Tremonti, il ministro di Dio
20 novembre 2008 -
Un vecchio testo dell’allora cardinale Joseph Ratzinger pubblicato nel 1985 sulla rivista conservatrice cattolica Communio, Church and Economy in Dialogue. Lo ha citato ieri il ministro dell’economia Giulio Tremonti inaugurando l’anno accademico dell’Università Cattolica a Milano. «Un laico ratzingeriano». Così al Riformista Francesco Cossiga dice che definirebbe oggi Giulio Tremonti. «Un uomo sinceramente affascinato dal pensiero del Papa. Affascinato dal concetto di laicità positiva esposta da Benedetto XVI in Francia: la religione è una risorsa per la società, non un freno». Una definizione, quella di Cossiga, non smentita oltre il Tevere. Qui si dice che la svolta filo ratzingeriana del ministro dell’economia sia sincera. Non si tratterebbe, banalmente, del tentativo di mostrarsi vicino ai princìpi cattolici in vista di una possibile successione a Silvio Berlusconi. In ballo ci sarebbe più che altro una sua personale convinzione: la visione di Ratzinger sulla società – economia inclusa – è la più corretta per l’oggi. Con dei princìpi morali a cui riferirsi, infatti, si governa meglio. La religiosità, se sinceramente vissuta, spinge a fare bene, in politica come in economia. È come una fonte d’ispirazione che porta a intraprendere, a non cedere il passo a quella passività di stampo marxista che frutti amari ha portato nel mondo.
Tremonti ha incontrato Benedetto XVI soltanto due volte: fugacemente due estati fa a Lorenzago di Cadore. Poi, con maggiore calma la scorsa estate, assieme a Cossiga, in una sala dell’arcivescovado di Bressanone, una domenica dopo la recita dell’Angelus. E il fastidio con cui Tremonti ha risposto alla ricostruzione di Francesco Verderami che sul “Corriere della Sera” di domenica scorsa parlava di diversi colloqui riservati tra lui il Papa risiederebbe proprio qui: non è vero che gli incontri siano stati molteplici.
Tremonti ha avuto una sola volta la possibilità di colloquiare con Ratzinger. E il suo interessamento per il Pontefice non avrebbe secondi fini, ma muoverebbe da una sua personale convinzione maturata dopo aver letto con attenzione i suoi scritti e aver ascoltato i suoi discorsi.
Ieri, nella prolusione tenuta alla Cattolica, Tremonti ha citato come profetico in materia economica il testo di Ratzinger del 1985, Church and Economy in Dialogue. L’economia, sostiene Ratzinger, non può essere scissa dall’etica. Il rischio è il collasso del sistema, arrivato vent’anni dopo. Chi ha suggerito il testo a Tremonti? In Vaticano non lo sanno. Pare sia stato lo stesso Tremonti a rintracciarlo.
A conti fatti, la svolta ratzingeriana del «socialista scandinavo» Tremonti – è anche questa una definizione di Cossiga – colpisce. I prodromi c’erano già nel libro “La paura e la speranza”. È stato a partire da questo libro che alla Cattolica hanno pensato di invitare Tremonti all’inaugurazione. Poi venne il Meeting di Rimini di Cl, lo scorso agosto. Fu qui la prima volta in cui Tremonti dichiarò di essersi convertito alla triade Dio, patria e famiglia. «È la mia ideologia», disse poi a un convegno di Azione Giovani. Un’ideologia esposta anche a un convegno con Massimo D’Alema e il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone. In sostanza, al fallimento delle ideologie del Novecento (fascismo, comunismo, socialismo, liberismo mercatista), Tremonti propose il trittico caro alle anime più conservatrici del mondo post-ideologizzato. Un balzo in avanti che, assicurano in Vaticano, ha una caratteristica: la sincerità.
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Un gran bell’articolo, caro Paolo, complimenti. Tremonti si sta dimostrando il miglior ministro dell’Economia dell’ultimo decennio – almeno. Questa “visione” può essere determinante: speriamo che lo lascino lavorare.
Mi correggo: il migliore degli ultimi 20 anni, almeno.
Caro Paolo, bell`articolo.
Ho finito di leggere l`ultimo libro di Tremonti “La paura e la speranza” proprio poche settimane fa. E` un ritratto molto lucido e comprensibile delle cause che hanno portato all`attuale crisi (crisi finanziaria e crisi dei valori) che stiamo vivendo e degli strumenti utili per superarla.
E` certamente un libro che consiglio di leggere.
ministro interessante questo Tremonti, ma come commentiamo le ripetute dichiarazioni dello stesso sulla minaccia cinese e piu ancora sulla minaccia della globalizzazione? Tremonti si è detto preoccupato e scettico circa una globalizzazione che non semina benessere ma maggior paura e incertezza.la globalizzazione della paura, sembra dire.poi viene alitalia, un grand pasticcio.le cui responsabilita non son da ricondurre tutte al ministro ma quanto meno tale pasticcio ,ripeto, rimette ombra sullo stesso tremonti.grande stima intellettuale per il ministro dell’economia quindi.riserve pero sulla sua maniera di vedere il mercato: non del tutto liberale..
Ho trovato la risposta ai miei dubbi. Vi progongo una estratto di un intervista fatta a Tremonti il 17/03/2008 (quotidiano La Repubblica).
Domanda: Ma lei è protezionista o no?
Risposta: «Il protezionismo è male perché è l´uscita dal mercato. Il mio libro, che tra l´altro parla poco di economia, è comunque pro – mercato. Ma proprio per questo non è mercatista ma liberale. Per il mercatismo è il mercato che fa e disfa le regole, come una matrice assoluta e totalitaria. All´opposto il liberismo contiene oltre al mercato anche le regole che creano, correggono e difendono il mercato. Nel libro (la paura e la speranza, ndr) si dice semplicemente e solamente che non l´Italia ma l´Europa deve fare come l´America: proteggere la sua produzione industriale contro la concorrenza sleale. Stop».
Non vedo l’ora che esca un libro ad otto mani di Ratzinger, Ferrara, Pera e Tremonti
Sono completamente d’accordo con Anonym. Credo che ipoteticamente, un testo del genere potrebbe offrire elementi importanti per spiegare che il problema antropologico coinvolge laici e credenti, praticanti e non. Del resto non c’è da stupirsi che le “radici cristiane” che chi di dovere non ha insistito perchè fossero inserite nel preambolo della costituzione europea (con buona pace dei cattolici tiepidi e sempre pronti al compromesso…), siano state richiamate insistentemente da menti eccelse e non (ancora…) illuminate dalla fede, quali Ferrara, Cacciari, Pera. Signori, sono probabilmente costoro che salveranno i cattolici. Beninteso, a latere della grazia e del Santo Padre. Che ne pensi, caro Rodari?
Ed è una mente eccelsa come Tremonti ad affermare ciò che molti dei nostri presunti cattolici di casa nostra hanno paura di riconoscere:
“[...] L’Europa, invece, rinnega le proprie radici giudaico-cristiane, forse perchè non si tratta di valori espressi in euro! Chi non sa difendere le proprie idee ha già perso la sfida del confronto con gli “altri”. Gli islamici mettono in gioco la propria vita per l’islam, noi non sappiamo neppure dirci cristiani. Un continente che parla con una sola voce di economia, ma non di valori spirituali, è un’entità solo nominale. Come l’Italia dell’Ottocento: un’espressione geografica. Questo è un segno di decadenza, molto più degli indicatori di sviluppo dell’economia. L’uomo ridotto a una scheggia di PIL.[...]”
Tratto dall’ultimo capitolo del libro “La paura e la speranza” intitolato “Proposte Concrete – Quo vadis Europa?”
Bravo Sun Tzi, hai colto un punto nodale. In sede di costituente, i “cattolici” hanno calato le braghe, a discapito dei Cattolici. Il compromesso, che brutta malattia…
vi segnalo un bel articolo del bravo Pietrangelo Buttafuoco. il giornale, 23/11/08. Buttafuoco si dice molto critico della deriva culturale e religiosa dell’occidente e guarda invece con una certa ammirazione certe personalità islamiche le quali ci richiamano, un po indirettamente, ad una sana vita piu spirituale, piu attaccata ai valori,alla religione. Buttafuoco attacca pure Voltaire. «È stato Voltaire a fabbricare quel pregiudizio sulla religione che ci ha
avvelenato… Mentre la religione è l’istinto di sopravvivenza dell’uomo. La religiosità è alla base. Ecco perché nel libro insisto sul Venerdì Santo, sulle processioni che, grazie a Dio,in Sicilia hanno ancora un senso.
Insisto sulla croce che un tempo
era simbolo di Occidente e ora è rimossa.Pensi a Mel Gibson, l’hanno stanato come un cane rognoso solo perché ci ha messo davanti agli occhi il Golgota. Il Golgota dà fastidio perché è verità…». E bravo Buttafuoco…Il libro proposto da Anonym meriterebbe il contributo di un’altra mano esperta..
Le origini della morale nella storia dei primordi dell’umanità . (1 pezzo)
Le prime tracce della morale nella storia dell’umanità le troviamo prima del diluvio e non sono tracce propriamente umane ma legate ad esseri angelici, a dei cherubini alati con una spada folgorante incaricati di vigilare affinchè l’uomo non diventasse il padrone del bene e del male sulla terra (Gen3,23) . Dei guardiani armati dell’uomo dovevano vegilare soprattutto sui suoi pensieri prima che su i suoi atti in modo che non divenisse autonomo circa il bene e il male nella sua azione e nei suoi comportamenti . Non era prevista alcuna legge scritta , né alcun paletto proibitivo esplicito alle origini dell’umanità .Così avvenne che Caino uccise il fratello ma restò impunito e generò figli e figlie per diverse generazioni senza presentare il conto a nessuno . E’ chiaro che nella Genesi la discendenza femminile di Adamo all’inizio non era nemmeno nominata perché le donne vengono dette “ figlie degli uomini “ ( Gen. 6,1), mentre gli uomini vengono chiamati “Figli di Dio” , in seguito invece verrà dato anche alle donne un nome e ne sarà segnalata la nascita nella discendenza dei patriarchi .
Non c’era una la legge scritta e quindi il divieto di prendere in moglie una o più “sorelle “ visto che la vita dell’uomo non si riduceva a 70-80 anni per i più robusti ma poteva superare quasi i mille anni e non esisteva ancora il concetto di peccato o trasgressione negli atti umani .
Sulla terra in pratica non c’era un ‘autorità incaricata di dirimere le questioni di convivenza e l’uomo singolo decideva ciò che era bene o male fare, in base alla sua coscienza, dato che uno di loro nella sua malvagità arrivò a dire : “Ho ucciso un uomo per una mia scalfitura e un ragazzo per un mio livido . Sette volte sarà vendicato Caino ma Lamech settantasette “ (Gen. 4 ,23). La mancanza di un autorità che stabilisse la giustizia tra gli uomini portò alla risoluzione divina di eliminare l’uomo dalla faccia della terra poiché i suoi pensieri non erano altro che “ male “ (Gen. 6,2). Il male per l’autore della Genesi, che non conosceva la legge posteriore , possiamo delimitarlo elencando alcuni giudizi da lui espressi . L’umanità era diventata malvagia e omicida e la famiglia , primo nucleo sociale , era disprezzata in quanto l’uomo vide “ le figlie dell’uomo e ne prese in moglie quanto ne volle “ . Un uomo che fosse campato 900 anni come Adamo e avesse preso tutte le moglie che avesse voluto , come avvenne per i discendenti di Caino , avrebbe riempito la terra in pochi secoli . Quindi la vita umana fu ridotta al massimo a 120 anni ( Gen.6,3).
Questa prima umanità senza alcuna autorità e senza nessun codice morale esterno da osservare , fu quell’umanità che, molto probabilmente, costruì le grandi piramidi egiziane , quelle più antiche , raggiungendo discreti livelli tecnologici come attesta la stessa bibbia . Questi uomini , originariamente buoni per natura , ma diventati perversi col tempo , non avevano alcuna autorità e dettame morale esterno ; grandi costruttori ma divennero perversi nel tempo e, proprio in mezzo ad essi, Dio vide un uomo giusto, Noè, che non potè sopprimere perché aveva conservato una bontà naturale come Dio avrebbe voluto . Così Noè fu salvato insieme alla sua famiglia mentre il braccio destro di Dio distrusse l’umanità con l’acqua, come attesta la stessa erosione sulla Sfinge egiziana che ora sorge in pieno deserto . Di questa umanità dei primordi che fu giustiziata da Dio a causa della sua iniquità sono rimaste poche tracce che pian piano però stanno emergendo, dove è attestata la loro grande capacità tecnologica rispetto all’umanità posteriore, magari con una vita più breve ma ben più regolata da norme esterne . Però con la nuova umanità ,quella del dopo diluvio , discendente da un uomo giusto , Dio cambia registro : “Abele” non resterà più impunito e non prevarrà più la legge della giungla o della forza, dove la morale è dettata dalla coscienza dell’uomo che non ascolta i dettami della ragione .
Questa volta Dio prende delle precauzioni ordinando : “ Chi sparge il sangue dell’uomo,dall’uomo ( stesso ) il sangue sarà sparso perché a immagine di Dio Egli è fatto “ (Gen. 9,6) . Non più quindi la regola : “ nessuno tocchi Caino “ ma : “Dio domanderà conto del sangue dell’uomo all’uomo stesso ! “ (Gen.9,5 ). Guai, quindi , a chi lascerà libero Caino in circolazione ! Non è una morale diversa attuata da Dio nei confronti della seconda umanità, ma solo il ricorso a un sistema normativo precauzionale per aumentare la durata della vita umana sulla terra . L’umanità che ha come battistrada la legge naturale dura più a lungo perche è come una carrozza che cammina sui binari di ferro già tracciati . Sarà l’uomo stesso incaricato di vigilare sul comportamento dell’uomo e , naturalmente, non sarà il singolo uomo a farsi più giustizia da solo,ma sarà un’ autorità solo umana che deciderà le “ cose umane “. Quindi sarà “l’uomo” che spargerà il sangue dell’uomo iniquo e non viceversa . “ Occhio per occhio, dente per dente “ stabilirà più tardi il Levitico . Ecco allora incominciare ad approssimarsi all’orizzonte una figura Terza che dovrà provvedere alla giustizia , anzi delle norme non ancora scritte ; una specie di autorità imprecisata, incaricata di giustizia , chiamata dalla stessa bibbia :“ il vendicatore dell’uomo” . Con questa autorità Dio non devasterà più la terra anche se la malvagità dell’uomo sarà grande . Sarà l’uomo stesso che , malvagio o non malvagio, singolarmente nei suoi rapporti personali con Dio , attuerà una giustizia, espressione di una giustizia divina sull’uomo stesso e placherà la sua ira perché Dio vedrà il sangue iniquo sparso e ne sarà consolato .