Obama telefona al Papa (si affrettano a dire fonti dello staff del neo presidente degli Usa)

Barack Obama ieri ha telefonato a Benedetto XVI.
L’ha confermato oggi padre Federico Lombardi.
La notizia è uscita da fonti dello staff di Obama a Chicago che hanno spiegato come il presidente degli Stati Uniti abbia chiamato in scia alle varie telefonate fatte ai vari leader del mondo per ringraziare per le congratulazioni ricevute per l’elezione.
A me, tuttavia, che la telefonata sia stata fatta proprio ieri – proprio mentre le agenzie di tutto il mondo rilanciavano le parole del cardinale Barragan sulla ricerca sulle cellule staminali embrionali – fa pensare. Credo a padre Federico Lombardi quando dice che i due non hanno parlato della vicenda Barragan. Ma penso che siccome la notizia della telefonata è uscita dallo staff di Obama, questi, ieri, si erano parecchio spaventati…


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  1. Bartolo ha scritto il 12 novembre 2008 alle 5:20 pm:

    Cosi facendo, non si rischia di scadere nella dietrologia? La telefonata era in fondo un atto di cortesia dovuto. La coincidenza con le dichiarazioni di Barragan? Pura casualità. Una telefonata tra leader mondiali può essere improvvista come se si trattasse di due vecchi amici? Mi riesce più facile pensare che sia il risultato di un’agenda concordata dai collaboratori. Mi pare un po’ ossessivo questo voler cogliere a tutti i costi Obama in castagna.


  2. raffaele savigni ha scritto il 12 novembre 2008 alle 6:11 pm:

    Credo che Obama sia una persona sincera, pronta a confrontarsi con tutti sui problemi reali. Aspetterei quindi prima di sparare giudizi affrettati (non capisco perché si debba aspettare a giudicare la duplice presidenza Bush, che ha già prodottio risultati ben visibili, e si possa invece giudicare Obama prima ancora che sia entrato alla Casa Bianca, sulla base di qualche dichiarazione di agenzia…).


  3. Paolo Rodari ha scritto il 12 novembre 2008 alle 6:40 pm:

    Per Raffaele: Non si sta parlando di Obama partendo da qualche dichiarazione di agenzia, ma dalle sue parole pronunciate in camopagna elettroale. Quanto a Bush è chiaro che molti sue sue politiche si possano giudicare già da ora. E io personaklmente su parecchi punti sarei critico. Ma sulle posizuioni giudicate in Europa più controverse del suo mandato, ovvero sulla policia estera, credo occorra aspettare perché le ripercussioni di quanto ha fatto debbono ancora arrivare


  4. Saverio ha scritto il 12 novembre 2008 alle 6:46 pm:

    Mi riallaccio a quanto dice Rodari. In più, caro Savigni, l’amministrazione di Bush sui temi di pregnanza etica e moralestrictu sensu (quali aborto, eutanasia, ricerca sulle staminali) è stata tutt’altro che un disastro. Anzi per quanto ha fatto può passare alla storia.


  5. Sun Tzi ha scritto il 13 novembre 2008 alle 5:29 am:

    Caro Raffaele,

    per quanto concerne la politica estera di Bush, permettimi di sfatare il luogo comune secondo cui per colpa di Bush il mondo sarebbe piu` insicuro.

    Errore!

    Bush si e` opposto fermamente al jihad islamico, e` stata una battaglia che ha portato avanti con coerenza e rigore. I risultati?

    1) Negli States

    In otto anni dopo l`attentato dell`11/09 non ci sono stati piu` attentati terroristici in territorio americano. Chi lo avrebbe mai immaginato?

    Merito del suo Patriot Act.

    2) In Europa

    Sono stati evitati in tempo attentati in Germania, Canada e Londra (Heathrow) nel 2006.

    Tu sicuramente starai pensando: “Beh, non e` di certo merito di Bush”.

    Se fosse cosi ti meriteresti certamente il Nobel per la Miopia.

    Come affermato da Robert Royal, presidente del Faith & Reason Institute di Washington:

    ” [...] Le risorse d’intelligence impiegate nell’antiterrorismo – che è certamente una buona causa – dalle forze di sicurezza in Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna e Italia, non casualmente è frutto del lavoro di agenti americani.”

    Riflettiamoci un po`.


  6. Sun Tzi ha scritto il 13 novembre 2008 alle 5:33 am:

    Mi correggo. Ho inserito (sbadatamente) il Canada al punto 2).


  7. francesco ha scritto il 13 novembre 2008 alle 4:42 pm:

    Quello che dice Sun Tzi è vero, con le seguenti aggiunte.
    L’intelligence USA aveva pesantemente sottovalutato Osama Bin Laden, con le conseguenze purtroppo viste.
    La reazione USA è stata immediata.
    Vedremo in futuro quanto efficace.
    Per il momento l’Afganistan (primo Paese invaso dopo l’11 settembre) rimane un Paese instabile, il Pakistan (che si era proposto grande alleato USA) altrettanto instabile.
    Uno dei motivi dell’invasione dell’Iraq è stato il petrolio e questo è pacifico.
    Saddam Hussein era un dittatore “sotto controllo” cui vendere armi e con cui scambiare petrolio, che poi è divenuto “fuori controllo”.
    La guerra è stata la necessaria conseguenza della fine di una serie di accordi diplomatici.
    Certo, è stata rivestita della teoria della “esportazione della democrazia”, ma tale teoria non si è applicata, ad esempio, nei numerosi Stati africani lacerati da guerre interne, perchè questi Stati non sono ritenuti strategicamente, economicamente e politicamente importanti da giustificare l’invio ufficiale di truppe (che ha costi non solo economici ma di immagine).
    In Iraq rimangono i soldati USA perchè il Paese non è ancora “democratico”, non può camminare sulle sue gambe (nonostante un parlamento eletto e un capo di Stato) e si dubita che lo farà in tempi brevi (al confronto la Berlino post seconda guerra mondiale divisa in varie zone tra gli alleati, sparisce).
    Bush consegna ad Obama come irrisolte la questione Israeliano-Palestinese, la questione Iran, e quella della Russia, che si sta inasprendo.
    La lotta al terrorismo ha portato necessariamente come conseguenza la fine della privacy delle persone, un clima di crescente insicurezza e di sospetto costante per l’altro da sé, una movimetazione più faticosa delle persone e delle merci, la recrudescenza di sopiti razzismi.
    Ha fatto rinascere le contrapposizioni, preparando il terreno per le prossime:
    - Occidente contro Cina.
    - Occidente contro Russia.
    Infine, la lotta al terrorismo, gestita unilateralmente in modo forte ma anche un po’ goffo dagli USA, gli ha alienato – a torto o a ragione – la “simpatia” di molti Paesi occidentali, ha indebolito gli USA economicamente, e ne ha determinato il ridimensionamento come Primo Paese, guida dell’Occidente.
    Se questo porterà gli USA a ragionare in termini multilaterali o unilaterali in futuro, è cosa da verificare nei prossimi anni.


  8. Roberto ha scritto il 14 novembre 2008 alle 12:08 am:

    Anch’io credo, come Bartolo, che la conversazione telefonica tra il nuovo Presidente degli USA ed il Papa sia, in questo momento, un atto dovuto, di cortesia, persino naturale:
    non ci vedrei nessuna particolare correlazione e/o spiegazione “dietrologica”, via !

    Un saluto ai “PalazziApostolici”.

    Roberto