Il Papa scrive a Pera ma sul dialogo interreligioso non cambia linea
25 novembre 2008 -
Sta facendo molto discutere la lettera che Benedetto XVI ha scritto a Marcello Pera (pubblicata integralmente domenica dal Corriere della Sera) e che fa da prefazione al suo nuovo libro Perché dobbiamo dirci cristiani.
Sta facendo discutere perché Benedetto XVI da una parte sostiene l’impossibilità di mettere in campo un pieno dialogo interreligioso, dall’altra rilancia la necessità di un dialogo tra le culture. Ieri, anche il New York Times ne ha parlato perché sembra ai più che l’intento del Pontefice sia quello di sconfessare quel dialogo interreligioso del quale anche la Santa Sede si fa portatrice nel mondo attraverso un pontificio consiglio a esso interamente dedicato.
Secondo me, invece, le parole del Papa vanno in scia proprio a quanto il pontificio consiglio per il dialogo interreligioso sta facendo. E in scia all’idea di dialogo propria del cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del pontificio consiglio. Questi, incontrando i 138 musulmani estensori della famosa lettera al Papa e ad altri leader cristiani, ha insitito molto non tanto sugli aspetti teologici del dialogo, bensì sulle tematiche più concrete, tematiche che sovente sono trattate in modo troppo eterogeneo all’interno delle diverse comunità musulmane.
Insomma le parole che il Papa ha scritto a Pera non fanno altro che confermare come per il Papa, ciò che conta nella messa in campo del dialogo interreligioso – e soprattutto del dialogo con l’islam – siano le cose pratiche prima che teologiche: oggi soprattutto i comandamenti della legge naturale, la necessità di non usare il nome di Dio per compiere violenze, la questione del riconoscimento della parità tra uomo e donna e il tema della libertà religiosa. Quindi il dialogo interreligioso non è sconfessato, semplicemente deve essere “usato” partendo dal basso.
LASCIA UN COMMENTO... SEGNALA...










La lettera del Papa non l’ho letta, direi che il blob dei titoli dei giornali e le puntualizzazioni via blog di qualche insigne e apprezzato vaticanista mi fanno capire che gli effetti immediati del messaggio – un tantino raggelanti – non fanno premio sul suo reale contenuto.
Del resto, chi si preoccupa di ri-educare lavora sulla gittata lunga, non si preoccupa tanto del clima del momento.
L’azione del card. Tauran è sicuramente in piena consonanza con il Papa, e sarebbe pazzesco pensare il contrario.
Anzi, il Papa ha notevolmente rafforzato (specie dopo Ratisbona) gli sforzi dedicati al dialogo con le altre religioni, nell’accezione sopra descritta da Paolo.
Ciao Paolo, condivido solo in parte. Il problema mi sembra più serio.
Puoi vedere il mio post in proposito su http://giuseppesbardella.blogspot.com e se vuoi puoi lasciare un commento. Ciao