A Cipro si dialoga ma la Turchia rimane appostata

Mi trovo a Cipro per l’incontro interreligioso promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. Ieri, quaranta leader di tutte le religioni hanno attraversato il muro che divide la Cipro greca da quella occupata indebitamente dai turchi nel 1974.
Dal 1974, infatti, l’isola di Cipro è divisa in due: la parte nord invasa dalla Turchia e tuttora riconosciuta solo da Ankara come autoproclamata Repubblica del nord; e la parte sud abitata dai dei greco-ciprioti.
Prima del 1974, invece, Cipro era una cosa sola. Vi abitavano greco ciprioti e turco ciprioti assieme: erano un solo popolo. Oggi, invece, nella parte Nord, la Turchia ha portato tantissimi coloni (che nulla hanno a che vedere con la cultura e la tradizione dell’isola) che hanno occupato terre non loro: tutte le abitazioni dei greco ciprioti.
Il gesto della delegazione dei 40 leader appartenenti a varie religioni è stato molto significativo. Il corteo multicolore ha attraversato il bazar che si trova subito oltre il check-point della zona nord di Nicosia e si è diretto alla Moschea Selymie, l’antica Cattedrale Cattolica di Santa Sophia, uno degli esempi più importanti dell’arte gotica a Cipro.
Nonostante la bella iniziativa credo che il futuro per Cipro non sia roseo. In merito alle difficoltà del negoziato, l’arcivescovo di Cipro ha sottolineato che “Ankara vuole conservare il diritto di mantenere le sue truppe a Cipro, anche dopo una soluzione, con diritto d’intervento”. Inoltre c’è il problema dei coloni: chi avrà il diritto di abitare le case? I vecchi proprietari o i coloni? Anche questa è la Turchia che si vuole entri in Europa.


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  1. Bartolo ha scritto il 17 novembre 2008 alle 3:20 pm:

    Caro Rodari, lei si trova a Cipro per un incontro interreligioso e intanto ci racconta storie di invasioni e di soprusi. Contemporaneamente su You Tube va al massimo il video della Regina di Giordania che invita a superare i pregiudizi verso il mondo arabo ( e più in generale quello mussulmano). A questo punto viene spontanea la domanda: c’è da fidarsi di queta gente, o meglio prepararsi per un’altra battaglia di Lepanto?


  2. Paolo Rodari ha scritto il 17 novembre 2008 alle 3:39 pm:

    caro Bartolo, il dialogo è sempre utile ed è giusto che ci sia. ma è anche vero che poi, sul campo, la situazone è spesso diversa. Qui a Cirpo si ha l’impressione di avere sul collo (ovvero al di là del muro che divide in due Nicosia) non la demovratica Turchia, bensì la Turchia-regime-militare che invade un’isola e non se ne va perché le cose stano così e basta.
    Ecco, io dico: va bene il dialogo. Ma occorre anche dire le cose come stanno sennò che dialogo è?. Insomma, coi turchi si dee parlare ma il dialogo noon deve giustificare la loro presenza sull’isola che, a mio avviso, è un sopruso schifoso


  3. Grozio ha scritto il 17 novembre 2008 alle 7:28 pm:

    Quello che scrivi è molto significativo, caro Paolo. La comunità internazionale dovrà certamente impegnarsi con gli strumenti giusti per appianare una situazione davvero grave. Dalle opinioni che ho raccolto da un amico turco “occidentale”, percepisco che l’animus dei turchi non quello della riconquista di una terra propria in passato, quanto piuttosto di una conquista attuale senza se e senza ma. I rivolti religiosi e culturali sono ahinoi molto preoccupanti, ma voglio sperare che la Commissione Europea, nella valutazione e nel monitoraggio del “file Turchia” sia il più possibile prudente e obbiettiva. Anche se in fondo temo che il mio sia un wishful thinking…