Obama “Zapatero nero”?. Forse è troppo. Ma intanto l’arcivescovo di San Francisco interviene sull’aborto. Il cardinale Barragan dice la sua sulla ricerca sulle staminali embrionali. Gian Maria Vian butta acqua sul fuoco, mentre i vescovi Usa a Baltimora scelgono un segretario afro-americano
12 novembre 2008 -
Il timore di uno “ Zapatero americano” è in qualche modo presente in Vaticano dove si osservano le prime mosse del successore dell’“amico” George W. Bush, ovvero Barack Obama, e si riflette in vista dei suoi primi possibili provvedimenti. La linea, oltre il Tevere, la danno innanzitutto i vescovi americani riuniti in plenaria a Baltimora. Anche se ieri, in singolare concomitanza con l’arrivo di un presidente di colore alla Casa Bianca, hanno voluto eleggere come segretario della Usccb, appunto la conferenza episcopale degli Stati Uniti, un vescovo afro-americano – monsignor George Murry di Youngstown: l’unico precedente di un vescovo afro-americano in posti di comando della Usccb è la nomina di Wilton Gregory a presidente dal 2001 al 2004 -, restano le parole pronunciate l’altro ieri dal cardinale Francis George (presidente della conferenza) a testimoniare una certa preoccupazione sui prossimi anni di governo Obama per quanto riguarda le sue posizioni sui temi etici. E restano, soprattutto, le parole che, questa volta ieri, ha voluto dire a Baltimora l’arcivescovo di San Francisco George Niederauer. Secondo lui, dopo l’elezione di Obama, occorre esprimersi «early and often», presto e più volte, contro il Freedom of Choice Act, la legge sull’aborto che il presidente eletto degli Usa potrebbe in futuro varare. Anche perché – ha detto Niederauer – il rischio è che la vittoria di Obama venga interpretata «come la volontà del popolo di sostenere il Freedom of Choice Act».
Il “no” a qualsiasi politica abortista dell’episcopato statunitense è stato netto e significativo, dunque, come netto è stato, sempre ieri, il “no” del “ministro” della Salute della Santa Sede, il cardinale Javier Lozano Barragan, circa il possibile futuro sblocco di Obama delle misure adottate da Bush nel campo della ricerca sulle staminali embrionali. Barragan ha parlato presentando il prossimo convegno internazionale “La pastorale nella cura dei bambini malati” (13 – 15 novembre) e, rispondendo a una domanda di un giornalista del Washington Post, ha detto: «Anche gli scienziati dicono che le staminali embrionali non servono a nulla, non sono mai state ottenute guarigioni», mentre «quelle che hanno valenze positive sono quelle del cordone ombelicale o le staminali adulte». E ancora: «Mai una persona può essere un mezzo per far vivere un altro». Insomma, secondo il porporato la regola è che «ciò che costruisce l’uomo è buono, ciò che lo distrugge è cattivo». Per questo «non è un’azione eticamente valida» quella che «distrugge» qualcuno per far vivere un altro. Come non è eticamente corretta la decisione presa dai «legislatori di un paese europeo» che «il 25 marzo scorso hanno proposto l’ampliamento della legge sull’eutanasia ai bambini malati terminali». Esiste una «mentalità maltusiana – ha concluso – non per controllare la democrazia, ma per eliminare la nascita soprattutto nei paesi poveri».
Benedetto XVI e la seconda sezione della segreteria di Stato vaticana che cura i rapporti con gli Stati per il momento aspettano l’evolversi della situazione. Ancora i due rappresentanti vaticani negli Stati Uniti, l’arcivescovo Celestino Migliore (osservatore vaticano alle Nazioni Unite) e l’arcivescovo Piero Sambi (nunzio apostolico per gli Stati Uniti d’America), non hanno avuto modo di aggiungere granché a quanto la Santa Sede già sa di Obama. Come poco ha potuto dire la ascoltatissima ambasciatrice Usa presso la Santa Sede Mary Ann Glendon. Anche perché, si dice oltre il Tevere, un conto sono le dichiarazioni elettorali, un altro sono poi le politiche che effettivamente si mettono in campo. Queste, insomma, sono ancora tutte di là da venire.
E a dispetto di quanto le dichiarazioni di Barragan lasciano supporre, a mostrarsi prudente è al Riformista il direttore dell’Osservatore Romano Gian Maria Vian: «Vorrei ricordare – dice – che il cardinale Barragan ha semplicemente esposto il punto di vista della Santa Sede sulla ricerca delle cellule staminali embrionali. Ha, insomma, parlato in generale senza riferirsi direttamente a Barack Obama. Quanto al presidente eletto degli Stati Uniti, mi sembra che la posizione del Vaticano sia di attenzione e fiducia. È comunque troppo presto per fare valutazioni. E, a oggi, i rapporti tra Santa Sede e Washington sono eccellenti. Inoltre vorrei sottolineare l’importante discorso che ha fatto l’altro ieri il cardinale Francis George aprendo la plenaria dei vescovi a Baltimora. L’abbiamo riportato quasi integralmente anche sull’Osservatore di oggi. George ha esaltato il risultato dell’elezione e ha espresso apprezzamento. Anche lui l’ha definita un’elezione storica. Certo, ha poi espresso con grande chiarezza la posizione della Chiesa sui temi etici, in particolare sull’aborto. Ma l’attesa fiduciosa per quanto farà resta».
| Tratto da: |
LASCIA UN COMMENTO... SEGNALA...










Condivido le valutazioni del cardinale George e di Vian, più equilibrate rispetto a quelle di altri prelati e anche di Rodari e Grozio. Il card. George, senza nascondere le divergenze sui temi etici, invita soprattutto a rallegrarsi per l’elezione del primo presidente nero, segno del superamento di ogni forma di discriminazione razziale, e sottolinea l’importanza di una ripresa della dottrina sociale.
Bisogna sempre ricordarsi chje l’ “amico” George Bush ha fatto una marea di disastri e lascia un mondo molto più in guerra di come l’ha trovato…
Credo che il giudizio su Bush vada dato con calma. Non subito. Per giudicare meglio i disastri e i pregi
Dice Ernest che Claudia Mancina su “Il riformista” di oggi ha scritto una serie di castronerie allucinanti
Regalatele un “fact checker”
Caro Efrem,
come gia` puntualizzai molto chiaramente una volta, non e` possibile giudicare l`operato di Bush in un ottica di breve termine. Feci l`esempio (parallelismi a parte)di R.Nixon.
Quella contro il terrorismo di matrice islamica e`
una guerra “mondiale” a tutti gli effetti contro un nemico “invisibile” e difficilmente rintracciabile attraverso i mezzi usati dagli States nelle guerre precedenti.
Come dice giustamente Paolo, constateremo piu` avanti l`ampiezza di tali disastri ma anche i pregi.
Per Efron, di nuovo:
vatti a leggere cortesemente il mio commento (rivolto a Raffaele) legato al pezzo “Obama telefona al Papa”.
Sei solo imbevuto di luoghi comuni sentiti e risentiti incessantemente. Rifletti su quel mio commento e dormici su…
Credo che la posizione espressa dal Cardinale George – tutt’altro, mi pare, che “preoccupata” per l’elezione di Barack Obama a Presidente degli U.S.A., ma, anzi, aperta e fiduciosa – sia, esattamente come le dichiarazioni di Gian Maria Vian, improntata a grande saggezza ed equilibrio.
Po, ripeto ancora e sempre, non resterà che attendere i fatti: da gennaio li vedremo e li valuteremo.
Buona notte.
Roberto
http://www.ilfoglio.it/soloqui/1214