telegramma di auguri inviatogli immediatamente dopo l’elezione. Una versione confermata anche dallo stesso entourage di Obama secondo cui la telefonata al Papa non è stata altro che routine. In questi giorni, infatti, il presidente eletto sta chiamando diversi leader: sempre martedì avrebbe sentito il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, il primo ministro indiano Manmohan Singh, il re di Giordania Abdallah II e il presidente del Kenya Mwai Kibaki.
Ma c’è di più. Secondo fonti vaticane pare che martedì sera Obama non solo non abbia accennato col Pontefice delle polemiche sulle staminali, ma addirittura pare abbia alzato la cornetta totalmente ignaro delle stesse polemiche. Una notizia credibile se si tiene conto che, in fondo, Barragan ha espresso opinioni generali sulla ricerca sulle cellule staminali embrionali e che le sue parole non sono state una dichiarazione ufficiale della Santa Sede.
Resta comunque il fatto che, ventiquattro ore dopo la telefonata (e cioè ieri), la notizia sia stata data in pasto ai media statunitensi direttamente dagli uomini di Obama. A significare che, in qualche modo, c’è chi nell’entourage del presidente sente il consenso della Santa Sede non come una cosa secondaria. Soprattutto dopo che, a pochi giorni dall’elezione, sono stati diversi esponenti dell’episcopato statunitense a mostrare preoccupazione per le promesse avanzate da Obama durante la campagna elettorale intorno al Freedom of Choice Act, la legge sull’aborto, e allo sblocco della ricerca sulle cellule staminali embrionali.
George W. Bush ha lavorato parecchio, soprattutto dopo l’ultimo attacco in Iraq, per mantenere buone relazioni con la Santa Sede. E ci è riuscito. Molto hanno giovato le sue posizioni intorno alla vita in linea col pensiero di Benedetto XVI. Con Obama potrebbe verificarsi il contrario. Sulla politica estera ci potrebbero essere (ma la cosa è tutta da verificare) maggiori sintonie con la Santa Sede, mentre le maggiori divergenze dovrebbero uscire a riguardo delle politiche intorno alla vita. Su queste Obama durante la campagna elettorale è stato chiaro e le sue posizioni sono note oltre il Tevere come divergenti con l’insegnamento della Chiesa.
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Obama telefona al Papa (si affrettano a dire fonti dello staff del neo presidente degli Usa)
nov 12, 2008 PALAZZOAPOSTOLICO.IT
Barack Obama ieri ha telefonato a Benedetto XVI.
L’ha confermato oggi padre Federico Lombardi.
La notizia è uscita da fonti dello staff di Obama a Chicago che hanno spiegato come il presidente degli Stati Uniti abbia chiamato in scia alle varie telefonate fatte ai vari leader del mondo per ringraziare per le congratulazioni ricevute per l’elezione.
A me, tuttavia, che la telefonata sia stata fatta proprio ieri – proprio mentre le agenzie di tutto il mondo rilanciavano le parole del cardinale Barragan sulla ricerca sulle cellule staminali embrionali – fa pensare. Credo a padre Federico Lombardi quando dice che i due non hanno parlato della vicenda Barragan. Ma penso che siccome la notizia della telefonata è uscita dallo staff di Obama, questi, ieri, si erano parecchio spaventati…
Obama “Zapatero nero”?. Forse è troppo. Ma intanto l’arcivescovo di San Francisco interviene sull’aborto. Il cardinale Barragan dice la sua sulla ricerca sulle staminali embrionali. Gian Maria Vian butta acqua sul fuoco, mentre i vescovi Usa a Baltimora scelgono un segretario afro-americano
nov 12, 2008 IL RIFORMISTA (OLD)
Il timore di uno “ Zapatero americano” è in qualche modo presente in Vaticano dove si osservano le prime mosse del successore dell’“amico” George W. Bush, ovvero Barack Obama, e si riflette in vista dei suoi primi possibili provvedimenti. La linea, oltre il Tevere, la danno innanzitutto i vescovi americani riuniti in plenaria a Baltimora. Anche se ieri, in singolare concomitanza con l’arrivo di un presidente di colore alla Casa Bianca, hanno voluto eleggere come segretario della Usccb, appunto la conferenza episcopale degli Stati Uniti, un vescovo afro-americano – monsignor George Murry di Youngstown: l’unico precedente di un vescovo afro-americano in posti di comando della Usccb è la nomina di Wilton Gregory a presidente dal 2001 al 2004 -, restano le parole pronunciate l’altro ieri dal cardinale Francis George (presidente della conferenza) a testimoniare una certa preoccupazione sui prossimi anni di governo Obama per quanto riguarda le sue posizioni sui temi etici. E restano, soprattutto, le parole che, questa volta ieri, ha voluto dire a Baltimora l’arcivescovo di San Francisco George Niederauer. Secondo lui, dopo l’elezione di Obama, occorre esprimersi «early and often», presto e più volte, contro il Freedom of Choice Act, la legge sull’aborto che il presidente eletto degli Usa potrebbe in futuro varare. Anche perché – ha detto Niederauer – il rischio è che la vittoria di Obama venga interpretata «come la volontà del popolo di sostenere il Freedom of Choice Act».
Il “no” a qualsiasi politica abortista dell’episcopato statunitense è stato netto e significativo, dunque, come netto è stato, sempre ieri, il “no” del “ministro” della Salute della Santa Sede, il cardinale Javier Lozano Barragan, circa il possibile futuro sblocco di Obama delle misure adottate da Bush nel campo della ricerca sulle staminali embrionali. Barragan ha parlato presentando il prossimo convegno internazionale “La pastorale nella cura dei bambini malati” (13 – 15 novembre) e, rispondendo a una domanda di un giornalista del Washington Post, ha detto: «Anche gli scienziati dicono che le staminali embrionali non servono a nulla, non sono mai state ottenute guarigioni», mentre «quelle che hanno valenze positive sono quelle del cordone ombelicale o le staminali adulte». E ancora: «Mai una persona può essere un mezzo per far vivere un altro». Insomma, secondo il porporato la regola è che «ciò che costruisce l’uomo è buono, ciò che lo distrugge è cattivo». Per questo «non è un’azione eticamente valida» quella che «distrugge» qualcuno per far vivere un altro. Come non è eticamente corretta la decisione presa dai «legislatori di un paese europeo» che «il 25 marzo scorso hanno proposto l’ampliamento della legge sull’eutanasia ai bambini malati terminali». Esiste una «mentalità maltusiana – ha concluso – non per controllare la democrazia, ma per eliminare la nascita soprattutto nei paesi poveri».
Benedetto XVI e la seconda sezione della segreteria di Stato vaticana che cura i rapporti con gli Stati per il momento aspettano l’evolversi della situazione. Ancora i due rappresentanti vaticani negli Stati Uniti, l’arcivescovo Celestino Migliore (osservatore vaticano alle Nazioni Unite) e l’arcivescovo Piero Sambi (nunzio apostolico per gli Stati Uniti d’America), non hanno avuto modo di aggiungere granché a quanto la Santa Sede già sa di Obama. Come poco ha potuto dire la ascoltatissima ambasciatrice Usa presso la Santa Sede Mary Ann Glendon. Anche perché, si dice oltre il Tevere, un conto sono le dichiarazioni elettorali, un altro sono poi le politiche che effettivamente si mettono in campo. Queste, insomma, sono ancora tutte di là da venire.
E a dispetto di quanto le dichiarazioni di Barragan lasciano supporre, a mostrarsi prudente è al Riformista il direttore dell’Osservatore Romano Gian Maria Vian: «Vorrei ricordare – dice – che il cardinale Barragan ha semplicemente esposto il punto di vista della Santa Sede sulla ricerca delle cellule staminali embrionali. Ha, insomma, parlato in generale senza riferirsi direttamente a Barack Obama. Quanto al presidente eletto degli Stati Uniti, mi sembra che la posizione del Vaticano sia di attenzione e fiducia. È comunque troppo presto per fare valutazioni. E, a oggi, i rapporti tra Santa Sede e Washington sono eccellenti. Inoltre vorrei sottolineare l’importante discorso che ha fatto l’altro ieri il cardinale Francis George aprendo la plenaria dei vescovi a Baltimora. L’abbiamo riportato quasi integralmente anche sull’Osservatore di oggi. George ha esaltato il risultato dell’elezione e ha espresso apprezzamento. Anche lui l’ha definita un’elezione storica. Certo, ha poi espresso con grande chiarezza la posizione della Chiesa sui temi etici, in particolare sull’aborto. Ma l’attesa fiduciosa per quanto farà resta».
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Aborto e vescovo gay. I dubbi della Chiesa su Obama presidente
nov 11, 2008 IL RIFORMISTA (OLD)
La plenaria dei vescovi statunitensi in corso da ieri (fino a giovedì) al Marriott Waterfront Hotel di Baltimora avviene per volti versi nel momento opportuno. Il tempo, infatti, è propizio affinché l’episcopato d’oltre Atlantico possa riflettere sull’elezione di Barack Obama e soprattutto esprimersi circa le posizione pro-choice sull’aborto del nuovo presidente. In parte, l’ha già cominciato a fare ieri mattina il cardinale arcivescovo di Chicago e presidente della conferenza episcopale Francis George quando, aprendo i lavori della plenaria, si è congratulato con Obama per la vittoria ma, nello stesso tempo, ha ricordato tra gli applausi dei presuli come il “no” all’aborto sia uno dei pilastri dell’insegnamento cattolico. E, in effetti, è innanzitutto sulle posizione abortiste di Obama – sullo sfondo incombe la firma del Freedom of Choice Act, la legge sull’aborto che permetterà a tutte le donne di abortire in ogni momento della gravidanza, in qualsiasi Stato e a ogni età, anche al di sotto dei 18 anni – che i vescovi intendono discutere a Baltimora. L’ha confermato venerdì scorso anche la portavoce dei vescovi Mary Ann Walsh quando ha detto che «la conferenza espiscopale statunitense si ritroverà per discutere di vari temi, tra questi l’aborto e le future politiche in merito».
Ma c’è di più. Pare che sul tavolo della conferenza episcopale presieduta da circa un anno dal cardinale George vi sia anche il “dossier Virtueonline”. Molto, infatti, ha fatto discutere i vescovi la notizia apparsa su quella che è la voce dell’ortodossia anglicana – Virtueonlione, appunto, ripreso in merito anche dal Times – secondo la quale, durante la recente campagna elettorale, Obama ha incontrato per ben tre volte monsignor Gene Robinson, il primo vescovo episcopaliano dichiaratamente gay che tanto aveva fatto discutere di sé anche la scorsa estate nell’incontro di Lambeth della Chiesa anglicana: a motivo delle sue posizioni liberal non era stato ammesso all’assise. Proprio a lui Obama, nonostante esprimendosi successivamente sui referendum in California, Arizona e Florida non abbia dimostrato di voler fare molto in merito, ha assicurato che, una volta approdato alla Casa Bianca, avrebbe appoggiato appieno le battaglie in favore dei diritti delle coppie omosessuali. È vero, Obama ci ha sempre tenuto a separare diritti in favore delle coppie gay (su questi il neo presidente è d’accordo) e legalizzazione dei matrimoni gay (su questi si è sempre mostrato più freddo) – e in questo senso la posizione tenuta durante i recenti referendum non contraddice più di tanto con quanto egli ha promesso a Robinson – ma la notizia del triplice incontro non è stata comunque recepita bene dalla gerarchia ecclesiastica tanto che anche di questo a Baltimora i vescovi vogliono discutere. Tra l’altro, seppure è vero che oltre il cinquanta per cento di coloro che si dichiarano cattolici ha votato per Obama, pare sia altrettanto vero che la maggior parte di questi, avendo bocciato in California, Arizona e Florida i referendum, non ha preso bene, a poche ore dal voto, la notizia del triplice incontro e delle conseguenti promesse.
È principalmente sui temi cosiddetti etici che l’amministrazione Obama rischia il frontale con la Chiesa cattolica statunitense, fedeli inclusi. E anche con la diplomazia vaticana la quale, per il momento, sta alla finestra e proprio dal cardinale George attende notizie dettagliate sul nuovo corso alla Casa Bianca.
A preoccupare ci sono anche le decisioni che Obama è chiamato a prendere intorno alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. Infatti, secondo quanto hanno annunciato i più stretti collaboratori del neo presidente, Washington si starebbe apprestando a dare di nuovo il via libera – dopo i limiti imposti da Bush – ai fondi federali per la ricerca sulle cellule staminali embrionali.
A ben vedere, dunque, i timori dei vescovi sono giustificati. Anche perché risulta parecchio difficile che su questi temi la figura del cattolico Joe Biden possa rassicurarli. Biden, infatti, nei mesi scorsi, ha dovuto subire dure invettive da parte dei presuli di Madison, Robert C. Morlino, e di Denver, Charles J. Caput, proprio a motivo delle sue prese di posizione controverse sull’aborto. Tanto che, di qui in avanti, la strategia dei vescovi statunitensi pare sia quella di affidarsi alle proprie risorse, cominciando a prevenire il nuovo corso obamiano in merito alle tematiche cosiddette eticamente sensibili (aborto, unioni gay, ricerca sulle cellule staminale embrionali) mettendo innanzitutto in campo una campagna preventiva di informazione culturale incentrata attorno al valore unico della vita umana.
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Non avrei votato Obama. Lui è il cambiamento? Ma per favore
nov 6, 2008 PALAZZOAPOSTOLICO.IT
Visto che Grozio, due post qui sotto, ha detto la sua, anche io voglio dirvi la mia.
Mai e poi mai avrei votato Obama. Certo, c’era bisogno di cambiamento. Ma, secondo me, il cambiamento sarebbe stato McCain. Non Obama.
Che razza di cambiamento è uno che promette che entro i primi 100 giorni di mandato avrebbe firmato il Freedom of Choice Act, la legge sull’aborto?
Essa permetterà a tutte le donne di abortire in ogni momento della gravidanza, in qualsiasi Stato e a ogni età, anche al di sotto dei 18 anni.
Inoltre, verrebbe tolta la legge sull’aborto a nascita parziale, che definisce un reato partorire un bambino vivo e ucciderlo alla nascita e la possibilità ai medici di appellarsi all’“obiezione di coscienza” per rifiutarsi di eseguire aborti.
È questo il cambiamento di cui tutti sentivano la necessità? Ma per favore.
Paolo Rodari



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